ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto del 12 Maggio  Conviviale 20 Maggio  Caminetto 26 Maggio
 

CONVIVIALE DEL 5 MAGGIO 2004

 

5 Maggio 2004 Hotel Jolly Cavalieri
Relazione Prof. Maracchi Giampiero: I mutamenti climatici
Ø      Ordinario di climatologia Università di Firenze,
Ø      Direttore Istituto di Biometeorologia CNR,
Ø      Presidente della Commissione di Climatologia della Organizzazione Meteorologica Mondiale delle N.U. Ginevra),
Ø      Delegato Italiano Programmi Climatologici del U.E.,
Ø      Accademico della Accademia delle scienze (dei XV).

 Ha illustrato le cause dei mutamenti climatici degli ultimi trenta anni. La macchina del clima è influenzata dalle  aree con una  radiazione netta, cioè differenza fra quella che il sole irradia sulla terra e quella che la terra irradia nello spazio, positiva. Cioè zone nelle quali il sole cede più energia di quella che la terra poi restituisce allo spazio. Negli ultimi 30 anni queste zone si sono estese di 10 gradi a nord e a sud passando da 20 a 30 Gradi   di latitudine fino ad interessare la Sicilia. Dal 1950 al 1990 la temperatura media degli oceani ha raggiunto i 28,5°C, interessando aree molto più vaste rispetto agli anni 1910 - 1950. L’incremento della CO2 in atmosfera è certamente una delle cause principali, se non la determinante
 Le conseguenze, alterazione delle stagioni, eventi piovosi più rari ma di maggiore intensità, modifiche del microclima e quindi della vocazione agricola di vasti territori, le temperature estreme di 34 °C sono state raggiunte in molte città fra le quali Firenze, per 5-7 giorni consecutivi con forte aumento dei consumi energetici nei periodi estivi per effetto del condizionamento.
Sono aumentate le frane, periodi di siccità sono seguiti da piogge intense con aumento dei giorni di piena e delle esondazioni ed allagamenti. Riferisce che le assicurazioni hanno commissionato uno studio per valutare l’aumento del rischio e quindi adeguare i premi.

Effetti sul clima
Ø      Ondate di calore estive
Ø      Aumento della frequenza dei cicloni extra tropicali,
Ø      Aumento della persistenza dei tipi di tempo ,Tramontana a Bologna ad esempio, libeccio a Grosseto;
Ø      Aumento delle piogge intense primaverili ed autunnali;
Ø      Aumento della % delle piogge intense, rispetto a quelle di minore intensità;
Questo provoca impatti sul territorio
Ø      La primavera è anticipata,
Ø      La temperatura del mare tirreno nel periodo 1979-2000 è salita di 2°C da 22 a 24°C
Ø      Aumento del numero di eventi estremi da 3 nel periodo 1980-1990 a 9 nel periodo 1990-2000,
Ø      Aumento dei giorni con piene ed esondazione,
Ø      Aumento delle frane,
Ø      Modifica della data di fioritura dell’Ippocastano,
Ø      Anticipo dell’arrivo delle rondini,
Ø      Anticipo della data di maturazione del girasole e del grano;
Ø      Innalzamento dell’indice di Huglin che indica le condizioni di microclima per la coltivazione delle uve, indice che sposta le caratteristiche dei nostri territori verso vini da dessert piuttosto che da vino da tavola

Impatto sulla salute
Ø      Disagio da caldo
Ø      Aumento delle cardiopatie,

Aumento delle perdite assicurative.

In conclusione uno scenario, che dovrebbe far riflettere tutta l’umanità, e spingerci ad usare le risorse, soprattutto quelle energetiche a forte emissioni di gas serra, con molta parsimonia.

Antonio Trivella

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CAMINETTO DEL 12 MAGGIO 2004
 

