| La
conviviale del 1 Settembre è stata sospesa |
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CONVIVIALE DEL 8 SETTEMBRE 2004 |
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Nella
conviviale del 8 Settembre 2004 nella sede istituzionale dell’Hotel
dei Cavalieri si è svolta la prima conviviale di Settembre alla
presenza di 25 soci (61%) 15 consorti e tre ospiti (il Pesidente del
Rotaract e due rotaractiani). Alla fine del convivio e dopo i
prammatici saluti del presidente ed alcune comunicazioni, l’amico
Sergio Bartorelli, da esperto skipper, ha
voluto offrirci una conversazione su di un argomento a lui caro però
alquanto sconosciuto per la maggior parte di noi: LA VELA. Ha preso
lo spunto di una gita verso l’isola D’Elba col suo Sloop con un mare
in condizioni certamente non ideali per noi marinai d’acqua dolce;
con delle magnifiche diapositive ci ha
illustrato i vari momenti di una navigazione da diporto con le
manovre che è doveroso fare per condurre a buon esito una gita di
questo genere. Quindi ci spiega che per
navigare a vela, oltre alla barca serve una particolare
attrezzatura. La principale è la vela che sfrutta le forze naturali
che sono i vari tipi di vento. Le vele si possono dividere in
vele quadre e vele auriche ma si può
aggiungere anche lo stregone ed il vento. Prendiamo in
considerazione
le vele Auriche che fondamentalmente sono composte di quattro tipi
di vele: 1) vela Latina 2) vela al Terzo
o Tarchia 3) vela a Picco 4) vela Marconi o Bermuda. La vela al
Terzo o Tarchia e la vela a Picco sono
molto simili, ad ogni modo è da prendere in maggior considerazione
la vela Marconi che è sicuramente la più usata. Queste vele
vengono adoperate nelle barche da diporto
più usate, che sono gli Sloop. A questo punto serve una breve
precisazione sul tipo di barche. C’è la SLOOP che ha un solo albero
e le vele principali sono due, la Randa e il
Genova: sulla parte terminale dell’albero vi sono dei cavi di
acciaio che lo fissano alla barca, quello che va a poppa si chiama
PATARAZZO, quello che si aggancia alla prua è lo STRALLO. Poi la
YAWL che ha due alberi, quello Maestro e
di Mezzana con questo ultimo dietro il timone. Il KETCH che ha pure
questo due alberi, il Maestro e di Mezzana però questo ultimo è
davanti alla barra del timone. La GOLETTA che ha sempre due
alberi ma quello a prua si chiama di
Trinchetto e quello a poppa, il più alto, di Maestra. A questo punto
un breve chiarimento sugli alberi dei natanti in genere: partendo da
prua abbiamo l’albero di Trinchetto, di Maestra, di Mezzana, mentre
gli alberi orizzontali sono detti di Bompresso. La barca da diporto
più usata è la Sloop, dato che è più facile da condurre proprio
perché il complesso velico è ripartito su due vele anziché su tre.
E’ pur vero che una maggior superficie velica può sfruttare
maggiormente il vento ed aumentare la velocità, ma quando questo
aumenta, e a volte accade con estrema
rapidità, bisogna ridurre la velatura per la sicurezza della barca e
dell’equipaggio. Quindi meno velatura c’è da controllare meno
personale serve e le manovre sono più
facili. Ma non si può parlare solo di velocità, che si esprime in
nodi (miglia marine all’ora), ma anche di
andatura, che è determinante sul rendimento della navigazione. Le
andature vanno, a seconda dell’angolo
della direzione del vento rispetto all’asse longitudinale della
barca, da 35-45° nella Bolina stretta, da 45 – a 70° la Bolina
larga, 70 – 90° di Traverso, 100 – 125° di Lasco, 125 – 160° di Gran
Lasco, 170 – 190° di Poppa. Sembrerebbe logico che la situazione
ideale fosse di Poppa, invece a seconda
degli Skipper, non è vero: è meglio il vento di traverso che
permette maggiori velocità e miglior manovrabilità. Ci ha fatto
vedere una situazione di navigazione con vento in poppa,
che è detto a farfalla perché tutte e due
le vele si trovano con la base inferiore in direzione perpendicolare
all’asse della barca, come se fossero due ali: quando si tratti di
un’andatura di gran lasco o di poppa, può essere utile ammainare il
fiocco e in sua vece issare lo SPINNAKER, una grossa vela
triangolare messa a prua che raccoglie il vento e si gonfia come se
fosse un paracadute. Bisognerebbe avere una vera conoscenza
dell’aerodinamica per cui l’oratore si è
limitato alle nozioni basilari utili per spiegare come si conduce
una barca a vela.
