ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto 11 Febbraio 2004  Conviviale 18 febbraio 2004  Caminetto 25 Febbraio

CONVIVIALE DEL 4 FEBBRAIO 2004

Tavolo della Presidenza

Consegna al Gen.le Leso della Paul Herris

Consegna della megaglia al Gen. Leso

Nella Conviviale del 4 Febbraio 2004 al Jolly Hotel Cavalieri alla presenza di 57 fra soci ed ospiti, abbiamo avuto l’onore di ospitare il Generale di Brigata Leso Comandante della 2^ Brigata Mobile dei Carabinieri, il Ten.te Colonnello Volpe comandante la stazione dei Carabinieri di Pisa e la toccante presenza della vedova del Luogotenente Fregosi, accompagnata dal giovane figlio anche lui nell’arma dei Carabinieri. Si è svolta la Conviviale ed alle 22 il Presidente suona la campana ed invita i presenti a rendere onore alla bandiere al suono degli inni. Dopo un minuto di silenzio in onore dei caduti di Nassiriya il Presidente presenta le autorità e il Gen.le B. Leso tiene la relazione prevista “LE MISSIONI MILITARI ALL’ESTERO DEI CARABINIERI”. Al termine viene letta la motivazione per la consegna della Paul Harris Fellow alla 2^ Brigata Mobile dei Carabinieri. L’onorificenza viene consegnata al Gen.le Lesa dal Presidente il quale consegna al Generale il Gagliardetto del Club e la medaglia d’srgento della costituzione del Club. Al fianco del tavolo sono esposte le bandiere Italiana, Europea e di S. Marino.Al lato opposto il guidone del Club.
Prende la parola il Presidente con la presentazione che riporto integralmente.

Autorità militari, graditi ospiti, amici ed amiche nel rotary, a tutti un caloroso saluto di benvenuto. .
Nel corso di questo incontro ascolteremo la relazione del generale Leso sulle missionI dei CC all'estero e successivamente procederemo alla consegna della PHF alla 2° Brigata mobile.
Il tema scelto non è casuale, sia per l'importanza che tali missioni vanno rivestendo s!a per i tragici fatti che hanno coinvolto, a Nassiriya gli uomini del contingente Italiano.
Abbiamo voluto affidare al Gen.le Leso il compito di parlarci di queste missioni perché è stato il primo comandante del MSU (Unità Multinazionale Specializzata) in Bosnia Erzegovina, ed oggi quale comandante della 2° Brigata mobile inquadra i carabinieri che fanno parte delle missioni all'estero.
Quindi, se non una testimonianza diretta di quanto è avvenuto a Nassiriya, certamente una testimonianza informata ed autorevole.
Ma ciò che ci ha spinto a prendere questa iniziativa, non è stato il desiderio di sapere, che pure è forte, quanto la volontà di testimoniare, di manifestare, la nostra vicinanza ed adesione al senso del dovere, alla compostezza con la quale i militari e le famiglie dei caduti hanno reagito al vile e proditorio attacco di Nassiriya.
Un mese prima di quell'evento, un militare dell'arma, che vantava amicizie nel nostro Club, mi fece pervenire, loro tramite, richieste di carattere umanitario alle quali ci accingevamo a dare una risposta; mi riferisco al Luogotenente Fregosi. Alla Sua vedova ed al 'figlio, presenti fra noi, va la nostra affettuosa partecipazione .
Ma anche le immagini che la televisione ha mostrato di vari militari che si apprestano a dividere la mensa con una famiglia irachena, in un apparente clima di serenità, le testimonianze, numerose, sullo spirito con cui i nostri soldati in genere, ed i carabinieri in particolare, affrontano queste missioni di pace, hanno fatto maturare in noi tutti la volontà di riconoscere in quei comportamenti l'essenza dello spirito rotariano. Infatti,
mentre il Rotary vuole propagare la comprensione, la buona volontà e la pace fra nazione e nazione, mediante il diffondersi nel mondo di relazioni amichevoli fra gli esponenti delle varie attività economiche, i nostri militari, nell'adempiere alla loro missione, mettono in atto comportamenti, come sarà fra poco letto nella motivazione, che contribuiscono in modo significativo alla diffusione della pace fra i popoli. Sono presenti in armi; ma per riportare ordine e sicurezza in un paese in cui i diritti sono stati calpestati da anni, l'ordine e la sicurezza, il rispetto fra le varie etnie, sono le condizioni propedeutiche affinché fra gli stessi abitanti iracheni, possono svilupparsi relazioni di pacifica convivenza.
Sono quindi presenti per la pace, per la ricostruzione, per la pacificazione, per aiutare il popolo Iracheno a superare sia le tragedie della dittatura sia l'epilogo della guerra.
Ma essere presenti in quell'area significa anche dare un forte contributo allo sviluppo di relazioni fra il nostro paese, quelle popolazione ed i suoi futuri governanti, significa anche contribuire alla sicurezza dell' Italia.
Vorrei anche ricordare e ringraziare per la loro opera tutti gli uomini, militari e volontari, che fanno parte delle missioni all'estero, in particolare il Gen.le Bertolini da poco rientrato da una di queste missioni.
Un pensiero va ai caduti: " che la pace eterna vegli su questi morti, carabinieri, soldati e civili, uniti sotto l'unica bandiera, il nostro tricolore, con la speranza che non vengano dimenticati."
Mi sento di esprimere a nome di tutto il club e dei nostri familiari l'orgoglio dr avere dei militari, appartenenti a tutte le armi, ma anche dei volontari che portano alto l'onore del nostro paese nella tradizione di rispetto dei valori umani che hanno sempre contraddistinto il nostro popolo.
Grazie all' Arma dei Carabinieri, grazie generale Leso, grazie ai carabinieri della 2° Brigata.

