ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Conviviale 22      Caminetto 28
CAMINETTO 14 GENNNAIO 2004

Nel Caminetto del 14 Gennaio 2004 abbiamo avuto un’altissima percentuale di presenze. Era gradito ospite l’Ing. Gianfranco Civili del Rotary Club Milano Sud, presentato dall’amico Alberto Diara. Dopo le comunicazioni del Presidente, lo stesso ha tenuto una relazione sul tema “Energia elettrica ed analisi del Blak – out del 28 Settembre 2003”. L’Ing Antonio Trivella ha esordito col chiarire che fin dai primordi l’uomo ha cercato di sfruttare l’energia che la natura mette a disposizione: l’energia solare usata per la cultura intensiva di cereali dagli antichi egizi, l’energia eolica sfruttata con la vela per spostare imbarcazioni e per altri usi come i mulini a vento, la corrente dell’acqua per spostare mezzi sui corsi d’acqua fino allo sfruttamento con la ruota ad acqua (vedi mulini ad acqua), la potenza del fuoco e gli effetti del fulmine studiati da Seneca. Gli antichi greci scoprirono l’elettricità (da elektron = ambra) accorgendosi che strofinando l’ambra ed altri oggetti, attirava piccoli corpi leggeri. Queste energie esistevano ed esistono: col passar del tempo è cambiato il modo di studiarle per poterle adoperare nella pratica. Ricordiamoci i contributi di Volta, Galvani, Faraday ecc che hanno il merito di fare uscire l’elettricità dall’ambito laboratoristico per applicarla nella pratica. Gli studi di Pacinotti e Ferraris danno un enorme contributo in questa direzione. Edison inventa la lampadina e nel 1882 alla Scala di Milano, azionate da una dinamo, si accendono 92 lampade. Sempre a Milano nel 1883 nasce la prima “officina elettrica” d’Europa per merito della Edison. La macchina a vapore sta funzionando bene, ed accoppiandola ai generatori permettono la nascita delle prime centrali elettriche: da qui la necessità di trasportare l’energia prodotta, e si costruiscono le linee elettriche. Si pensa di adoperare la forza dell’acqua e nasce la prima centrale idroelettrica a Paterno d’Adda. Continua la ricerca di altre fonti energetiche e nel 1904 il Principe Ginori utilizza, per la prima volta, l’energia geotermica per accendere una lampadina. Oggi l’energia elettrica è indispensabile: ne consumiamo moltissima (67,9 Mtep all’anno) e serve in tutti i settori della vita quotidiana, dall’illuminazione fino alla sofisticate apparecchiature medicali. L’uomo non può più fare a meno di girare un interruttore per avere ciò che gli necessita. L’uso dell’energia (compresa quella del Gas) è caratterizzata da tre momenti: la produzione (viene adoperata mentre si produce), il trasporto (è vincolato da reti di distribuzione), e la gestione di tutto il complesso operativo. Fino al 97 il solito soggetto produceva, trasportava e vendeva. Oggi resta fissa la rete di distribuzione ma è liberalizzata la produzione e la vendita ai clienti (sia quelli idonei sia quelli vincolati = abbonati). La nostra struttura produttiva per ragioni socio politiche è restata in dietro (vedi il referendum sul nucleare), e viene privilegiata la combustione a potrolio o gas più pratiche nell’uso, anche se più costose ed inquinanti, essendo le fonti alternative poco redditizie o mal tollerate dalla popolazione. Di conseguenza produciamo molto meno di quanto produciamo e siamo a rischio di distacchi programmati dalla utenza a seconda delle richieste. Quindi dobbiamo ricorrere all’importazione con costi superiori dato che il produttore estero vuol guadagnare. Si importa MW 2650 dalla Francia, 3050 dalla Svizzera, 220 dall’Austria, 380 dalla Slovenia per un tot di 6300MW. Consideriamo che la rete elettrica di trasporto ha 