Con delle suggestive diapositive, lo
Skipper Sergio, ci ha illustrato le manovre spiegando che sul bordo
del Genova vi sono le Cime (si chiama così ogni tipo di cordame che
si trovi a bordo) per le manovre, la vela grande di poppa è fornita
di Scotte. E’ bene chiarire che in gergo marinaresco per alzare le
vele si dice ISSARE mentre per abbassarle
di dice AMMAINARE: le cime deputate a queste funzioni sono le
DRIZZE. Ci ha fatto notare che sotto l’albero di Boma (quello che
dall’albero centrale va verso poppa) c’è il Vang che dà la forma
della vela a seconda dell’andatura. In
una foto mostra che prua si notano delle manovre rosse, che sono le
Cime che servono a ridurre la velatura quando
aumenta il vento. Adoperando bene il Vang, così dice Sergio, si può
supplire al disagio del vento appiattendo più o
meno la bombatura della vela; col vento forte deve essere
tesa e piatta, con quello debole allentata in modo da raccogliere
più vento e diviene bombata. Quindi
poiché le vele sono il motore della barca a vela, ne va di
conseguenza che con una vela regolata bene, a parità di condizioni
di vento e con una stessa andatura, si può acquistare anche un nodo
di velocità che in percentuale è il 16/17% per una barca che va a 6
nodi. Le vele, con le manovre che abbiamo accennato prima, vanno
regolate nella direzione del vento apparente che non è quella del
vento vero, ma è la risultante tra il vento vero e la velocità della
barca. Ecco dove è indispensabile l’uomo con le sue nozioni tecniche
e la sua esperienza, e ciò spiega la
maggior capacità di uno skipper rispetto all’altro. Dobbiamo
sottolineare che sia la vela di prua (la
Genova) che la Randa e la Mezzana (nei Ketch) sono dotate di piccoli
fili sia sopravento che sottovento e lo skipper deve con la sua
esperienza farli coincidere in modo che siano aderenti alla vela
senza creare delle turbolenze: queste a seconda delle andature,
devono assumere posizioni e tensioni e svergolamenti diversi.
