ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto 10 Novembre          Conviviale 17 Novembre      Caminetto 24 Novembre 2004
 
CAMINETTO - CONVIVIALE DEL 3 NOVEMBRE 2004
 

primo appuntamento: il caminetto

Soci in ascolto L'aiutante del Governatore Pachetti Altri soci in ascolto
 
Caminetto straordinario per la presenza dell’assistente del Governatore Pachetti Gianfranco.

Il Presidente apre i lavori con la presentazione dell’Assistente del Governatore e gli da subito la parola.
Pachetti chiede quali siano i progetti per il nostro Club per l’annata in corso: De Felice illustra i nostri tre progetti base 1°) L’istituzione del Premio Pacinotti, che verrà assegnato ad una personalità che abbia risonanza a livello sia nazionale che mondiale nel campo della scienza, dell’arte, dell’imprenditoria ecc.  2°) l’acquisto di una ambulanza da donare ad un ente che risulti averne bisogno, 3°) Un convegno sulla vita e gli studi del Prof Marco Tangheroni, insigne medioevalista di recente scomparso.
Pachetti chiede cosa intendiamo dare per la Rotari Fondation: il Presidente fa presente che non è stato gradito il dictat della Fondazione tipo tassazione e la nostra politica sarà quella di dare ciò che possiamo ma senza sacrificare risorse destinate ai progetti suddetti. Daremo sicuramente quello che è possibile.
Alla domanda di quanto faremo per l’estero gli è stato ricordato che ci siamo già attivati con la donazione di un ecografo all’Ospedale Zambian – Italian Ortopedic, apparecchio che viene usato anche per pazienti di altri Ospedali non essendovi in città e forse in Zambia un’altro ecografo (Parole espresse nella lettera di ringraziamento di Suor Egidia De Luca _ Administrator). Per il progetto Brams abbiamo donato ferri chirurgici, ferri per odontoiatria, microscopio, sterilizzatrici ecc.
Pachetti torna sulla Fondation affermando che l’ammanco dovuto a investimenti sbagliati, non deve essere motivo per rigettare in massa ciò che fa la R.F. ma accettare quanto c’è di buono. Invita ad aiutare per rimediare però stando attenti al comportamento amministrativo futuro, quindi invita a ritagliare qualche cosa dai progetti per aiutare la RF. Gli viene risposto che se tagliamo fondi ai progetti questi non verranno realizzati, ma ci impegneremo ad aiutare la RF. Viene fatto presesente che noi per auto finanziarci abbiamo creato l’Associazione Pacinotti che con manifestazioni varie porta fondi al Club.
A questo punto chiede quali siano i rapporti con gli altri Club cittadini. Il Presidente afferma che sono abbastanza buoni con il Galilei, un po’ meno col Pisa. Assicura l’aiutante del Governatore che abbiamo fatto di tutto, fin dalla nascita del nostro Club, per conciliare le varie anime, sia con i loro direttivi sia rafforzando i rapporti interpersonali tra soci che di fatto sono ottimi: infatti abbiamo invitato colleghi di questi Club a fare conferenze nei loro campi specifici e sono venuti con entusiasmo. All’obiezione di Pachetti che i contatti per migliorare i rapporti devono essere fatti con i Club anche se sono importanti i rapporti con i soci, dopo uno scambio di idee varie è stato convenuto tra l’Aiutante del Governatore, il Presidente De Felice, il Direttivo tutto di impegnarsi per appianare quelle più o meno piccole divergenze per poter in un prossimo futuro lavorare assieme per l’attuazione di comuni progetti concordati tra i Direttivi dei singoli Club.
A questo punto abbiamo ringraziato con un caloroso applauso l’amico Gianfranco Pachetti e siamo passati alla seconda parte della serata, cioè la conviviale.
Foto inserita nel testo: l'aiutante del Governatore Gianfranco Pachetti