Al termine presenta il Generale di Brigata B. Lesa con un ampio curriculum di cui riporto le parti essenziali.

Generale di Brigata dei Carabinieri LEONARDO LESO.

Dal collegio Navale “Morosini” di Venezia passa all’Accademia Militare di Modena e ne esce Tenente dei Carabinieri in servizio permanente effettivo nel 1972. Ha una lunghissima carriera di servizio sia in Italia che all’Estero. Nel 1999 in Bosnia ha costituito ed è stato il primo comandante di MSU, Unità Multinazionale Specializzata nell’ambito della NATO. Dopo una breve parentesi in Italia come comandante della Scuola Allievi Carabinieri di Roma è tornato nelle missioni all’Estero al comando del MSU. Rientrato in Patria ha costituito e comanda la 2^ Brigata Mobile Carabinieri. Nel 1987 ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Napoli. Ha ricevuto numerosi encomi ed elogi per operazioni di servizio. Il Generale Leso è stato insignito di varie medaglie e decorazioni anche straniere, fra cui la legione al Merito del Congresso degli Stati Uniti e la più alta decorazione militare nazionale, la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare d’Italia.

Il Gen.le Leso durante la conferenza

Premiazione della Vedova Fregosi

Il Presidente con il Gen.le di B. Leso

Conferenza del Generale di Brigata dei Carabinieri Leonardo Leso
LE MISSIONI MILITARI ALL'ESTERO DEI CARABINIERI

Il Gen.le di Brigata Lesa ci ha intrattenuto su di un argomento di attualità sia per le vicende militari di prevenzione all’estero, sia per i luttuosi fatti di Nassiriya: LE MISSIONI MILITARI ALL’ESTERO DEI CARABINIERI. Ha iniziato con cenni storici fin dal 1814, anno in cui sono nati come forza militare e di polizia alle dipendenze di Casa Savoia, ed attraverso un carosello di interventi militari e di ordine pubblico, dal periodo delle guerre d’Indipendenza del regno di Sardegna fino ai tempi nostri sia in Italia sia in moltissime nazioni del mondo (persino in Cina nella rivolta dei Boxer). I Carabinieri si sono sempre distinti, oltre che come forza militare deterrente, con quel tatto umano con cui sono riusciti a conquistare le simpatie della gente locale. I Carabinieri sono stati ammirati da tante nazioni al punto che è stato proposto di creare una gendarmeria europea basata sulla struttura operativa dei Carabinieri. Questi, oltre ad avere una struttura militare, hanno anche funzioni UMANITARI, di SICUREZZA e funzioni SPECIALI (dall’assistenza militare, all’addestramento all’antiterrorismo ecc.). Dalla caduta della dittatura comunista dell’est si è verificata una instabilità, dovuta all’estremo nazionalismo sia politico che religioso, nell’est euro asiatico e nel blocco orientale nell’area Balcanica. Da qui è nata l’esigenza di una difesa militare contro le violenti sopraffazioni imperialistiche, ma anche di portare la sicurezza sia all’interno delle singole realtà locali, sia di riflesso di una sicurezza del nostro paese e della nostra stabilità socio politica. Ne è esempio il terrorismo internazionale e il flusso continuo di immigrazione clandestina che porta con se tutto un campionario de azioni malavitosi dalla droga alla prostituzione al traffico di organi ecc. E’ stato necessario quindi fare in modo che le Forze Armate avessero sì una capacità militare ma anche una professionalità come FORZE DI SICUREZZA: quindi è automatico il passaggio da un concetto di Difesa ad uno di Difesa- Sicurezza. Viste le sperimentate capacità in questo campo dei Carabinieri, sono stati chiamati nell’ambito delle Forze Armate nazionali ed alleate, ad organizzarsi in un nucleo di attività di Polizia MSU. Nasce così la 2^ BRIGATA MOBILE formata da 1° Reggimento CC par. “Tuscania”; 7° Reggimento CC “Trentino Alto Adige”; 13° Reggimento CC “Friuli Venezia Giulia” ; Gruppo d’Intervento Speciale. Questa forza risponde ai requisiti richiesti dalla situazione attuale: capacità militare/speciali e di polizia; un raggruppamento mono arma con una struttura di comando molto agile; risponde alle esigenze organizzative/addestrative/logistiche indispensabili nelle missioni all’estero; è in condizioni di effettuare uno schieramento calibrato sul tipo fase/ambiente / genere in qualsiasi grado di conflittualità militare e sociale nelle diverse situazioni. L’MSU nasce nell’estate 1998 su iniziativa della NATO col compito di ristabilire e mantenere un ambiente sicuro nei luoghi interessati, essendo una forza militare specializzata in attività di polizia con compiti di ORDINE E SICUREZZA PUBBLICA. Le forze militari convenzionali non possono avere tali funzioni dato che formazioni internazionali creano confusione vista la disomogeneità sia di lingua efficienza e di procedure operatine, quindi senza autonomia logistica e rapidità di autodifesa. L’MSU è specializzata nell’attività di polizia, ha competenza sul teatro operativo, ha autonomia operativa e logistica. E’ lo strumento adatto per l’intelligence sul crimine organizzato, sull’antiterrorismo; ha un’attività di polizia in generale con gli strumenti di pattugliamento, raccolta informazioni, azioni antisommossa, attività info-investigativa. Con questo sistema i Carabinieri della MSU hanno sequestrato moltissime armi, scoperto sacche di terrorismo, tengono l’ordine pubblico, tutelano l’ambiente (recuperati moltissimi reperti archeologici) combattono la prostituzione, il traffico di esseri umani, il contrabbando di qualsiasi genere, ricettazione di auto rubate, combattono le organizzazioni criminali. Si trovano a combattere contro attentati / intimidazioni / violenze /omicidi a sfondo interetnico religioso e politico, il tutto causato dalla mancanza dello stato democratico e dei sistemi giudiziari, mancanza del senso della legalità, acuti contrasti etnici religiosi: non ultima la posizione geografica ideale per i traffici illeciti e ampia disponibilità di armi e munizioni che portano alla creazione di gruppi paramilitari. I Carabinieri sono chiamati anche a proteggere le iniziative delle organizzazioni di soccorso, le sedi diplomatiche e tutto ciò che concerne la sicurezza delle popolazioni più deboli in balia alla violenza. L’MSU a differenza delle forse armate convenzionali è concentrato sull’ordine e sicurezza pubblica, impiega con discrezione e gradualità la forza, quindi non ha certamente risultati immediati ma li ha a medio e lungo termine (colloquiano colla popolazione cercano di andare incontro alle loro necessità,le convincono e acquistano fiducia); impiegano unità di minori livelli. Molto probabilmente è questo sistema che ha dato noia alle forze terroristiche perché le popolazioni che vengono a contatto con i nostri Carabinieri, sono conquistate dall’umanità e dalla dedizione di questi uomini in favore delle popolazioni che non sanno cosa sia libertà, democrazia, senso del dovere e della giustizia. Sicuramente in Iraq ed in particolare a Nassiriya, questo modo di operare è una spina nel fianco del terrorismo che ha voluto punire con una strage di nostri eroici Carabinieri, forse con l’intenzione non di colpire i militi, che si sono prodigati per il popolo iracheno, ma il sistema che risultava vincente a differenza di quello delle forze armate convenzionali che pur di avere risultati rapidi offende maggiormente le popolazioni colpite e queste si votano al terrorismo. Tutti ci invidiano i Carabinieri, l’Europa vuol copiare i nostri validi tutori, Bush esulta sul loro operato e vuole che i marines vadano in Iraq in versione “soft”. I nostri Carabinieri svolgono un importante funzione nella fase di passaggio tra quella prettamente militare e violenta  e quella del ristabilimento della vita civile e democratica fornendo una cornice di sicurezza indispensabile per la ricostruzione delle strutture locali. E’ quindi un valore aggiunto alle altre Forze Armate impegnate nel settore della sicurezza contro il terrorismo che non le sostituiscono in termini quantitativi e qualitativi di potenza militare, ma le completano nella prevenzione e nella ricostituzione di un paese libero e democratico. Grazie Generale, tutti noi amiamo e stimiamo i nostri Carabinieri, ma da oggi siamo maggiormente consapevoli che il nostro amore e stima era ed è pienamente giustificato.