Luppichini ci ha intrattenuto su di un argomento che ha interessato un po’ tutti i partecipanti del Caminetto del 12 Maggio 2004. Ha esordito con il confessare la sua passione di scrivere poesie, ed in particolar modo in Vernacolo, dato che, con questo idioma, riesce ad esprimere meglio quei bozzetti, quelle persone, quelle usanze caratteristiche dei tempi della sua gioventù. Il suo intervento è stato improntato alle sue personali esperienze, al di fuori dei vari schemi letterari più o meno in auge.
Dice testualmente “…..sono affascinato dalle scene di vita quotidiana e dalle azioni degli uomini: bozzetti caratteristici che si notavano spesso ai tempi della mia gioventù, nei paesini di periferia, pennellate di colore della vita di campagna allietata da un fraseggio colorito e vivo com’è il vernacolo. Mi sono divertito a cercare di esprimerli in un linguaggio genuino e vivo come viene usato dagli stessi personaggi, il Vernacolo…..”. Confessa di avere trattato questi episodi in chiave ironica, ma poi è passato a “…episodi tristi, che denunciano la cattiveria e l’incomprensione, quella cattiveria che è innata nell’uomo e che non può essere stemperata neppure con dei pensieri espressi in vernacolo…”. A questo punto affronta il tema Vernacolo: …“parlata dialettale di un luogo o di una regione tipica delle classi popolari con particolare riferimento a quelle Toscane e dell’Italia centrale”….. Ci dice che la parola Vernacolo forse nasceva da “Vernacolare” che designava la parlata volgare in quanto contrapposta al latino. Certamente il vernacolo è l’espressione genuina della personalità della gente del popolo, della gente umile, dei contadini, dei paesani in genere che hanno nel loro DNA quella verve che deriva dallo spirito dissacratore ed anticonformista che distingue il Toscano in genere (Vedi Maledetti Toscani di Malaparte). Parla poi del suo vernacolo che si differenza da quello della città dove ci si accontenta di elidere delle consonanti e di esaltare la C aspirata. Porta ad esempio due poesie, una del Fucini ed una dell’amico rotariano dott. Giancarlo Scotti per far risaltare che se si escludono alcuni tratti fonetici possono essere delle belle poesie in lingua.

SAN RANIERI MIRAOLOSO

 Levato quer vizziaccio di rubbare,
San Ranieri è un gran santo di ‘ boni.
Quando dianzi l’ho visto ‘n sull’artare,
Lo ‘redi?  M’è venuto e’ luccìoni.

 Delle grazie ne fa, lassàmo andare,
Gualda ‘n ‘vanti ‘ori ciondoloni
Ci ha ‘n della nicchia! E sai, nun dubitare,
Se gleli dànno  c’è le su’ ragioni.

 Più della piena d’anno? Che spavento!
Che spicinìo, Madonna! T’arrammenti?
Pareva d’andà sotto unni momento.

 Ma San Ranieri ‘un feceomprimenti;
Agguantò per er petto ‘r Sagramento,
E li disse: O la smetti o sputi i denti.
R. FUCINI

 

‘NDELLA ‘HIESA DE’ ‘AVALIERI

 Un giorno a mezz’Agosto son entrato
ndellahiesa che gliè de’Avaliri
e dar barbaglio der sole m’è sembrato
d’entrànder fresco di monasteri
ndove tutto è silenzio e, ‘n fede mia,
par di vive’ le ‘ose per magia.
Er sole di traverso a’ finestroni
illuminava i drappi e le bandiere
e faceva brillà què lanternoni
ch’erano stati in poppa alle Galere....
e la ghigna der moro ‘ncatenato,
pareva si movesse e io, ‘ncantato,
sentivo la voce ‘he diceva:
“Vinto fui, sì, ma da gente ‘he valeva!”
G. SCOTTI

 

Afferma che lui “ ….. parla di un dialetto, o vernacolo, della piana di Pisa, della campagna con regole e sfumature che sembrano incredibili ai puristi ma che hanno un valore umanistico in quanto vengono adoperate parole che non trovi nel vocabolario, ma che se le analizzi vi trovi un etimo di derivazione latina, del latino maccheronico, del volgare dei poeti toscani; non le trovi neppure nel “Vocabolario pisano” di Giuseppe Malagoli del 1939….”. A proposito di questo ci fa notare che la “…..terminologia colorita  può sembrare offensiva della moralità, ma che trova il suo valore nella spontaneità popolare del gergo del popolo. E’ il gergo dei “cipollai”, ortolani del piano di Pisa e dei mezzadri che “si stiantavano l’ossa lavorà ‘n der campo”…... Ci rende edotti che esiste un confine dei dialetti, alla sinistre dell’Arno, dove domina il vernacolo Pisano-Livornese a differenza della parlata della riva destra, forse per il minor contatto della popolazione contadina con quella cittadina. Sulla riva sinistra c’era facilità di accesso alla città tramite la via Tosco Romagnola e poi per il Tramino dello “Strasciapoveri” che univa la città di Pontedera a Pisa, sul cui mercato si riversavano i contadini e gli ortolani della piana pisana. 
Ci fa notare che vi sono delle diversità nella Piana, il vernacolo è più duro, le parole più primitive ma per questo più incisive e sferzanti e recita un brano dal Pinocchio di Vestri, anche lui rotariano.
LE RIFLESSIONI DI PINOCCHIO


 E ‘ntanto drént’ar capo ruminava
S’ugni ‘osa sentita e speciarmente
Sulla Turchina. Er  còre ni tremava

 Perché anco lui e’ s’era, òme qquarmente,
ncaponito di ‘vella bimba ellì
anco s’era sorella a ‘n delinguente.

