ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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CAMINETTO DEL 2 NOVEMBRE 2011
 
 
Conviviale del 2 novembre ’11

Il Presidente comunica che la Banca S. Miniato ha fatto un bonifico di 1000 € per la Fanfara, e verrà messo sul depliant, mentre quella di Laiatico ha risposto picche. Sarebbe opportuno prenotare il numero dei biglietti per la Fanfara dei Carabinieri, dato che lo richiede la SIAE: quindi chi ha ospiti è pregato di allargare le a cerchia di partecipanti e prenotare anche per gli amici. Doveva venire Marco Gucci per la conferenza, ma su richiesta di soci, questo appuntamento è stato spostato, con la gentile accondiscendenza da parte dell’oratore anche perché l’elezione è una cosa interna del Club ed è bene che non vi siano estranei, ad altra data per dare spazio ad un serena discussione sulla modalità dell’elezione del futuro presidente 2012 – 2013, con la speranza di avere una elezione plebiscitaria come è stato fatto l’anno precedente. Sono pronte le buste da consegnare. Si congratula del fatto che c’è una notevole affluenza dei soci nelle riunioni. A questo punto da la parola ai soci.
Per prima cosa si nega la possibilità di congiure di corridoio per eleggere un socio a Presidente, sarebbe una cosa scorretta, ma si deve individuare il futuro Presidente su parametri come l’anzianità, la frequenza alle riunioni, quello e quanto ha fatto per il club. In questo contesto si apprende che l’amico Landi non è disposto a fare il presidente, e si fa il nome di Leggerini Otello.
Si ribadisce che serve essenzialmente la franchezza della dialettica fra soci, di valutare la persona non da simpatie o amicizie particolari ma da quanto ha fatto ed è disposto a fare per il Club, della sua esperienza e perché no, anche dalla sua anzianità.
Viene rilevato che è indispensabile la disponibilità in ragione di tempo da dedicare al club, bisogna considerare gli impegni di un socio e deve essere scelto quello che ha uno spazio settimanale da dedicare ai soci, che sono il Club, dato che siamo un Club di servizio. Ed è indubbio che prima o poi tutti dobbiamo fare il Presidente, ma ognuno deve avere il coraggio di dichiarare se è il momento opportuno e se vi sia la disponibilità di tempo libero.
Viene ribadita la soddisfazione di questa riunione, e in merito alla disponibilità, viene raccomandato al Presidente entrante, di circondarsi da persone che siano disponibili per una leder chip futura, e si rafforza il consenso sul nome Leggerini, sempre che sia disposto ad accettare.
Si allarga sempre di più il consenso su Leggerini, vengono fatte discussioni su quando e quanti possono essere i futuri candidati, si discute su come effettuare la votazione, e il Presidente propone di consegnare le buste tra 15 giorni e chiedere chi è contrario e eleggere per acclamazione il futuro Presidente. A questo punto viene concesso di consegnare subito al Segretario la busta col voto, busta che verrà aperta tre 15 giorni.

Il Presidente si dichiara più che soddisfatto dell’assemblea e raccomanda in modo particolare la frequenza alla conviviale, assieme alle consorti, del 9 novembre in cui c’è la presenza dell’Arcivescovo. A questo punto chiude l’assemblea.

 

 
CONVIVIALE 9 NOVEMBRE 2011
 
 
Il Presidente presenta Sua eccellenza Reverendissima Mons. Giovanni Paolo Benotto, suo amico di studi liceali ai tempi dei movimenti studenteschi del ’68, militanti nelle file della D.C. . Si è deciso ad invitare Mons. Benotto per parlarci di San Ranieri, dato che oggi non esistono più i valori fondanti della famiglia e della società umana che esistevano allora, non esiste più il senso della comunità ma prevale l’individualismo, mancano gli esempi che possano far vedere i valori essenziali di una vita civile da presentare ai giovani di oggi che come si vede giornalmente, mancano di qualsiasi senso fondamentale della famiglia, della comunione, dell’amore verso gli altri. In questo campo la chiesa, venendo meno la famiglia, è in grado di dire e fare qualche cosa per queste nuove generazioni. Il Monsignore con la scusa di parlarci del nostro Santo Protettore San Ranieri, farà un raffronto degli insegnamenti di San Ranieri (ha anticipato di 50 anni la dottrina di San Francesco) con la cultura di oggi. Cede la parola all’oratore.

 

