ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


RIUNIONI SETTEMBRE 2004:  Programma del Club - Home Page - Sommario - Archivio riunioni
Caminetto 15 Settembre   Premio Baleari a Bernardini   Conviviale 22 Settembre  Caminetto 29 Settembre
La conviviale del 1 Settembre è stata sospesa
 
CONVIVIALE DEL 8 SETTEMBRE 2004
 

Nella conviviale del 8 Settembre 2004 nella sede istituzionale dell’Hotel dei Cavalieri si è svolta la prima conviviale di Settembre alla presenza di 25 soci (61%) 15 consorti e tre ospiti (il Pesidente del Rotaract e due rotaractiani). Alla fine del convivio e dopo i prammatici saluti del presidente ed alcune comunicazioni, l’amico Sergio Bartorelli, da esperto skipper, ha voluto offrirci una conversazione su di un argomento a lui caro però alquanto sconosciuto per la maggior parte di noi: LA VELA. Ha preso lo spunto di una gita verso l’isola D’Elba col suo Sloop con un mare in condizioni certamente non ideali per noi marinai d’acqua dolce; con delle magnifiche diapositive ci ha illustrato i vari momenti di una navigazione da diporto con le manovre che è doveroso fare per condurre a buon esito una gita di questo genere. Quindi ci spiega che per navigare a vela, oltre alla barca serve una particolare attrezzatura. La principale è la vela che sfrutta le forze naturali che sono i vari tipi di vento. Le vele si possono dividere in vele quadre e vele auriche ma si può aggiungere anche lo stregone ed il vento. Prendiamo in considerazione le vele Auriche che fondamentalmente sono composte di quattro tipi di vele: 1) vela Latina 2) vela al Terzo o Tarchia 3) vela a Picco 4) vela Marconi o Bermuda. La vela al Terzo o Tarchia e la vela a Picco sono molto simili, ad ogni modo è da prendere in maggior considerazione la vela Marconi che è sicuramente la più usata. Queste vele vengono adoperate nelle barche da diporto più usate, che sono gli Sloop. A questo punto serve una breve precisazione sul tipo di barche. C’è la SLOOP che ha un solo albero e le vele principali sono due, la Randa e il Genova: sulla parte terminale dell’albero vi sono dei cavi di acciaio che lo fissano alla barca, quello che va a poppa si chiama PATARAZZO, quello che si aggancia alla prua è lo STRALLO. Poi la YAWL che ha due alberi, quello Maestro e di Mezzana con questo ultimo dietro il timone. Il KETCH che ha pure questo due alberi, il Maestro e di Mezzana però questo ultimo è davanti alla barra del timone. La GOLETTA che ha sempre due alberi ma quello a prua si chiama di Trinchetto e quello a poppa, il più alto, di Maestra. A questo punto un breve chiarimento sugli alberi dei natanti in genere: partendo da prua abbiamo l’albero di Trinchetto, di Maestra, di Mezzana, mentre gli alberi orizzontali sono detti di Bompresso. La barca da diporto più usata è la Sloop, dato che è più facile da condurre proprio perché il complesso velico è ripartito su due vele anziché su tre. E’ pur vero che una maggior superficie velica può sfruttare maggiormente il vento ed aumentare la velocità, ma quando questo aumenta, e a volte accade con estrema rapidità, bisogna ridurre la velatura per la sicurezza della barca e dell’equipaggio. Quindi meno velatura c’è da controllare meno personale serve e le manovre sono più facili. Ma non si può parlare solo di velocità, che si esprime in nodi (miglia marine all’ora), ma anche di andatura, che è determinante sul rendimento della navigazione. Le andature vanno, a seconda dell’angolo della direzione del vento rispetto all’asse longitudinale della barca, da 35-45° nella Bolina stretta, da 45 – a 70° la Bolina larga, 70 – 90° di Traverso, 100 – 125° di Lasco, 125 – 160° di Gran Lasco, 170 – 190° di Poppa. Sembrerebbe logico che la situazione ideale fosse di Poppa, invece a seconda degli Skipper, non è vero: è meglio il vento di traverso che permette maggiori velocità e miglior manovrabilità. Ci ha fatto vedere una situazione di navigazione con vento in poppa, che è detto a farfalla perché tutte e due le vele si trovano con la base inferiore in direzione perpendicolare all’asse della barca, come se fossero due ali: quando si tratti di un’andatura di gran lasco o di poppa, può essere utile ammainare il fiocco e in sua vece issare lo SPINNAKER, una grossa vela triangolare messa a prua che raccoglie il vento e si gonfia come se fosse un paracadute. Bisognerebbe avere una vera conoscenza dell’aerodinamica per cui l’oratore si è limitato alle nozioni basilari utili per spiegare come si conduce una barca a vela.