 

 

“E ora ‘ome faccio per sortì
da ‘sto rafano ‘n duve son finito?
La Turchina mi garba, ‘un c’è cche ddì,

ma ‘un posso mìa dà retta a ‘n manfruito
e doventà un farabutto anch’io
per potenni ‘omprà varche vestito

 (magari anche firmato) e poi un fottìo
d’orecchini e d’anelli luccìanti,
insennonnò lui fa ‘no spicinìo?

A questo punto fa un excursus sui diversi termini per indicare la solita cosa a seconda di chi la possiede o la fa, vedi il “bagno” che arriva ad essere definito “il logo” od altro e la gravidanza che da “stato interessante” arriva al termine “pregna” caratteristico delle bestie, a secondo di quale donna si tratti. Inoltre afferma che vi sono termini che non vengono usati nel vernacolo classico, ma che sono l’essenza di questo idioma vernacolistico, tipo sciaghettato, rimpiattà sgropponà e forme verbali contadinesche tipo arcaico con l’uso sistemico di ède nel passato remoto indicativo come ‘ndiède, ritorniède, inghiottiède ecc.....
A questo punto, parla delle esperienze personali e ci legge alcuni sonetti divertenti, a cui fa seguito  poesie che ricordanti personaggi e fatti della sua gioventù.

IL TORO E  IL PAPPAGALLO

 Un toro, se n'iva qua e là a casaccio,
Vando ti sborniò 'n certo pappagallo
Appollaiato sur trespolaccio
Che gl’era tutto rosso e poi anco giallo.

Provò a passanni lì davanti a quello;
Sentì dì "MAH! " con tono assai conciso
:-Vai e dice a me! :- ni frulla ‘n der cervello:
Si ferma, te lo sbornia e poi deciso

 :-lo so' robusto bello e preputente
E poi se vengo 'lì e ti un cazzotto
Certo ti venì la permanente:
Che cìai da dì! specie di passerotto! :-

 Lui s'arruffa tutto, quel rimbrotto;
:-MAH! sai, c'e 'na 'osa che a me 'un mi torna, Con tutta vella robba 'e cìai lì sotto
Com'e che porti stè popò di ‘orna?:-

 

 

 

LA SPEATA D’UN BARBONE

 A arrotolà le cicche cor giornale
Ti leggo ‘na notizia colla fòto:
“Un giovine gl’è morto all’uspitale
P’avè picchiato ‘r capo colla moto”.

E mi venne da pensà a què parenti!
Drento mi s’attorciglia le budella.
Ma ni par fatia a stacci più attenti
Per’un buttà all’ortie le su cervella?”

 Ner mentre stà nera riflessione,
Ti sbua un tizio cor’un gran motore
Che d’un furmine diede l’impressione.

 Ti lecco ‘r giornale c’ho tra le mani,
E le l’ammicco verso ver coglione
:- Becero! Tè ti fumerò domani!:-

 

LA REGATA DI' ARCINAIA

 Da quand'è 'r mondo, Carcinaia voga!
Ni sembrin d' essè ganzi a dà di remi,
Paian professori colla toga
Mentre l' antri han da passà da scemi.

 Ma tutti vèlli 'n su le ripe d' Arnoo
Ti voglin provà a danni 'na cenciata
E vand' è la fiera, 'na vorta l' anno
Si dàn da fa p è fatti 'na regata.

 Ma prima d'esse pronti 'n sur traguardo
Ci vonno 1 'urli e anco sagrati:
Poi via! , remi 'n mano e 'r far gagliardo Dalla fatia ti sembrin sfigurati.

 : - Vai ! Voga Menneo che la gatta affoga: ­
'R vogatore s'acchina e dà 'no strappo
Si gira e poi dice a tutta foga
: -Sìe ! Ma che vòi vogà! M'han bell ' e chiappo! : -.

