ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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                                                           Caminetto del 11 Aprile 12
 

CONVIVIALE DEL 4 APRILE 2012

 
 

Il Presidente dopo la cena presenta la Prof. Liliana Dell’Osso che ci intratterrà su di un tema molto interessante "LA PSICHIATRIA NEL TERZO MILLENNIO". Legge il curriculum e passa la parola alla Relatrice.

Curriculum vitae

Liliana Dell'Osso +390502219763 Idelloss@psico.med.unipi.it
Italiana 11.05.1953 Femmina

1984 Specializzazione in Psichiatria (110 e Lode) Università di Pisa

1979 Laurea in Medicina e Chirurgia (110 e lode e Dignità di Stampa) Università di Pisa

2010 Direttore della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell'Università di Pisa.

2010 Direttore della U.O Psichiatria 1^ Universitaria, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Italia

2002 Direttore della U.O Psichiatria 2^ Universitaria, Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana, Italia

2001 Professore Ordinario di Psichiatria, Scuola di Medicina, Università di Pisa, Italia

1993 Professore Associato di Psichiatria, Scuola di Medicina, Università di Pisa, Italia

1987 Ricercatore dell'Istituto di Psichiatria, Scuola di Medicina, Università di Pisa, Italia

1983 Ricercatore dell'Istituto di Farmacologia, Scuola di Medicina, Universit… di Pisa, Italia

Moltissime pubblicazioni a carattere scientifico che sarebbe troppo lungo enumerare.

 

"LA PSICHIATRIA NEL TERZO MILLENNIO"