 
SECONDO APPUNTAMENTO: LA CONVIVIALE
 
Un tavolo di soci Il Presidente con gli ospiti Altro tavolo di soci
 

Con la presenza di 18 soci (erano 22 al Caminetto, ma 4 hanno dovuto assentarsi per motivi vari), 10 consorti e l’ospite d’onore, l’Aiutante del Governatore Gianfranco Pachetti, abbiamo iniziato la conviviale. Cena ottima a base di caccia che ha soddisfatto tutti i presenti. Alla fine della cena l’amico Duccio Pellegrini ci ha intrattenuti sul tema "un Senese racconta il Palio di Siena". Chi meglio di lui poteva farlo? Senese doc e veterinario della Contrada della Giraffa che fra l’altro ha vinto il Palio del 2 Luglio 2004 Ci fa capire il significato che ha il Palio nella vita dei senesi ed in particolar modo come vive il Palio la Contrada. Siena, di origine etrusca, nasce dall’unione di borghi o castelli, si può dire una confederazione, organizzazione che sopravvive tuttora con ben 17 Contrade. In passato sono state molto di più, secondo qualcuno addirittura 80 e ad un certo punto cominciarono a sfidarsi con una corsa a cavallo. A causa i molti incidenti ai cavalli al tempo dei Medici, in quell’epoca il Palio esisteva già, fu deciso che potevano partecipare alla corsa solo 10 cavalli, limite che esiste tuttora. Nel 1729 un bando delimitò i confini delle varie contrade, come oggi, dentro le mura cittadine. Oggi le 17 contrade sono veri enti giuridici territoriali con chiesa, la sede e la società, la stalla e i magazzini e la vita quotidiana della contrada si svolge attorno a tali realtà. Nella Sede c’è un museo dove viene conservato tutto quanto parla della storia e del Palio (dai pali vinti alle armature, le statue le pitture ecc.): Inoltre vi si tengono le assemblee della deputazione dato che la contrada è come un piccolo stato che elegge un Priore che con il consiglio guida la contrada nell’arco dell’anno ed il Capitano che con i tenenti si interessano della gestione del palio.
In chiesa, oltre ai riti canonici si svolgono manifestazioni di gioia per la vittoria del palio e la benedizione del cavallo che viene portato direttamente nella chiesa stessa. Significativo è il battesimo contradaiolo: vi si ritrovano tutti bambini nati nell’anno sia nel territorio della contrada sia i figli dei contradaioli residenti al di fuori delle mura. Nella cerimonia vengono dichiarati contradaioli fino alla morte. Per inciso dobbiamo dire che possono aderire alla contrada anche persone residenti in altre città.
Tramite la Società si organizzano iniziative varie, dalla cena alla gita o la settimana bianca ecc. I bambini, raccolti in gruppi vengono affidati ai "Maestri di Novizi",ed educati allo spirito della contrada; essenzialmente nel vivere insieme collo spirito della "senesità" e da qui nascono forti amicizie e fratellanza ed è per questo il contradaiolo, nel bene e nel male non viene mai abbandonato a se stesso. Nella contrada è molto sviluppato lo spirito del volontariato con manifestazioni di raccolta dal sangue a contributi per i bisognosi: ma l’atto più importante per il contradaiolo è il Palio: attorno a questo gravita la gara per avere il più bello dei costumi, delle sedi, delle stalle, della società ecc.
