ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


RIUNIONI NOVEMBRE 05:  Programma del Club - Home Page - Sommario - Archivio riunioni
 
Caminetto del 9 Novembre 05   Burraco 13 Novembre  Conviviale del 16 Novembre 05  Caminetto 23 Novembre 05
Caminetto 30 Novembre 2005
CONVIVIALE DEL 2 NOVEMBRE 2005
 

Il Presidente presenta gli ospiti: Il Prof Marcello Bandettini (rotariano) e Signora, il Dott. Ghezzi (assessore all’ambiente e protezione civile e recente rotariano) e Signora, il Dott. Pallini (già nostro rotariano e trasferitosi ma in procinto di rientrare nei nostri ranghi) e Signora. Di seguito da’ la parola a Marcello Bandettini, Piccolo Cavaliere di Malta che annuncia di avere finalmente avuto il permesso di costruire un piccolo stabile dietro la chiesa di San Domenico, in Corso Italia e sede dei Cavalieri di Malta, che verrà adibito a biblioteca. Per reperire fondi necessari i Cavalieri di Malta hanno organizzato un Gran Galà da fare in una bellissima villa di Lucca, Villa Rossi la Gattaiola: dovrebbero essere presenti i Senatori Cossiga e Pera, Filiberto di Savoia ecc. Vi sarà un catering di nome a livello regionale ed un ricco bar. Chi vuol partecipare è ben gradito.

A questo punto il Presidente presenta il relatore Dott. Renato Bandettini, nostro socio, che ci intrattiene sul tema "Gli effetti dei disturbi caratteriali nelle relazioni intime".