50 anni e da allora è regolamentata con norme di comportamento per gli scambi di energia, coordinamento, della protezione ecc. in modo da formare una unione di mutuo soccorso fra le nazioni europee.Quindi si capisce che in ogni istante c’è il problema del rapporto produzione e richiesta di energia: l’Ente preposto all’erogazione è in condizione di programmare per le 24 ore del giorno successivo in base a dati statistici, però devono essere previste variazioni per eventi straordinari (partite in notturna, eventi climatici ecc), e deve valutare la disponibilità degli impianti di produzione e delle linee di trasporto. Questo è un insieme ben equilibrato, se una di queste unità cede, il peso del deficit si scarica sulle rimanenti con pericolo di rottura dell’equilibrio. La potenza di ognuna di queste componenti deve stabilirlo il gestore.
Cosa accadde il 28 Settembre 2003.
L’Italia era collegata alla rete Europea ed importava 6651 MW. Il totale del carico era di 27702 MW, esclusa la Sardegna, e 3638 del carico delle pompe. I flussi di potenza in transito ai confini erano: dalla Svizzera 3610, dalla Francia 2212, dalla Slovenia 638, dall’Austria 191 (si intende MW).
Alle ore 3 a Lavorgo-Mettlen (CH): la distanza tra le cime di un albero e la linea sono tali da provocare un cortocircuito verso terra. (La linea era nelle condizioni di massima capacità di trasporto: 2400 A.)
Alle ore 3,15 Chiede all’Italia di ridurre l’importazione di 200MW (avviso non immediato ma dopo 15 minuti).
Alle ore 3,25 S.T.L.S. – Soazza: questa linea interna della Svizzera dopo il primo evento si sovraccarica del 10% della capacità nominale (2700 A potevano essere sopportate solo per 30 minuti). Causa l’aumento dell’energia i fili arrivano a toccare la cima di un albero scaricando l’energia verso terra.Pochi secondi dopo a Airolo-Mettlen (CH) la linea va in sovraccarico (dopo lo scatto della seconda linea interna della Svizzera): la protezione la disconnette dopo 4”
Ore 3.25.33 La rete italiana perde il sincronismo e scatta la di sconnessione delle rimanenti linee in particolare la Francia-Italia
La rete Italiana va in isola, per cui caduta della tensione, la frequenza scende a 47,5 Hz ed il sistema collassa.
Consideriamo ora i tempi di ripristino: dal diagramma fornito dal responsabile del movimento di energia si può dedurne che il parco termoelettrico ha impiegato circa 13 ore per immettere in rete la stessa potenza che aveva al momento del distacco. In normali condizioni le unità termoelettriche dovrebbero riprendere il servizio entro 40 minuti dal distacco oppure, in un riavviamento da caldo, al massimo 5 ore. Il piano del gestore non ha funzionato, è stato molto lento: unità pronte ad essere messe in servizio sul 130KV sono state tenute ferme; la mancanza di tensione a 380KV ha impedito la riaccenzione di molte unità termoelettriche; la mancanza di carichi zavorra ha reso impossibile chiudere interruttori di linea per la riaccenzione.Qualche cosa non ha funzionato nella dinamica coordinativa, ed è comprensibile dato che trattasi di gestori diversi i quali, per logiche strategie di mercato, perseguono i propri interessi. Per tutelare l’utenza occorrono regole che impediscano tali fatti che recano enormi danni sia materiali che umani se si considerano i disagi vissuti dagli utenti, basta considerare ciò che è accaduto negli ospedali ecc.Il nostro Presidente è stato chiaro, e l’esposizione dei fatti è documentata da diagrammi e tabelle. Possiamo essere sicuri che quanto ci ha detto corrisponde alla verità, data la sua competenza che deriva dalla sua ex attività professionale quale dirigente dell’ENEL. Grazie Presidente!