Guardando le diapositive con la vista di una prora e della tolda
inclinata in maniera paurosa, con uno spumeggiare del mare poco
accattivante, oltre ad un principio di nausea da mal di mare, ho
pensato che con quella andatura e in
quella situazione la barca si sarebbe rovesciata. Allora Sergio ci
ha insegnato che quando aumenta il vento e lo sbandamento della
barca supera i 25% ed il timone gli 8%
bisogna ricorrere alla riduzione della velatura e bisogna farlo alla
svelta, ed è qui che scattano gli ordini fatidici che abbiamo letto
mille volte nei libri del Salgari: cazza (in termine marinaresco
tendere al massimo una cima o un cavo) la scotta, allenta la scotta,
allenta le drizze cazza le drizze ecc. ed in più il nostro Sergio
deve stare attento anche alla tensione dello strallo e del paterazzo
e il vang. Di norma dobbiamo prima ridurre la velatura a prora, poi
a poppa quindi ridurre i terzaroli (la vela è divisa in tre parti
detti terzaroli che si possono ammainare singolarmente), sempre
a seconda della necessità. E’ bello
a vedersi, nonostante un senso di nausea,
ed ascoltare: ma credo sarebbe più bello provare queste emozioni per
uno come me che le barche le conosce solo per avere costruito
vascelli e galeoni in scala ridotta come modelli statici e che le
vede sull’orizzonte del mare con le vele spiegate solo dalla sdraia
sotto l’ombrellone sulla spiaggia infuocata e afosa; sarebbe
eccitante sentire il fresco vento e lo sciabordio dell’acqua che
colpisce lo scafo della barca e ascoltare nel silenzio accattivante
il cigolio ritmico dell’albero sotto lo sforzo del vento e il dolce
schiocchio delle vele ondeggianti sotto la spinta del benefico
vento, e provare l’ebbrezza della solitudine immerso in uno scenario
tra l’azzurro del mare e l’infinito orizzonte da cui, dopo una guida
a volte affannosa della barca, vedi apparire prima tenue e in
seguito sempre più nitida la meta che ti eri prefissa: in questo
caso l’isola d’Elba con il panorama dal mare di Portoferraio. In
seguito Sergio ci ha consigliato a non fidarci delle carte nautiche
improvvisate e delle previsioni del tempo sul mare. E’ invece utile
e necessario conoscere i fronti di aria
sia calda sia fredda, perché è da questo scontro che nascono i
venti: di normale questi fronti formano un angolo ed il vento soffia
lungo la bisettrice e trovando spazio libero sulla superficie
dell’acqua la accarezza, la spinge e la increspa formando le onde,
ed a seconda dell’intensità può scatenarsi anche un mare forza 7.
Ecco che arriva la perturbazione, ma questa viene dopo il fenomeno
descritto, quindi è sempre consigliabile a questo punto prendere il
vento in poppa e cambiare rotta andando a navigare su acque più
tranquille.
Grazie Sergio, ci
hai fatto provare delle emozioni che almeno io non potrò mai provare
nella realtà, però l’immaginazione e la fantasia che sono
prerogative dell’uomo può supplire a questa mancanza.
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UNA RIFLESSIONE SUL NUOVO ANNO
ROTARIANO
Permettete un semplice pensiero di un rotariano |
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Siamo a Settembre e inizia in pratica il nuovo anno
Rotariano: dato che Luglio si può considerare di transizione, Agosto è
"chiuso per ferie" quindi è da ora che inizia l’impegno per il nostro
Club. Dico nostro Club anziché per il "Nostro Presidente" in quanto
tutti dobbiamo farci carico, ognuno per le proprie possibilità fisiche
di tempo ed altro, perché sia un annata da non dimenticare. Ricordiamoci
che è l’anno del centenario e questa ricorrenza c’impegna in modo non
indifferente. Anche se in generale l’essere Rotariano agli occhi degli
altri può essere un privilegio, non mancano i denigratori sia per
gelosia, perché non hanno i requisiti per essere ammessi, sia per
invidia sia per partito preso sia per la concezione che il Rotary sia
una sorta di mafia se non addirittura di una loggia massonica dove
vengono espletate mansioni poco pulite, o per essere un clan chiuso ad
uso e consumo del nepotismo più sfacciato. La gente non conosce la
verità sul Club, e l’ignoranza è la peggior nemica nei confronti dei
rapporti umani. Abbiamo il dovere di comunicare, di farci vedere, di
operare alla luce del giorno: ma la parola chiave è operare secondo lo
spirito rotariano senza pensare all’interesse personale ma solo con il
fine ultimo di aiutare chi di aiuto ha bisogno senza distinzione di
ceto, razza, credo, politica.