A questo punto viene consegnata la onorificenza Rotariana Paul Harris Fellow con la seguente motivazione

 

Motivazione della Paul Harris FelloW alla

  2^ Brigata Mobile dei Carabinieri

  "I carabinieri inquadrati nella 2^ Brigata    Mobile ,

impegnati alI'estero nelle missioni di pace, pur

nelle difficoltà operative e di elevato rischio,

sanno mantenere fede ai principi fondamentali di

rispetto della dignità dell'uomo, della sua fede

religiosa e politica.

Ispirandosi a questi principi riescono a coniugare

le esigenze di carattere militare con la volontà

di rendersi utili per il raggiungimento del1e

condizioni di benessere e salute delle fasce più

deboli della popolazione e a propagare la

comprensione e lo spirito di pace .

Tali encomiabili comportamenti, contribuiscono in

Modo significativo alla diffusione della pace fra i popoli.”

 

Dato in Pisa i14 Febbraio 2004  

 

Sergio Luppichini

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CAMINETTO 11 FEBBRAIO 2004

Marco Gesi durante la conferenza

Marco Gesi complimentato dal Presidente

Marco Gesi riceve gli applausi degli amici

Il titolo della conferenza dell'amico Gesi
"DALL'ANFETAMINA ALL'ECSTASY:LA TOSSICITA' DELL'EUFORIA"