Parla dei rapporti che abbiamo con le persone che sono più vicine e noi e che influenzano il nostro comportamento: questo accade quando vi sono alterazioni ed attriti nei rapporti sentimentali di queste persone e arrivano a determinare il nostro comportamento futuro. Si parla delle persone più vicine tipo il partner, i genitori, i figli, i familiari in genere. Può accadere che quando vi sono contrasti il partner sia portato ad attribuire la colpa all’altro, e durante le sedute si sentirà dire "accade perchè mio marito si comporta in questo modo" e mai "accade perchè io mi comporto in questo modo" e questo atteggiamento non ci fa capire il vero problema. Per venirne a capo bisogna cercare di capire quale sia lo sviluppo di questi aspetti caratteriali. Importantissimo è il rapporto primario, cioè quello che fin dalla nascita abbiamo con i nostri genitori e con coloro che convivono nella famiglia. Ricordiamoci che questo è un rapporto che è fatto essenzialmente d’amore: quindi oltre all’apporto prettamente materiale c’è un rapporto costituito d’affetto, sostegno e amore. E’ quando questo rapporto va male che nascono dei problemi; c’è un vero trauma che è l’alterazione del rapporto primario. Quando si parla di trauma si intende un qualche cosa che interferisce con il rapporto affettivo e produce delle emozioni che poi saranno alla base dello sviluppo del carattere. Possono esserci vari traumi come la morte dei genitori, l’abbandono di uno di questi, la malattia degli stessi ecc.: vi sono poi dei traumi meno evidenti esteriormente che possono esistere all’interno delle famiglie: il primo trauma è la violenza e la conflittualità che esiste nelle famiglie e queste situazioni sono veramente traumatizzanti. Come violenza si parla sia di quella verbale sia di quella fisica che siste all’interno della coppia e nei figli in modo che si vive tra urli e bisticci, una famiglia dove manca la serenità. Molto più frequente di quanto sembri c’è l’abuso sessuale verso i figli specie nelle ragazze fino a 18 anni: purtroppo queste percentuali sono molto alte: è utile chiarire che come abuso non si intenda solo il fatto fisico da parte di un genitore, ma anche il fatto morale, cioè che questi non siano stati capaci di proteggere il soggetto, oppure che nonostante il figlio abbia denunciato il fatto questo non sia stato creduto per cui, come reazione, c’è un forte risentimento. Per la formazione del figlio è importante il carattere dei genitori, e questo può fluttuare dal calmo all’agitato a seconda delle condizioni ambientali del momento tipo ristrettezze finanziare, o per cause le più varie che, come abbiamo già detto, possono accadere nelle famiglie. Si parla di aspetti caratteriali quando la vita affettiva familiare non è in sintonia per cui si può andare nella direzione della freddezza e del distacco affettivo del ragazzo; ad esempio, aspetti di austerità con imposizioni eccessive possono essere fattori traumatizzanti. Nel bambino questo stato di cose può portare alla tendenza di allontanarsi dal genitore e portare alla formazione di un carattere che si contrappone alla volontà del genitore col risultato di dare delle risposte contrarie a quanto gli sia imposto. Da una parte può esserci un estraniarsi dai fatti familiari con freddezza ed isolamento, oppure può avverarsi l’altra linea che è quella di andare contro a quello che dicono i genitori: allora si vede che la contrarietà si manifesta con una sfida aperta rispondendo con un no decisivo, oppure con una reazione verbale canzonatoria ed ironica fino ad arrivare all’ostinazione e alla testardaggine. C’è poi la possibilità di una linea di compiacenza, allora il bambino dice di si, ma praticamente si rifiuta adducendo la scusa di non essere capace di fare quella determinata cosa: questo è pericoloso perchè può portare al blocco intellettuale, si riducono le capacità intellettive e si arriva ad una dipendenza verso il genitore. Tutto quanto detto ha l’effetto di mettere una distanza fra il ragazzo ed il genitore e questo accade anche quando c’è la compiacenza: infatti il genitore è portato a distaccarsi dal figlio o per la difficoltà che trova nell’aiutarlo, o per mancanza di tempo, o per qualsiasi altra ragione e questo stato di cosa lo porta sempre di più ad un allontanamento affettivo tra se ed il figlio. Non dimentichiamoci anche il momento della procrastinazione: la risposta è "si lo faccio, ma dopo".
Con tutte queste sfumature si forma un carattere oppositivo che, oltre a quello familiare, si manifesta anche in altri ambienti come la scuola, e quando la maestra chiede qualche cosa, il ragazzo la prende come un’imposizione e si rifiuta di farla; la maestra glielo ordina e lui continua a rifiutarsi e si crea un vero e proprio circolo vizioso impositivo. Questo si esporta anche nei giochi, con gli amici: con la paura che gli altri gli impongano qualche cosa, lui per primo si impone e di nuovo si crea un circolo vizioso impositivo, allora il bambino diviene rissoso violento testardo e quando sarà adulto avrà il solito comportamento sia con il partner sia con i figli ed alla sua imposizione vi sarà la reazione del partner o dei figli, si creerà il solito circolo vizioso impositivo e commetterà l’errore del padre. Come risultato avremo un genitore autoritario che tende ad opporsi con la paura di subire l’imposizione del figlio, questo stato di cose si perpetua e si trasmetterà da generazione a generazione. Ecco perchè c’è l’usanza di affermare che se un bambino è in questo modo la colpa è dei genitori: allora questi a loro volta si colpevolizzano anche se causa vera è la trasmissione generazionale, infatti questi non si rendono conto di cosa fanno e del danno che creano al ragazzo. Anche il bambino però concorre alla realizzazione di questi effetti caratteriali al momento che tende a distaccarsi dal genitore, infatti è il momento che crea un ulteriore trauma caratteriale. L’insieme di tutte queste cose rende la vita della famiglia più difficile e ne ricavano una minor soddisfazione.
Questi atteggiamenti quando si verificano in maniera lieve sono comuni ma diventano traumatizzanti quando questo carattere diviene disturbante dell’armonia affettiva al punto di creare un trauma.

Dalle risposte alle domande fatte dai soci emerge che la traumatizzazione è maggiore quanto più è forte il legame affettivo con il figlio. La trasmissione generazionale è inconscia e non ce ne rendiamo conto per cui tutti noi possiamo avere questo leggero atteggiamento impositivo, l’interessante è non esagerare, avere un atteggiamento fermo ma non impositivo per non andare allo scontro. Molto importante è la famiglia allargata, dove i punti di riferimento affettivi sono molteplici e dove manca il genitore ci sarà il nonno o lo zio ecc. Grazie Renato per quanto ci hai detto e per quanto hai chiarito quelli che possono essere i dubbi sui comportamenti di noi genitori.