Con delle suggestive diapositive, lo Skipper Sergio, ci ha illustrato le manovre spiegando che sul bordo del Genova vi sono le Cime (si chiama così ogni tipo di cordame che si trovi a bordo) per le manovre, la vela grande di poppa è fornita di Scotte. E’ bene chiarire che in gergo marinaresco per alzare le vele si dice ISSARE mentre per abbassarle di dice AMMAINARE: le cime deputate a queste funzioni sono le DRIZZE. Ci ha fatto notare che sotto l’albero di Boma (quello che dall’albero centrale va verso poppa) c’è il Vang che dà la forma della vela a seconda dell’andatura. In una foto mostra che prua si notano delle manovre rosse, che sono le Cime che servono a ridurre la velatura quando aumenta il vento. Adoperando bene il Vang, così dice Sergio, si può supplire al disagio del vento appiattendo più o meno la bombatura della vela; col vento forte deve essere tesa e piatta, con quello debole allentata in modo da raccogliere più vento e diviene bombata. Quindi poiché le vele sono il motore della barca a vela, ne va di conseguenza che con una vela regolata bene, a parità di condizioni di vento e con una stessa andatura, si può acquistare anche un nodo di velocità che in percentuale è il 16/17% per una barca che va a 6 nodi. Le vele, con le manovre che abbiamo accennato prima, vanno regolate nella direzione del vento apparente che non è quella del vento vero, ma è la risultante tra il vento vero e la velocità della barca. Ecco dove è indispensabile l’uomo con le sue nozioni tecniche e la sua esperienza, e ciò spiega la maggior capacità di uno skipper rispetto all’altro. Dobbiamo sottolineare che sia la vela di prua (la Genova) che la Randa e la Mezzana (nei Ketch) sono dotate di piccoli fili sia sopravento che sottovento e lo skipper deve con la sua esperienza farli coincidere in modo che siano aderenti alla vela senza creare delle turbolenze: queste a seconda delle andature, devono assumere posizioni e tensioni e svergolamenti diversi. Guardando le diapositive con la vista di una prora e della tolda inclinata in maniera paurosa, con uno spumeggiare del mare poco accattivante, oltre ad un principio di nausea da mal di mare, ho pensato che con quella andatura e in quella situazione la barca si sarebbe rovesciata. Allora Sergio ci ha insegnato che quando aumenta il vento e lo sbandamento della barca supera i 25% ed il timone gli 8% bisogna ricorrere alla riduzione della velatura e bisogna farlo alla svelta, ed è qui che scattano gli ordini fatidici che abbiamo letto mille volte nei libri del Salgari: cazza (in termine marinaresco tendere al massimo una cima o un cavo) la scotta, allenta la scotta, allenta le drizze cazza le drizze ecc. ed in più il nostro Sergio deve stare attento anche alla tensione dello strallo e del paterazzo e il vang. Di norma dobbiamo prima ridurre la velatura a prora, poi a poppa quindi ridurre i terzaroli (la vela è divisa in tre parti detti terzaroli che si possono ammainare singolarmente), sempre a seconda della necessità. E’ bello a vedersi, nonostante un senso di nausea, ed ascoltare: ma credo sarebbe più bello provare queste emozioni per uno come me che le barche le conosce solo per avere costruito vascelli e galeoni in scala ridotta come modelli statici e che le vede sull’orizzonte del mare con le vele spiegate solo dalla sdraia sotto l’ombrellone sulla spiaggia infuocata e afosa; sarebbe eccitante sentire il fresco vento e lo sciabordio dell’acqua che colpisce lo scafo della barca e ascoltare nel silenzio accattivante il cigolio ritmico dell’albero sotto lo sforzo del vento e il dolce schiocchio delle vele  ondeggianti sotto la spinta del benefico vento, e provare l’ebbrezza della solitudine immerso in uno scenario tra l’azzurro del mare e l’infinito orizzonte da cui, dopo una guida a volte affannosa della barca, vedi apparire prima tenue e in seguito sempre più nitida la meta che ti eri prefissa: in questo caso l’isola d’Elba con il panorama dal mare di Portoferraio. In seguito Sergio ci ha consigliato a non fidarci delle carte nautiche improvvisate e delle previsioni del tempo sul mare. E’ invece utile e necessario conoscere i fronti di aria sia calda sia fredda, perché è da questo scontro che nascono i venti: di normale questi fronti formano un angolo ed il vento soffia lungo la bisettrice e trovando spazio libero sulla superficie dell’acqua la accarezza, la spinge e la increspa formando le onde, ed a seconda dell’intensità può scatenarsi anche un mare forza 7. Ecco che arriva la perturbazione, ma questa viene dopo il fenomeno descritto, quindi è sempre consigliabile a questo punto prendere il vento in poppa e cambiare rotta andando a navigare su acque più tranquille. 

