| Caminetto del 12 Maggio
Conviviale 20 Maggio
Caminetto 26 Maggio |
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CONVIVIALE DEL 5
MAGGIO 2004 |
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5 Maggio 2004 Hotel Jolly
Cavalieri
Relazione Prof. Maracchi
Giampiero: I mutamenti climatici
Ø
Ordinario di climatologia Università
di Firenze,
Ø
Direttore Istituto di Biometeorologia
CNR,
Ø
Presidente della Commissione di
Climatologia della Organizzazione
Meteorologica Mondiale delle N.U. Ginevra),
Ø
Delegato Italiano
Programmi Climatologici
del U.E.,
Ø
Accademico
della Accademia delle scienze (dei XV).
Ha illustrato le cause dei mutamenti
climatici degli ultimi trenta anni. La macchina del clima è
influenzata dalle aree con una
radiazione netta, cioè differenza fra quella che il sole irradia
sulla terra e quella che la terra irradia nello spazio, positiva.
Cioè zone nelle quali il sole cede più
energia di quella che la terra poi restituisce allo spazio. Negli
ultimi 30 anni queste zone si sono estese di 10 gradi a nord e a sud
passando da 20 a 30 Gradi di latitudine
fino ad interessare la Sicilia. Dal 1950 al 1990 la temperatura
media degli oceani ha raggiunto i 28,5°C, interessando aree
molto più vaste rispetto agli anni 1910 -
1950. L’incremento della CO2 in atmosfera è certamente una delle
cause principali, se non la determinante.
Le conseguenze, alterazione delle stagioni, eventi piovosi più rari
ma di maggiore intensità, modifiche del
microclima e quindi della vocazione agricola di vasti territori, le
temperature estreme di 34 °C sono state raggiunte in molte città fra
le quali Firenze, per 5-7 giorni consecutivi con forte aumento dei
consumi energetici nei periodi estivi per effetto del
condizionamento.
Sono
aumentate le frane, periodi di siccità sono
seguiti da piogge intense con aumento dei giorni di piena e delle
esondazioni ed allagamenti. Riferisce
che le assicurazioni hanno commissionato uno studio per valutare
l’aumento del rischio e quindi adeguare i premi.
Effetti sul clima
Ø
Ondate di calore estive
Ø
Aumento della frequenza
dei cicloni extra tropicali,
Ø
Aumento della persistenza dei tipi di
tempo ,Tramontana a Bologna ad esempio,
libeccio a Grosseto;
Ø
Aumento delle piogge
intense primaverili ed autunnali;
Ø
Aumento
della % delle piogge intense, rispetto a
quelle di minore intensità;
Questo provoca impatti sul territorio
Ø
La primavera è
anticipata,
Ø
La temperatura del mare
tirreno nel periodo 1979-2000 è salita di 2°C da 22 a 24°C
Ø
Aumento del numero
di eventi estremi da 3 nel periodo 1980-1990 a 9 nel periodo
1990-2000,
Ø
Aumento dei giorni con
piene ed esondazione,
Ø
Aumento delle frane,
Ø
Modifica della data di
fioritura dell’Ippocastano,
Ø
Anticipo dell’arrivo delle rondini,
Ø
Anticipo della data di
maturazione del girasole e del grano;
Ø
Innalzamento dell’indice
di Huglin che indica le condizioni di
microclima per la coltivazione delle uve, indice che sposta le
caratteristiche dei nostri territori verso vini da dessert piuttosto
che da vino da tavola
Impatto sulla salute
Ø
Disagio da caldo
Ø
Aumento delle
cardiopatie,
Aumento delle
perdite assicurative.
In conclusione uno scenario, che
dovrebbe far riflettere tutta l’umanità, e spingerci ad usare le
risorse, soprattutto quelle energetiche a forte
emissioni di gas serra, con molta parsimonia.
Antonio Trivella
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CAMINETTO DEL 12 MAGGIO 2004 |
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Luppichini
ci ha intrattenuto su di un argomento che ha interessato un po’
tutti i partecipanti del Caminetto del 12 Maggio 2004. Ha esordito
con il confessare la sua passione di scrivere poesie, ed in
particolar modo in Vernacolo, dato che, con
questo idioma, riesce ad esprimere meglio quei bozzetti,
quelle persone, quelle usanze caratteristiche dei tempi della sua
gioventù. Il suo intervento è stato improntato alle sue personali
esperienze, al di fuori dei vari schemi letterari
più o meno in auge.