CONVIVIALE 22 GENNAIO 2004

Consegna della medaglia ricordo Il Presidente con la Prof.ssa Garzella Un'altro momento della premiazione

Alla conviviale del 22 Gennaio 2004 erano presenti molti Soci per lo più con le relative consorti. Ospite del Nostro Presidente era il Prof. Francesco Francesca, con la gentile consorte, socio del Rotary Club Pisa Galilei. (Nella foto a sinistra)

Il prof. Marco Tangheroni, assente per ragioni di salute, ha designato a parlarci di “Pisa e l’Arno” la professoressa Gabriella Garzella, associato del dipartimento di Storia dell’Università di Pisa dove insegna Storia degli Insediamenti Tardoantichi e Medioevali ed è titolare del corso di Epigrafia Medievale per la Scuola di Specializzazione in Archeologia. Molte sono le sue pubblicazioni su Pisa ed i suoi insediamenti tardoantichi, sulla storia della società urbana e sul contado in genere, sulle istituzioni ecclesiastiche nella diocesi suffraganea di Populonia-Massa Marittima. Attualmente ricopre la carica di Segretaria della Società Storica Pisana, Deputato dell’Opera della Primaziale Pisana ed è presidente del Soroptimist International Club di Pisa per il biennio 2003-2005. (Torna indietro)
La professoressa Garzella ci ha presentato un ampio panorama di una Pisa che, dai tempi Etruschi, è giunta fino a noi conservando quel fascino storico sentimentale che i Pisani amano esternare quando parlano della loro Città. Oggi Pisa è una città sul fiume, ma nell’antichità Pisa era la città tra due fiumi: l’urbanistica era sviluppata sulla riva destra del fiume Arno, a tramontana, e ad ovest era delimitata dal fiume Auser (l’attuale Serchio) che si univa all’Arno prima dello sbocco in mare. Strabone del primo secolo a.C. ce ne fa una bella descrizione: «Pisa è situata fra mezzo a due fiumi, l'Arno e l'Auser, proprio alla loro confluenza; di questi l'uno precipita da Arezzo con grande quantità di acqua [non intero ma diviso in tre rami ??] e l'altro dai monti Appennini. E quando si uniscono a formare una sola corrente, si sollevano l'un l'altro per l'urto reciproco a tale altezza che due persone, stando sulle rive opposte, non possono vedersi vicendevolmente» [da Redi, “Pisa com'era” p. 4 nt. 6]. Si ipotizza che all’epoca il tratto di fiume più grande fosse l’Auser, ad ovest della città, e quindi il porto fosse collocato su quella riva, come lo dimostrerebbero i reperti delle antiche navi scoperti nei pressi della stazione di S. Rossore. Questo spiegherebbe anche il perché la Cattedrale fosse collocata in una posizione così decentrata rispetto all’allora centro cittadino. Considerando, infatti, che le navi che attraccavano al porto sul lato Ovest della città lungo l’Auser: il primo impatto che il visitatore aveva con la città era proprio la vista cattedrale che si trovava di fronte con la sua magnificenza. Occorre considerare, infatti, che la potenza di Pisa era basata sul commercio, e quindi l’impressione di una città ricca e potente era un buon biglietto da visita per i commercianti che affluivano in questa Città attraverso il porto. Siamo quindi in presenza di una città che nell’alto Medioevo non solo non è attraversata dal fiume, ma da questo è delimitata: il fiume determina il confine Sud tanto che la civitas alto-medioevale ha una cinta muraria proprio a sud. Se osserviamo la topografia della Città si notano le due vie principali di allora, Via Roma e Via S. Maria che sono restate tali e quali fino ad oggi, ed entrambe terminano direttamente sulla riva destra del fiume: non sembra che all’epoca vi fossero punti di comunicazione, per cui molto probabilmente al loro sbocco vi erano due ponti che univano le due rive.  