Giovanni Paolo Benotto (Pisa, 23 settembre 1949) è un arcivescovo cattolico italiano.
Attuale arcivescovo metropolita di Pisa e primate di Sardegna e Corsica.
Studi
Ha conseguito il diploma di maturità scientifica presso il "Liceo scientifico Ulisse Dini" di Pisa. Successivamente è stato alunno del Seminario arcivescovile di Pisa dove ha frequentato i corsi filosofico-teologici. È stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1973 con incardinazione nell'arcidiocesi di Pisa.
Incarichi nell'arcidiocesi di Pisa
Dopo la sua ordinazione ha svolto vari incarichi per l'arcidiocesi:
· Dal 1973 al 1980 è stato Segretario particolare dell'arcivescovo Benvenuto Matteucci.
· Dal 1980 al 1993 è stato priore presso la parrocchia San Michele Arcangelo in Oratoio nel piano di Pisa.
· Direttore dell'Ufficio Liturgico diocesano e docente di Teologia Liturgica presso il Seminario arcivescovile.
· Dal 1993 al 2003 è stato vicario generale dell'arcidiocesi di Pisa.
· Dal 1994 al 2003 è stato canonico della cattedrale di Pisa.
Ordinazione episcopale
Il 5 luglio del 2003 è stato nominato da papa Giovanni Paolo II vescovo di Tivoli. Ha ricevuto l'ordinazione episcopale il 7 settembre 2003 nella chiesa primaziale di Pisa ed è entrato ufficialmente a Tivoli il 4 ottobre 2003.
Il 18 agosto 2006 è stato nominato membro della Congregazione delle Cause dei Santi.[1]
Stemma vescovile
La forma dello stemma è quella più largamente utilizzata: lo scudo sannitico. Il cappello vescovile è verde (il colore di patriarchi, arcivescovi e vescovi), con appesi dieci fiocchi per lato (il numero di fiocchi che spetta ad un arcivescovo). Il palo che sostiene lo scudo termina con la croce metropolitana trifogliata.
La parte superiore ricorda il vessillo crociato concesso dal Papa alla Chiesa pisana nel corso del sec. XIII, croce bianca su campo rosso. Ad esso è appeso il pallio, segno del Metropolita. Nella parte inferiore, il campo è azzurro, in ricordo dell'arcivescovo pisano Alamanno Adimari, morto a Tivoli. Il campo è tagliato da due onde che corrono in parallelo, ad indicare i fiumi Aniene e l'Arno, che attraversano le città di Tivoli e di Pisa, rispettivamente.
Nomina a Pisa
Il 2 febbraio 2008 papa Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'arcidiocesi metropolitana di Pisa presentata da Alessandro Plotti, e lo ha nominato nuovo arcivescovo[2].
La comunicazione della nomina è stata data in contemporanea nelle due diocesi di Pisa e Tivoli alle ore 12. A Pisa è stato Alessandro Plotti a darne notizia. Giovanni Paolo Benotto ha preso possesso effettivo dell'arcidiocesi il 6 aprile 2008 [3]. Fino all'ingresso del nuovo vescovo, la chiesa pisana è stata guidata da Alessandro Plotti nominato dal papa amministratore apostolico.
Benotto è il primo arcivescovo nativo della diocesi dopo 202 anni: l'ultimo fu Ranieri Alliata che guidò la diocesi dal 1806 al 1836.

 

La trattazione della materia sia per importanza sia per la dotta spiegazione effettuata da Sua Eccellenza è così completa ed importante che preferisco riportarla come è stata letta. Questo con il beneplacito di Sua Eccellenza. (N.d.R.)
Da Ranieri, Santo laico, al servizio dell'uomo del nostro tempo
Incontro con il Rotary Club Pacinotti di Pisa - Hotel dei Cavalieri Pisa- 9 novembre 2011