Fatto questo rapido escursus ecco le fasi salienti del Palio di Luglio: per primo il sorteggio in Comune, davanti al Sindaco ed i capitani delle 17 contrade, per la scelta delle tre contrade fortunate fra quelle che hanno corso il palio precedente che assommate alle 7 escluse formano le 10 concorrenti: di conseguenza gran festa nelle tre contrade sorteggiate. Il 29 Giugno inizia il Palio col sorteggio, "La Tratta", dei 10 cavalli, che non sono purosangue, tra le 10 contrade in gara dopo avere fatto una prova notturna con i fantini in giubba bianca. Il tutto avviene pubblicamente con due urne, in una il nome dei cavalli nell’altra il nome della Contrada e si procede al sorteggio. Assegnato il cavallo, la contrada lo porta nella propria stalla e dopo le corse di prova viene curato dai barbareschi, assistito dal veterinario giorno e notte mentre i contradaioli festeggiano in contrada. Le prove vengono fatte mattina e sera fino alla grande cena della prova generale che si conclude con i discorsi del capitano, del priore, del fantino. All’esterno c’è tutto un lavorio per fare "i patti" e in questo frangente vi sono frasi che possono avere significati particolari tipo "dare ed avere consiglio" "raggrupparsi in frazioni" ecc. Nel palio tutto è lecito, anche l’illecito; importante è vincere perché la contrada non sia chiamata nonna, e tutti desiderano sfilare in pubblico con un cicciotto in bocca, che significa essere neonati avendo vinto il Palio. Viene fatto di tutto perché l’avversario non vinca adoperando tutti i mezzi compreso il denaro. La mattina si corre la sesta ed ultima prova "la provaccia". Poi vi sono le formalità legali fino alle 15 ora in cui suona il campanone per riunire tutte le contrade, anche quelle che non corrono: nelle chiese c’è la benedizione del cavallo e del fantino, poi la sfilata delle dieci contrade e delle sette che non concorrono finché la pista non sia svuota, allora i fantini escono già a cavallo dall’androne del cortile del podestà e nell’uscire ricevono dai vigili urbani il nerbo. Poi c’è lo schieramento a volte laborioso dato che si fanno le ultime contrattazioni tra fantini e finalmente è IL PALIO.
A distrazione di quanto Duccio ci ha raccontato, ci fa vedere un filmato dove si vedono i vari momenti del palio: la pesatura dei cavalli, l’interessamento di tutti i contradaioli compresi i bambini, la benedizione del cavallo e del fantino con l’augurio finale "vai e torna vincitore", la chiamata delle contrade alla corda, la partenza, la corsa, gli ultimi metri con una lotta spasmodica, l’arrivo a volte del solo cavallo detto "scosso", la commozione dei contradaioli, la presa del "Cencio", la festa al fantino ed al cavallo, la partecipazione totale, il corteo della contrada vincente, la venerazione del cavallo vincente, il ringraziamento, il trionfo del Palio e per ultimo il replay dell’arrivo dei due cavalli "scossi".
Grazie Duccio, ci hai fatto conoscere cose che non sapevamo e ti ringraziamo per la tua esposizione e della visione del filmato.