Allora diamoci da fare per operare e divulgare la nostra opera e farci
conoscere per quelli che effettivamente siamo. Il fatto di riunirci
nelle conviviali con una cena che oserei dire di normale
amministrazione, con lo scopo di ritrovarci e parlare, progettare e
conoscerci meglio, ha fatto pensare a banchetti pantagruelici se un
grande del cinema, Woody Hallen sembra sia uscito con una battuta, voce
incontrollata, che ha fatto il giro del mondo, "i Rotariano sono persone
che consumano più alka seltzer che fosforo". Questo la dice lunga! Forse
non è stato accettato al Club di sua competenza per il comportamento
molto civile e morale della sua vita privata?! Valla a capire la gente!.
Ma non è il solo episodio; fin dagli anni trenta si è tentato di
diffamare il Club da parte degli addetti alla cultura fumettistica e
cinematografica. Nel 1933 uscì, in un’edizione di cartoons di Topolino
edita da Walt Disney, autore Floyd Gottfredson, un’avventura dal titolo
"Mickey Maus the mail pilot" (Topolino eroe dell’aria) dove il nostro
piccolo protagonista è sequestrato da una banda di malfattori, nella
fattispecie il famigerato Gamba di Legno ed il suo degno compare il
Lupo, e rinchiuso in un enorme dirigibile dove si svolgeva una vita
malavitosa a livello di organizzazione sociale. Topolino è accompagnato
ad una visita della loro realtà da Gamba di Legno e
company
ed è introdotto nella loro città. All’ingresso, al di sopra del portone,
c’è il cartello col nome della città "Welcom to Plunderville" (Benvenuti
a Borgorapine) mentre alla sinistra si vede una grossa ruota dentata con
la scritta "Rotary Club – Meets Tuesdays" (Rotary Club – Riunioni il
Martedì). Da questo se ne potrebbe dedurre che il Rotary è un clan di
pochi di buono, ma dato che io sono un ottimista rimando la palla al
mittente dando quest’interpretazione, che è anche quella del rotariano
Paolo Vestri Presidente del Rotary Club Cascina: ogni agglomerato urbano
di qualsiasi tipologia sia non può essere chiamato città se non esiste
in esso il Rotary Club.
Per cui, tornando a noi, mettiamoci sotto e diamoci da fare con
progetti, volontà e voglia di fare e il nostro anno rotariano sarà
sicuramente ottimo visto anche la guida di un valido Presidente come
Carmine De Felice. Scusate il tono tra il serio ed il faceto, ma credo
di avervi inviato un messaggio perché il nostro Club sia guardato con
rispetto dai cittadini e dagli altri Club confratelli. Mi preme di dire
anche che è buona norma essere presenti alle conviviali che sicuramente
sono più appetibili, ma anche ai caminetti che sono il luogo dove si
confrontano le idee, si fanno i progetti e si creano le strategie per
realizzarli.
Scusate l'ardire. Sergio Luppichini
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CAMINETTO DEL 15 SETTEMBRE |
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Il caminetto del 15 Settembre ha visto
la presentazione del bilancio 2004 –
2005. Dopo una esauriente esposizione e
giustificazione delle varie entrate ed uscite, è stato approvato
all’unanimità con la soddisfazioni di tutti, direttivo e soci.
Vedi Bilancio
2004 - 2005
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Sento il dovere di comunicare a tutti,
un evento che porta indirettamente lustro al nostro Club,
trattandosi di un socio del Rotary Club Pisa Pacinotti.
Per
il terzo anno, il 18 Settembre, viene
assegnato il prestigioso “PREMIO LE BALEARI” con la consegna del “IL
GUERRIERO PISANO” che consiste in une pregevole opera d’arte: la
riproduzione su lastra d’argento sbalzata dell’immagine di un
guerriero pisano del secolo XII° dipinta
a mano.
Questo riconoscimento viene dato a
cittadini pisani per nascita o per adozione, che si siano distinti
nel campo delle arti, della scienza, della tecnica, della cultura,
dell’economia, e del sociale contribuendo a dare lustro e fama alla
nostra città in Italia e nel mondo.