Dice testualmente “…..sono affascinato
dalle scene di vita quotidiana e dalle azioni degli uomini: bozzetti
caratteristici che si notavano spesso ai tempi della mia gioventù,
nei paesini di periferia, pennellate di colore della vita di
campagna allietata da un fraseggio colorito e vivo com’è il
vernacolo. Mi sono divertito a cercare di esprimerli in un
linguaggio genuino e vivo come viene
usato dagli stessi personaggi, il Vernacolo…..”. Confessa di avere
trattato questi episodi in chiave ironica, ma poi è passato a
“…episodi tristi, che denunciano la cattiveria e l’incomprensione,
quella cattiveria che è innata nell’uomo
e che non può essere stemperata neppure con dei pensieri espressi in
vernacolo…”. A questo punto affronta il tema Vernacolo: …“parlata
dialettale di un luogo o di una regione tipica delle classi popolari
con particolare riferimento a quelle Toscane e dell’Italia
centrale”….. Ci dice che la parola
Vernacolo forse nasceva da “Vernacolare”
che designava la parlata volgare in quanto contrapposta al latino.
Certamente il vernacolo è l’espressione genuina della personalità
della gente del popolo, della gente
umile, dei contadini, dei paesani in genere che hanno nel loro DNA
quella verve che deriva dallo spirito dissacratore ed
anticonformista che distingue il Toscano in genere (Vedi Maledetti
Toscani di Malaparte). Parla poi del suo
vernacolo che si differenza da quello
della città dove ci si accontenta di elidere delle consonanti e di
esaltare la C aspirata. Porta ad esempio due poesie, una del Fucini
ed una dell’amico rotariano dott. Giancarlo Scotti per far risaltare
che se si escludono alcuni tratti fonetici possono essere delle
belle poesie in lingua.
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SAN
RANIERI MIRAOLOSO
Levato
quer
vizziaccio di rubbare,
San Ranieri è un gran santo di ‘vé
boni.
Quando dianzi l’ho visto ‘n sull’artare,
Lo ‘redi? M’è venuto
e’ luccìoni.
Delle
grazie ne fa,
lassàmo andare,
Gualda
‘n pò ‘vanti ‘ori ciondoloni
Ci ha ‘n della nicchia! E sai, nun
dubitare,
Se gleli
dànno
c’è le su’ ragioni.
Più
della piena d’anno? Che spavento!
Che
spicinìo, Madonna! T’arrammenti?
Pareva d’andà sotto unni
momento.
Ma San
Ranieri ‘un fece ‘omprimenti;
Agguantò
per er petto ‘r
Sagramento,
E
li disse: O la smetti o sputi i denti.
R. FUCINI
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‘NDELLA
‘HIESA DE’ ‘AVALIERI
Un
giorno a mezz’Agosto son entrato
‘ndella
‘hiesa che
gliè de’ ‘Avaliri
e
dar barbaglio der sole m’è
sembrato
d’entrà
‘nder fresco di
vé monasteri
‘ndove
tutto è silenzio e, ‘n fede mia,
par
di vive’ le ‘ose
per magia.
Er
sole di traverso a’
finestroni
illuminava i drappi e le bandiere
e
faceva brillà
què
lanternoni
ch’erano
stati in poppa alle Galere....
e
la ghigna der moro ‘ncatenato,
pareva
si movesse e io, ‘ncantato,
sentivo
la sù voce ‘he
diceva:
“Vinto fui, sì, ma da gente ‘he
valeva!”
G. SCOTTI
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Afferma che lui “ …..
parla di un dialetto, o vernacolo, della piana di Pisa, della
campagna con regole e sfumature che sembrano incredibili ai puristi
ma che hanno un valore umanistico in quanto vengono adoperate parole
che non trovi nel vocabolario, ma che se le analizzi vi trovi un
etimo di derivazione latina, del latino maccheronico, del volgare
dei poeti toscani; non le trovi neppure nel “Vocabolario pisano” di
Giuseppe Malagoli del 1939….”. A
proposito di questo ci fa notare che la “…..terminologia colorita
può sembrare offensiva della moralità, ma che trova il suo valore
nella spontaneità popolare del gergo del popolo. E’ il gergo dei “cipollai”,
ortolani del piano di Pisa e dei mezzadri che “si
stiantavano l’ossa
pè lavorà ‘n
der campo”…... Ci rende edotti che
esiste un confine dei dialetti, alla sinistre dell’Arno, dove domina
il vernacolo Pisano-Livornese a differenza della parlata della riva
destra, forse per il minor contatto della popolazione contadina con
quella cittadina. Sulla riva sinistra c’era facilità
di accesso alla città tramite la via
Tosco Romagnola e poi per il Tramino dello “Strasciapoveri”
che univa la città di Pontedera a Pisa, sul cui mercato si
riversavano i contadini e gli ortolani della piana pisana.