A partire dal 1000  cominciano a sorgere i primi monasteri pisani, che prediligono la riva sinistra perché libera da abitazioni; per prima sorge la chiesa di S. Cristina attorno cui si forma la Villa di Chinzica, “villa” nel senso di villaggio aperto in cui affluiscono abitanti e si va così affermando un polo insediativo di primaria importanza. A S. Cristina seguono sempre sulle rive dell’Arno, il monastero di San Matteo sorto sulla riva destra ad ovest della città nel 1027, San Paolo a Ripa d’Arno col primo nucleo dell’attuale convento delle Benedettine e la chiesa di San Vito nel 1060. A partire dal 1000 sulla riva destra si sfruttano terreni anche per costruire la Darsena, che nasce vicino al monastero di S. Vito (oggi Intendenza di finanza) e la Dogana per il controllo dell’ingresso delle merci, cosicché vicino a S. Vito si forma il Borgo di San Vito abitato da marinai e gente che lavora nell’industria della marineria e strettamente legata al mare. Bisogna ricordare che all’epoca il protettore di Pisa era S. Vito, festeggiato il 6 Agosto e scelto come santo patrono perché in quella data i Pisani avevano sempre ottenuto importanti vittorie, compresa quella di Maiorca contro i Turchi. Il baricentro della città comincia a spostarsi verso l’Arno, e l’Arno diventa sempre più una via di accesso al mare ed il centro vitale della città: dobbiamo infatti considerare che l’Auser col passar del tempo ha cambiato il suo percorso, la zona ovest è diventata paludosa e malsana per cui i Pisani la evitano e l’ampiezza del fiume che sbocca in mare diminuisce anche per portata come ci descrive un poeta anonimo «Era già di S. Sisto il dì solenne [...] quando d'Alfeo per l'onde navigava la popolata flotta, che convenne alla bossa del fiume limaccioso. Ma, quantunque tentassero, la foce del fiume, come suole, esiguo d'acqua, non potendo varcare, alleggerirono di vettovaglie e d'armi le galere» [cfr. Liber maiolichinus, vv. 160 segg., esametri dattilici d'ispirazione virgiliana, trad. Pietro Loi, in “L'Arno”, pp. 79-80]. E il racconto continua con l'immagine dei naviganti che, indirizzata la rotta verso le acque aperte, lasciandosi la terra alle spalle volgono gli sguardi verso la placida città e alla divina sollecitudine affidano le mura, i campi, i penati, le mogli, la patria, i figli. Vincono la battaglia e tornano accolti da trionfatori. Quindi erano costretti a scaricare le navi per poter navigare, trasportare via terra le derrate e ricaricarle quando le navi erano in mare. I commerci aumentano e tante sono le famiglie importanti che si arricchiscono col commercio e tendono ad  accaparrarsi con tutti i mezzi gli spazi di terreno lungo il fiume per poter costruire: questa lotta intestina è fonte di discordie nel tessuto cittadino tanto che l’imperatore Enrico IV sente la necessità un editto, il Diploma di Enrico VI° del 1081,con cui sono sanate le aree di proprietà demaniale, impedendo di fatto ulteriori accorpamenti violenti e assegnando ai signori aree delimitate (un primo esempio di piano regolatore dopo un condono edilizio – la storia insegna). Esiste il vecchio ponte che unisce le due rive, in prossimità del monastero del Santo Sepolcro con la relativa chiesa, testimone di come Pisa fu tra le prime città marinare centro-settentrionali ad ospitare i Gerosolimitani (cfr. Bolla di Pasquale II, nel 1113), ma le potenti famiglie che hanno i loro palazzi più ad ovest, decidono di costruire un nuovo ponte (Il Ponte Nuovo) allo sbocco di Via Roma. Ne è riprova l’ubicazione