Grazie Sergio, ci hai fatto provare delle emozioni che almeno io non potrò mai provare nella realtà, però l’immaginazione e la fantasia che sono prerogative dell’uomo può supplire a questa mancanza.

 
UNA RIFLESSIONE SUL NUOVO ANNO ROTARIANO
Permettete un semplice pensiero di un rotariano
 

Siamo a Settembre e inizia in pratica il nuovo anno Rotariano: dato che Luglio si può considerare di transizione, Agosto è "chiuso per ferie" quindi è da ora che inizia l’impegno per il nostro Club. Dico nostro Club anziché per il "Nostro Presidente" in quanto tutti dobbiamo farci carico, ognuno per le proprie possibilità fisiche di tempo ed altro, perché sia un annata da non dimenticare. Ricordiamoci che è l’anno del centenario e questa ricorrenza c’impegna in modo non indifferente. Anche se in generale l’essere Rotariano agli occhi degli altri può essere un privilegio, non mancano i denigratori sia per gelosia, perché non hanno i requisiti per essere ammessi, sia per invidia sia per partito preso sia per la concezione che il Rotary sia una sorta di mafia se non addirittura di una loggia massonica dove vengono espletate mansioni poco pulite, o per essere un clan chiuso ad uso e consumo del nepotismo più sfacciato. La gente non conosce la verità sul Club, e l’ignoranza è la peggior nemica nei confronti dei rapporti umani. Abbiamo il dovere di comunicare, di farci vedere, di operare alla luce del giorno: ma la parola chiave è operare secondo lo spirito rotariano senza pensare all’interesse personale ma solo con il fine ultimo di aiutare chi di aiuto ha bisogno senza distinzione di ceto, razza, credo, politica.
Allora diamoci da fare per operare e divulgare la nostra opera e farci conoscere per quelli che effettivamente siamo. Il fatto di riunirci nelle conviviali con una cena che oserei dire di normale amministrazione, con lo scopo di ritrovarci e parlare, progettare e conoscerci meglio, ha fatto pensare a banchetti pantagruelici se un grande del cinema, Woody Hallen sembra sia uscito con una battuta, voce incontrollata, che ha fatto il giro del mondo, "i Rotariano sono persone che consumano più alka seltzer che fosforo". Questo la dice lunga! Forse non è stato accettato al Club di sua competenza per il comportamento molto civile e morale della sua vita privata?! Valla a capire la gente!. Ma non è il solo episodio; fin dagli anni trenta si è tentato di diffamare il Club da parte degli addetti alla cultura fumettistica e cinematografica. Nel 1933 uscì, in un’edizione di cartoons di Topolino edita da Walt Disney, autore Floyd Gottfredson, un’avventura dal titolo "Mickey Maus the mail pilot" (Topolino eroe dell’aria) dove il nostro piccolo protagonista è sequestrato da una banda di malfattori, nella fattispecie il famigerato Gamba di Legno ed il suo degno compare il Lupo, e rinchiuso in un enorme dirigibile dove si svolgeva una vita malavitosa a livello di organizzazione sociale. Topolino è accompagnato ad una visita della loro realtà da Gamba di Legno e company ed è introdotto nella loro città. All’ingresso, al di sopra del portone, c’è il cartello col nome della città "Welcom to Plunderville" (Benvenuti a Borgorapine) mentre alla sinistra si vede una grossa ruota dentata con la scritta "Rotary Club – Meets Tuesdays" (Rotary Club – Riunioni il Martedì). Da questo se ne potrebbe dedurre che il Rotary è un clan di pochi di buono, ma dato che io sono un ottimista rimando la palla al mittente dando quest’interpretazione, che è anche quella del rotariano Paolo Vestri Presidente del Rotary Club Cascina: ogni agglomerato urbano di qualsiasi tipologia sia non può essere chiamato città se non esiste in esso il Rotary Club.
Per cui, tornando a noi, mettiamoci sotto e diamoci da fare con progetti, volontà e voglia di fare e il nostro anno rotariano sarà sicuramente ottimo visto anche la guida di un valido Presidente come Carmine De Felice. Scusate il tono tra il serio ed il faceto, ma credo di avervi inviato un messaggio perché il nostro Club sia guardato con rispetto dai cittadini e dagli altri Club confratelli. Mi preme di dire anche che è buona norma essere presenti alle conviviali che sicuramente sono più appetibili, ma anche ai caminetti che sono il luogo dove si confrontano le idee, si fanno i progetti e si creano le strategie per realizzarli.