Ci fa
notare che vi sono delle diversità nella Piana, il vernacolo è più
duro, le parole più primitive ma per questo più incisive e sferzanti
e recita un brano dal Pinocchio di Vestri,
anche lui rotariano.
LE RIFLESSIONI DI PINOCCHIO
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E ‘ntanto drént’ar capo ruminava
S’ugni ‘osa sentita e speciarmente
Sulla Turchina. Er còre ni tremava
Perché anco lui e’ s’era, òme qquarmente,
ncaponito di ‘vella bimba ellì
anco s’era sorella a ‘n delinguente.
|
“E
ora ‘ome faccio per sortì
da ‘sto rafano ‘n duve son finito?
La Turchina mi garba, ‘un c’è cche ddì,
ma
‘un posso mìa dà retta a ‘n manfruito
e doventà un farabutto anch’io
per potenni ‘omprà varche vestito
(magari anche firmato) e poi un fottìo
d’orecchini e d’anelli luccìanti,
insennonnò lui fa ‘no spicinìo? |
A questo punto fa un excursus sui diversi termini per indicare la
solita cosa a seconda di chi la possiede
o la fa, vedi il “bagno” che arriva ad essere definito “il logo” od
altro e la gravidanza che da “stato interessante” arriva al termine
“pregna” caratteristico delle bestie, a secondo di quale donna si
tratti. Inoltre afferma che vi sono termini che non
vengono usati nel vernacolo classico, ma
che sono l’essenza di questo idioma
vernacolistico, tipo sciaghettato,
rimpiattà,
sgropponà e forme verbali contadinesche tipo arcaico con
l’uso sistemico di ède nel passato
remoto indicativo come ‘ndiède,
ritorniède,
inghiottiède ecc.....
A questo punto, parla delle esperienze personali e ci legge alcuni
sonetti divertenti, a cui fa seguito poesie
che ricordanti personaggi e fatti della sua gioventù.
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IL TORO E
IL PAPPAGALLO
Un toro,
se n'iva qua e là a casaccio,
Vando ti sborniò 'n certo pappagallo
Appollaiato sur sù trespolaccio
Che gl’era tutto rosso e poi
anco giallo.
Provò a passanni lì davanti a
quello;
Sentì dì "MAH! " con tono assai conciso
:-Vai e dice a
me! :- ni
frulla ‘n der cervello:
Si ferma, te lo sbornia e poi
deciso
:-lo
so' robusto bello e
preputente
E poi se vengo 'lì e ti
dò un cazzotto
Certo ti fò
venì la permanente:
Che
cìai da dì!
specie di passerotto! :-
Lui s'arruffa tutto,
pè quel rimbrotto;
:-MAH! sai, c'e 'na
'osa che a me 'un mi torna, Con tutta
vella robba 'e
cìai lì sotto
Com'e che porti stè popò di ‘orna?:-
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LA SPEATA
D’UN BARBONE
A
arrotolà le cicche cor giornale
Ti leggo ‘na notizia colla
fòto:
“Un giovine gl’è morto all’uspitale
P’avè picchiato ‘r capo
colla moto”.
E
mi venne da pensà a
què parenti!
Drento mi
s’attorciglia le budella.
“Ma ni
par fatia a stacci più attenti
Per’un
buttà all’ortie
le su cervella?”
Ner
mentre fò
stà nera riflessione,
Ti sbua un tizio
cor’un
gran motore
Che
d’un furmine diede
l’impressione.
Ti lecco
‘r giornale c’ho tra le mani,
E le l’ammicco verso
ver
coglione
:- Becero! Tè ti fumerò
domani!:-
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LA REGATA
DI' ARCINAIA
Da
quand'è 'r mondo, Carcinaia
voga!
Ni
sembrin d'
essè ganzi a dà di remi,
Paian
dè professori colla toga
Mentre l' antri
han da
passà da scemi.
Ma tutti
vèlli 'n su le ripe d'
Arnoo
Ti voglin
provà a danni 'na
cenciata
E vand' è la fiera,
'na
vorta l' anno
Si
dàn da fa p è fatti 'na
regata.
Ma prima
d'esse pronti 'n sur traguardo
Ci vonno 1 'urli
e anco dù
sagrati:
Poi via! ,
cò remi 'n mano e 'r far gagliardo Dalla
fatia ti
sembrin sfigurati.
: - Vai !
Voga Menneo che la gatta affoga:
'R
vogatore s'acchina e dà 'no
strappo
Si gira e poi dice a tutta foga
: -Sìe ! Ma
che vòi
vogà! M'han
bell ' e chiappo! : -.