Con piacere ho accolto l'invito che mi è stato rivolto a partecipare a questo vostro incontro.
Per un vescovo la possibilità di incontrare le associazioni che danno vivacità al vivere culturale e sociale del territorio è sempre occasione preziosa per una maggiore conoscenza e per la crescita di relazioni interpersonali fondamentali per un servizio pastorale attento e puntuale che si rivolge non soltanto all'ambito propriamente ecclesiale, ma a raggio ancora più ampio, all'intera società degli uomini. Un "servizio" che non avanza alcuna pretesa, ma che desidera mettere a disposizione di tutti quella esperienza millenaria che, come ha detto il Concilio Vaticano II, fa della Chiesa una "esperta in umanità", oltre che l'annunciatrice del mistero di Dio.
Una "esperienza in umanità" che appare sempre più necessaria in un mondo e in una cultura estremamente fragili in quanto ad umanità. Infatti nel momento stesso in cui si sta elevando l'uomo, nella sua individualità, a misura di tutte le cose, contemporaneamente se ne sta rimpicciolendo la grandezza e annientando la dignità. In effetti, una difficoltà del nostro tempo, è proprio quella che riguarda la comprensione della identità stessa dell'uomo, il senso del suo esistere, il valore della sua vita, la dignità della sua vocazione e della sua missione. Un uomo, che si vuole al vertice di tutto e che invece si ritrova svilito fino ad essere considerato a volte come una specie di intruso in un mondo e in una natura che sembrano diventargli sempre più estranei se non nemici.
In questo quadro, non certo accattivante, diventa sempre più necessaria una riflessione che sia capace di raggiungere il centro della vita della persona così che ognuno possa comprendere il senso del proprio esistere, del proprio faticare e del proprio gioire, del cammino che personalmente e comunitariamente ognuno sta facendo, nella consapevolezza della meta verso la quale si sta andando. E questo imparando a cogliere la bellezza di un percorso condiviso con una moltitudine di compagni di cordata che insieme portano gli stessi pesi, vivono gli stessi entusiasmi, chiamati tutti a darsi reciprocamente la mano perche nessuno abbia a soccombere sotto pesi impossibili da sostenere singolarmente. Al centro della nostra attenzione non possiamo dunque non mettere l 'uomo, la persona umana, chiamata ad esprimere se stessa attraverso il proprio impegno nella prospettiva di un servizio che ciascuno è chiamato ad offrire a chi gli sta accanto. La figura di San Ranieri di cui abbiamo ricordato gli 850 anni dalla morte costituisce un riferimento sul quale vorrei cercare di riflettere brevemente insieme a voi guardando in particolare ai riflessi che questa figura può avere nel quadro della odierna crisi di valori.
Di "crisi di valori" si parla da lungo tempo, anche se in realtà, sembra che dalle parole non si riesca poi a passare alla prova dei fatti. Sta progressivamente impoverendosi il senso della socialità con la conseguente crescita di tendenze individualistiche che sfociano in vero e proprio egoismo; si ha come una ipertrofia dei diritti e delle pretese dei singoli, lasciando in ombra i doveri, le relazioni e le responsabilità. C'è ormai una diffusa caduta del senso della legalità con la produzione di un esteso inquinamento che investe non solo la devianza penale, ma la stessa cultura delle regole di una convivenza ordinata. Guardandoci intorno non possiamo non registrare una profonda crisi a livello culturale, morale, sociale, politico ed anche religioso con una abbondante produzione di frutti avvelenati che non possono non creare gravissime conseguenze sul piano dell' educazione e della formazione delle giovani generazioni. La domanda che nasce spontanea è: come ovviare a tutto questo? Come uscire da questa situazione di vero e proprio "collasso" valoriale?
Sarebbe semplicistico e superficiale pensare di essere in grado di sviscerare problematiche composite e estremamente variegate in una conversazione come quella di questa sera, però tenterò comunque di dare qualche risposta proprio a partire dalla figura di Ranieri Scacceri.
Anch' egli ha vissuto in una epoca di grandi trasformazioni culturali, politiche e sociali e in un contesto in cui si stava operando una vera e propria internazionalizzazione - oggi diremmo globalizzazione - dei traffici economici e politici nel momento in cui mondi culturali diversi (Cristianesimo ed Islam) erano giunti ad uno scontro acerbo nelle crociate. Ciò che contava, nella Pisa del XII secolo, era il commercio e il vero potere stava nelle mani di quanti controllavano economicamente la città.
L' esperienza della conversione di Ranieri mette a fuoco un primo elemento fondamentale che è quello della centralità della persona. Ranieri non è un numero fra i tanti. Anche se era intimamente legato alla società e alle convenzioni del suo tempo, egli è una persona che vive in maniera singolare il suo inserimento sociale ed ecclesiale portando con la sua esperienza una ventata di novità nella Pisa del suo tempo. Una novità che di fatto è legata proprio alla singolarità della persona umana. In questo senso Ranieri richiama a considerare la centralità della persona umana.
Parlo di persona e non di individuo. La persona è l' essere umano considerato non soltanto nella sua unicità irrepetibile, ma soprattutto nella sua capacità di relazione con gli altri esseri umani e nella sua vocazione a vivere insieme nella comunità familiare e nelle forme più ampie della socialità.