Sul piano nosografico, la prima classificazione sistematica di quelli che oggi definiamo disturbi d’ansia si deve a Freud. Egli descrisse gli aspetti fondamentali delle nevrosi d’ansia quali gli episodi acuti d’angoscia, l’aspettativa ansiosa e le fobie; illustrò le caratteristiche degli attacchi di panico sul versante cognitivo e neurovegetativo (l’interpretazione catastrofica dei sintomi cardiovascolari, la paura di morire o di perdere il controllo).
I recenti risultati della ricerca sulla neuroplasticità hanno reso più concreta per la psichiatria della fine del ventesimo secolo la possibilità di fondarsi su solide basi scientifiche al pari delle altre branche della medicina.
E’ solo a partire dagli anni ’70, che la psichiatria ha intrapreso il cammino lungo la "strada maestra delle neuroscienze" alla ricerca delle basi neurobiologiche che conferiscano i disturbi mentali dignità medica, vere e proprie malattie e non semplici condizioni di disagio
Emotività talmente intensa che anche attività normalmente piacevoli risultano spesso intollerabili
Nel 2005 è stata pubblicata su Nature la sequenza completa del cromosoma X, uno dei più stabili del genoma umano, ed è stato osservato che un numero molto alto dei suoi geni codifica per proteine fondamentali per il funzionamento cerebrale (ad es. per un recettore della serotonina e per enzimi del metabolismo dei neurotrasmettitori).
Gioca quindi un ruolo importante nelle differenze di genere che riguardano le funzioni cognitive superiori, l’intelligenza e le capacità sociali.
E’ stato indagato il PTSD full blown e parziale, quest’ultimo definito in accordo con la letteratura come la presenza del criterio B e o il criterio C o il criterio D. Valutando le differenze di genere sono state riscontrate differenze significative nella presenza di PTSD full blown.
(Abbiamo ricavato la diagnosi dagli item del TALS)
Il cervello è stato a lungo considerato un tessuto biologico perenne perchè dopo aver raggiunto la piena maturazione adulta restava immutabile per il resto della vita. Da studentessa di Medicina mi hanno insegnato che i neuroni cessavano di riprodursi nella vita intrauterina. A partire dagli anni ’90 questo dogma centrale è stato messo in discussione ed è stato dimostrato che in diverse aree del cervello si verificano fenomeni di plasticità neuronale, attraverso cui i fenomeni di necrosi, apoptosi e neurogenesi si succedono di continuo con la finalità di mantenere l’equilibrio funzionale. Il cervello è dunque ora considerato un sistema aperto, dinamico e con capacità di autoconservazione, il cui funzionamento e la cui struttura sono il risultato della complessa interazione tra patrimonio genetico ed ambiente.
Dai dati provenienti dagli studi di neuroimaging e neuroanatomici sul cervello post-mortem emerge che nei disturbi dell’umore i processi di neuroplasticità sono alterati; ciò si verifica in particolare in alcune aree come: l’ippocampo, i nuclei striatali e la corteccia prefrontale. Secondo questo nuovo modello, che rappresenta il definitivo superamento delle ipotesi tradizionale monoaminergiche, i disturbi dell’umore risulterebbero dall’incapacità di alcune aree cerebrali a stabilire in maniera adeguata adattamenti neuronali, connessioni sinaptiche ed attività di neurogenesi. Questi dati sono sostenuti da evidenze particolarmente significative:
1)l’ippocampo nei pazienti depressi ha un volume ridotto;
2)la riduzione del volume è correlata alla durata di malattia;
3)il trattamento antidepressivo è associato a miglioramento clinico e riaumento del volume ippocampale.
Questa attività continua di modellamento e rimodellamento è ampiamente influenzata dalle neurotrofine, fattori proteici il cui capostipite è il NGF (Nerve Growth Factor) scoperto dal premio Nobel Rita Levi-Montalcini. In particolare, un fattore neurotrofico denominato BDNF (Brain-Derived Neurotrophic Factor) è presente in concentrazioni ridotte nel siero di pazienti affetti da depressione ed è associato alla compromissione del processo di neurogenesi. Risultati preliminari di studio in corso presso la nostra clinica confermano questo dato. Durante la fase maniacale del disturbo bipolare è stato ipotizzato che le concentrazioni di BDNF aumentino. Non esistono a tutt’oggi studi pubblicati su questo argomento. È in corso presso la nostra clinica un protocollo di studio di cui non sono ancora disponibili i risultati.
Se alcuni farmaci per il SNC rendono positivo il bilancio dell’attività neuroplastica, esistono fenomeni, come lo stress, che lo rendono negativo aumentando i fenomeni di degenerazione neuronale.
Quando gli eventi stressanti si verificano durante i primi anni di vita, si possono avere ripercussioni gravi sul trofismo e la sopravvivenza di neuroni ippocampali con gravi ripercussioni sui processi di apprendimento ed adattamento.
La comunità scientifica ha allargato il suo campo d’interesse al ruolo dei geni ovvero all’eredità che ognuno riceve alla nascita, in modo da poter non solo capire il meccanismo che porta ad una deficienza d’organo ma anche il meccanismo che si pone a monte del malfunzionamento dell’organo nel tentativo di poter prevenire la malattia.
Sicuramente l’interesse del ruolo genetico ha subito una forte spinta soprattutto nel campo delle terapie tumorali dove l’identificazione di possibili pattern familiari a rischio di neoplasie, come per esempio il tumore mammario, ha permesso infatti di istituire controlli preventivi (manmmografia) su determinate popolazioni a rischio. L’applicazione di questo modello in ambito psichiatrico risulta certamente più complesso vista la plasticità in risposta agli stimoli ambientali dell’organo in questione
Un alto tasso di comorbidità con Disturbo di Panico è emersa da uno studio genetico su un campione di oltre 100 pazienti Bip I e II..
L’esposizione a questi agenti –interni ed esterni- può essere monitorata nel sangue sia tramite misurazioni dirette o andando a cercare i suoi effetti sui processi fisiologici come il metabolismo.
Questi processi generano prodotti che fanno da marker nel sangue. Per es. i reattivi elettrofili, che costituiscono la più grande classe di tossici chimici, non possono in generale essere misurati nel sangue. Comunque i metaboliti degli elettrofili sono identificabili nel siero oltre alla reazione di questi con proteine del siero come l’albumina.
L’attività estrogenica potrebbe essere utilizzata per monitorare gli effetti delle alterazioni endocrine e possono essere monitorate attraverso marker sierici.
I modulatori del sistema immunitario innescano la produzione di citochine e chemokine che possono essere misurate nel sangue.
Metalli, ormoni, anticorpi di patogeni e proteine rilasciate da cellule in risposta allo stress sono tutte già misurabili nel sangue
In conclusione,
per riprendere alcune delle similitudini più usate per definire l’Epigenetica,
"Il DNA non è altro che un nastro su cui sono registrate le informazioni, inutile senza un apparecchio che consenta di leggerlo. L'epigenetica Può ESSERE CONSIDERATA il lettore di nastri"