della chiesa della Spina, costruita nel 1169 come era uso per essere la Cappella del Ponte, e che originariamente assume il nome di S. Maria del Ponte Nuovo. Era sicuramente aumentata l’importanza di Pisa per l’accesso al mare e per via terra tanto da far dire ai fiorentini che Pisa era “la Bocca di Toscana”. Chi aveva il controllo dei ponti in una città attraversata dal fiume aveva sicuramente il controllo della potenza commerciale della città, tanto che per il controllo dei ponti sull’Arno nel 1182 scoppiarono tafferugli e furono ordite congiure. Continuano intanto le costruzioni dei palazzi lungo l’Arno ed in questo periodo prende grande importanza la Terzana, insieme di complessi per la costruzione di navi, nella zona dell’attuale Arsenale che ne è l’esempio. Con la dominazione fiorentina Pisa è già una città nel senso moderno della parola, ed i fiorentini costruiscono palazzi e insediamenti che sono emblema della loro conquista come la Cittadella, che è la porta della dogana cui sono poi aggiunte altre torri diventando un baluardo di difesa per chi viene dal mare. L’Arno ed il Lungarno sono vissuti dai pisani come un aspetto socioeconomico e qui sorgono bellissime costruzioni, palazzi che dal lungarno sono la facciata di rispettabilità delle grandi famiglie pisane e che servono ad impressionare i visitatori in navigazione sull’Arno. Sono il Palazzo della Giornata della metà del XV secolo, quello della famiglia Gualandi e i due Palazzi Lanfranchi che sorgevano affacciati sulle due rive: quello sulla riva destra fu il primo ad essere costruito e in seguito, nel periodo in cui un Lanfranchi fu priore di Pisa, la famiglia acquistò il palazzo di fronte che in seguito diverrà palazzo Toscanelli. In una lettera anonima del ‘600 si dice “Il fiume Arno navigabile qual passa per mezzo della città con un Teatro bellissimo di Palazzi”. [cfr. Nuti, “I lungarni”] L’Arno col passar del tempo resta sempre molto importante per i Pisani che hanno col fiume un rapporto di intercomunicabilità: l’Arno vive Pisa e Pisa vive l’Arno. Il fiume è sempre più importante per trasporto merci anche nei tempi a noi più vicini, con i navicelli “tirati ad arzaio” di cui è testimonianza l’importante costruzione della conca a gradino con doppia cateratta, realizzata nel 1788-1789 sotto il Granduca Pietro Leopoldo, su progetto dell’ing. Stefano Massai per mettere in comunicazione l’Arno con il Canale dei Navicelli, quest’ultimo terminato nel 1574, restaurato da Ferdinando I nel 1595 e rettificato (Canale dei Navicelli Nuovo) nel 1740-1749. Pisa era a stretto contatto con l’Arno, ma a causa degli enormi danni causati dalle piene, questa stretta comunione tra Pisani e fiume si interrompe con la costruzione, dopo l’Unità d’Italia, dei muri di contenimento e protezione delle rive e dell’abitato dall’aggressione del fiume, e i lungarni diventano “una muraglia compatta e continua, priva di aggetti” [Nuti, p.24]. Oggi l’Arno attraversa Pisa in maniera distaccata, ricordato per le regate e le manifestazioni ma non più sentito parte integrante della vita cittadina come nei tempi passati. Tutti quanti ci auguriamo che siano messe in atto iniziative per far tornare quella romantica ed affascinante sinergia che ha caratterizzato il rapporto tra la città ed il suo fiume, perché i Pisani tornino a vivere l’Arno, invece di limitarsi ad ammirarne le suggestive anse e il dolce scorrere delle sue acque.
Grazie Professoressa, per averci insegnato cose che credevamo di conoscere e averci spiegato cose che, magari inconsciamente, non ci erano chiare.
Sergio Luppichini 