Questo premio viene assegnato da una
giuria qualificata formata da personalità nel campo
dell’amministrazione locale, della stampa, della televisione e delle
realtà economiche ed imprenditoriali pisane.
E’ con piacere che annuncio ai Rotariani,
che un nostro Socio, il Dott. Rodolfo
Bernardini, è stato scelto per la
consegna del premio suddetto con la motivazione del “PREMIO
ALLA PISANITA’”.
Tutti conosciamo il suo impegno in opere
che hanno fatto conoscere la storia di Pisa, sia la presente che la
passata, con testimonianze sia dirette che documentate da una lunga
ricerca bibliografia, che ha fatto conoscere cose dei tempi passati
che erano sfuggite anche a coloro che tale epoca hanno vissuto.
A nome di tutti non posso fare altro che
congratularmi vivamente con Rodolfo e credo di interpretare il
pensiero dei Rotariano dicendogli: “Bravo, continua sulla strada che
da tempo hai intrapreso e grazie per aver dato lustro anche al
nostro Club Pacinotti che ti accoglie e che avrà l’onore di essere
diretto da te quale Presidente nell’annata 2005 – 2006”.
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CONVIVIALE DEL 22 SETTEMBRE 2004 |
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| Il Presidente con Luciano Triglia |
Tavolo della presidenza |
De Felice e Bartorelli |
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| Tavolo dei soci |
Altro tavolo di soci |
De Felice premia Triglia |
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Nella Conviviale del 22 Settembre 2004 alla presenza
di 20 soci (49%) accompagnati da 7 consorti e dei due ospiti del Club,
l’Avv. Luciano Triglia e la consorte Maria Antonietta, dopo un ottimo
menu alla moda siciliana, il Presidente ha letto la
lettera di ringraziamento, indirizzata a
Sergio Bartorelli, per l’ecografo donato all’ospedale "ZAMBIAN – ITALIAN
ORTHOPEDIC HOSPITAL". Mi ha consegnato biglietto di ringraziamento di
Savino in risposta alle condoglianze sentite del nostro Club e prendo
l'occasione di rinnovare la nostra partecipazione al suo dolore, e la
cartolina illustrata inviataci da Umberto Placanica ed Elisa (vedi
Notizie rotariane). Quindi ha
presentato l’ospite Luciano Triglia, rotariano del Club Pisa, past
presidente del medesimo, e la consorte Maria Antonietta. Ha tenuto a
precisare che è un affermato imprenditore e carissimo amico, e che
trattasi di una coppia amante del bello di qualsiasi argomento si
tratti, e che oltre a goderlo riescono a raccontarlo. Dopo i
ringraziamenti di rito, passa la parola all’amico Triglia.
Questi esordisce col dire, parafrasando le parole di
Carmine, che ama Gabriele D’Annunzio in quanto anche lui amante del
bello. Racconta di come sia venuto in possesso delle 13 lettere, 2
telegrammi ed una foto del poeta inedite: le ha acquistate in Francia ad
un’asta, e visto l’importanza della relazione amorosa con la donna che
lui chiama Sorella Notte, ha pensato di farne una pubblicazione per
portare alla luce anche questo periodo della permanenza del poeta in
Francia.