 Oppure,

"Come un direttore d'orchestra decide la dinamica dell'esecuzione di una sinfonia, i fattori epigenetici regolano l'interpretazione del DNA all’interno di ciascuna cellula vivente."

 IN FUTURO,

lo studio dell’epigenetica potrebbe finalmente spiegare come il materiale genetico risponda alle mutevoli condizioni ambientali.
E la comprensione di come l’ambiente controlli il nostro DNA attraverso i meccanismi epigenetici potrebbe avere un impatto senza precedenti in molti campi delle scienze biologiche e della medicina.

Vi sono state numerose domande cui la Dell’Osso ha esaurientemente risposto con la soddisfazione dei presenti che hanno ripetutamente applaudito la Relatrice.

Terminati gli interventi il Presidente omaggia la Dell’Osso con gadget che Le faranno ricordare questa serata ospite del nostro Club Rotary Pacinotti.

Termina la serata al suono della campana.

 
CAMINETTO DEL 11 APRILE 2012
 
Caminetto del l’11 aprile 12

La riunione è stata veloce. Si è parlato in particolare della gita a Roma. A questo punto è intervenuto Roberto Pasqui che ha parlato nel dettaglio della gita . Posso dire che è stato deciso di spostarsi col treno partendo da Pisa, con la speranza di farcela a vedere i Giardini Vaticani. Per maggiori particolari contattare il socio Pasqui.
Poi il Presidente ha parlato dell’organizzazione della cena del 16/06 in merito della quale allego la lettera inviata a tutti i soci.

 

Lettera del Presidente

Carissimi, Vi ricordo, con largo anticipo, che il 16/6 p. v ., è stata fissata la conviviale presso il Museo Di San Matteo.
Durante la serata sarà officiata la cerimonia di ritorno del gemellaggio con i Clubs Rotariani di Firenze Ovest, Olbia ed Isola d'Elba.
I Clubs gemellati hanno assicurato la presenza di un cospicuo numero di soci ( circa quaranta) e conseguentemente è auspicabile, onde evitare situazioni imbarazzanti ed anche per rispetto degli ospiti, che tutti noi sentiamo il piacere di partecipare a detto evento.
Per il buon esito della serata, che consentirà agli ospiti di godere dello spettacolo della luminaria, ho ottenuto la possibilità di parcheggiare le autovetture nel piazzale dell'Università sito in Via E. Filiberto (dietro la facoltà di matematica), cioè a due passi dal Museo di San Matteo.
Per accedere al parcheggio 1 'Università, che effettuerà servizio di sorveglianza, ci ha richiesto i nominativi di tutti i soci che usufruiranno di tale opportunità.
Considerata tale richiesta ed al fine anche di quantificare al catering il numero delle presenze, Vi invito a volermi comunicare con cortese urgenza, e comunque entro il 30/4 p.v. la Vs. partecipazione all'evento e l'intenzione di utilizzare il parcheggio messoci a disposizione.
Certo della V s. adesione Vi porgo il mio anticipato ringraziamento ed i miei pi— affettuosi saluti.

V s. Leonardo

 

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