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CAMINETTO 28 GENNAIO

Tavolo della Presidenza Trivella Diara Pachetti Pachetti e Trivella

Nel Caminetto del 28/1/04 si è svolta un’Assemblea di Club nel corso della quale i presidenti di commissione ed i responsabili di funzione hanno relazionato sull’avanzamento dei progetti già presentati a suo tempo, e dell’attività del Club.Era presente l’assistente del Governatore Gianfranco Pachetti del Rotary Lucca. Per brevità elencherò i progetti stessi e quanto è stato fatto.
1° Sole buono: Seguito da Gianfaldoni ed in fase di attuazione con la collaborazione della Società Acqua ed il Laboratorio Ambiente. Questo progetto prevede un ciclo di lezioni da svolgere presso le scuole pubbliche di Calci, S. Giuliano, Vecchiano da svilupparsi congiuntamente con le lezioni già programmate dalla Società Acqua. Per divulgare questa iniziativa verrà approntato un depliant a carattere illustrativo ed educativo da distribuire tra gli studenti delle scuole elementari e medie.
2° Progetto mura di Pisa: seguito da Scalera. Questo progetto, che sta per concludersi, consiste nell’esposizione di tre cartelli con la descrizione della storia delle mura che vanno dalla piazza del Duomo  fino a Porta Nuova. Questo progetto è realizzato in collaborazione con la facoltà di storia Medioevale dell’Università di Pisa, la Sovrintendenza Pisana, ed il Rotary Club Pisa Pacinotti. Questa è la realizzazione della I^ parte dato che il progetto è più ampio con la possibilità di espandersi in futuro. Per pubblicizzare e spiegare tale progetto si terrà una pubblica manifestazione presso l’auditorium  dell’Opera del Duomo.
3° Progetto sulla formazione: affidato ai soci Anselmi Levrini Poli Trivella. Questo progetto ha come obbiettivo un dibattito pubblico per dare indicazioni sugli orientamenti professionali ai giovani. Questo progetto è scaturito a seguito delle richieste delle aziende della nostra provincia: infatti in questo momento di crisi di lavoro, manca proprio la mano d’opera anche specializzata nelle nostre aziende. Dobbiamo portare ed affrontare questo problema con il coinvolgimento delle stesse azienda, gli istituti didattici con indirizzo di formazione tecnica, organismi di categoria e strutture pubbliche come provincia e Regione. Attualmente siamo in fase di progettazione con la prospettiva di una rapida realizzazione.
4° Abbiamo scelto un giovane laureato, il dott. Bernardo Cortese, per il CSF e andrà nel New Jersey
5° Dobbiamo selezionare un/una giovane per il RYLA che si svolgerà a S. Marino: il tutto sotto la guida del coordinatore Mariani.
6° Entro la fine di Giugno vi sono in cantiere due importanti iniziative.

A)    una sulla sicurezza della strada ed educazione stradale da tenere in occasione della giornata nazionale il 7 Aprile 2004(sicurezza sulla strada).

B)    La presenza del Prof. Marocchi del centro Bio-meteorologico del CNR di Firenze.

7° Vi sono iniziative per il progetto Brams.
Speriamo nell’invio di materiale informatico che è già stato richiesto tramite lettera, e siamo in attesa di risposta, al dipartimento di Economia dell’Università di Pisa (Prof. Marchi) ed al dipartimento di Sistemi Elettrici ed Automazione della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa (anche in questo caso siamo in attesa della risposta alla lettera già inviata).
I coordinatori di tale proposta sono: Anselmi per il Dipartimento di Economia e Trivella per il Dipartimento Sistemi Elettrici.
Successivamente è intervenuto l’amico Diara che ci ha informato sul progetto Brams sui suoi scopi, su ciò che è stato realizzato e quello che si può fare. Riporto il suo intervento e l’allegato stampato del questionario da inviare, personalizzato, ad ogni socio del Distretto.


L’amico Diara, quale istruttore del Club, ci ha intrattenuti sul progetto“CONOSCERE PER SERVIRE” che consiste nell’aiutare chi ha bisogno utilizzando beni disponibili.

Lo scopo del progetto è di distribuire a chi è nel bisogno beni che altrimenti non verrebbero utilizzati: noi li definiamo BENI UTILI.
Indicativamente, possono essere così classificati:
. Apparecchiature sanitarie (per ambulatori, per ospedali, per medici)
. Medicinali
. Apparecchiature per l'informatica (computer, fax, telefonia..)
. Materiale didattico (giocattoli quaderni, penne, libri, zaini ecc, )
. Materiale per arredo uffici; camerate, mense...
. Vestiario
. Viveri (alimenti non deperibili come carne in scatola, latte in polvere ecc)
Quindi individuati i beni utili, è nostro compito CONÒSCERE: bisogna essere a conoscenza di alcune situazioni.

Siamo consapevoli che il Mondo Occidentale consuma al di sopra delle proprie necessità.