Spesso oggi non si parla di persona, ma di individuo; cioè di un essere umano considerato solo nella sua singolarità, che si pone al centro di tutto ciò che esiste e pretende che tutto ruoti intorno a lui, spesso senza tenere conto delle necessarie relazioni interpersonali e sociali che non sono limitative dell' essere umano, ma che bensì gli permettono di esprimere in pienezza se stesso e di relazionarsi in maniera serena e costruttiva con gli altri. Non si tratta di una questione di parole, bensì di contenuti diversi a seconda dell'antropologia che si assume per riflettere su queste cose.
La visione cristiana circa l'uomo, il suo vivere, la sua dignità e la sua missione, prende le mosse dalla rivelazione biblica veterotestamentaria che Gesù illumina con il suo Vangelo e che traduce soprattutto nell' esempio della sua vita.
Tutto parte dal libro della Genesi:
"Dio disse: facciamo l'uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. E Dio creò l’uomo a sua immagine;/ a immagine di Dio lo creò; Maschio e femmina li creò./ Dio li benedisse e disse loro : Siate fecondi e moltiplicatevi / riempite la terra e soggiogatela,/ dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo / e su ogni essere vivente che striscia sulla terra" (Gen 2,23) . L 'essere umano è dunque al centro, ma non da solo; infatti l' essere umano è uomo e donna e l 'uno è per l' altra nella piena reciprocità, come riconosce lo stesso Adamo esultando di gioia, scoprendo la donna che gli è stata posta accanto: "Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerò donna (issa) perche dall'uomo (is) è stata tolta"(Gen 2,23). Uomo e donna, immagine di Dio, sono in relazione l 'uno all' altra; l 'uno si rispecchia e si completa nell' altra. Questo rispecchiarsi e completarsi reciprocamente, se avviene in maniera totale anche sul piano fisico tra maschio e femmina, ha un suo sviluppo anche nelle relazioni che intercorrono fra ogni essere umano. Nessuno può pensarsi esclusivamente rivolto su se stesso. C'è una solidarietà, una interdipendenza, una interazione che si radica nella natura stessa della persona umana, la quale non è fatta per la solitudine, ma perche tutto ciò che è frutto delle sue capacità diventi ricchezza condivisa e aperta a tutti.
Solidarietà, interdipendenza, disponibilità alla relazione sono qualità che ritroviamo nella vicenda di San Ranieri. Anche se Ranieri abbandona con radicalità assoluta la sua vita mondana, non rifiuta la relazione con il prossimo; la vive in maniera nuova e più vera; la modella sull' esempio costituito dalle relazioni di Cristo con il Padre e con gli uomini fratelli.
In effetti non ci può essere autenticità di relazione umana interpersonale se questa non si apre alla relazione soprannaturale, la quale non è una modalità aggiuntiva alle relazioni umane, ma costitutiva di queste. In altre parole, relazionarsi con Dio non è mettere in atto un qualcosa in più di cui si può anche fare a meno; bensì è dare fondamento solido e indistruttibile alle relazioni umane sempre segnate dalla fragilità e dall' egoismo frutti del peccato.
Questo principio ha incidenza anche per quanto riguarda il lavoro che costituisce una dimensione fondamentale dell' esistenza dell‘uomo sulla terra. L 'uomo, immagine di Dio, per il mandato ricevuto di soggiogare e di dominare la terra, riflette l'azione stessa del Creatore. Le parole "soggiogate la terra" hanno una enorme portata. Esse indicano tutte le risorse che la terra nasconde in se e che, mediante l'azione cosciente dell'uomo, possono essere scoperte e opportunamente usate. Per il fatto che l'immagine di Dio è in ogni essere umano, il compito che è stato dato all'uomo, riguarda ogni persona che come tale è capace di agire, di decidere di se per realizzare se stessa. Lavorando, l’uomo è chiamato a realizzare in pienezza la propria umanità e la propria vocazione; egli manifesta e conferma se stesso come colui che "domina", manifestando la dimensione etica del lavoro, proprio perche chi lo compie è persona, soggetto consapevole e libero.
Ciò vuol dire che il primo fondamento del valore del lavoro è l'uomo stesso, per cui se l'uomo è destinato e chiamato al lavoro, prima di tutto il lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro, e cioè si ha una preminenza del valore soggettivo del lavoro su quello oggettivo. Questo vuol dire che supponendo che i vari lavori svolti dagli uomini possano avere un maggiore o minore valore oggettivo, ognuno di essi può e deve essere misurato con il metro della dignità del soggetto stesso del lavoro, cioè della persona che lo compie, perche scopo del lavoro rimane sempre l'uomo.
Il fatto che oggi si consideri assai più importante la dimensione oggettiva del lavoro, a scapito di quella soggettiva, fa sì che si ingeneri confusione o addirittura una vera e propria inversione dell'ordine stabilito all'inizio; cioè l'uomo finisce per essere trattato come strumento di produzione, mentre deve essere trattato come suo soggetto efficiente.
Nella storia spirituale di Ranieri ha un ruolo centrale, in rapporto al lavoro che egli svolgeva come commerciante, la comprensione di questo valore spirituale del lavoro, che pure ai tempi di Ranieri spesso era del tutto oscurato dagli aspetti economici e reddituali. L' episodio che si ripete per ben tre volte nelle vicende della Vita di Ranieri - dipinto anche negli affreschi del Camposanto pisano - è quello del fetore nauseabondo che a più riprese emana dalle casse di formaggio destinato ai mercati e dallo scrigno in cui erano conservati i "bisanti" d'oro usati per le transazioni commerciali. Ranieri comprende che non sono i soldi a fare la felicità e che questa non sta al di fuori del cuore dell’uomo, bensì al suo interno e nelle modalità di relazione che ogni persona mette in atto con se stesso, con Dio e con il prossimo.