Torna su

La cartolina inviata dal socio Arturo Nebbiai da Londra durante la sua gita in inghilterra con la famiglia

 
CAMINETTO DEL 9 NOVEMBRE 2005
 

 

Zanotti e Bartorelli Zanotti con il labaro del Club Zanotti si prepara a parlare

Il Caminetto del 9 Novembre 05 inizia con brevi comunicazioni del Presidente Bernardini: la FIDAPA ha mandato il programma che è disponibile presso il Segretario Nebbiai, mentre il SOROPTIMUS annuncia una conferenza dal titolo "le ricette mediche al tempo dei faraoni" tenuta dal Prof. Mario Del Tacca presso l’Hotel Repubblica Marinara alle ore 17,30 del 16 Novembre 2005: chi vuol partecipare può consultare il programma dal Segretario. Il 23 Novembre in Duomo alle ore 18,30 si svolgerà la festa dei Carabinieri con particolari manifestazioni; la partecipazione è libera e chiunque può partecipare. Il Presidente di seguito cede la parola all’amico avvocato Leonardo Zanotti che ci parlerà sugli "aspetti della propria professione".

Leonardo comincia col dire che ha iniziato la sua attività nel 1973 periodo in cui erano iscritti all’albo dell’ordine circa 200 avvocati e solo 30 o 40 erano quelli che lavoravano si può dire a tempo pieno. Da allora ad oggi c’è una situazione di gran lunga diversa, molto peggiorata: infatti oggi vi sono più di 1000 iscritti all’ordine e mentre prima esisteva tra colleghi una deontologia oggi non esiste più. Infatti non c’è più alcun rispetto per il collega da parte dei giovani che si dimostrano prepotenti ed arroganti: questo stato di cose ha peggiorato non solo la deontologia tra colleghi, ma anche i rapporti con i giudici. Allora con loro c’era amicizia nel rispetto delle proprie funzioni, si davano del tu in privato e del lei in pubblico, ma c’era un’armonia quasi familiare. Oggi sia i giovani giudici come i giovani avvocati sono arroganti con atteggiamento rampante e come risultato possono esservi dei giudizi, fatti in sedi dove esiste il caos per la moltitudine di avvocati che circondano il giudice, affrettati e sbagliati per la poca attenzione che vi si presta e questo comporta gravi conseguenze dal punto di vista procedurale: si può arrivare a degli scontri verbali violenti che possono sfociare in esposti al CSM. Tutto questo porta ad un aggravio dei tempi; nel ’73 – ’74 si faceva una udienza di istruttoria al mese ed una causa si risolveva nel giro di un anno o due. Oggi anche in materia di lavoro si fanno dei rinvii anche di un anno con risultati disastrosi. La colpa è anche dello stato che a fronte di riforme strutturali del codice civile non si è preoccupato di creare a monte strutture adeguate che supportino queste riforme. Nel 1973 vi erano 10 giudici, oggi sono sempre dieci, quando va bene: ecco perchè oggi le udienze istruttorie si fanno una volta all’anno, per cui una causa dura anche 10 anni. Inoltre c’è l’aggravante che quando un giudice per motivi suoi fa richiesta di trasferimento e si trasferisce, tutto il malloppo delle causa affidate a lui si insabbia, vengono bloccate e i tempi si allungano ulteriormente: quindi la causa dei ritardi non è degli avvocati, ma dei giudici. Inoltre c’è l’aggravante che dal momento che mancano soldi per aumentare il numero di questi (la loro preparazione costa molto), e il fatto che avendo lo stato economicamente legato il loro stipendio a quello dei politici con aumenti anche arbitrari come si verifica purtroppo in continuazione, si è creata una categoria di giudici che possono permettersi il lusso di fare quello che vogliono, non solo, ma beffandosi del risultato del referendum sulla loro responsabilità, questa in pratica non esiste ed i giudici restano sempre impuniti. Per supplire alla carenza di personale per mancanza di soldi si ricorre ai Giudici Onorari Aggiunti (neo laureati non preparati) o ai Giudici Onorari di Tribunale (giudici di pace) prelevati nella schiera di avvocati falliti nella professione o Segretari comunali in pensione, tutta gente generalmente impreparata ed incapace. Una parte di colpa l’hanno anche gli avvocati che hanno permesso che oggi sia possibile inserire giovani non pronti professionalmente in un ambiente così importante, togliendo quelle che erano le prove culturali e pratiche che dovevano fare i laureati in giurisprudenza per poter esercitare: oggi con un solo esame possono fare la professione senza esperienza e a volte gli vengono affidate cause molto importanti. Quindi Leonardo denuncia una carenza culturale della categoria degli avvocati con risvolti negativi verso il cliente, e porta ad esempio il campo delle divisioni di matrimonio dove oltre agli interesse prettamente economici vi sono interessi morali verso i minori: quando si tratta di affidamento in questi casi occorre essere ben oculati nell’agire perchè si possono creare danni al minore. A questo punto per chiudere in allegria racconta un fatto curioso che gli è capitato: in una causa di divorzio patrocinava una bellissima donna di colore, dominicana, che voleva l’affidamento del minore. La causa si svolgeva a Nuoro dove aveva la residenza avendo sposato un sardo, anche se lei abitava a Montecatini. Alla prima udienza il presidente del tribunale chiese alla signora se portava la parrucca e la minigonna. Lo Zanotti restò meravigliato della domanda e su sua richiesta gli fu spiegato che la domanda mirava a capire se si trattava di una prostituta. La signora assicurò Zanotti che era una donna seria e che non faceva il mestiere più antico del mondo (se avesse detto che era una prostituta Zanotti avrebbe ricusato la cliente). Ebbe l’affidamento del minore e quando arrivarono al processo sfilarono i testimoni tra i quali c’era un investigatore privato che dichiarò essere stato un cliente della signora, che era una prostituta, ed avere pagato la somma di 500 € per la prestazione sessuale. Zanotti ricusò subito la cliente ma seppe da chi lo sostituì, che avendo lei il figlio sul suo passaporto scappò in fretta nel suo paese, Santo Domingo e qui ha fatto perdere le sue tracce.
A seguito di domande si chiarisce che l’ordine degli avvocati ha la funzione di reggere l’albo degli avvocati e risolvere questioni disciplinari, e che l’ordine non ha potenza e la volontà di mettersi in contrasto con il presidente del tribunale e contro i giudici.
La discussione si allarga sul numero degli avvocati e delle cause in corso, si affronta anche il problema dell’impossibilità di ricusare il giudice naturale infatti servono dei motivi molto circostanziati e in contrasto con la causa.
Grazie Leonardo per quanto ci hai detto