Una caratteristica delle popolazioni così dette civilmente avanzate tecnologicamente è lo sviluppo economico che determina una evoluzione della ricerca e della tecnologia talmente rapida per cui si tende a sostituire molte apparecchiature, non perché non sono più utilizzabili ma perché si tende a sostituirle ad un ritmo sempre più veloce con modelli sempre più efficienti, più precisi, tecnologicamente più avanzati. Poiché le apparecchiature smesse non possono essere sempre alienate dagli Enti proprietari, molto spesso vengono immagazzinate col dire che sono inservibili.
La società in cui viviamo si preoccupa della salute dei propri cittadini; pertanto, tutto ciò che miglioriamo porta in se maggior sicurezza nell’utilizzo e cambiano norme legislative sull’uso. Ciò determina la dismissione di quei beni che vengono sostituiti con beni analoghi con dispositivi che rendono più remota la possibilità che possano arrecare danno a chi li utilizza. Anche in questo caso il bene non viene più utilizzato non perché inefficiente ma perché è una norma a stabilirlo. Ci sono, inoltre, dei beni che sono giacenti nei magazzini semplicemente perché sono prodotti in numero superiore alle richieste e la loro alienazione da parte dei proprietari risulta essere difficoltosa. In conclusione esistono dei beni utili che rimangono inutilizzati in un determinato paese, ma che possono essere utilizzati da un'a1tra società che abbia esigenze diverse dalla prima.

  2. Anche nel Mondo Occidentale esistono delle sacche di povertà.

Nel mondo dei bisognosi in genere vengono inserite le popolazioni del Terzo Mondo, ma dobbiamo considerare facente parte di esso anche quel prossimo a noi vicino delle cui necessità veniamo a conoscenza direttamente, durante la nostra vita quotidiana.

3.Nel Mondo Occidentale esistono paesi che hanno subito danni dovuti alla guerra appena trascorsa (vedi quelli della ex Jugoslavia).

  4. Le condizioni dei Paesi del Terzo Mondo

Dall’osservazione delle condizioni dei paesi del terzo mondo emerge una povertà estrema generalizzata ed un disperato bisogno di beni che in alcuni casi riguardano addirittura la sopravvivenza. Le notizie generali sulle condizioni di vita dei paesi del terzo mondo le abbiamo dai mezzi di comunicazione ufficiali, ma i fabbisogni delle singole comunità li conosciamo essenzialmente attraverso strutture, con gradi di organizzazione diversa, che hanno i loro operatori a stretto contatto con quelle realtà. Da loro sappiamo che vi sono poche strutture che operano sia nel campo sanitario che didattico e sociale in locali obsoleti ed in condizioni di emergenza da far si che apparecchiature per noi sorpassate possono essere un bene inestimabile. Queste sono gestite da laici missionari ma soprattutto Religiosi: da loro, che hanno sedi in Italia, possiamo sapere che cosa sia utile alle popolazioni nel cui contesto gravitano, e dove essenzialmente occorre l’aiuto e possono essere un trait- d’union con queste popolazioni. Così sappiamo che occorrono medicinali apparecchiature per ambulatori ed ospedali e tutto ciò che serve per curare la sordità nella scuola di bambini sordomuti 'Kibarani School" e Malindi in Kenia; letto ginecologico, letti di degenza,. culle, autoclavi, stufe a secco, ferri e strumenti medici, frigoriferi per vaccini e medicinali. pannelli solari per far svolgere un servizio sociale e sanitario alle suore Stimmmatine a Bakwa Bowa nella repubblica Democratica del Congo: arredi ed attrezzature in molte scuole in Cambogia: attrezzature sanitarie e computer in molti Centri Caritas nel nostro paesi e in quelli sparsi nel terzo mondo. Da parte nostra, con l’aiuto di nostri soci come Diara, Luppichini Palla abbiamo potuto aderire attivamente a questo progetto.

SERVIRE

  Cos’è il Ratary e quale è il suo  scopo.

Il RI. È una associazione alla quale aderiscono Clubs che costituiscono i nodi di una rete che avviluppa interamente la nostra Terra e quindi permette di fare nascere amicizia e stabilire relazioni fra persone, i soci dei Clubs, che conoscono quale è la realtà sociale in località lontanissime fra loro; non solo: i Rotariani sono persone che esprimono il meglio delle varie professioni presenti nella nostra società ed essendo lo scopo del Rotary quello di diffondere il concerto di servire, sono pronti a donare parte di se per aiutare chi ha bisogno ed hanno la consapevolezza di anteporre l'interesse di questi al proprio.
In conclusione il R.I. è l'organizzazione che ha tutte le caratteristiche per attuare il progetto proposto: per la sua “internazionalità" la disponibilità al servizio e le qualità professionali di chi vi appartiene permette di conoscere la dislocazione dei beni utili non utilizzati, di conoscere chi ha bisogno di essi, di giudicare se questi beni utili possono essere utilizzati, di organizzare la loro distribuzione a chi intende utilizzarli per il bene comune nella nostra città e in paesi del terzo mondo.