Nella Lettera Enciclica Caritas in veritate Benedetto XVI ha scritto: " Rispondere alle esigenze morali più profonde della persona ha anche importanti e benefiche ricadute sul piano economico. L 'economia infatti ha bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento; non di un' etica qualsiasi, bensì di un' etica amica della persona"( 45). Ciò è in sintonia con la tendenza che oggi si sta affermando sempre di più a riconsiderare il valore dell' etica in campo sociale, economico, finanziario, aziendale, politico.
Se ne parla infatti in molti ambienti e a vari livelli, ma in realtà si corre il rischio di non sapere di che cosa si stia parlando, dato che il termine "etica" lo si adopra con significati assai diversi, al punto da far passare sotto la sua copertura decisioni e scelte contrarie alla giustizia e al vero bene dell’uomo. Infatti, molto dipende dal sistema morale di riferimento. Sempre nella Caritas in veritate, Benedetto XVI ha scritto: "Su questo argomento la dottrina sociale della Chiesa ha un suo specifico apporto da dare, che si fonda sulla creazione dell 'uomo " ad immagine di Dio ", un dato da cui discende I 'inviolabile dignità della persona umana, come anche il trascendente valore delle norme morali naturali". Ed esemplifica: "Un 'etica economica che prescindesse da questi due pilastri rischierebbe inevitabilmente di perdere la propria connotazione e di prestarsi a strumentalizzazioni"( 45).
In effetti la considerazione etica porta sempre a relazionare e ad accordare diritti e doveri, esigenze individuali e bisogni comuni, il bene del singolo con il bene di tutti.
Continua Benedetto XVI: " La relazione sta nel fatto che i diritti individuali, svincolati da un quadro di doveri che conferisca loro un senso compiuto, impazziscono e alimentano una spirale di richieste praticamente illimitata e priva di criteri. L 'esasperazione dei diritti sfocia nella dimenticanza dei doveri. I doveri delimitano i diritti perche rimandano al quadro antropologico ed etico entro la cui verità anche questi ultimi si inseriscono e così non diventano arbitrio (...) Se invece i diritti dell’uomo trovano il loro fondamento solo nelle deliberazioni di un' assemblea di cittadini, essi possono essere cambiati in ogni momento e quindi, il dovere di rispettarli e perseguirli si allenta nella coscienza comune"(43).
Tutto ciò comporta la sottolineatura di quei valori che possono e debbono essere condivisi da tutti e che valgono per ogni persona di buona volontà e che hanno bisogno di essere mostrati in azione, nella esemplarità della vita attraverso la probità, lo spirito di giustizia, la sincerità, la cortesia, la fortezza d'animo: virtù senza le quali non ci può essere ne pienezza di umanità ne vera vita cristiana".
In altri termini c'è oggi un bisogno fortissimo di esemplarità. C'è bisogno di modelli ai quali ispirarsi soprattutto per trasmettere alle giovani generazioni i valori di base senza i quali non è possibile costruire una società che realizzi il vero bene di tutti. L' educazione dei giovani infatti passa soprattutto attraverso la comunicazione di esperienze credibili e di scelte di vita che mostrano come l' onestà, la giustizia, l'attaccamento al proprio dovere pagano davvero in serenità e in pienezza di vita e come invece, i sotterfugi, i compromessi, le malversazioni, anche se sembrano offrire risposte immediate o più accessibili, in realtà non costruiscono niente di vero e di pienamente umano.
L 'esperienza di Ranieri dopo la sua conversione e dopo il tempo vissuto in Terra Santa ci offre un ' altra indicazione: lo spirito di gratuità. Una gratuità di cui ha parlato Benedetto XVI nella Caritas in veritate: "Una delle più profonde povertà che l 'uomo può sperimentare è la solitudine. A ben vedere anche le altre povertà, comprese quelle materiali, nascono dall'isolamento, dal non essere amati o dalla difficoltà di amare " (. . . ) "non è isolandosi che l'uomo valorizza se stesso, ma ponendosi in relazione con gli altri e con Dio". Una relazione che diventa scambio di amore, cioè che viene arricchita dalla gratuità, senza la quale si perde anche il senso del valore delle persone per rivolgersi soltanto all'interesse.
La gratuità è solo utopia? E' un sogno che facciamo ad occhi aperti? Oppure è la reale possibilità di un futuro a vera misura di uomo, perche aperto alla "misura" piena e traboccante dell'infinitezza dell'amore di Dio che si espande nel cuore di ognuno e dal cuore di ciascuno si allarga fino a raggiungere l'altro, chiunque egli sia, e al quale si rivolge il mio servizio attraverso il mio lavoro e la mia professione in una progressiva crescita comune, in cui l'uno porta l'altro e ciascuno è portato da tutti a quel di più di senso e di valori che riempie il cuore e rende bella la vita?
Si tratta di una domanda che è già in se stessa una risposta. Una risposta d'amore che ha avuto una forte esemplarità in Ranieri ritornato nella sua Pisa e che proprio per aver esercitato in pienezza la "gratuità" del dono divenne punto di riferimento per tutti: consigliere, amico, maestro, modello ed esempio di pienezza di vita cristiana.
L' anno giubilare dedicato a San Ranieri credo sia riuscito nello scopo che ci eravamo prefissati: ha reso di nuovo familiare una figura che rischiava la dimenticanza o peggio ancora una grottesca falsificazione. Ha ravvivato la devozione nei suoi confronti da parte dei fedeli pisani. E' stata occasione per promuovere una serie di studi scientifici di alto livello, primo tra tutti l' edizione critica della sua "Vita", permettendo così accesso al manoscritto medioevale che ci tramanda la sua storia e la sua vicenda spirituale. Una storia d'amore che viene proposta alla nostra imitazione e che è strada di umanità completa - perche solo l' amore rende piena l' esistenza dell'uomo e totale la sua esperienza di vita- e insieme strada sicura di perfezione e di santità.