Fa presente che nel periodo della sua formazione scolastica, la figura
di D’Annunzio era mitizzata, anche per ragioni politiche, quindi lo ha
fin da allora ammirato come uomo oltre che come indiscusso artista. La
sua ammirazione deriva dal fatto di avere D’Annunzio ideato un modello
di vita suo proprio e di averlo applicato nella pratica giornaliera. Il
Triglia ci dice che lo paragona al Foscolo, come uomo d’azione e di
temperamento, perché come lui l’uomo doveva primeggiare imporre la
propria volontà alle cose che lo circondano perché doveva essere un
vincente. Per giustificare la sua ammirazione verso il poeta, ci da una
sua interpretazione di quello che è stata la grandezza di D’Annunzio. Si
usciva dal periodo del romanticismo, e le nuove generazioni, come accade
sempre nella storia,vedi il passaggio dal Rinascimento al Manierismo
fino al Liberty, anelavano a un qualche cosa di nuovo per uscire dal
provincialismo in cui era caduta la letteratura italiana. Il Carducci
stesso, nelle odi barbare, non è certamente un seguace del romanticismo
ma non è neppure un innovatore come accadeva in Europa: in Francia
spiccavano i Poeti Maledetti Baudelaire, Paul Verlaine ecc. E’ il
momento di Schopenauer, Wagner, Nietzche che sono gli artefici del
Decadentismo in contrapposizione al romanticismo non più consono ai
tempi correnti. Dopo il periodo dell’unità d’Italia la letteratura è
arricciata su se stessa con uno spirito prevalentemente provinciale;
c’era la necessità di aprirsi all’Europa di farsi conoscere ed ecco che
D’Annunzio da’ spazio e diffusione al Decadentismo di cui indubbiamente
può esserne definito il caposcuola e che ha portato in Italia la
modernità letteraria. Il Triglia ci dice che il Decadentismo è la
poetica che esalta il sentimento della vita, della natura, dando una
visione di tutti i sentimenti con la poesia. Il D’Annunzio affermava
l’essenzialità della parola secondo il concetto greco della parola (" Oh
Poeta – Divina è la parola…...") perché questa è musica, sensazione,
bellezza, e tramite questa possono essere esternate le sensazioni che la
natura che ci circonda ci da, sia per le cose sia per le persone. Il
nostro oratore afferma che D’Annunzio è il più grande decadentista
proprio per questo. Anche nella pratica ha inventato parole consone
come:- tramezzino, La Rinascente, il velivolo, l’Amaro Auser, il
Sangue Morlacco ecc-. Ne consegue che per il poeta il verso è tutto,
contiene musica bellezza arte e ciò è possibile tramite la parola che
forma il verso stesso. Sicuramente ha modellato a modo suo sia la vita
sia l’arte: è stato poeta, eroe, autore di tragedie ha fatto di tutto
comportandosi e vivendo la vita come l’ha immaginata e disegnata
nell’arte (leggendo l’Alcione si comprende il vero pensiero di
D’Annunzio). Essendo un grande estimatore del bello non può fare a meno
di amare le donne, molte donne che hanno segnato momenti importanti
della sua vita ed ispirato le sue opere letterarie. A cominciare del
soggiorno romano con Barbara Leoni e Olga Ossani, con Luisa Casati
Stampa e Giuseppina Mancini, Olga Levi Brunner e Luisa Baccara nel
periodo militare fino agli amori del Vittoriale con Angèl Lager e Ester
Pizzetti (senza omettere la divina Duse): ha avuto figli legittimi
(Renato) e no, ha perduto un occhio durante un atterraggio e durante il
ricovero non potè fare a meno di amare l’infermiera. Un periodo poco
conosciuto è il soggiorno in Francia dove ha avuto una relazione amorosa
con la scrittrice Marie Louise Antoniette de Heredia, in arte Gèrard d’Houville,
sposata col poeta e scrittore Henri de Regnèr. Lo sposa amando
appassionatamente il poeta Pierre Louiys che da lui ha un figlio
chiamato da D’Annunzio nelle lettere il Tigre. Ufficialmente la
relazione col poeta inizia nel 1914 e termina nel 1921, ma si erano
conosciuti, almeno epistolarmente i primi del novecento a seguito di una
diatriba letteraria quando lo accusava si plagiare gli autori classici
nelle sue opere. Queste lettere, come ho detto all’inizio, fino a poco
tempo fa sconosciute sono state comperate all’asta dall’amico Triglia, e
constatando il vuoto del periodo francese ha pensato di renderle note
con una pubblicazione del 2000 editore Bandecchi & Vivaldi col titolo
"LETTERE D’AMORE DI SORA NOTTE". In una di queste lettere risalta la
fusione delle bellezza della natura con la bellezza fisica della donna
"……..La balaustra verso Parigi era deserta. Ma ho creduto di vedere il
cane bianco fra i cespugli rosa, e la vostra coscia lunga contro la
pietra grezza……..". Era anche un grande mentitore quando arranca per
giustificare la sua assenza accusando una malattia al ginocchio, invece
era fermo per una malattia venerea contratta non si sa come in Francia.