Nel Caminetto dell’11 Febbraio 2004 alla presenza di numerosi soci, l’amico Gesi ci ha intrattenuto su di un argomento d’attualità molto interessante: “DALL’AMFETAMINA ALL’ECSTASY: LA TOSSICITA’ DELL’EUFORIA”
Il termine droga deriva dall’inglese drug che in italiano si traduce farmaco. Ma siccome la differenza tra farmaco e veleno è il dosaggio, la droga in sostanza, è un veleno. L'effetto che produce dipende dalla quantità assunta. Infatti, mentre una piccola quantità funziona come stimolante, una quantità maggiore agisce come sedativo e una quantità ancora più grande agisce esattamente come un veleno e può causare la morte della persona. Una droga è una sostanza assunta per evitare una condizione fisica o mentale indesiderata. Qualsiasi droga interferisce negativamente sulla fisiologia naturale dell'organismo. Ad esempio prendiamo il caffè, nel quale è contenuta la caffeina che è una droga: cento tazzine di caffè ucciderebbero una persona, dieci tazzine, quasi certamente la farebbero addormentare, mentre due o tre tazzine, agiscono da stimolante. L'arsenico è conosciuto come veleno. Tuttavia, in piccolissime quantità, agisce da stimolante e, in dose ben calibrate, da sonnifero. Diversamente, alcuni decigrammi causano la morte.
L’azione delle sostanze stupefacenti presenta sicuramente dei meccanismi simili: tutte hanno la proprietà di indurre piacere. Al di là delle differenze nei meccanismi d’azione delle varie droghe, possiamo tuttavia dire che la “responsabile comune” è la dopamina: il “neurotrasmettitore del piacere”. La capacità di indurre la liberazione di questo particolare neurotrasmettitore, soprattutto nel sistema limbico, accomuna infatti un po’ tutte le sostanze d’abuso. La sensazione di piacere provata in seguito ad un’ azione, rende altamente probabile che tale azione venga ripetuta. Una volta attivato, o meglio, stimolato, da un certo comportamento (mangiare, bere, sesso ecc.) o dall’assunzione di sostanze d’abuso, il sistema limbico usa la sensazione del piacere come gratificazione e via di convincimento per la mente, motivando i comportamenti conseguenti.
E’ chiaro che se la stimolazione è originata da una droga (sia naturale che di sintesi) il piacere avvertito è facilmente riproducibile, sempre disponibile e della stessa intensità.
Il piacere si trasforma in dipendenza quando la droga si sostituisce ad una funzione naturale dell’organismo, per cui quando manca, il soggetto cade nella condizione opposta: se la droga è eccitante, la sua mancanza provoca prostrazione, al contrario se è sedativa o tranquillizzante, provoca aggressività o irritabilità. 
I derivati amfetaminici sono una famiglia di composti caratterizzati da una struttura chimica di base comune e da effetti stimolanti sul SNC.
Il “capostipite” di questa famiglia è sicuramente l’amfetamina. Il suo utilizzo iniziò già nei primi anni del ‘900 come componente dei decongestionanti nasali, nei dispositivi per inalazione bronchiale (azione simpaticomimetica), e poi impiegata nel trattamento di depressione, narcolessia, schizofrenia, alcolismo ed obesità, fino ad invadere l’attività sportiva.
Altro derivato amfetaminico particolarmente tossico è la metamfetamina. Nonostante il boom dell’uso di questa sostanza in questi ultimi anni, la metamfetamina non è assolutamente una droga originale del nuovo millennio.
Il primo vero fenomeno di consumo si verifica negli anni ’60, specialmente in America, quando l’uso di certe sostanze diviene culturalmente accettabile e quindi la metamfetamina diventa largamente disponibile su prescrizione. Il fenomeno subisce un calo marcato negli anni ’70 in seguito a casi di overdose e morte. Dopo più di un decennio di assenza, ricompare sporadicamente negli anni ’80 riguadagnando popolarità crescente, diffondendosi quindi di nuovo a partire dagli anni ’90 esclusivamente come sostanza d’abuso.
Come l’amfetamina, di cui è tuttavia molto più potente, è uno stimolante psicomotorio: anche a basse dosi aumenta l’attività fisica, diminuisce l’appetito e causa una sensazione di benessere. Quando è consumata come fumo od iniettata, dopo l’iniziale breve ed intensissimo “rush”, segue tipicamente uno stato di grande agitazione, che frequentemente può sfociare in comportamenti violenti; quando invece è ingerita o sniffata, non dà luogo al “rush” ma ad uno stato di eccitazione ed euforia che può permanere addirittura per mezza giornata. Altri effetti riportati sono irritabilità, aggressività, ansia, nervosismo, convulsioni, insonnia.
La metamfetamina genera dipendenza e può sviluppare tolleranza velocemente. Alcuni consumatori perdono il sonno per 3 fino anche a 15 giorni. A livello psichiatrico, le conseguenze dell’uso prolungato spaziano da sintomi di paranoia, allucinazioni, comportamenti maniacali ripetitivi e tendenze autolesionistiche, fino a vere e proprie sindromi psicotiche a carattere violento.
Le conseguenze dell’uso di questa sostanza sono ormai chiaramente documentate; la tossicità a lungo termine è irreversibile a livello di particolari strutture cerebrali (vie nigrostriatali) nei roditori, facendone senza ombra di dubbio un modello sperimentale di malattia di Parkinson.
Gli effetti tossici non si fermano al SNC, ma coinvolgono anche il sistema nervoso periferico. Il sistema nervoso periferico o autonomo permette la “quotidiana sopravvivenza”, ossia regola le funzioni vegetative (ritmo cardiaco, le varie funzionalità degli organi ed il metabolismo), attraverso due sottosistemi complementari ed antagonisti: il sistema ortosimpatico e il parasimpatico. La metamfetamina, essendo chimicamente simile alla noradrenalina (mediatore del sistema ortosimpatico) esalta tutti quegli effetti dipendenti da questo sistema come ad esempio ipertensione, incontinenza urinaria, neuropatie diabetiche, nefropatie, perdita di peso marcata, midriasi ecc.