Foto inserite nel testo: 1°) Duccio Pellegrini, l'oratore. 2°) Il momento della premiazione.
Di seguito l'elenco dei soci nati nel mese di novembre. Auguri di buon compleanno a
Diara Alberto, Pellegrini Duccio, Gazzini Giulio, Bertozzi Maria Antonella, Romeo Paolo, Sardella Savino, Luppichini Sergio.
Un ringraziamento particolare agli amici Alberto Diara, la sua compagna Elisabetta e Stefano Landi che nell’Aprile 2004 si ricordarono degli amici del Club mentre se la spassavano comodamente nell’isola di Lampedusa sicuramente ammaliati dal bellissimo mare che la circonda. Cosa possiamo dire se non:- Beati Loro!-: . Allego la cartolina dove si evidenzia la trasparenza ed il magnifico colore del mare. Grazie di nuovo del ricordo che avete avuto verso di noi.

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CAMINETTO DEL 10 NOVEMBRE 2004
ANNULLATO
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CONVIVIALE DEL 17 NOVEMBRE 2004
 
Tavolo della Presidenza Padroni premiato dal Presidente Tavolo della Presidenza
 
Nella conviviale del 17 Novembre 2004 eravamo in 37 di cui due ospiti del Club, il relatore Prof Giovanni Padroni del Rotary Pisa con signora: 20 soci con un percentuale del 50% e 15 consorti.
Il Presidente, dopo la cena, spiega il perché ha invitato l'amico Giovanni Padroni a svolgere la conferenza sul tema "Orme pisane in Sardegna". Già da giovane allievo ufficiale, trovandosi in Sardegna aveva osservato la presenza di monumenti di netta fattura pisana. Oggi, andando spesso
nell'isola a trovare il figlio, ha visto nel tratto tra Olbia e Sassari chiese isolate in aperta campagna di pregevole fattura e che gli ricordavano l'architettura delle chiese pisane. Per saperne di più, e col
desiderio di farci consapevoli di questa cosa, ha invitato  Giovanni Padroni , rotariano e professore all'Università di Pisa di materie economico-aziendali e organizzazione dei beni culturali e ambientali, giornalista pubblicista,è appassionato indagatore del fenomeno "immagine".L'amico Giovanni afferma che per lui fotografia è essenzialmente  "ricerca", attribuendole il merito di aiutarlo ad approfondire conoscenza e significati nelle opere dell'uomo e nella natura.E' convinto  che la fotografia sia sempre filtrata dalla soggettività e che nessuno possa rendere un'emozione con le fotografie se egli stesso non prova emozioni scattandole: se si vuole fotografare una cosa, bisogna
amarla; solo chi abdichi alla soggettività  fa della fotografia un fatto"meccanico" ed oggettivo.
La fotografia, ricorda Padroni,  è un ponte tra la scienza e l'arte. Porta alla scienza ciò di cui questa ha maggiormente bisogno, il senso artistico, e all'arte la  prova  che non si può immaginare nulla che non trovi riscontro nelle leggi della natura. Contemplare un'opera d'arte o della natura significa imparare di nuovo a vedere, imparare di nuovo ad ascoltare. Così pian piano, e Padroni ama
citare una coinvolgente frase di Susanna Tamaro,  la nostra vita diventerà sempre più ricca...Meditare vuol dire essere presenti  a se stessi, alla vita e alle persone che ci stanno intorno.
Molte immagini di Padroni sono state pubblicate  in volumi  e prestigiose testate. E' autore di  libri fotografici di successo dedicati a luoghi e città a lui cari, descritti anzitutto  come segno di affetto e riconoscenza. Nel  "suo"  viaggio  in Sardegna, alla ricerca e nella contemplazione
incantata  di architetture medioevali erette durante la   presenza  dei Pisani nell'Isola, ha imparato a conoscere ed amare profondamente questa Terra, asciutta ed essenziale eppure tanto eloquente per chi la sappia ascoltare con rispetto ed umiltà.
E' un viaggio nella memoria e nel silenzio che inizia nel passato  con la decisione del Rotary di Cagliari e quello di Pisa di assegnare borse di studio per censire i resti della dominazione pisana in Sardegna. Chiese e fortificazioni (perché soprattutto di questo si trattava) vennero passate al setaccio, studiate nel loro splendore o nel loro abbandono.
Il risultato di quelle fatiche è stato  condensato in un libro e in alcune mostre  a Pisa e in luoghi significativi della Sardegna..