Scusate l'ardire. Sergio Luppichini

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CAMINETTO DEL 15 SETTEMBRE
 

Il caminetto del 15 Settembre ha visto la presentazione del bilancio 2004 – 2005. Dopo una esauriente esposizione e giustificazione delle varie entrate ed uscite, è stato approvato all’unanimità con la soddisfazioni di tutti, direttivo e soci.
Vedi Bilancio 2004 - 2005

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Sento il dovere di comunicare a tutti, un evento che porta indirettamente lustro al nostro Club, trattandosi di un socio del Rotary Club Pisa Pacinotti.

Per il terzo anno, il 18 Settembre, viene assegnato il prestigioso “PREMIO LE BALEARI” con la consegna del “IL GUERRIERO PISANO” che consiste in une pregevole opera d’arte: la riproduzione su lastra d’argento sbalzata dell’immagine di un guerriero pisano del secolo XII° dipinta a mano.
Questo riconoscimento viene dato a cittadini pisani per nascita o per adozione, che si siano distinti nel campo delle arti, della scienza, della tecnica, della cultura, dell’economia, e del sociale contribuendo a dare lustro e fama alla nostra città in Italia e nel mondo.
Questo premio viene assegnato da una giuria qualificata formata da personalità nel campo dell’amministrazione locale, della stampa, della televisione e delle realtà economiche ed imprenditoriali pisane.
E’ con piacere che annuncio ai Rotariani, che un nostro Socio, il Dott. Rodolfo Bernardini, è stato scelto per la consegna del premio suddetto con la motivazione del “PREMIO ALLA PISANITA’”.
Tutti conosciamo il suo impegno in opere che hanno fatto conoscere la storia di Pisa, sia la presente che la passata, con testimonianze sia dirette che documentate da una lunga ricerca bibliografia, che ha fatto conoscere cose dei tempi passati che erano sfuggite anche a coloro che tale epoca hanno vissuto. A nome di tutti non posso fare altro che congratularmi vivamente con Rodolfo e credo di interpretare il pensiero dei Rotariano dicendogli: “Bravo, continua sulla strada che da tempo hai intrapreso e grazie per aver dato lustro anche al nostro Club Pacinotti che ti accoglie e che avrà l’onore di essere diretto da te quale Presidente nell’annata 2005 – 2006”.

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CONVIVIALE DEL 22 SETTEMBRE 2004
 
Il Presidente con Luciano Triglia Tavolo della presidenza De Felice e Bartorelli
Tavolo dei soci Altro tavolo di soci De Felice premia Triglia
 

Nella Conviviale del 22 Settembre 2004 alla presenza di 20 soci (49%) accompagnati da 7 consorti e dei due ospiti del Club, l’Avv. Luciano Triglia e la consorte Maria Antonietta, dopo un ottimo menu alla moda siciliana, il Presidente ha letto la lettera di ringraziamento, indirizzata a Sergio Bartorelli, per l’ecografo donato all’ospedale "ZAMBIAN – ITALIAN ORTHOPEDIC HOSPITAL". Mi ha consegnato biglietto di ringraziamento di Savino in risposta alle condoglianze sentite del nostro Club e prendo l'occasione di rinnovare la nostra partecipazione al suo dolore, e la cartolina illustrata inviataci da Umberto Placanica ed Elisa (vedi Notizie rotariane). Quindi ha presentato l’ospite Luciano Triglia, rotariano del Club Pisa, past presidente del medesimo, e la consorte Maria Antonietta. Ha tenuto a precisare che è un affermato imprenditore e carissimo amico, e che trattasi di una coppia amante del bello di qualsiasi argomento si tratti, e che oltre a goderlo riescono a raccontarlo. Dopo i ringraziamenti di rito, passa la parola all’amico Triglia.