:-'Voga
'Ndindo:-
erin l'urli più sentiti:
I gelati sparivin come 'r pane,
E
le nozze e torroni cò ' anditi.
Ner
mentre 'n aria sentivi
le' ampane
Un'urlo
:-carcinaiolo arrenditi !:
E dalla voga :- no!
vò
morì cane:-.
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POPINO
Vand'a
Giugno dar càrdo eri balordo
E
gl
' eri mèzzo da
tanto' e sudavi,
Doppo cena la
lucciola ìappavi
Che
poi 'n der bicchiere ti
càava 'n sordo:
Lì 'n
della pista stavi a
fà 'n casino
E da lontano, là
dalla Fornace
Senti 'no scampanio un pò vivace
E
tutti a
urlà :-correte!
eh c'e
Popino:-.
Er
carretto 'olle
rote, fatto a barca,
Colle bue tappate lì da dù 'operchi
Cor
manio tondo e 'ntorno
tutti i cerchi
E
la 'ampana
pe
fà
venì la 'arca.
Ti
ciaveva 'e 'oni,
e anco velli piatti,
'N
delle bùe ci tuffava la paletta,
E
ti serviva allegro e
senza fretta
Poi ti dava i gelati
bell'e fatti.
Ti
scordavi 'r pallone, 'r
carrettino,
Anco li sdruccioloni 'in sulla
pista:
D'intorno 'r gelataio c'era gran festa!
C'avevi
'n della mana
ver ventino
Che
trovavi 'n der
bicchier'ar mattino;
Che
ci speravi prima d'in dà a letto
!
'Un
sento più ver
sòno der
carretto;
Ma sento solo dì ;-Addio
Popino:-.
A 'n
dà a comprà
'r gelato dà tristezza,
'Un
provi più vuer vecchio bon
sapore, Nemmanco senti più ver
bell'odore:
Ni
manca 'r gusto della giovinezza.
|
'R
SABA TO SANTO
Beppe! T'arriòrdi
di vand'a mezzogiorno
Si
scioglevin le 'ampane
ar campanile?
'Un
sentivi artro 'e doppi
tutt'intorno
Assieme' a botti
e a corpi di fucile.
Perche
ci fuss'intorno più buriana,
D' accordo tutti vanti
noi'
ompagni,
Pè
fa casino più della'
ampana,
Si
fevin tante botte
cò 'arcagni.
Lo
zorfo lo mestavi alla potassa
E messo lì con su 'na
pietra pari
Ni
davi, manco fusse 'na
grancassa,
Cor
piede 'n corpo. Peggio delli
spari!
Allora le
mammine,
bòne velle !
Chiappavin
'i bimbetti
sott'i bracci
E
a buò punzone, credi a me
son belle !
Li
strasciàn pè terra
òme fussen
stracci
pè
fanni
traversà tutte le strade:
Dice 'e poi ni porti bene,
poerini!
Le malattie e ni
verran più rade
E
zeppe avran le tasche di
vàini.
Tutti
vanti di siùro fanno festa,
'R
contadino, 'r barbiere e 'r falegname:
E
le massaie cianno 'n della testa
Che
cosa possin
còce 'n der tegame.
R papero
di mi mà,
gl ' era scontato
Sentì sòna e
ni venne l'
aria mesta.
Arzò la testa e
fè 'na
sculettata:
Vai! Stasera, è a me che fan la
festa.
|
ARTEMIO
Poèraccio,
gl'era ceo
e anco 'n
pò ghiozzo
Però
voleva bene proprio a tutti:
Faceva i lavori anch' i più brutti,
Come di tirà l'acqua su dar
pozzo:
Cor
secchio la buttava 'n della pila
Per potè
aiutà le donne a
fà 'r
buàto;
E
poi aspettava lì tutto sudato
Già pronto a riòmincià quella
trafila.
Quando
lavora, anco s'un c'e
nimo,
Parla d'un'intervento come premio
Pè
fanni rivede
ar pòro
Artemio,
E gl'e siùro
che lui lo fan per primo.
A vorte
mi metteva sù ginocchi;
Pè
vedemmi, tastava colla mano
E
'n testa mi baciava piano piano:
Eh mi veniva i luccioni
all'occhi!
Allora sottovoce mi diceva
:
-'N
giorno potrò vedello 'r
tù musino
Anco se così, mi sei più vicino:-.
E
mi stringeva forte e poi piangeva.
Le lacrime
sentivo sù
mì 'apelli,
Arzavo
l'occhi e lo guardavo ‘n viso:
Sulla bocca ver mesto suo
sorriso
E
i sù occhi lustri, mi
parevin belli.