.Il relatore afferma che la Sardegna è come un frutto la cui buccia è visibile dal mare, ma bisogna andare all'interno per scoprire le cose meravigliose che racchiude. Passando ad illustrare i capolavori architettonici, al fine di farci comprendere meglio i rapporti Pisa Sardegna fa un rapido excursus degli eventi storici. L'incontro tra Pisa e la Sardegna può essere datato nel 1015 - 1016: a seguito di una incursione di pirati arabi musulmani nella Lunigiana con devastazioni e saccheggi;
Pisa si allea con Genova e attacca le basi degli arabi in Sardegna e sconfigge il capo arabo Musetto. In seguito a questo episodio la Sardegna viene assegnata territorialmente a Pisa mediante l'investitura sull'isola ottenuta dal Papa Benedetto VIII.. Nel 1052 i musulmani riescono a riprenderla, ma dopo poco i pisani li ricacciano in mare consolidando l'egemonia sia sulla Sardegna sia sulla Corsica.. Fin dai primi momenti della conquista vengono costruite chiese sparse in tutto il territorio: dove esiste un agglomerato di case sorge una chiesa luogo di riunione e per esaltare il cristianesimo. Giustamente dove esiste un agglomerato di anime, vedi gruppi di pastori che si soffermano in zone particolari per la pastura, sorge una chiesa per poter dare loro possibilità di riunirsi e avere conforto religioso. Queste chiese quindi possono essere datate a quel periodo storico e si spiega il perché di simili gioielli architettonici sparsi nella desolata pianura della campagna sarda. Infatti Pisa non si comportò da dura conquistatrice oppressiva e rapinatrice verso il popolo
sardo, ma portò anche la bellezza tramite l'arte della realtà Pisana. Oggi si conoscono circa 200 chiese sparse, ma erano molte di più se si considera l'importanza dell'isola per i pisani. Nel 1077 Gregorio VII concede al vescovo di Pisa, Landolfo, il Vicariato Apostolico sulla Corsica. Non
basta, nel 1092 il Vescovo di Pisa ottiene da Urbano II la dignità arcivescovile. Si arriva al 1123, quando per interessi prettamente finanziari, Callisto II cede, in cambio di favori personali, la Corsica a Genova, ma nel 1126 le cose tornano come prima. Un ulteriore rafforzamento Pisa l'ottiene nel 1162  e 1165  quando l'Imperatore Federico Barbarossa concede a Pisa il privilegio sia su gran parte della Toscana sia  sulla Sardegna. Però per i pisani le cose cominciarono ad andare male e nel 1275 vengono sconfitti ad Asciano da Lucca e Firenze. Comincia il declino che culmina con la sconfitta delle Melorie nel 1284. Il papa Bonifacio VIII nel 1296 toglie a Pisa l'egemonia della Sardegna concedendola agli aragonesi. Segue una guerra ed un  degrado politico ed economico crescente . Nel  1326, con una drammatica sconfitta militare, finisce la grande potenza
imperiale di Pisa.. Nell'arco di questi secoli, Pisa ha portato in quest'isola la sua cultura e la sua arte: ne sono testimonianza i molti gioielli architettonici nascosti nell'isola ed in parte dimenticati. Molti
di questi non sono rammentati dalla guida turistica, e solo i veri amanti del bello riescono con pazienza e fatica fisica e scoprire questi tesori. La maggior parte delle chiese sono racchiuse in un quadrilatero tra Cagliari, Olbia, la Gallura, Sassari. Tutte queste chiese hanno dei denominatori comuni che sono la policromia, le sculture simboliche tanto care agli artisti del medioevo, le forme caratteristiche tipo i rombi, i catini di maiolica, gli archi, i capitelli con simbolismo animale. Certo in queste opere hanno contribuito anche i sardi, visto la collaborazione reciproca, dato che la Sardegna fu compagna di Pisa nelle vicende politiche ed economiche dell'epoca. In queste opere architettoniche sono presenti, oltre alle forti orme pisane, influenze sarde, borgognone,provenzali,
orientali. Il Padroni, per poterci trasmettere la bellezza di queste opere, si serve di 100 bellissime diapositive. Per meglio far capire l'integrazione dell'architettura con la natura ci presenta alcuni scorci di particolari floreali in cui, in un surreale immaginario scenico è incastonata la vaga forma architettonica, più immaginata che reale, della chiesa piccolo gioiello integrato in una natura forte e meravigliosa che si può vedere solo nella Sardegna.