Il più famoso composto della famiglia dei derivati amfetaminici è sicuramente la 3,4-metilendiossimetamfetamina (MDMA o Ecstasy). E’ una droga il cui conto i consumatori di oggi dovranno pagare sicuramente domani.
Inserita tra le droghe in Italia nel 1988, la sua prima sintesi si attribuisce al chimico tedesco Fritz Haber che nel 1898 ne pubblicò il metodo. Il brevetto dell’ecstasy, datato 1914, appartiene all’industria farmaceutica Merck. La ditta Merck, in quegli anni, stava ricercando sostanze utili a ridurre l'appetito, da impiegarsi cioè nella terapia del sovrappeso. Tuttavia non fu mai messa in commercio, né con questa indicazione né con altre.
Gli effetti dell'MDMA sull'uomo sono stati esaminati con attenzione soltanto a partire dai primi anni '70, quando A. Shulgin resintetizzò la molecola e ne sperimentò personalmente gli effetti. Egli si rese conto che l'MDMA, pur conservando in forma attenuata l'azione stimolante tipica delle amfetamine, induce un'esperienza piacevole che inizia a manifestarsi dopo 20-30 minuti e si mantiene per 4-6 ore. Questa condizione è caratterizzata da ansia difensiva ridotta, umore elevato, introspezione più acuta e migliore capacità di articolazione di stati e sensazioni, senza alterazione della percezione o difficoltà di orientamento
In considerazione di questi effetti, molti psicoterapeuti statunitensi, dalla seconda metà degli anni '70 fino al 1985, somministrarono la sostanza ai loro pazienti come farmaco integrativo al trattamento, sostenendo che questa molecola aiutasse ad abbattere le barriere fra medico e paziente provocando “uno stato di coscienza alterato, facilmente controllabile, con ipertonia emotiva e sensoria “ (effetto entactogeno) utile strumento in psicoterapia.
Fino ai primi anni ’80, l’uso era rimasto abbastanza limitato a singoli individui o piccole feste; questi consumatori riferivano che la droga aveva loro fatto provare euforia, li aveva inoltre fatti sentire più loquaci e vicini agli altri, senza conseguenze negative o alcun effetto spiacevole nei giorni successivi. Comincia così a diffondersi l’idea dell’ MDMA come droga “leggera”, portatrice di euforia, senza effetti collaterali, ossia non pericolosa…..un’ amica: l’ecstasy. Per ora la «generazione chimica» legata alle dannate pillole sfugge a ogni controllo. Chi si impasticca e va alla ricerca dello sballo immediato è difficile che poi finisca ai Sert (i servizi pubblici dove si distribuisce metadone) o ai centri attrezzati per accogliere gli sbandati della strada. E non c'è ragione che cerchi asilo in comunità a meno che non abbia dipendenze di altro tipo. L'ecstasy fa parte di un rito, in un certo senso di una moda. Si comincia con una birra, poi si passa alle pasticche di ecstasy e, in certi casi si conclude con lo spinello. Un circuito che dura 24 ore».
L’azione farmacologia dell'MDMA presenta un doppio meccanismo d'azione, che si esercita, ovviamente, a livello cerebrale. Brevemente, l'MDMA aumenta la quantità disponibile di serotonina e di dopamina, due neurotrasmettitori che hanno funzioni leggermente diverse. La serotonina è un modulatore dell'umore, dell'appetito e di altri fenomeni; la dopamina, invece, ha un effetto eccitante (sulla serotonina agiscono buona parte degli antidepressivi più recenti). L’MDMA è rapidamente assorbito per via orale dal tratto intestinale e raggiunge i picchi plasmatici circa 2 h dopo l’assunzione; si distribuisce rapidamente ai tessuti dove in gran parte resta legato. La metabolizzazione avviene principalmente a carico del fegato. L’eliminazione è relativamente lenta: l’emivita dell’MDMA è di 8 h in media, ma varia a seconda delle condizioni dei singoli individui. Alcuni prodotti della degradazione dell’MDMA, come l’MDA, suo principale metabolita, conservano ancora attività, per questo motivo gli effetti dell’MDMA permangono più a lungo della presenza nello stesso nel sangue. In questo sta l’effetto subdolo dell’ecstasy!!! I ragazzi sentendo calare gli effetti positivi legati al rilascio di serotonina e dopamina, dovuti ad un esaurimento fisiologico dei terminali nervosi, riassumono una nuova quantità di derivato amfetaminico senza contare che invece a livello periferico l’effetto è ancora in corso. In questo modo possono verificarsi effetti massivi periferici da overdose che possono portare a gravi conseguenze. Le informazioni diffuse sia dalla stampa che dalle riviste mediche sui danni dell'uso di ecstasy si concentrano esclusivamente sui problemi della tossicita' acuta (tachicardia, ipertensione, nefrotossicità ma anche emorragia cerebrale, infarto cerebrale ecc.), mentre poca attenzione stranamente è stata rivolta agli effetti a lungo termine (stati confusionali, attacchi di panico, perdita di memoria, depressione, paranoia, flashback, ecc.). Questa mancanza di attenzione è particolarmente sorprendente poichè sono disponibili da numerosi anni prove che l'ecstasy induce neurodegenerazione nei cervelli degli animali da laboratoro. La forma di tossicità a lungo termine deve essere la più temibile. La tomografia ad emissione di positroni (PET) ha infatti evidenziato nei consumatori di ecstasy un marcato danneggiamento dei terminali serotoninergici. Stando al ruolo preponderante che la serotonina gioca nel controllo dell'umore, ci si deve aspettare che l'uso regolare di ecstasy conduca a disturbi psichiatrici. Esistono casi clinici che supportano queste aspettative, ma l'interpretazione di tali dati è difficoltosa. Ciò che è di grande interesse è la possibilità che la neurotossicità negli umani possa essere lenta ed insidiosa e che problemi quali la depressione maggiore possano comparire anche dopo alcuni anni.      
Grazie Gesi, e giustamente il Presidente ha proposto per il futuro un ciclo di conferenze presso le scuole per far capire ai ragazzi che l’affermazione “Ecstasy…un’amica”, è una grave e grossa bugia. Grazie della tua disponibilità e chiarezza.