 :-'Voga 'Ndindo:- erin l'urli più sentiti:
I gelati sparivin come 'r pane,
E le nozze e torroni ' anditi.

 Ner mentre 'n aria sentivi le' ampane
Un'urlo :-carcinaiolo arrenditi !:­
E dalla voga :- no! morì cane:-.

 

 

 

POPINO

 Vand'a Giugno dar càrdo eri balordo
E gl ' eri mèzzo da tanto' e sudavi,
Doppo cena la lucciola ìappavi
Che poi 'n der bicchiere ti càava 'n sordo:

 Lì 'n della pista stavi a 'n casino
E da lontano, là dalla Fornace
Senti 'no scampanio un vivace
E tutti a urlà :-correte! eh c'e Popino:-.

 Er carretto 'olle rote, fatto a barca,
Colle bue tappate lì da 'operchi
Cor manio tondo e 'ntorno tutti i cerchi
E la 'ampana pe venì la 'arca.

 Ti ciaveva 'e 'oni, e anco velli piatti,
'N delle bùe ci tuffava la paletta,
E ti serviva allegro e senza fretta
Poi ti dava i gelati bell'e fatti.

 Ti scordavi 'r pallone, 'r carrettino,
Anco li sdruccioloni 'in sulla pista:
D'intorno 'r gelataio c'era gran festa!
C'avevi 'n della mana ver ventino

 Che trovavi 'n der bicchier'ar mattino;
Che ci speravi prima d'in dà a letto !
'Un sento più ver sòno der carretto;
Ma sento solo dì ;-Addio Popino:-.

 A 'n dà a comprà 'r gelato dà tristezza,
'Un provi più vuer vecchio bon sapore, Nemmanco senti più ver bell'odore:
Ni manca 'r gusto della giovinezza.

 

'R SABA TO SANTO

 Beppe! T'arriòrdi di vand'a mezzogiorno
Si scioglevin le 'ampane ar campanile?
'Un sentivi artro 'e doppi tutt'intorno
Assieme' a botti e a corpi di fucile.

 Perche ci fuss'intorno più buriana,
D' accordo tutti vanti noi' ompagni,
fa casino più della' ampana,
Si fevin tante botte 'arcagni.

 Lo zorfo lo mestavi alla potassa
E messo lì con su 'na pietra pari
Ni davi, manco fusse 'na grancassa,
Cor piede 'n corpo. Peggio delli spari!

 Allora le mammine, bòne velle !
Chiappavin 'i bimbetti sott'i bracci
E a buò punzone, credi a me son belle !
Li strasciàn pè terra òme fussen stracci

  fanni traversà tutte le strade:
Dice 'e poi ni porti bene, poerini!
Le malattie e ni verran più rade
E zeppe avran le tasche di vàini.

 Tutti vanti di siùro fanno festa,
'R contadino, 'r barbiere e 'r falegname:
E le massaie cianno 'n della testa
Che cosa possin còce 'n der tegame.

 R papero di mi , gl ' era scontato
Sentì sòna e ni venne l' aria mesta.
Arzò la testa e 'na sculettata:
Vai! Stasera, è a me che fan la festa.

 

 

ARTEMIO

 Poèraccio, gl'era ceo e anco 'n ghiozzo Però voleva bene proprio a tutti:
Faceva i lavori anch' i più brutti,
Come di tirà l'acqua su dar pozzo:

 Cor secchio la buttava 'n della pila
Per potè aiutà le donne a 'r buàto;
E poi aspettava lì tutto sudato
Già pronto a riòmincià quella trafila.

 Quando lavora, anco s'un c'e nimo,
Parla d'un'intervento come premio
fanni rivede ar pòro Artemio,
E gl'e siùro che lui lo fan per primo.

 A vorte mi metteva ginocchi;
vedemmi, tastava colla mano
E 'n testa mi baciava piano piano:
Eh mi veniva i luccioni all'occhi!

 Allora sottovoce mi diceva
: -'N giorno potrò vedello 'r musino
Anco se così, mi sei più vicino:-.
E mi stringeva forte e poi piangeva.

 Le lacrime sentivo 'apelli,
Arzavo l'occhi e lo guardavo ‘n viso:
Sulla bocca ver mesto suo sorriso
E i occhi lustri, mi parevin belli.

 Pover'Artemio! a vorte e ci ridevo
Come vando si tagliò 'n der porpaccio
Che ni sgusciò di mana ver marraccio;
Corse mi : .:-Stà fermo:- ni dicevo.