Cercherò di riassumerne qualcuna.
Saccargia, forse l'emblema di tutte le chiese sarde; nasce con un convento dei camaldolesi ed ha una architettura prettamente pisana. E' caratterizzata policromia, e gli affreschi, nell'abside, di scuola pisana. Dominano le losanghe ed i catini in ceramica.
A S.Antioco di Bisarcio, purtroppo in cattivo stato, si nota un sincretismo  architettonico  tra modi pisani e stilemi  Borgognoni .San Pietro delle immagini, situata verso Sassari, ha ancora la cumbessia per i pellegrini ospiti: si notano immagini caratteristiche con simbologie medioevali sulla natura dell'uomo: la facciata è fatta con materiale bianco e nero mentre l'abside è costruito con materiali locali.
San Pietro a Bosa del 1073: somiglia all'architettura di San Piero a Grado ed ha l'armonia delle chiese di altre culture medioevali. Vi sono bellissimi dettagli di capitelli ornati da immagini. Abbiamo già detto che vi sono pregevoli chiese piccole e in località disabitate nel contesto della natura incontaminata dall'uomo ed un esempio è Nostra Signora de Cabu Abbas a Torralba con caratteristiche simbologie sacre medioevali.
Ci fa vedere la foto di San Giovanni Battista a Orotelli, quindi San Michele di Selvenero che richiama ancora l'architettura di San Piero a Grado, poi S. Nicola di Trullas a Semestene, compatto blocco lapideo di impronta camaldolese. Da notare che quasi tutte queste chiese sono state restaurate solo nella copertura per la protezione dalle intemperie, per il resto sono restate praticamente come allora. Uno sguardo particolare a San Lorenzo a Silanus dove si nota un sincretismo  tra valori religiosi e terreni, e spicca il particolare di un Nuraghe vicino alla chiesa, che
mostra strutture semplice ma con dettagli veramente belli. Certo questi dettagli vanno saputi cercare perché nascosti a prima vista, come d'altronde accade nelle chiese anche più famose di quei tempi.
Caratteristico San Nicola ad Ottana per il pulpito sorretto da capitelli che risalgono ad un periodo precedente all'arte pisana, forse recuperati da precedenti opere fatte da altri artisti. Anche Ardara, Nostra Signora del Regno, è fortemente caratterizzata da  dettagli pisani. San Nicola di
Silanos a Sedini, abbazia benedettina, è un rudere abbandonato con l'impronta di un maestro lucchese, in rovina ma di straordinaria bellezza,  mentre S.Simplicio ad Olbia è ben conservata e ricca di particolari. Se arriviamo a Porto Torres, nel mezzo alle varie abitazioni troviamo S.Gavino, una delle più belle chiese sarde. Inoltre San Pietro di Sorres a Borrutta.Anche questa è molto simile all'arte pisana ma si notano nei particolari anche l'arco islamico, retaggio della cultura araba.
Notevole Nostra Signora di Tergu a Castelsardo fatta con materiale rosso e molto raffinata. Di Nostra Signora di Castro oltre alla chiesa sono restati interessanti  ruderi di un vecchio convento.. Anche in San Giusto di Oristano si trovano forti tracce dell'architettura pisana. La chiesa di San
Platano a  Villaspeciosa ha tracce provenzale ma con stilemi pisani: infatti nel 1141 nel Giudicato di Cagliari vi lavoravano molti artisti pisani e ne è prova la torre dell'Elefante a Cagliari che racconta Pisa e la sua storia insieme a molti stemmi di famiglie pisane nelle mura della città .Il Campanile del duomo di Cagliari è originale a differenza della chiesa, parzialmente  ristrutturata. Il pergamo di Guglielmo proviene da Pisa ed i calchi sono conservati nel Museo dell'Opera del Duomo in Piazza
dei Miracoli. In seguito alle vicende storiche dette all'inizio, la Sardegna viene ceduta agli Spagnoli che ne influenzano gli usi e i costumi come dimostra la processione di S. Efisio che si tiene il primo maggio a Cagliari.. La storia della Sardegna prosegue, ma non può dimenticarsi di Pisa che ha lasciato forti e significative impronte, anzitutto di tipo culturale. La proiezione si chiude con una suggestiva immagine di un' Isola bellissima, terra chiusa ed aperta dal mare.