Questi esordisce col dire, parafrasando le parole di Carmine, che ama Gabriele D’Annunzio in quanto anche lui amante del bello. Racconta di come sia venuto in possesso delle 13 lettere, 2 telegrammi ed una foto del poeta inedite: le ha acquistate in Francia ad un’asta, e visto l’importanza della relazione amorosa con la donna che lui chiama Sorella Notte, ha pensato di farne una pubblicazione per portare alla luce anche questo periodo della permanenza del poeta in Francia.
Fa presente che nel periodo della sua formazione scolastica, la figura di D’Annunzio era mitizzata, anche per ragioni politiche, quindi lo ha fin da allora ammirato come uomo oltre che come indiscusso artista. La sua ammirazione deriva dal fatto di avere D’Annunzio ideato un modello di vita suo proprio e di averlo applicato nella pratica giornaliera. Il Triglia ci dice che lo paragona al Foscolo, come uomo d’azione e di temperamento, perché come lui l’uomo doveva primeggiare imporre la propria volontà alle cose che lo circondano perché doveva essere un vincente. Per giustificare la sua ammirazione verso il poeta, ci da una sua interpretazione di quello che è stata la grandezza di D’Annunzio. Si usciva dal periodo del romanticismo, e le nuove generazioni, come accade sempre nella storia,vedi il passaggio dal Rinascimento al Manierismo fino al Liberty, anelavano a un qualche cosa di nuovo per uscire dal provincialismo in cui era caduta la letteratura italiana. Il Carducci stesso, nelle odi barbare, non è certamente un seguace del romanticismo ma non è neppure un innovatore come accadeva in Europa: in Francia spiccavano i Poeti Maledetti Baudelaire, Paul Verlaine ecc. E’ il momento di Schopenauer, Wagner, Nietzche che sono gli artefici del Decadentismo in contrapposizione al romanticismo non più consono ai tempi correnti. Dopo il periodo dell’unità d’Italia la letteratura è arricciata su se stessa con uno spirito prevalentemente provinciale; c’era la necessità di aprirsi all’Europa di farsi conoscere ed ecco che D’Annunzio da’ spazio e diffusione al Decadentismo di cui indubbiamente può esserne definito il caposcuola e che ha portato in Italia la modernità letteraria. Il Triglia ci dice che il Decadentismo è la poetica che esalta il sentimento della vita, della natura, dando una visione di tutti i sentimenti con la poesia. Il D’Annunzio affermava l’essenzialità della parola secondo il concetto greco della parola (" Oh Poeta – Divina è la parola…...") perché questa è musica, sensazione, bellezza, e tramite questa possono essere esternate le sensazioni che la natura che ci circonda ci da, sia per le cose sia per le persone. Il nostro oratore afferma che D’Annunzio è il più grande decadentista proprio per questo. Anche nella pratica ha inventato parole consone come:- tramezzino, La Rinascente, il velivolo, l’Amaro Auser, il Sangue Morlacco ecc-. Ne consegue che per il poeta il verso è tutto, contiene musica bellezza arte e ciò è possibile tramite la parola che forma il verso stesso. Sicuramente ha modellato a modo suo sia la vita sia l’arte: è stato poeta, eroe, autore di tragedie ha fatto di tutto comportandosi e vivendo la vita come l’ha immaginata e disegnata nell’arte (leggendo l’Alcione si comprende il vero pensiero di D’Annunzio). Essendo un grande estimatore del bello non può fare a meno di amare le donne, molte donne che hanno segnato momenti importanti della sua vita ed ispirato le sue opere letterarie. A cominciare del soggiorno romano con Barbara Leoni e Olga Ossani, con Luisa Casati Stampa e Giuseppina Mancini, Olga Levi Brunner e Luisa Baccara nel periodo militare fino agli amori del Vittoriale con Angèl Lager e Ester Pizzetti (senza omettere la divina Duse): ha avuto figli legittimi (Renato) e no, ha perduto un occhio durante un atterraggio e durante il ricovero non potè fare a meno di amare l’infermiera. Un periodo poco conosciuto è il soggiorno in Francia dove ha avuto una relazione amorosa con la scrittrice Marie Louise Antoniette de Heredia, in arte Gèrard d’Houville, sposata col poeta e scrittore Henri de Regnèr. Lo sposa amando appassionatamente il poeta Pierre Louiys che da lui ha un figlio chiamato da D’Annunzio nelle lettere il Tigre. Ufficialmente la relazione col poeta inizia nel 1914 e termina nel 1921, ma si erano conosciuti, almeno epistolarmente i primi del novecento a seguito di una diatriba letteraria quando lo accusava si plagiare gli autori classici nelle sue opere. Queste lettere, come ho detto all’inizio, fino a poco tempo fa sconosciute sono state comperate all’asta dall’amico Triglia, e constatando il vuoto del periodo francese ha pensato di renderle note con una pubblicazione del 2000 editore Bandecchi & Vivaldi col titolo "LETTERE D’AMORE DI SORA NOTTE". In una di queste lettere risalta la fusione delle bellezza della natura con la bellezza fisica della donna "……..La balaustra verso Parigi era deserta. Ma ho creduto di vedere il cane bianco fra i cespugli rosa, e la vostra coscia lunga contro la pietra grezza……..". Era anche un grande mentitore quando arranca per giustificare la sua assenza accusando una malattia al ginocchio, invece era fermo per una malattia venerea contratta non si sa come in Francia. In tutto e per tutto aveva l’atteggiamento del poeta: era vergogna dire che era stato operato di una volgare ernia quindi più consono parlare di una appendicite: quando doveva andare a dei simposi, mangiava prima per atteggiarsi poi a moderato e parco come si conviene ad un poeta: quando oberato di debiti e assediato dai creditori si lamentava con gli amici per l’incomprensione del volgo verso il genio poetico cui tutto è permesso anche prendere la roba senza pagare. Lui era il vate, il Poeta, il Vincente: anche da militare, non richiamato dalla patria, va come volontario e si cimenta in imprese pericolose. Cito una parte di un telegramma"….Ogni giorno do tutto me stesso – voglio vincere -…..". E’ questa la figura che esce dalla lettura di queste lettere e ringraziamo l’amico Triglia di averci dato la possibilità di conoscere un epistolario importante per conoscere meglio la figura di D’Annunzio.