 
DOMANDE

Savino: il mondo oggi corre ad una velocità incredibile con cambiamenti continui, la Chiesa è in condizioni di seguire questa evoluzione? L’insegnamento della religione, anzi delle religioni monoteiste, può essere uno strumento per ridare valore all’uomo?
Non è il problema del correre, ma dove vuol arrivare la corsa, qual è il traguardo di questa corsa. La chiesa è attenta e ha visto il rapido cambiamento anche del linguaggio ed è questo che vuol capire, apprenderne il contesto. Si stanno perdendo valori essenziali della vita, c’è una corsa spasmodica e la chiesa vuol provare a fare l’inverso. Il compito della chiesa è la predicazione del vangelo, ma deve guardare anche alla formazione dell’uomo. Cerchiamo di fare una pausa, mettiamoci al di là della scrivania, immedesimiamoci nell’animo dei giovani e cerchiamo quello che manca nella loro formazione. Per esperienza può dire che se offriamo ai giovani degli argomenti e progetti validi fattibili, questi rispondono più di quanto uno creda. Certo è utile che siano coadiuvati da un accompagnatore e vediamo che giovani attivi riescono a convincere ed aiutare altri giovani. Se non si semina non possiamo avere un raccolto. L’insegnamento della religione: nelle nostre scuole si insegna la religione cristiana perché la nostra cultura morale e storica è prettamente cristiana. Purtroppo non conosciamo a fondo il motivo della nostra cultura, non conosciamo il vero motivo delle cose del cristianesimo dato che non vi sono nelle università cattedre di teologia. Come si fa a capire la Divina Commedia di Dante se non si conosce la teologia? Come si fa a gustare in pieno l’arte e la bellezza della piazza dei Miracoli senza la conoscenza teologica di chi l’ha progettata? Vi sono 5 monumenti: il Battistero, la Cattedrale, il Campo Santo, l’Ospedale, ed il Campanile. Vi sono due rette che si incrociano rispetto a questi monumenti, dal centro del Battistero al centro del la Cattedrale, dall’Ospedale al Camposanto, una croce che indica la nascita, la vita, la sofferenza e la morte; inoltre c’è la torre che è l’aspirazione verso il cielo dell’anima dell’uomo. Inoltre se prendiamo una retta che va dal centro del Battistero al centro della Cattedrale e una che va dal centro del Battistero alla torre, si forma un angolo che è l’espressione astronomica della data del capodanno pisano (25 Marzo). Guardiamo l’ambone nel la Cattedrale, è il sepolcro vuoto dopo la resurrezione di Cristo, su questo si inseriscono i vari episodi della mitologia, della bibbia, del Vangelo, e su questo saliva il Vescovo per testimoniare ai fedeli che la sua parola era la parola di verità e fede.
Pescatore: riferendosi ad una intervista al momento del suo insediamento dove si chiedeva se era contento di tornare nella sua terra tra parenti ed amici, a cui aveva risposto che essendo portatore di parole non sue era un profeta e come suol dirsi "nemo profeta in patria". Sperava di trovare persone che collaborassero e lo aiutassero. Domanda: ha trovato queste persone?:
dopo 4 anni di esperienza a Tivoli, ambiente completamente diverso da quello toscano ma che lo ha accolto con benevolenza e cordialità ed ha trovato corrispondenza di intenti. Quando è stato trasferito a Pisa si è sentito da una parte contento di tornare nella propria patria, ma anche sgomento perché partito come un semplice pisano è tornato a capo di una comunità. L’ambiente è quello che conosceva, i problemi sapeva quali fossero e si ripropone di risolverli. Ha trovato ottima accoglienza e disponibilità e si è prefisso un compito, quello di aumentare il clero. In pochi anni ha accompagnato al cimitero 28 preti e ne ha ordinati solo 2, ma non dispera perché ad oggi vi sono ben 18 seminaristi pronti ad un duro ed improbo lavoro, fatto di pazienza e fatica. Il vangelo porta tre esempi, il contadino che semina e deve aspettare, il pescatore che non sa cosa ci sarà nella rete e il pastore che deve riportare la pecora all’ovile. Questi giovani sono preparati a queste fatiche e sanno di dover confrontarsi con un clero anziano e scarso.
Domanda da parte di un socio, Barrotta:  dopo avere plaudito agli sforzi che fa la chiesa sull’educazione dei giovani, riferendosi ai padri dell’Italia che volevano una libera chiesa in un libero stato, chiede come fa la chiesa ed essere indipendente se si intromette politicamente nei fatti della politica italiana.
Risposta: Il Concordato del 29 non dà possibilità di intromissione della chiesa nella politica italiana, è stato fatto per risolvere problemi logistici territoriali che portavano a incomprensioni e contrasti. Le chiese erano proprietà dello stato, e vi sono stati preti che hanno potuto prendere la parrocchia dopo anni ed anni, come è successo anche ad un vescovo di Pisa che non poteva prendere la cattedra. È servito a correggere una stortura; in seguito è risultato insufficiente ed è stato modificato ai tempi di Craxi. Non vi è interesse politico, ma semplicemente un modus vivendi tra chiesa e stato dato che il fulcro della chiesa è in Italia e certe cose dovevano essere sistemate.

Al termine della conviviale il Presidente offre a Sua Eccellenza l’Arcivescovo la medaglia d’argento del nostro Club. L’oratore ricambia offrendo al Presidente la medaglia d’argento coniata in memoria dell’850° anno della morte di San Ranieri.

 

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CAMINETTO DEL 16 NOVEMBRE 2011
 
 
Caminetto del 16 Novembre2011

Il Presidente invita il futuro Presidente per l’annata rotariana 2012 – 2013 Savino Sardella a esporre il consiglio che lo aiuterà nella gestione dell’annata:

PRESIDENTE SAVINO SARDELLA
VICEPRESIDENTE VICARIO SERGIO BARTORELLI
VICEPRESIDENTE ANTONIO TRIVELLA
SEGRETARIO OTELLO LEGGERINI
PREFETTO MAURIZIO CORDONI
TESORIERE MAURIZIO SBRANA
CONSIGLIERE EMANUELE NERI
CONSIGLIERE IACOPO CAVALLINI

Anticipa, inoltre la notizia che avrebbe intenzione di organizzare una gita, concertata anche con gli altri Club Cittadini, per Luglio 2012 con questo programma: Domenica 8 Luglio 2012, partenza da Pisa col pullman, arrivo a Verona, visita della città, sistemazione in albergo e dopo la cena assistere all’opera lirica Aida di G. Verdi all’Arena; Lunedì 9 Luglio partenza per Mantova, visita della città specie il palazzo Ducale, trasferirsi a Sabbioneta, pranzo e ritorno a Pisa nel tardo pomeriggio. Spiega l’urgenza della comunicazione di questo programma dato che da una settimana sono aperte le prenotazioni dei biglietti; quindi bisogna affrettarsi se vogliamo avere un pacchetto di posti per essere tutti uniti, lo stesso dicasi per la prenotazioni dell’albergo. Questo va fatto entro la fine di Gennaio, altrimenti non saremo più in tempo per avere ciò che vorremmo. Il Segretario via mail invierà la disposizione dei posti in modo da poter scegliere concordemente il pacchetto da prenotare. La prenotazione ed il pagamento entro Gennaio. È sottinteso che possono partecipare anche gli amici.