 Sentì ‘r sangue e urlava dalla strizza;
Mi coll'arcolle disinfettava;
Lui dar dolore intorno sartellava
E chiedeva :-oh Giotto! ma mi ci frizza?:-

 

 

           

 

Per ultimo confessa di essere “..preso dallo sconforto su quanto sia ingiusto il mondo e mi lascio andare ad un sentimentalismo che non è proprio del vero vernacolista Pisano _ Livornese…..” E a questo punto ci recita la poesia “Il Carrubiniere” che rievoca i fatti di Nassyria.

ER NATALE DEL CARRUBIGNIERE

Mentr' ero ar Carrefurre in ver di Pisa
'Ndiedi a vedè le palle di Natale
Da mett'allarbero della Lisa.
In d'una, lustra argento e un speciale,

 Specchiato ci viddi, bello da vedere,
R viso ch'era d'un giovine sordato:
Ar cappello gl'er'un carrubigniere!
Sorrideva tranquillo e riservato.

 Er còre m' entrò 'n gola e sbatacchiava:
Un nodo mi ci prese ar gargherozzo,
La lagrima 'n dell ' occhio m' acceàva!
Per pòo, oh un mi mett'a piange 'or singhiozzo!?

 

 

 

Pensai à giovani sereni e amorosi
C'andonno a portà pace a chi 'un ce l'ha:
Tornonno 'n delle bare, 've òraggiosi,
Mort ' ammazzati da chi la guerra .

 Vien voglia di mandalI' a ver paese
L 'assassini d'un popolo rapace.
Ma 'un cià mia òrpa 'r pover'irachese,
Ma chi 'mbroglia Dio sfà la pace.

 Allora l' abbracciai cor nodo 'n gola.
"Vai a portà d 'Italia 'r nostr' amore
D'aiutà la gente sciagattata e sola.
Proteggila e curala cor ardore.

  Vando nasce Gesù pòi stà tranquillo,
'Un si veste l'abete cor colore.
A  riòrdacci vell'eroi cor'un vessillo
Lì ci saran bandiere triòlore".

È stato complimentato dai presenti ed ha invitato, a chi vuol saperne di più su quanto fa sia come scrittore che come pittore e modellista, di andare a visitare il suo sito web: www.sergioluppichini.it.

 

 

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CONVIVIALE 20 MAGGIO 2004
 

Nella Conviviale del 20 Maggio 2004 presso l’Hotel Jolly Cavalieri erano presenti quali Ospiti del Club:
Prof. Giovanni Padroni del RC Pisa;
 Dott. Pasquale Sposato RC Grosseto;
Dott. Domenico Saraceno RC Grosseto
I Presidenti di Club di Servizio della nostra città:
Maria Assunta Grillai Braca  Presidente FIDAPA
Prof.ssa Gabriella Garzella  Presidente Soroptimist
Ospiti dei soci:
Paoletti:  Ing. Zoccolo
Anselmi:  Dott. Grasso  Direttore Amministrativo Università di Pisa
Ospiti del Rotaract:
Dott. Bernardo Cortese
Dott. Erio Padalino

Nuovo Socio del Rotary Club Pisa Pacinotti: presentato da Martorano, tra le caratteristiche del curriculum fa risaltare la Dirigenza della Simens e la responsabilità del reparto ricerche, che si è allargato all’Europa. La Simens da semplice industria produttiva oggi si propone anche come centro di studi. Si tratta dell’ing. Roberto Pasqui e signora Roberta. E’ stato accolto con un caloroso applauso: Roberto e Roberta, Benvenuti nella nostra famiglia.