Scritto in collaborazione Gesi Luppichini.
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CONVIVIALE DEL 18 FEBBRAIO 2004

Marconcini al Tavolo della Presidenza Il Presidente premia Marconcini

Il Presidente presenta Marconcini

Conferenza dell'amico MARIO MARCONCINI  sul tema

NUMISMATICA E FILATELIA

Dopo una deliziosa cena con pietanze che ci hanno ricordato il periodo carnevalesco essendo il mercoledì grasso, con il tradizionale maiale, cenci e frittelle, l’amico Mario Marconcini fratello di Maria in Scamuzzi ci ha intrattenuto con l’argomento “Numismatica e Filatelia”.
L’oratore ci fa notare che quando l’uomo scoprì il metodo di estrazione del metallo, scoprì un enorme potenziale economico. Con questo si facevano attrezzi ed armi ed era dato in cambio di altri beni necessari. Le tribù ricche di metallo erano le più potenti, e per adoperarlo come merce di cambio; cominciarono a suddividerle in piccole quantità su cui imprimevano dei simboli di riconoscimento. Col passar dei tempi la possibilità di avere tale materiale divenne esclusivamente dei governi e solo piccole comunità o privati potevano avere questi metalli preziosi. Però erano diversi i valori che variavano a seconda del peso del materiale del titolo: inoltre diversa era la numerologia con le cifre romane (lo Zero lo introduce Fibonacci nel 1202) e le possibilità di calcolo. Circa nel 245 aC nasce la Zecca che stabilisce dei valori ufficiali. Sessanta parti di Bronzo “AE” una parte di Argento “AG”  o dodici parti di AG ed una di Oro “AU”. L’officina era condotta da tre triunviri che coniavano monete garantire nel peso e nella composizione e vi venivano impresse immagini varie, da divinità o uomini politici in auge o simboli di feste o di fatti storici. Lo stabilimento era sito sul monte Quirino nei pressi del tempio di Giunone Moneta (da qui il termine Triunviri Monetari e di moneta) vi lavoravano schiavi ben nutriti ma prigionieri che non potevano uscire (erano legati a palle di piombo) per paura di furti. Il culto della personalità era forte e i governanti volevano la loro effige sulle monete, così nacque una scuola di incisori per fare monete sempre più belle ed appetibili. Non essendoci i mezzi di oggi, veniva realizzata con un solo punzone, inoltre c’era il problema del peso. Sull’incudine della prima metà, veniva posto il metallo riscaldato, mentre uno schiavo teneva lo scalpello con l’altra metà, un terzo batteva il colpo di maglio (batter moneta). A causa delle inflazioni e delle crisi economiche i governi pensarono di fare monete più leggere così dette a “circolazione forzosa” e serviva per la popolazione, ma per i beni dello stato valeva la moneta originale, per cui abbiamo una doppia circolazione (la parità dei valori rimarrà fino al 1897 quando viene abolita l’obbligatorietà della riserva aurea per garanzia). In questo stato di cose, l’Impero d’Oriente ricco di oro portava la parità ad uno a venti, per impoverire l’occidente che era ricco d’Argento, ma quando vinse l’Occidente la parità fu portata uno a dieci per rivalsa. La maggio parte della moneta era nelle casse dello stato finché con la caduta dell’impero venne il caos monetario ed ogni Signoria aveva facoltà di gestire il proprio erario e pullulano monete di varie specie per aspetto, materiale, peso ecc. Le Zecche oltre che lavorare per lo stato coniavano anche per altri su commissione. L’uso della moneta valeva anche per pagare i soldati, per poterle scambiare con merci (vi sono testimonianze di tessere per soldati per accedere ai templi del piacere dov’erano indicati i giorni e le ore di accesso): da qui l’uso di saccheggiare i vinti dei metalli per poter coniare monete a proprio uso e consumo con la propria effige. Dopo l’invasione dei barbari l’Italia è divisa in Signorie e Comunità, l’economia cambia volto e le ricchezze si accumulano nelle mani dei potenti o prepotenti e circolano sempre meno monete tra la popolazione: le guerre e le epidemia decimano le popolazioni e le monete di quei tempi sono rare a trovarsi. Molte famiglie in difficoltà chiedono prestiti a famiglie parsimoniose e oculate le quali con il loro metallo coniano monete da prestare con l’effige del Signore o della Signoria, mettendo sulla moneta lo stemma dalla casata detta “armetta”. Ne è esempio la Signoria di Firenze e il Gran Ducato di Toscana in cui tutte le monete recano le armette degli zeccatori e dopo il 1500 sull’esergo c’è la scritta “PISIS” da Pisa o di Pisa: quindi anche se la zecca era di Firenze i soldi erano di famiglie pisane.