Pover'Artemio!
a vorte
e ci ridevo
Come vando si tagliò 'n
der
porpaccio
Che
ni sgusciò di
mana ver
marraccio;
Corse mi pà:
.:-Stà fermo:-
ni dicevo.
Sentì ‘r sangue e urlava dalla
strizza;
Mi pà coll'arcolle
disinfettava;
Lui dar dolore intorno sartellava
E chiedeva :-oh Giotto!
ma mi ci frizza?:-
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Per
ultimo confessa di essere “..preso
dallo sconforto su quanto sia ingiusto il mondo e mi lascio andare
ad un sentimentalismo che non è proprio del vero
vernacolista Pisano _ Livornese…..”
E a questo punto ci recita la poesia “Il
Carrubiniere” che rievoca i fatti di
Nassyria.
|
ER NATALE
DEL CARRUBIGNIERE
Mentr'
ero ar
Carrefurre in ver di Pisa
'Ndiedi
a vedè le palle di Natale
Da mett'allarbero della
mì Lisa.
In
d'una, lustra
argento e un pò speciale,
Specchiato ci viddi, bello da
vedere,
R
viso ch'era d'un giovine sordato:
Ar
cappello gl'er'un
carrubigniere!
Sorrideva tranquillo e riservato.
Er
còre m' entrò 'n gola e
sbatacchiava:
Un nodo mi ci prese ar
gargherozzo,
La lagrima 'n dell
' occhio m' acceàva!
Per pòo, oh un mi
mett'a
piange 'or singhiozzo!?
|
Pensai à
giovani sereni e amorosi
C'andonno
a portà pace a chi 'un ce l'ha:
Tornonno 'n
delle bare, 've
òraggiosi,
Mort
' ammazzati da
chi la guerra fà.
Vien
voglia di mandalI' a
ver paese
L 'assassini d'un popolo rapace.
Ma
'un cià mia
òrpa 'r pover'irachese,
Ma
chi 'mbroglia Dio
pè sfà
la pace.
Allora
l' abbracciai cor nodo 'n gola.
"Vai a portà d
'Italia 'r nostr' amore
D'aiutà la gente
sciagattata e sola.
Proteggila e curala cor
tù ardore.
Vando
nasce Gesù
pòi stà tranquillo,
'Un
si veste l'abete cor colore.
A riòrdacci
vell'eroi
cor'un vessillo
Lì ci saran bandiere
triòlore". |
È stato complimentato dai presenti ed
ha invitato, a chi vuol saperne di più su quanto fa sia come
scrittore che come pittore e modellista,
di andare a visitare il suo sito web:
www.sergioluppichini.it.
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CONVIVIALE 20 MAGGIO 2004 |
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Nella Conviviale del 20
Maggio 2004 presso l’Hotel Jolly Cavalieri erano presenti
quali Ospiti del Club:
Prof. Giovanni Padroni del RC Pisa;
Dott. Pasquale Sposato RC Grosseto;
Dott. Domenico Saraceno RC Grosseto
I Presidenti di Club di Servizio della
nostra città:
Maria Assunta Grillai Braca Presidente
FIDAPA
Prof.ssa Gabriella Garzella Presidente
Soroptimist
Ospiti dei soci:
Paoletti: Ing. Zoccolo
Anselmi: Dott. Grasso Direttore
Amministrativo Università di Pisa
Ospiti del Rotaract:
Dott. Bernardo Cortese
Dott. Erio Padalino
Nuovo Socio del Rotary
Club Pisa Pacinotti: presentato da Martorano, tra le
caratteristiche del curriculum fa risaltare la Dirigenza della
Simens e la responsabilità del reparto ricerche, che si è allargato
all’Europa. La Simens da semplice industria produttiva oggi
si propone anche come centro di studi. Si tratta dell’ing.
Roberto Pasqui e signora Roberta. E’ stato accolto con un
caloroso applauso: Roberto e Roberta, Benvenuti nella nostra
famiglia.
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| Martorano presenta Pasqui |
Trivella con i coniugi Pasqui |
Roberto Pasqui |
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Dopo la present azione
di Elisa Dringoli,
presidente del Rotaract, prende la parola il dott.