A questo punto il Presidente Zanotti comunica che sono pervenute 26 schede per la votazione del Presidente 2013 – 2014 e su tutte c’è l’indicazione del socio Otello Leggerini, per cui, con il beneplacito dell’assemblea, viene proclamato come futuro Presidente Otello Leggerini. Segue un lungo e sentito applauso di buon augurio.
Il 25 ci sarà la Fanfara dei Carabinieri al palazzo dei congressi e si invitano i soci a portare amici e parenti per aumentare il numero dei presenti. Vi saranno altre alla musica classica, anche pezzi di musica leggera: la presentazione del programma verrà effettuata da giovani ragazze del Rotaract. Sottolinea che il biglietto è solo l’invito all’offerta, ma l’ingresso è completamente gratuito.
Il 19 c. m. a Firenze c’è il Seminario sull’Effettivo, chi vuol partecipare basta che mandi la scheda di adesione che la trova su internet o la chiede al Segretario.
Ultima comunicazione che la cena del 16 Giugno 2013 con i Club Rotary gemellati, verrà fatta nei saloni del museo di San Marco, museo che merita di essere visitato per le opere veramente di valore artistico che vi sono.
Ringrazia per l’affluenza e la partecipazione della Conviviale del 9 Novembre con la presenza di Sua Eccellenza Mons. Benotto, Arcivescovo di Pisa. Conferenza altamente colta per il contenuto teologico e morale che l’ha contraddistinta: di notevole spessore anche gli interventi dei soci. Ringrazia nuovamente e a questo punto cede la parola a Carmine De felice che ci parlerà del Rotary.

 
PAUL HARRIS: Il FONDATORE DEL "ROTARY"

Nelle brevi chiacchierate che ho fatto negli anni precedenti quando ho ricoperto l' incarico di istruttore del club vi ho parlato, insistendovi, delle norme che regolano la vita di un club Rotary e del funzionamento del Rotary sia a livello distrettuale che centrale. Questa sera voglio essere un po' meno burocrate e parlarvi molto brevemente del personaggio che ha inventato il Rotary e che, come sapete, lo ha esportato in tutto il mondo facendolo diventare l' organizzazione del genere più antica, più popolata e conosciuta. Come avrete capito questa sera voglio parlarvi molto brevemente di Paul Harris l'inventore del Rotare e per far questo farò riferimento alla sua autobiografia. P H nasce nel 1868 negli Stati Uniti, il padre è un piccolo imprenditore che insieme alla moglie conduce una vita dispendiosa spendendo molto più di quello che guadagna tanto che ben presto, carico di debiti, non è più in grado di mantenere la famiglia. A questo punto P H alI'età di tre anni, viene affidato, insieme al fratello più grande ai nonni patemi che vivono in paese immerso nel verde di una splendida valle del Vermont. In questo paese P H visse felicemente e, pur non essendo uno studente modello, studiò fino al conseguimento della laurea in legge conseguita nel 1891. Fece anche un tentativo per abbracciare la vita militare ma fu espulso dall'accademia accusato con altri di appartenere ad una società segreta cosa di cui lui si è sempre dichiarato innocente. Ma come ho accennato P H conduce in questo paese una vita felice e spensierata e con l' entusiasmo proprio di tutti i giovani percorrere in lungo ed in largo tutta la valle facendo amicizie in tutti i paesi che visitava. In questi paesi si conduceva la vita tipica dei piccoli centri dove tutti si conoscono ed i rapporti sono improntati alI'amicizia ed alla cordialità. Conseguita la laurea P H si concesse una pausa di ben cinque anni durante i quali viaggiò in Europa ed America dove riuscì a fare molte amicizie. Infine decide di terminare la vita del vagabondo, si trasferisce a Chicago dove inizia la professione di avvocato. Ma qui per P H solo e senza amicizie e conoscenze, sperduto nella grande metropoli, inizia una vita drammatica. Gli mancano gli affetti della sua gente, i sorrisi ed i saluti amichevoli delle persone che incontrava per strada o nei negozi della sua valle, l'allegria che viveva nei ritrovi con i suoi amici, gli manca la chiacchierata che ogni mattina faceva con il giornalaio per commentare i fatti successi nella valle, gli manca il sorriso che la bottegaia gli riservava quando ritirava la merce acquistata ed il saluto del cameriere del bar che chiamandolo per nome gli serviva la bibita che abitualmente consumava. A Chicago invece la gente cammina frettolosa per strada, sembra che abbia fretta di rincasare ed una volta rientrata nella propria abitazione si isola. Se i giorni feriali trascorrono velocemente assorbiti dal lavoro, i giorni festivi sono veramente penosi e per cercare compagnia si avventura anche nei pachi pubblici, ma questi sono frequentati da intere famiglie che rigettano ogni forma di amicizia e, sospettosi, non accettano un individuo che solitario si aggira per il parco. Questo stato continua e sembra non avere soluzioni fino a quando nell' anno 1900 accade un fatto importantissimo: P H si incontra con un collega per motivi professionali e, terminato il colloquio di lavoro, continuano a parlare di cose futili fino a decidere di cenare insieme. L' amico improvvisato lo porta in un ristorante e, terminata la cena, in giro per negozi. P .H. rimase affascinato per la disinvoltura con cui questo suo amico trattava con i camerieri e con i commessi dei negozi che aveva visitato e decise di chiedere alI'amico di incontrarsi ancora. L' amico acconsenti e cominciò per P H una nuova vita. I due amici presero ad incontrarsi una volta la settimana e le loro chiacchierate vertevano per la maggior parte su argomenti di lavoro, scambiandosi notizie frutto delle proprie esperienze. Ben presto si aggiunse un terzo personaggio poi un quarto. A questo punto gli incontri non furono più inventati alI'ultimo momento, ma, a turno i quattro amici avevano il compito di organizzare la serata scegliendo il locale dove incontrarsi, l' argomento oggetto della discussione. Le cose andarono avanti per un po' di tempo, l' amicizia nata tra i quattro uomini si consolidava sempre di più ed il gruppetto pian piano cominciò a crescere in quanto alcuni loro amici chiesero di fame parte. P H era felicissimo e cominciò a pensare che dovevano esserci a Chicago moltissime persone che, trasferitesi in città dalla campagna, dovevano trovarsi nelle medesime condizioni in cui lui si era trovato prima di conoscere questi amici e gli venne allora in mente di allargare il numero di partecipanti a queste riunioni. L 'idea ebbe successo e pian piano il gruppo si ingrossò.
Fu necessario pertanto trasformare le abitudini che con il tempo si erano ben radicate in regole precise che ogni appartenente al gruppo doveva osservare. Era il 23 febbraio del 1905 quando P H con questo gruppo di amici decise di dar vita un club che fu chiamato Rotary in considerazione del fatto che nel gruppo vigeva l'uso della rotazione degli incarichi, affermando cosi il principio della pari dignità cioè uguaglianza dei diritti e dei doveri. Ben presto l'idea fu copiata e nacquero altri club prima in America poi in tutto il mondo. Oggi i rotaryani sono oltre un milione e trecentomila di cui circa duecentomila donne.