 
Lettera di ringraziamento da parte dell'Ospedale dello Zambia
NOTIZIE ROTARIANE.

E’ giunto un ringraziamento postale per i sentimenti di cordoglio espressi all’amico rotariano Sardella Savino da parte del Club Pisa Pacinotti, in occasione della morte della madre.

E’ arrivata una cartolina illustrata spedita dall’amico rotariano Umberto Placanica assieme a Elisa Dringoli dallo "OSTSEEWOCHENENDE" per un week-end dal Rotaract del Mar del Baltico. Beati loro!!

E’ doveroso pubblicare la lettera di Suor Egidia de Luca Admisnistrator dello "ZAMBIAN – ITALIAN ORTHOPEDIC HOSPITALAL" indirizzata all’amico Bartorelli Sergio, dove si ringrazia per l’ecografo regalato all’ospedale da lei amministrato.

 
Immagini dei documenti pervenuti al nostro Club
 

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CAMINETTO DEL 29 SETTEMBRE 2004
 

Nel caminetto del 29 Settembre, alla presenza di 16 soci su 41 con la percentuale del 40 %, il Presidente ha preannunciato alcuni obiettivi da realizzare nell’annata 2004-2005. Non vuol parlare di programmi, come aveva già detto nel discorso del passaggio della Campana; è sua convinzione che i programmi vengono nel proseguo del tempo con lo stare assieme, col conoscerci meglio, col parlare ed è da questo che scaturiscono progetti fattibili e ben accetti da tutti. Il primo scopo, prosegue il Presidente, è quello di far conoscere la nostra identità, col vivere il nostro Club in modo ottimale, per cui assieme dobbiamo escogitare progetti che abbiano lo scopo principale della Visibilità: dobbiamo farci conoscere e pertanto occorrono progetti appetibili che siano di richiamo per le istituzioni ed anche per gli altri Club rotariano.
Per poter vivere bene il nostro Club dobbiamo attivarci per fare attività interessanti ed anche divertenti che non siano un episodio a se stante, ma che siano istituzionalizzate: per esempio una serata per il primo dell’anno, una festa di Carnevale, la Festa di Primavera ecc. in poche parole attività divertenti per stare e vivere assieme. Sono state prospettate anche gite di una certa importanza specie all’estero, ma si rischia di fare attività riservate solo a pochi, quindi cose più semplici, locali, tipo l’itinerario del vino o le ville toscane ecc.: devono essere cose alla portata di tutti specie dei più deboli sia dal punto economico che fisico.
Scopo importante è la ricerca di identità: dobbiamo proporci al di fuori del nostro Club. Per le manifestazioni del Centenario noi non abbiamo aderito all’iniziativa dei due Club Rotary pisani in quanto avevamo chiesto di partecipare con una cifra proporzionale al numero dei soci ma non è stato accettato. Partendo dal presupposto che vogliamo visibilità, il Presidente propone, in occasione del centenario
1°) Il Convegno "Pisa e il Mare" con l’aiuto della dott.ssa Garzella (il Presidente è stato spinto a questa iniziativa da una esperienza avuta in Sardegna: in una enorme pianura disabitata e adibita a pascolo dominava una bellissima chiesa in stile Pisano che gli ha ricordato la sua città ed ha capito quanto Pisa sia stata importante nel suo dominio sul mare e della cultura che ha portato al di fuori della città stessa). Tale convegno verrebbe realizzato nella sala Toniolo della Primaziale dove siano presenti le massime autorità cittadine: certo deve essere ben pubblicizzata ed avrebbe un costo minimo, a meno che non si voglia offrire un pranzo ai relatori ed alle autorità dato che dovrà tenersi nella mattinata.
2°) Acquisto di un automezzo da destinare ad una associazione: può essere un’autoambulanza, un pulmino per trasporto disabili, e perché no una semplice Panda per la Protezione Civile con un ben visibile scritta "dono del Rotary Pacinotti". Questo automezzo, chiunque lo adoperi, viaggia tutti i giorni e il nome del nostro Club si diffonde tra la popolazione. (Cercheremo sponsor tra le realtà cittadine).
3°) Il "Premio Pacinotti" I^ Edizione. Per il costo ci affideremo a delle conviviali fuori sede possibilmente con molti ospiti. Il premio consiste in una grossa medaglia appoggiata su di un supporto. A chi è destinato? Ad una personalità che abbia ampia visibilità in campo nazionale; non è necessario che sia uno scienziato od uno studioso, importante che sia conosciuto da una gran parte della popolazione nazionale. A differenza dell’automezzo il costo sarà molto limitato.

A fianco di questi tre punti cardinali, potrebbe essere realizzato un piccolo progetto che riguarda la chiesa di San Pierino di recente restaurata. E’ veramente un gioiello con delle opere d’arte notevoli, ma purtroppo non è visitabile perché essendo chiesa parrocchiale e svincolato dalla sovrintendenza è sotto la tutela di Mons Armani che è anche titolare della chiesa dei Cavalieri: giustamente la preferenza del parroco è data a questa ultima e San Pierino purtroppo è sempre chiuso e per poterlo visitare bisogna cercare il Padre che vada ad aprire avendo solo lui la chiave. Si potrebbe, interessando i ragazzi del Rotaract e dell’Interact, fare dei turni di apertura per permettere le visite ai turisti. Certo dobbiamo far sapere, tramite la stampa, che questo è possibile per merito dei ragazzi del Rotaract e Interact su iniziativa del Rotary Pacinotti.
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Un ultimo problema è la presentazione dei soci che non possono essere accentrati in pochissime categorie; non abbiamo esponenti di enti pubblici, di realtà imprenditoriali di istituzioni cittadine. Il presidente della commissione ammissioni si è impegnato per stilare un decalogo cui debbono attenersi i soci nel proporre delle presentazioni. Oggi siamo quaranta, ma è possibile arrivare fino e non oltre i cinquanta per non perdere di vista la visibilità tra soci.

Il Presidente è stato molto chiaro e noi faremo tesoro dei suoi suggerimenti e delle sue iniziative.

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