Martorano presenta Pasqui Trivella con i coniugi Pasqui Roberto Pasqui
     

Dopo la presentazione di Elisa Dringoli, presidente del Rotaract, prende la parola il dott. Bernardo Cortese. Ci parla del progetto del Rotaract per l’acquisto di un defibrillatore. I nostri giovani, pieni di volontà e di voglia di adoperarsi per lo spirito rotariano del servizio, hanno giustamente chiesto aiuto ai Club ed in particolare al nostro, per poter acquistare una di queste macchine che sono veramente più che utili, indispensabili per salvare la vita all’uomo in determinate circostanze. Ci rende edotti che la causa di mortalità per arresto cardiaco è tra le più alte nel mondo, e tale arresto nella stragrande maggioranza dei casi è dovuta alla fibrillazione ventricolare, alterazione del ritmo cardiaco che può avvenire per cause le più varie, ma essenzialmente in caso di infarto del miocardio. Solo la presenza di un defibrillatore adoperato entro un tempo ben preciso può salvare la vita ad un paziente. Questi tempi sono dell’ordine di 8 – 12 minuti, e durante l’arresto cardiaco abbiamo una anossia cerebrale che può provocare danni a volte irreversibili: se arriviamo a 20 minuti è tardi ed paziente è perduto. La necessità quindi di un rapido soccorso da parte delle istituzioni di volontariato tipo Misericordia, Pubblica Assistenza, Croce Rossa ecc, ma è indispensabile che a bordo vi sia un defibrillatore che possa sbloccare il ritmo caotico e disordinato del cuore che porta poi all’arresto cardiaco. Da qui la necessità di fornire i defibrillatori alle varie realtà sociali dove possa crearsi l’infausto evento sopradetto. Vi sono vari tipi di defibrillatori, ma quello che può essere usato anche da personale non medico è il  defibrillatore semiautomatico. E’ bene sapere  che il 60% degli arresti cardiaci avviene in ambiente extra ospedaliero e solo il 40% in Ospedale. Quando un soggetto è sottoposto al pericolo di una fibrillazione ventricolare, vi sono dei piccoli defibrillatori della grandezza di un pace – maker che viene impiantato in regione sotto la clavicola ed entra in funzione al momento della necessità per arrestare la fibrillazione e salvare la vita al paziente. Nei casi degli accidenti extra ospedalieri, avendo a disposizione un defibrillatore in 10 secondi si può risolvere un caso mortale. Basta 1°) Posizionare gli elettrodi (uno all’emitorace dx, l’altro all’emitorace snx), 2°) Analizzare il caso (l’apparecchio tramite una solo derivazione ECGfica fa vedere la fibrillazione) 3°) Segnale di ALLONTANARSI TUTTI  e far partire la scarica risolutiva. Sono questi defibrillatori semiautomatici che riescono a salvare, tramite persone non professionali, più pazienti  che non i grossi defibrillatori fissi azionati da esperti cardiologi. La legge Italiana permette l’uso di tali apparecchi anche da parte dei non specialisti. Questa la motivazione dell’impegno dei giovani del Rotaract, e per poter arrotondare la cifra che serve hanno fatto una lotteria durante la conviviale con doni offerti dal club Pisa Pacinotti.
Nelle foto: Trivella ed Elisa Dringoli - Dott. Bernardo Cortese

Presenti del Rotaract
>Barsanti Giovanni
>Bulgarella Ignazio
>Contino Francesco
>Cortese Arabella
>Cortese Bernardo
>Dringoli Elisa
>Frediani Francesco
 

>Litardi Lucia
>Menchini Fabris Tommaso
>Morganti Simone
>Severini Sara
>Rossi Lorenzo
>Tumbiolo Max
>Vanara Gea
>Volponi Irene
 

>Ghelardi Cecilia
>Zanotti Nicolò
>Fabbrini Tommaso
>Blot Emilie
>Romagno Domenica
>Perani Alberto
>Amendola Giovanni
>Sara Occhipinti
>Cristiana Pampana

Intervento del Presidente Antonio Trivella

La Conviviale del 20 Maggio 2004 ha un forte significato in quanto manifestazione di Interclub per realizzare un progetto di Servizio su cui convergono Consorti, Rotaract, Rotary sì per contributi finanziari ma anche arricchito dal comune impegno. Un altro modo di fare Rotary è di impegnarsi in prima persona in attività di servizio e si fa riferimento al convegno per i giovani sulla formazione. Gea Vasara e Contino Francesco del Rotaract stanno lavorando per la pubblicazione degli atti.
Altro modo di fare Rotary è rappresentato dall’azione quotidiana sia fuori che dentro la nostra associazione in modo da essere punto di riferimento e modello comportamentale morale e professionale per gli altri. Dobbiamo essere attivi negli organismi istituzionali e rappresentativi della città, e impegnarci per migliorare le condizioni della società che ci circonda. Dentro il Rotary dobbiamo operare per il Distretto e per gli altri club per trasmettere amicizia, cultura, esempio, dedizione e professionalità. Fin qui il Presidente Trivella, dopo viene la presentazione del relatore Prof Giovanni Padroni che parlerà su un problema interessante: “IMMAGINARIO DAL VERO NEL PARCO DI S. ROSSORE”.