Bernardo Cortese. Ci parla del
progetto del Rotaract per l’acquisto di
un defibrillatore. I nostri giovani, pieni di volontà e di voglia di
adoperarsi per lo spirito rotariano del servizio, hanno giustamente
chiesto aiuto ai Club ed in particolare al nostro, per poter
acquistare una di queste macchine che sono veramente più che utili,
indispensabili per salvare la vita all’uomo in determinate
circostanze. Ci rende edotti che la causa di mortalità per arresto
cardiaco è tra le più alte nel mondo, e tale arresto nella
stragrande maggioranza dei casi è dovuta
alla fibrillazione ventricolare, alterazione del ritmo cardiaco che
può avvenire per cause le più varie, ma essenzialmente in caso di
infarto del miocardio. Solo la presenza di un defibrillatore
adoperato entro un tempo ben preciso può salvare la vita ad un
paziente. Questi tempi sono dell’ordine di 8 – 12 minuti, e durante
l’arresto cardiaco abbiamo una anossia
cerebrale che può provocare danni a volte irreversibili: se
arriviamo a 20 minuti è tardi ed paziente è perduto. La necessità
quindi di un rapido soccorso da parte delle istituzioni di
volontariato
tipo
Misericordia, Pubblica Assistenza, Croce Rossa ecc, ma è
indispensabile che a bordo vi sia un defibrillatore che possa
sbloccare il ritmo caotico e disordinato del cuore che porta poi
all’arresto cardiaco. Da qui la necessità di
fornire i defibrillatori alle varie realtà sociali dove possa
crearsi l’infausto evento sopradetto. Vi sono vari tipi di
defibrillatori, ma quello che può essere usato anche da personale
non medico è il defibrillatore
semiautomatico. E’ bene sapere che il
60% degli arresti cardiaci avviene in ambiente extra ospedaliero e
solo il 40% in Ospedale. Quando un soggetto è sottoposto al pericolo
di una fibrillazione ventricolare, vi sono dei piccoli
defibrillatori della grandezza di un pace
– maker che viene impiantato in regione sotto la clavicola ed entra
in funzione al momento della necessità per arrestare la
fibrillazione e salvare la vita al paziente. Nei casi degli
accidenti extra ospedalieri, avendo a disposizione un defibrillatore
in 10 secondi si può risolvere un caso mortale. Basta 1°)
Posizionare gli elettrodi (uno all’emitorace
dx, l’altro all’emitorace
snx), 2°) Analizzare il caso
(l’apparecchio tramite una solo derivazione
ECGfica fa vedere la fibrillazione) 3°) Segnale di
ALLONTANARSI TUTTI e far partire la scarica risolutiva. Sono questi
defibrillatori semiautomatici che riescono a salvare, tramite
persone non professionali, più pazienti
che non i grossi defibrillatori fissi azionati da esperti
cardiologi. La legge Italiana permette l’uso di tali apparecchi
anche da parte dei non specialisti. Questa la motivazione
dell’impegno dei giovani del Rotaract, e
per poter arrotondare la cifra che serve hanno fatto una lotteria
durante la conviviale con doni offerti dal club Pisa Pacinotti.
Nelle foto: Trivella ed Elisa Dringoli - Dott. Bernardo
Cortese
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Presenti del Rotaract
>Barsanti Giovanni
>Bulgarella Ignazio
>Contino Francesco
>Cortese Arabella
>Cortese Bernardo
>Dringoli Elisa
>Frediani Francesco
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>Litardi Lucia
>Menchini Fabris Tommaso
>Morganti Simone
>Severini Sara
>Rossi Lorenzo
>Tumbiolo Max
>Vanara Gea
>Volponi Irene
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>Ghelardi Cecilia
>Zanotti Nicolò
>Fabbrini Tommaso
>Blot Emilie
>Romagno Domenica
>Perani Alberto
>Amendola Giovanni
>Sara Occhipinti
>Cristiana Pampana |
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Intervento del Presidente Antonio Trivella |
La Conviviale del
20 Maggio 2004 ha un forte significato in quanto manifestazione
di Interclub per realizzare un progetto
di Servizio su cui convergono Consorti, Rotaract, Rotary sì per
contributi finanziari ma anche arricchito dal comune impegno. Un
altro modo di fare Rotary è di impegnarsi in prima persona in
attività di servizio e si fa riferimento al convegno per i giovani
sulla formazione. Gea Vasara e Contino Francesco del Rotaract
stanno lavorando per la pubblicazione
degli atti.
Altro modo di fare Rotary è rappresentato dall’azione quotidiana sia
fuori che dentro la nostra associazione
in modo da essere punto di riferimento e modello comportamentale
morale e professionale per gli altri. Dobbiamo essere attivi negli
organismi istituzionali e rappresentativi della città, e impegnarci
per migliorare le condizioni della società che ci circonda. Dentro
il Rotary dobbiamo operare per il Distretto e per gli altri club per
trasmettere amicizia, cultura, esempio, dedizione e professionalità.
Fin qui il Presidente Trivella, dopo viene la presentazione del
relatore Prof Giovanni Padroni che parlerà su un problema
interessante: “IMMAGINARIO DAL VERO NEL PARCO DI S. ROSSORE”.