In tutto e per tutto aveva l’atteggiamento del poeta: era vergogna dire
che era stato operato di una volgare ernia quindi più consono parlare di
una appendicite: quando doveva andare a dei simposi, mangiava prima per
atteggiarsi poi a moderato e parco come si conviene ad un poeta: quando
oberato di debiti e assediato dai creditori si lamentava con gli amici
per l’incomprensione del volgo verso il genio poetico cui tutto è
permesso anche prendere la roba senza pagare. Lui era il vate, il Poeta,
il Vincente: anche da militare, non richiamato dalla patria, va come
volontario e si cimenta in imprese pericolose. Cito una parte di un
telegramma"….Ogni giorno do tutto me stesso – voglio vincere -…..". E’
questa la figura che esce dalla lettura di queste lettere e ringraziamo
l’amico Triglia di averci dato la possibilità di conoscere un
epistolario importante per conoscere meglio la figura di D’Annunzio. |
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Lettera di ringraziamento da parte
dell'Ospedale dello Zambia |
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NOTIZIE ROTARIANE. E’ giunto un
ringraziamento postale per i sentimenti di cordoglio espressi all’amico
rotariano Sardella Savino da parte del Club Pisa Pacinotti, in occasione
della morte della madre.
E’ arrivata una cartolina illustrata spedita dall’amico rotariano
Umberto Placanica assieme a Elisa Dringoli dallo "OSTSEEWOCHENENDE" per
un week-end dal Rotaract del Mar del Baltico. Beati loro!!
E’ doveroso pubblicare la lettera di Suor Egidia de Luca
Admisnistrator dello "ZAMBIAN – ITALIAN ORTHOPEDIC HOSPITALAL"
indirizzata all’amico Bartorelli Sergio, dove si ringrazia per
l’ecografo regalato all’ospedale da lei amministrato.
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Immagini dei documenti pervenuti al
nostro Club |
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CAMINETTO DEL 29 SETTEMBRE 2004 |
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Nel
caminetto del 29 Settembre, alla presenza di 16 soci su 41 con la
percentuale del 40 %, il Presidente ha preannunciato alcuni obiettivi da
realizzare nell’annata 2004-2005. Non vuol parlare di programmi, come
aveva già detto nel discorso del passaggio della Campana; è sua
convinzione che i programmi vengono nel proseguo del tempo con lo stare
assieme, col conoscerci meglio, col parlare ed è da questo che
scaturiscono progetti fattibili e ben accetti da tutti. Il primo scopo,
prosegue il Presidente, è quello di far conoscere la nostra identità,
col vivere il nostro Club in modo ottimale, per cui assieme dobbiamo
escogitare progetti che abbiano lo scopo principale della Visibilità:
dobbiamo farci conoscere e pertanto occorrono progetti appetibili che
siano di richiamo per le istituzioni ed anche per gli altri Club
rotariano.
Per poter vivere bene il nostro Club dobbiamo attivarci per fare
attività interessanti ed anche divertenti che non siano un episodio a se
stante, ma che siano istituzionalizzate: per esempio una serata per il
primo dell’anno, una festa di Carnevale, la Festa di Primavera ecc. in
poche parole attività divertenti per stare e vivere assieme. Sono state
prospettate anche gite di una certa importanza specie all’estero, ma si
rischia di fare attività riservate solo a pochi, quindi cose più
semplici, locali, tipo l’itinerario del vino o le ville toscane ecc.:
devono essere cose alla portata di tutti specie dei più deboli sia dal
punto economico che fisico.