Marconcini passa ad altro argomento e per la FILATELIA ci insegna che il servizio postale che tratta la corrispondenza omnibus, e non solo quella dei potenti che privatamente mandavano messi da loro pagati, compare verso il 1465. In quel periodo la popolazione era veramente ridotta per guerre e pestilenze e anche se quello era il secolo delle innovazioni, la gente era analfabeta. La voglia di imparare a leggere e scrivere viene dall’invenzione della stampa con caratteri mobili, da parte di Gutenberg che così iniziò a pubblicare libri che divennero alla portata di molti. Per pubblicizzare la cosa stampava dei depliant (come diciamo oggi) dove c’erano notizie aneddoti barzellette ecc, la gente si incuriosì e sentì la necessità di saper leggere. Nel frattempo un certo Francesco Tasso, uno dei ventiquattro fratelli, figlio di Girolamo il Boia di Bergamo (secondo alcune notizie originario di Orentano, una comunità di Bientina), fu mandato dal padre a studiare in Germania. In quel periodo questa era divisa in duecento signorie anche se sottofeudi del Kaiser. Erano tutti imparentati fra di loro e le missive inviate dal Kaiser, dovevano essere inviate una per una ai destinatari. Il Tasso ripensando all’uso che facevano i barrocciai della zona di Bientina ed Orentano che veniva allagate periodicamente dal padule, di preparare dei camminamenti di terra solida nei momenti di secca, da adoperare per attraversare la zona allagata con i barrocci per portare le mercanzie da Orentano fino a Pontedera  e Vicopisano sul solido terreno e da qui smistate in ad altre zone, propose al Kaiser una innovazione per gli scambi di notizie tra i vari potentati. Inviare un messo al confine del possesso per scambiare merci e corrispondenza con un altro messo che faceva proseguire la merce fino alla città e da qui proseguiva per i nuovi confini fino a destinazione: la consegna era più rapida, il costo ridotto con pochi rischi. Al Kaiser piacque la proposta e verso il 1465 iniziò un vero e proprio servizio di posta ed il popolo imparò ad servirsi di tale metodo per lo scambio di merci e lettere, imitato successivamente dagli stati confinanti: il Francesco ebbe modo di inserire i ventitré fratelli e formò una vera e propria compagnia di posta. Per meglio sfruttare l’idea furono aggiunte carrozze e carri in modo da dare il servizio sia alle persone sia alle cose. Tale servizio si sparse come una ragnatela dalla lontana Spagna alla Svezia e la compagnia guadagnò una tale fame da esserli assegnata una Baronia, quella di Thurn und Taxis. Il nome dice tutto! Certo la storia vera è stata ricostruita da frammenti sparsi, perché quella scritta dai Tasso tende a dare una origine più nobile. Questo sistema migliorò. Ebbe fallimenti e riprese nel tempo, finché si arriva ai primi dell’800 in cui la nazione emergente era l’Inghilterra con la sua vasta organizzazione territoriale per le numerose colonie nel mondo. Consideriamo che nelle colonie erano insediati i cittadini espulsi dalla madre patria perché o galeotti o gente poco raccomandabile, qui si erano arricchiti ed avevano continui contatti con la patria. I messaggi venivano mandati tramite i marinai (per lo più analfabeti), che arrivati alle varie destinazioni recavano a mano il messaggio e ne ricevevano la giusta ricompensa. Il mittente imbroglione però sulla parte esterna della busta scriveva la notizia che interessava, il marinaio analfabeta non si accorgeva del trucco, ed il destinatario, letto ciò che gli interessava rifiutava la missiva e non dava la giusta ricompensa. A questo punto i marinai si insospettirono, capirono e si rifiutarono di fare le consegne. Fu un certo Roland Hill, impiegato postale, che propose il pagamento anticipato con l’applicazione di un segno, un bollo che affrancava la missiva, cioè un “Francobollo”. Per renderlo visibile, da prima fu fatto scuro, neri per un penny, blu per due penny, e il doppio porto, su imitazione della carta da lettere degli stati Sardi che nel 1818 aveva messo in uso una carta pieghevole con impresso un “cavallino sardo” con l’importo di ct. 15. Il Commissario di bordo fu parificato all’ufficiale di posta e nasce il sistema postale attuale. Nel 1847 nasce a Berna uno scambio di servizio e inizia l’Unione Postale Universale dove avvengono divisi virtualmente i compensi tra i vari stati. Il penny blu reca l’immagine della Regina Vittoria a garanzia dell’ufficialità del servizio, come tutt’oggi anziché la scritta “United Kingdom” c’è l’immagine della Regina Elisabetta II^. Come nelle monete l’uso di adoperare immagine sulla facciata ha creato una scuola di incisori e vi sono concorsi per la scelta dei bozzetti: vi hanno partecipato i più famosi artisti, e si sono riprodotte le opere più belle dei grandi del passato. Si può ben dire che la filatelia è una vera e propria raccolta di opere d’arte, anche se povera perché prodotta in un grande numero di copie anche se rigorosamente controllate nel numero. Le monete e i francobolli, per i collezionisti, hanno il grande vantaggio di essere garantiti dallo Stato per serietà, originalità, soggetto artistico, tiratura e soggetti ai controlli del “Rigoroso Rendiconto” a differenza di altri oggetti d’arte.