Grazie Padroni, ci hai fatto rivivere, con un grande amore per l'arte e la Bellezza, la realtà e l'immaginazione di  un lungo periodo che ha visto Pisa  primeggiare nel mediterraneo e nel mondo allora conosciuto, fino al tramonto, triste, del suo impero..

 

Le foto: Giovanni Padroni mentre parla.      Uno dei tavoli dei soci
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CAMINETTO DEL 24 NOVEMBRE 2004
 

Il presidente apre con il:

1° punto: comunica di critiche fatte tramite lettera firmata (le firme sono illeggibili) al segretario Arturo Nebbiai sul modo come sono state effettuate le votazioni per il presidente 2005- 2006. De Felice legge gli articoli del regolamento da dove risulta che dall’avviso delle elezioni primarie alle elezioni stesse c’è stato il tempo per i soci di organizzarsi per essere presenti alla votazione. Erano presenti 24 soci, più del 50%, ed il risultato ha fatto emergere un solo candidato. Dopo il tempo richiesto dallo statuto, in sede di elezione definitiva, essendoci un solo candidato è stato ritenuto inutile una votazione canonica ed è stato proclamato Presidente il candidato designato con decisione unanime dei presenti. Quindi tutto regolare. Il presidente sottolinea che il Segretario è il Segretario del Club, cioè di tutti i soci e si assume le responsabilità davanti al Presidente: quindi se c’è da fare delle critiche, sempre ben accette per poter far meglio funzionare il Club nel futuro, queste devono essere fatte al Presidente stesso. Infine fa una spassionata riflessione: siamo fra amici e non serve trincerarsi dietro una assurda burocrazia, chi ha da dire qualche cosa lo dica e tutti assieme risolveremo qualsiasi malinteso. Ricordiamoci che il Segretario fa un lavoro impegnativo che ruba ore alla sua professione, quindi per essere motivato ha bisogno di una certa comprensione, anzi di un elogio per quello che fa.

Passa a 2° punto: i "Cavalieri Rotariani" di Todino invitano i soci che sono interessati, a delle gite turistiche a cavallo nelle compagne del luogo.

Al 3° punto: il Presidente di un Club di Bologna chiede contributi per una Dottoressa impegnata alla lotta contro l’AIDS in Africa dove è molto diffusa. Chi vuol contribuire si rivolga alla Segreteria per gli estremi del versamento.

Al 4° punto: il Club di Ferra si offre da farci da guida per la mostra sul "Cubismo". Chi è interessato può chiedere istruzioni al presidente.

Al 5° punto: sono stati inviati biglietti per la mostra dell’artigianato e dell’antiquariato di Parma. Il Presidente, che ha già visinato nel passato tale mostra, riferisce che è interessante, e suggerisce, qualora vi fossero persone interessate, di farne lo scopo per una visita a carattere sociale. Magari noleggiando un pullman oppure se sono in pochi soci organizzarsi per andare in macchina. La manifestazione si svolge il 1 Dicembre e sono a disposizione 26 – 28 biglietti.

Al 6° punto: per la festa degli auguri di Dicembre, la data è obbligata dato che altri mercoledì sono occupati dalla festa del Club Pisa. A questo proposito ribadisce che vuol avere buoni rapporti col Pisa dato che sono pochissimi quelli che ci osteggiano: ne è la prova il fatto che soci del Pisa vengono volentieri alle nostre conviviali e si prestano a fare conferenze ed hanno parole di elogio sul modo di condurre le nostre iniziative dei Club. Per quanto riguarda la sede il Presidente ricorda che facciamo parte di un consesso internazionale e dobbiamo attenerci a delle regole che valgono per tutti i Club, una delle quali è che manifestazioni canoniche, tipo la festa degli auguri, devono essere fatte nella sede istituzionale anche per reperibilità di una ipotetica presenza di soci di club di altre città.

Al 7° punto: per quanto riguarda il Premio Pacinotti, c’è l’orientamento di assegnarlo al Prof. Rubbia, il valente fisico, ma sorge il ragionevole dubbio che, anche se accetta, non sia presente.

Gli è stata inviata le lettera di invito ma a tuttora non c’è risposta, per cui converrà rivolgere l’attenzione ad altra personalità.

All'8° punto: per il centenario fu stabilito di donare un’autoambulanza ad una associazione. E’ arrivato un preventivo con il costo di 25.000 €, cifra per noi troppo alta. Potremmo fare debiti o leasing, ma il Presidente non vuol lasciare debiti in eredità al futuro direttivo, per cui dovremo ricorrere a mezzi più convenienti.

A questo punto si chiude il caminetto e di seguito si riunisce il direttivo.

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