Scopo importante è la ricerca di identità: dobbiamo proporci al di fuori
del nostro Club. Per le manifestazioni del Centenario noi non abbiamo
aderito all’iniziativa dei due Club Rotary pisani in quanto avevamo
chiesto di partecipare con una cifra proporzionale al numero dei soci ma
non è stato accettato. Partendo dal presupposto che vogliamo visibilità,
il Presidente propone, in occasione del centenario
1°) Il Convegno "Pisa e il Mare" con l’aiuto della dott.ssa Garzella (il
Presidente è stato spinto a questa iniziativa da una esperienza avuta in
Sardegna: in una enorme pianura disabitata e adibita a pascolo dominava
una bellissima chiesa in stile Pisano che gli ha ricordato la sua città
ed ha capito quanto Pisa sia stata importante nel suo dominio sul mare e
della cultura che ha portato al di fuori della città stessa). Tale
convegno verrebbe realizzato nella sala Toniolo della Primaziale dove
siano presenti le massime autorità cittadine: certo deve essere ben
pubblicizzata ed avrebbe un costo minimo, a meno che non si voglia
offrire un pranzo ai relatori ed alle autorità dato che dovrà tenersi
nella mattinata.
2°) Acquisto di un automezzo da destinare ad una associazione: può
essere un’autoambulanza, un pulmino per trasporto disabili, e perché no
una semplice Panda per la Protezione Civile con un ben visibile scritta
"dono del Rotary Pacinotti". Questo automezzo, chiunque lo adoperi,
viaggia tutti i giorni e il nome del nostro Club si diffonde tra la
popolazione. (Cercheremo sponsor tra le realtà cittadine).
3°) Il "Premio Pacinotti" I^ Edizione. Per il costo ci affideremo a
delle conviviali fuori sede possibilmente con molti ospiti. Il premio
consiste in una grossa medaglia appoggiata su di un supporto. A chi è
destinato? Ad una personalità che abbia ampia visibilità in campo
nazionale; non è necessario che sia uno scienziato od uno studioso,
importante che sia conosciuto da una gran parte della popolazione
nazionale. A differenza dell’automezzo il costo sarà molto limitato.
A fianco di questi tre punti cardinali, potrebbe
essere realizzato un piccolo progetto che riguarda la chiesa di San
Pierino di recente restaurata. E’ veramente un gioiello con delle opere
d’arte notevoli, ma purtroppo non è visitabile perché essendo chiesa
parrocchiale e svincolato dalla sovrintendenza è sotto la tutela di Mons
Armani che è anche titolare della chiesa dei Cavalieri: giustamente la
preferenza del parroco è data a questa ultima e San Pierino purtroppo è
sempre chiuso e per poterlo visitare bisogna cercare il Padre che vada
ad aprire avendo solo lui la chiave. Si potrebbe, interessando i ragazzi
del Rotaract e dell’Interact, fare dei turni di apertura per permettere
le visite ai turisti. Certo dobbiamo far sapere, tramite la stampa, che
questo è possibile per merito dei ragazzi del Rotaract e Interact su
iniziativa del Rotary Pacinotti.
(Torna
indietro)
Un ultimo problema è la presentazione dei soci che
non possono essere accentrati in pochissime categorie; non abbiamo
esponenti di enti pubblici, di realtà imprenditoriali di istituzioni
cittadine. Il presidente della commissione ammissioni si è impegnato per
stilare un decalogo cui debbono attenersi i soci nel proporre delle
presentazioni. Oggi siamo quaranta, ma è possibile arrivare fino e non
oltre i cinquanta per non perdere di vista la visibilità tra soci.
Il Presidente è stato molto chiaro e noi faremo
tesoro dei suoi suggerimenti e delle sue iniziative. |
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