Grazie Mario Marconcini per questa bella esposizione che ci ha fatto capire quanto sia importante la filatelia e la numismatica nella storia dell’evoluzione della civiltà umana.

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CAMINETTO 25 FEBBRAIO 2004

 Nel Caminetto del 25 Febbraio 2004 l’amico Cesare Rossi ci ha intrattenuto sulla “Storia della Calzatura”, argomento che si è dimostrato molto interessante.
Inizia con l’illustrare la Calzatura.
Con questo vocabolo s'indica ogni specie di indumento che rivesta il piede ed anche parte della gamba sia per utilità sia per ornamento. L'uso della calzatura presso gli antichi popoli orientali, soprattutto per le condizioni climatiche, può dirsi meno diffuso che altrove, ed era ristretto alle classi più elevate, specialmente nel campo femminile. Sono stati ritrovati documenti che dimostrano l’uso di sandali e pantofole di varie forme usate presso gli antichi Egiziani, fatti con foglie di palma o di papiro e assai raramente di cuoio. Sembra che talvolta gli egizi dipingessero sulle suole la figura del loro nemico, un modo figurativo per poterlo calpestare. Le scarpe erano tenute saldamente al piede con stringhe o lacci di cuoio: questo accadeva anche presso i Babilonesi e gli Assiri i quali erano usi adoperarle. Anche i Persiani portavano calzature di cuoio, spesso rimontanti sino al ginocchio lasciando alle donne le brevi scarpette di stoffa o di cuoio leggero con vari ornamenti. Arriviamo agli Ebrei e Fenici dove troviamo sandali assai simili a quelli Egiziani. Andando nello specifico si può dire che la più antica forma di calzatura è quella composta da una semplice suola di legno o di cuoio che viene legata sul dorso del piede o direttamente alla gamba con lacci incrociati e successivamente annodati (tale sistema è tuttora in uso tra le signore di oggi). Presso gli Etruschi sia gli uomini che le donne si servivano di calzature formate da suole aderenti e fermate ai piedi, oppure usavano coprire la gamba con alti stivali. Le calzature Etrusche erano molto stimate dai Romani che ne copiarono le forme, ma questi usavano prevalentemente sandali o scarpe a forma di stivale. Gli appartenenti alle classi meno facoltose usavano legarsi ai piedi zoccoli di legno. Nelle solennità che si svolgevano in ambienti chiusi i Romani calzavano i sandali, ma non li portavano in pubblico e in strada, perché sarebbe stato segno di femminilità. I campagnoli avviluppavano il piede in calzature di lana o pelle di capra. Una seconda forma di calzatura è la scarpa: alla suola si aggiungevano dei quarti di cuoio in modo da coprire il tallone e ai lati per contenere meglio il piede e l'allacciatura si spostava sul dorso del piede stesso. Queste servivano in special modo ai militari e ai cacciatori, ed erano spesso fornite di chiodi sotto le suola per limitarne l’usura. Col passar del tempo, in contrasto alle calzature assai comode e variopinte del periodo Bizantino, fanno riscontro quelle piuttosto rozze che troviamo in Europa. Queste sono molto utili per proteggere il piede e le gambe contro le asperità e le intemperie. Ciò accadeva specialmente nel settentrione, nei primi secoli del Medioevo, dato che erano fatte con grosse suole in cuoio, tomaie in pelle e molto chiuse. Nei mesi invernali venivano legate alle suole delle assicelle appuntite ed incurvate per rendere più agevole camminare sulla neve (le antenate degli sci). Nel IX secolo, come ci risulta da illustrazioni dell’epoca, le calzature assumono una forma dalla punta lunghissima, tanto che Filippo IV fissò dei limiti, distinguendo tre misure; per la nobiltà, per la borghesia e per il popolo. Tali disposizioni furono adottata anche da Enrico III d'Inghilterra. Infine Carlo VIII le soppresse definitivamente e la moda adottò una foggia opposta e cioè punte quadrate che in Francia assumono la denominazione di "scarpe a becco d' anatra". Nel XVI secolo, dopo una breve riapparizione delle forme a punta, si diffondono scarpe di stoffa, comode, leggere che rivestono il piede senza costringerlo ed ornate con brevi intagli, fiocchi e nastri. A Venezia le dame della nobiltà e di alto ceto portavano elegantissime pantofoline ornate con rosette di perle o di pietre preziose. Sotto Enrico IV in Francia appaiono per la prima volta le scarpe con il tacco alto, calzate dalle elegantissime, ed il tacco era grosso, di legno e le tomaie in seta o in broccato. Durante il regno di Luigi XVI, gli uomini adornano le scarpe con ricchissime e larghe fibbie. In Francia nel XVII secolo, c’è il trionfo dello stivalone dapprima stretto e alto fino al ginocchio, poi più ampio e comodo allargato e piegato nella parte superiore.
Diversamente nell’Oriente mussulmano, non europeizzato, si usavano sandali in pelle bovina mentre fra le donne veniva largamente diffusa una specie la calzatura a forma di pantofola e babbucce di pelle gialla con punta acuminata e rialzata e per tacco un piccolo ferro di cavallo. Arriviamo all' ottocento dove, per le donne, vengono in voga scarpe in marocchino rosso e verde e si delinea l'uso di stivali o di stivaletti, sia per uomo sia donna, allacciati con bottoni o con cordoni, ad uso di passeggiate, mentre per i ricevimenti serali gli uomini calzavano scarpe di vernice e le signore scarpe di seta. Dopo la grande guerra la moda si va sempre più americanizzandosi adottando forme larghe, spesso in pelle gialla o rossiccia e la moda femminile adotta risolutamente la scarpina bassa per tutti gli usi col tacco all’inglese per la mattina, la scarpa col tacco Luigi XV per il pomeriggio ed entrambe in pelle chiarissima. Questa in sintesi la storia della calzatura. Ora occupiamoci dei tempi moderni con una panoramica dei metodi di fabbricazione. Fino ad alcuni decenni fa, le calzature si fabbricavano esclusivamente a mano, frutto di un artigianato ricco di antiche tradizioni. Oggi, anche in Italia, la lavorazione a mano ha assunto un’importanza secondaria di fronte alla grande industria che applica la moderna lavorazione a macchina. Questa industrializzazione calzaturiera risale alla fine del 19° secolo quando a Venezia si importano macchine provenienti dagli Stati Uniti, che ne detenevano il monopolio. Dobbiamo sottolineare che l'Italia in pochi decenni, da una posizione marginale, è giunta ai vertici mondiali superando da sola la produzione calzaturiera complessiva di tutti gli altri paesi della CEE, e divenendo il maggiore produttore al mondo di calzature pregiate. Le ragione di tanto successo sono da attribuirsi a diversi fattori tra cui i più importanti sono la moda, che pone il "Made in Italy" all'avanguardia, e la tecnologia produttiva molto avanzata associata alla tradizionale accuratezza della lavorazione e l' adozione di materie prime pregiate. Grazie Cesare di questo panorama storico su di un accessorio estremamente utile ed a volte frivolo, com’è la scarpa.

Pantofola Papa Pio VI del 1776 Sandali Egiziani Altro sandalo Egiziano Scarpe Veneziane del '700

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