  METODOLOGIA

Se vogliamo agire bene abbiamo bisogno di una metologia per attuare il progetto “CONOSCERE PER SERVIRE”, e si snoda in tre direzioni
I. Conoscere chi possiede beni utili disponibili, quali sono questi beni, avere la consapevolezza che possono essere utilizzati.
2. Conoscere chi ha bisogno di beni utili, quali sono quelli richiesti e comunque far conoscere i beni utili che sono disponibili e che possono essere richiesti.
3. Confrontare le informazioni del conoscere dette sopra per raggiungere lo scopo del progetto: permettere che chi ha un bene utile disponibile conosca chi ha bisogno di esso e glielo possa donare.

Come vengono coinvolti i soci rotariani nella realizzazione del progetto.

  I Rotariani che aderiscono al progetto formano una commissione che opererà tramite l’informatica: in questo modo i soci, dalle loro sedi, possono scambiarsi le informazioni tramite posta elettronica, stabilendo quali sono le donazioni da fare e permettendo al contempo che tutti i dati scambiati rimangano raccolti in una banca dati distrettuale dalla quale possano essere recepite informazioni da qualsiasi socio di qualsiasi Club rotariano.
Una volta stabilito una possibile donazione il coordinatore della commissione chiederà al socio esperto resosi disponibile, di verificare se il bene utile può essere donato, in caso di esito positivo della verifica sarà la commissione a stabilire le modalità di spedizione del bene al destinatario; le spese di spedizione rimangono sempre a carico del Distretto. Sarà inoltre compito della Commissione informare il Rotary Club nel cui territorio si trova il destinatario del bene utile perché verifichi il buon esito dell'operazione.
I membri della Commissione si riuniranno periodicamente in sede distrettuale con scadenza da stabilire per verificare l'attività svolta, approvare la relazione da presentare al Governatore e proporre nuovi programmi.

Questionario da inviare, personalizzato, ad ogni socio del Distretto

Questionario da inviare, personalizzato, ad ogni socio del Distretto
PROGETfO "CONOSCERE PER SERVIRE"
Parte I

1° Conosci chi possiede dei beni come
. Apparecchiature sanitarie (per ambulatori, per ospeda1i, per medici)
. Medicinali
. Apparecchiature per l'informatica (computer, fax, telefonia..)
. Materiale didattico {giocattoli quaderni, penne, libri, zaini ecc, )
. Materiale per arredo uffici, camerate, mense...
. Vestiario
. Viveri (alimenti non deperibili come carne in scatola, latte m polvere ecc)
che è disposto a donarli per fini umanitari?
_ Si
_ No
Se la risposta è si elencare:
o possibili donatori
o come si possono contattare e cosa possono donare
o possibilità di stoccaggio

  Parte II

2. Conosci chi può utilizzare per :fini umanitari beni come
. Apparecchiature sanitarie (per ambulatori, per ospedali, per medici)
. Medicinali
. Apparecchiature per l'informatica'(computer, fax, telefonia..)
. Materiale didattico (giocattoli quaderni, penne, libri, zaini ecc, )
. Materiale per arredo uffici, camerate, mense...
. Vestiario
. Viveri (alimenti non deperibili come carne in scatola, latte in polvere ecc)?
_ Si
_ No
Se la risposta è elencare
o possibili destinatari e come si possono contattare
o i beni di cui necessitano (anche diversi da quelli elencati)
o le possibili vie di invio

  Parte III
Sei disposto a verificare che eventuali beni resi disponibili per fini umanitari di cui alla Parte I siano efficienti e utilizzabili
Se la risposta è comunica la tua disponibilità al Distretto precisando i beni di cui ti voi interessare.

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