Intervento del Prof. Giovanni Padroni

Il Prof. Padroni esordisce col saluto affermando che condivide i valori del Club, valori che sono cultura dato che questi valori sono volti al servizio che è espressione di cultura. Afferma che i Club dovrebbero essere come una rete che ci avviluppa, ci unisce e che da un senso reale alla nostra opera: non servono i grossi impegni finanziari di una volta, ma servono le opere di tutti i giorni che diano valore e cultura. Quindi dare sempre più servizi col donare il nostro impegno e dedicare per questo parte del nostro tempo prezioso.
Quindi passa al suo amore: la FOTOGRAFIA. Il suo argomento “L’IMMAGINARIO DAL VERO” lo commenterà con la proiezione di foto, molte delle quali fanno parte di un libro edito e usato come strenna dall’Università di Pisa. Lo scenario è il parco di S. Rossore che comprende Pisa, S.Giuliano, Vecchiano, Viareggio con le spiagge ancora non del tutto deturpate dall’uomo, lo scenario del lago di Massaciuccoli, e la grande pineta di S. Rossore e dei Duchi Salviati. In questo scenario prevalentemente agricolo vi si trova la storia della natura e in parte dell’operosità dell’uomo. Il tutto fa parte di un sistema dove l’elemento principale è l’acqua che fa da trait d’union nei rapporti tra le piante, i fiori, gli animali, le luci, l’uomo. Nell’ambito di questo spazio dobbiamo includere un grande spettacolo, quello della piazza dei Miracoli con i suoi monumenti, e questo completa una grande quadro che ci fa affermare che il “segno”, la realtà vista da un occhio pragmatico, può divenire un “sogno” se visto con l’occhio di chi ama la natura e ne apprezza i momenti che ispirano sentimenti disparati al cambio delle ombre e delle luci, degli stati meteorologici, dei vari atteggiamenti degli animali allo stato brado, dello scorrere a volte placido a volte burrascoso delle acque che possono invadere vaste estensioni di territorio dove giocano riflessi tremolanti ed evanescenti, agli scenari tra la fitta vegetazione alterata ed a volte esasperata dalla luce soffusa della nebbia o dai netti distacchi tra luci ed ombre nell’infuocato clima estivo: per non parlare di quei particolari di natura ormai morta che sembra trasformarsi in fantastiche illusioni che ci riportano alle favole dell’infanzia, quelle gocce di rugiada che colta ad irrorare la foglia ci dissetano con l’amore e la fantasia che ci ispira la natura. E il percorrere delle acque lungo il vecchio fiume, fonte di vita di piante ed animali dove vi si svolge la vita di tutti i giorni nella continua ricerca del cibo e della lotta per la sopravvivenza della specie. Tutto ha una storia, una storia che però va saputa cogliere: non è la storia di una serie di immagini, ma la storia di un sentimento che accompagna l’attimo dello scatto dell’obiettivo perché, se vogliamo che una foto provochi emozione, il fotografo deve provare quella stessa emozione nel momento dello scatto: la fotografia è una cosa oggettiva, ma se vogliamo che ci ispiri amore dobbiamo noi per primi amare la cosa fotografata e solo allora possiamo affermare che la fotografia è filtrata dalla soggettività. In ognuno di noi c’è un elemento poetico, noi sappiamo tramite la logica, sentiamo con l’intuizione, crediamo per quello che è il trascendente: sarebbe bello riunire questi sentimenti in modo che “ognuno riuscisse ad esprimere la somma del suo sentire, del suo sapere, del suo credere attraverso l’unità della sua vita e delle sue opere” (Haas). L’amico Padroni ci ha proiettato una serie di diapositive che ci hanno dimostrato quanto un fotografo che ami ciò che riprendere, possa infondere l’amore e la fantasia in una foto che altrimenti sarebbe una mera immagine su di un foglio di carta. Sono queste impressioni che danno il vero senso del posto vissuto, ed è per questo che Ema Bombek soleva dire che per suscitare l’interesse sui posti visitati è inutile proiettare diapositive agli amici, occorrono le immaginazioni: non per niente Cristoforo Colombo riportò dal suo viaggio oggetti e manufatti del posto, anomali sconosciuti e piante mai viste. Anche noi per essere credibili portiamo una parte delle usanze e dei costumi dei posti che visitiamo e saremo creduti.
Grazie Padroni, tutti abbiamo capito il tuo amore della natura e dei momenti irripetibili che questa offre e cercheremo di imitarti nella ricerca di questi attimi che fanno divenire immaginario quello che è vero.