Carmine De Felice

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PRIMO TORNEO DI TENNIS A COPPIE

 

Primo torneo di tennis che si è svolto dal 14/11/2011 al 26/11/2011. Ecco i vincitori: Conte e Paoletti

Foto di Sardella

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MANIFESTAZIONE DEL 25 NOVEMBRE CON LA FANFARA DEI CARABINIERI AL PALAZZO DEI CONGRESSI
 
     
Nella manifestazione del 25/11/11 tenutasi pressoi il Palazzo dei Congressi e che ha visto la partecipazione della Fanfara dei Carabinieri che è stata indetta per la celebrazione del cento cinquantenario dell'Unità d'Italia ed il ricavato della serata è stato d evoluto alla associazione Nicola Ciardelli Onlus per il progetto "la casa di Nicola".
All'evento hanno partecipato quasi cinquecento persone oltre al Sindaco di Pisa, al Presidente della Provincia di Pisa, al Presidente del Tribunale di Pisa, al Comandante dell'Arma dei Carabinieri, al Comandante della Folgore.
Il Presidente ho introdotto la serata ringraziando tutti coloro che hanno conferito il loro apporto per la riuscita della serata, volta alla commemorazione di tutti i simbolidell'Unità d'Italia.
Ha sottolineato come I'unità d'Italia abbia rappresentato una impresa storica per la portata ed i caratteri che assunse.
Ha ricordato che dal 17/3/1861 l’Italia ha affermato il diritto di esistere come Nazione libera ed indipendente e che siamo orgogliosi, come italiani, di tutte le vicende risorgimentali ed in particolare della suprema levatura dei protagonisti di tale periodo storico.
Ha porto un ringraziamento a tutti coloro che sotto il simbolo della bandiera tricolore operano e rischiano la propria vita in missioni di pace internazionali
Ha ricordato l'anniversario, trascorso da pochi mesi della morte di Mameli patriota del risorgimento autore dei versi del nostro inno nazionale che spesso fa discutere epersino dividere.
Ha dato merito a Carlo Azeglio Ciampi di aver richiamato l'attenzione degli italiani sul prestigio della bandiera" una in ogni casa", ed al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di aver raccolto il testimone affermando "ognuno faccia più che mai la sua parte" nell’interesse unitario del Paese.
Ha concluso il suo intervento dichiarando di essere onorato di aver accettato l'adesione alla manifestazione della Associazione Nicola Ciardelli Onlus, rappresentata dall'Avv. Federica Ciardelli, che ha il pregio di mantenere viva la memoria di Nicola Ciardelli, cittadino pisano ufficiale dell'Esercito Italiano ucciso in Iraq il 27/4/06 nella missione di pace Antica Babilonia e di tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la Patria tramite un pregevole progetto di solidarietà a favore dei bambini vittime di guerre e di situazioni disagiate e bisognosi di cure presso l'Ospedale Pediatrico Mayer di Firenze.

È seguito un concerto da parte della fanfara con musiche classiche e moderne che è stato apprezzato da tutti giovani e non più giovani ed alla fine c’è stato un lungo e sentito applauso dei numerosi spettatori.

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