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| Intervento del Prof. Giovanni
Padroni |
Il Prof. Padroni
esordisce col saluto affermando che condivide i valori del Club,
valori che sono cultura dato che questi
valori sono volti al servizio che è espressione di cultura. Afferma
che i Club dovrebbero essere come una rete che ci avviluppa, ci
unisce e che da un senso reale alla nostra opera: non servono i
grossi impegni finanziari di una volta, ma servono le opere di tutti
i giorni che diano valore e cultura. Quindi
dare sempre più servizi col donare il nostro impegno e dedicare per
questo parte del nostro tempo prezioso.
Quindi passa al suo amore: la FOTOGRAFIA.
Il suo argomento “L’IMMAGINARIO DAL VERO” lo commenterà con la
proiezione di foto, molte delle quali fanno parte di un libro edito
e usato come strenna dall’Università di Pisa. Lo scenario è il parco
di S. Rossore che comprende Pisa, S.Giuliano, Vecchiano, Viareggio
con le spiagge ancora non del tutto deturpate
dall’uomo, lo scenario del lago di Massaciuccoli, e la grande pineta
di S. Rossore e dei Duchi Salviati. In questo scenario
prevalentemente agricolo vi si trova la storia della natura e in
parte dell’operosità dell’uomo. Il tutto fa parte di un sistema dove
l’elemento principale è l’acqua che fa da trait d’union
nei rapporti tra le piante, i fiori, gli animali, le luci, l’uomo.
Nell’ambito di questo spazio dobbiamo includere un grande
spettacolo, quello della piazza dei Miracoli con i suoi monumenti, e
questo completa una grande quadro che ci
fa affermare che il “segno”, la realtà vista da un occhio
pragmatico, può divenire un “sogno” se visto con l’occhio di chi ama
la natura e ne apprezza i momenti che ispirano sentimenti disparati
al cambio delle ombre e delle luci, degli stati meteorologici, dei
vari atteggiamenti degli animali allo stato brado, dello scorrere a
volte placido a volte burrascoso delle acque che possono invadere
vaste estensioni di territorio dove giocano riflessi tremolanti ed
evanescenti, agli scenari tra la fitta vegetazione alterata ed a
volte esasperata dalla luce soffusa della nebbia o dai netti
distacchi tra luci ed ombre nell’infuocato clima estivo: per non
parlare di quei particolari di natura ormai morta che sembra
trasformarsi in fantastiche illusioni che ci riportano alle favole
dell’infanzia, quelle gocce di rugiada che colta ad irrorare la
foglia ci dissetano con l’amore e la fantasia che ci ispira la
natura. E il percorrere delle acque lungo il
vecchio fiume, fonte di vita di piante ed animali dove vi si svolge
la vita di tutti i giorni nella continua ricerca del cibo e della
lotta per la sopravvivenza della specie. Tutto ha una storia,
una storia che però va saputa cogliere:
non è la storia di una serie di immagini, ma la storia di un
sentimento che accompagna l’attimo dello scatto dell’obiettivo
perché, se vogliamo che una foto provochi emozione, il fotografo
deve provare quella stessa emozione nel momento dello scatto: la
fotografia è una cosa oggettiva, ma se vogliamo che ci ispiri amore
dobbiamo noi per primi amare la cosa fotografata e solo allora
possiamo affermare che la fotografia è filtrata dalla soggettività.
In ognuno di noi c’è un elemento poetico, noi sappiamo tramite la
logica, sentiamo con l’intuizione, crediamo per quello che è il
trascendente: sarebbe bello riunire questi sentimenti in modo che
“ognuno riuscisse ad esprimere la somma del suo sentire, del
suo sapere, del suo credere attraverso
l’unità della sua vita e delle sue opere” (Haas).
L’amico Padroni ci ha proiettato una
serie di diapositive che ci hanno dimostrato quanto un fotografo che
ami ciò che riprendere, possa infondere l’amore e la fantasia in una
foto che altrimenti sarebbe una mera immagine su di un foglio di
carta. Sono queste impressioni che danno il vero senso del posto
vissuto, ed è per questo che Ema Bombek soleva
dire che per suscitare l’interesse sui posti visitati è
inutile proiettare diapositive agli amici, occorrono le
immaginazioni: non per niente Cristoforo Colombo riportò dal suo
viaggio oggetti e manufatti del posto, anomali sconosciuti e piante
mai viste. Anche noi per essere credibili
portiamo una parte delle usanze e dei costumi dei posti che
visitiamo e saremo creduti.