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CAMINETTO 26 MAGGIO 2004

 

L’energia nucleare dalla produzione all’uso pacifico in medicina.
Francesco Lippi
Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo, Sezione di Medicina Nucleare
Azienda Ospedaliera-Universitaria, Pisa

Produzione dell’energia nucleare
Una centrale nucleare utilizza l’ Uranio per produrre energia ma a differenza di una normale centrale termoelettrica, che usa carbone, petrolio o gas, non sfrutta reazioni chimiche, ma reazioni di fissione circa un milione di volte più energetiche a parità di massa di combustibile.
Il risultato è che, mentre una centrale termica media produce 50-100 Mw bruciando migliaia di tonnellate di combustibile, una centrale nucleare media produce circa 1000 Mw bruciando poche tonnellate di uranio.
In condizioni di funzionamento normale l’ impatto ambientale è minore delle centrali a carbone o a metano dato che dalle torri della centrale fuoriesce vapore acqueo. Si ha tuttavia la produzione di scorie nucleari (prodotti di fissione: cesio, stronzio, iodio, rubidio....), che al momento sono stoccate in bidoni adeguatamente schermati in siti geologicamente stabili e monitorati.
Da circa 13 anni l’Italia ha chiuso al nucleare con un referendum popolare. Dobbiamo tuttavia considerare che 13 centrali nucleari straniere sono a meno di 200 Km dai nostri confine. Con l’avanzamento delle tecnologie e delle conoscenze teoriche nel campo del controllo e dello sfruttamento dell’energia nucleare, la costruzione di reattori nucleari non spaventa più coloro i quali sono informati in merito. In particolare per la necessità di dover ricorrere all’importazione di energia, sia elettrica che di altro tipo, e di materiale radioattivo a scopo medico per la diagnosi e la terapia di molte patologie.
Uso delle sostanze radioattive in medicina nucleare
L’uso di sostanza radioattive a scopo medico è in uso sia in Italia che all’estero da molti anni. Molti sono i Centri di Medicina Nucleare in Italia che operano al servizio del cittadino per la diagnosi e la terapia di varie patologie. Il Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo, Sezione di Medicina Nucleare dell’Azienda Ospedaliera-Universitaria di Pisa è il Centro di Riferimento della Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro di Eccellenza in Italia per la diagnostica e la terapia delle malattie tiroidee. Nel caso specifico i materiali radioattivi utilizzati sono rappresentati soprattutto dal Tecnezio e dagli isotopi dello Iodio. Qui di seguito viene riportato un esempio dei dati riferiti al numero dei pazienti per anno:
         Diagnostica delle forme di iper o ipotiroidismo e delle tireopatie benigne (8000)
         Diagnostica dei carcinomi differenziati della tiroide (3500)
         Terapie degli ipertiroidismi (3000)
         Terapia dei carcinomi differenziati della tiroide (1500)
Conclusioni
L’energia nucleare rappresenta una valida alternativa a quella tradizionale se saputa utilizzare e con dopo aver affrontato e risolto il  problema delle scorie radioattive. Con il passare del tempo una rivalutazione della rinuncia al nucleare dovrebbe essere affrontata dopo aver fornito le corrette conoscenze alla popolazione.
La costruzione di piccole centrali nucleari (regionali) potrebbe risolvere il problema sia della sicurezza ambientale sia delle scorie nucleari.
I risultati positivi ottenuti nel trattamento di alcuni tipi di patologie, in particolare nel carcinoma tiroideo  e delle sue metastasi che hanno portato la sopravvivenza di questi pazienti al 98% a 20 anni, implica l’uso di sostanze radioattive. Attualmente siamo dipendenti da Paesi esteri per il loro utilizzo ma confidiamo nelle nuove tecnologie di costruzione e di mantenimento delle centrali nucleari e nello smaltimento delle scorie per poter autonomamente gestire la richiesta dei cittadini.
 

Nella sequenza delle diapositive proiettate durante la spegazione sull'argomento trattato, il relatore ci ha fatto vedere come si presenta una centrale nucleare in attività, il planisfero con la mappa delle contrali sparse nel mondo e un'immagine della centrale di Chernobyl dopo l'esplosione
Francesco Lippi
 

Mappa delle centrali nucleari

Centrale nucleare

Il fumo non inquina: è acqua

   

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