Grazie Padroni, tutti abbiamo capito il
tuo amore della natura e dei momenti irripetibili che questa offre e
cercheremo di imitarti nella ricerca di questi attimi che fanno
divenire immaginario quello che è vero.
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CAMINETTO 26 MAGGIO
2004 |
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L’energia nucleare dalla produzione all’uso
pacifico in medicina.
Francesco Lippi
Dipartimento di Endocrinologia e
Metabolismo, Sezione di Medicina Nucleare
Azienda Ospedaliera-Universitaria, Pisa
Produzione dell’energia nucleare
Una centrale nucleare utilizza l’
Uranio per produrre energia ma a differenza di una normale centrale
termoelettrica, che usa carbone, petrolio o gas, non sfrutta
reazioni chimiche, ma reazioni di fissione circa un milione di volte
più energetiche a parità di massa di combustibile.
Il risultato è che, mentre una centrale termica media produce 50-100
Mw bruciando migliaia di tonnellate di combustibile, una centrale
nucleare media produce circa 1000 Mw bruciando poche tonnellate
di uranio.
In con dizioni
di funzionamento normale l’ impatto
ambientale è minore delle centrali a carbone o a metano dato che
dalle torri della centrale fuoriesce vapore acqueo. Si ha tuttavia
la produzione di scorie nucleari (prodotti di fissione: cesio,
stronzio, iodio, rubidio....), che al
momento sono stoccate in bidoni adeguatamente schermati in siti
geologicamente stabili e monitorati.
Da circa 13 anni l’Italia ha chiuso al nucleare con un referendum
popolare. Dobbiamo tuttavia considerare che 13 centrali nucleari
straniere sono a meno di 200 Km dai nostri
confine. Con l’avanzamento delle tecnologie e delle
conoscenze teoriche nel campo del controllo e dello sfruttamento
dell’energia nucleare, la costruzione di reattori
nucleari non spaventa più coloro i
quali sono informati in merito. In particolare per la necessità di
dover ricorrere all’importazione di
energia, sia elettrica che di altro tipo, e di materiale radioattivo
a scopo medico per la diagnosi e la terapia di molte patologie.
Uso delle sostanze radioattive in medicina
nucleare
L’uso di sostanza radioattive a scopo medico è in uso sia
in Italia che all’estero da molti anni.
Molti sono i Centri di Medicina Nucleare in Italia che operano al
servizio del cittadino per la diagnosi e la terapia di varie
patologie. Il Dipartimento di
Endocrinologia e Metabolismo, Sezione di Medicina Nucleare
dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Pisa è il Centro di
Riferimento della Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro
di Eccellenza in Italia per la diagnostica e la terapia delle
malattie tiroidee. Nel caso specifico i materiali radioattivi
utilizzati sono rappresentati soprattutto dal Tecnezio e dagli
isotopi dello Iodio. Qui di seguito viene
riportato un esempio dei dati riferiti al numero dei pazienti per
anno:
•
Diagnostica delle forme di iper o
ipotiroidismo e delle tireopatie benigne (8000)
•
Diagnostica dei carcinomi differenziati
della tiroide (3500)
• Terapie
degli ipertiroidismi (3000)
• Terapia
dei carcinomi differenziati della tiroide
(1500)
Conclusioni
L’energia nucleare rappresenta una valida
alternativa a quella tradizionale se saputa utilizzare e con
dopo aver affrontato e risolto il problema delle scorie
radioattive. Con il passare del tempo una
rivalutazione della rinuncia al nucleare dovrebbe essere affrontata
dopo aver fornito le corrette conoscenze alla popolazione.
La costruzione di piccole centrali nucleari (regionali) potrebbe
risolvere il problema sia della sicurezza ambientale sia delle
scorie nucleari.
I risultati positivi ottenuti nel
trattamento di alcuni tipi di patologie, in particolare nel
carcinoma tiroideo e delle sue metastasi che hanno portato la
sopravvivenza di questi pazienti al 98% a 20 anni, implica l’uso di
sostanze radioattive. Attualmente siamo
dipendenti da Paesi esteri per il loro utilizzo ma confidiamo nelle
nuove tecnologie di costruzione e di mantenimento delle centrali
nucleari e nello smaltimento delle scorie per poter autonomamente
gestire la richiesta dei cittadini.
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Nella sequenza delle diapositive proiettate durante la spegazione
sull'argomento trattato, il relatore ci ha fatto vedere come si
presenta una centrale nucleare in attività, il planisfero con la mappa
delle contrali sparse nel mondo e un'immagine della centrale di Chernobyl
dopo l'esplosione
Francesco Lippi |
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Mappa delle centrali nucleari |
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Il fumo non inquina: è acqua |
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