Torna su

 
13 NOVEMBRE - TORNEO DI BURRACO
 

TORNEO DI BURRACO DEL 13 NOVEMBRE 2005 ORGANIZZATO DAL Rotary club pisa pacinotti in favore DELL’ASSOCIAZIONE S.L.A.

Domenica 13 Novembre si è svolto, presso l'Hotel Duomo, un torneo di burraco a coppie a scopo benefico. L'intero ricavato verrà infatti devoluto all' Associazione per la lotta contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica, una grave malattia neurologica che colpisce le cellule nervose del cervello e del midollo spinale, provocando paralisi non solo degli arti ma anche di altri organi ed apparati.
La manifestazione ha avuto un pieno successo, grazie alla fattiva e massiccia partecipazione di soci anche d'altri club ed associazioni, amici e simpatizzanti della provincia pisana e delle città limitrofe.
Un grazie sentito va tutti loro e agli sponsor ( Hotel Duomo, Banca Popolare di Laiatico, Concessionaria BMW Vittoria), che ci hanno supportato nella organizzazione della iniziativa ed hanno contribuito al suo pieno successo.
Le quattro coppie vincitrici, hanno ricevuto in premio una elegante coppa, a ricordo della manifestazione.

Torna su

 
CONVIVIALE DEL 16 NOVEMBRE 2005
 

 

Una panoramica del tavolo della presidenza, in evidenza alcuni degli illustri ospiti, il momento della consegna delle medaglie del Club
 
Tema della conversazione del Dott. Manghetti  "Grandi banche, versus, piccole banche"

OSPITI NELLA CONVIVIALE DEL 16 NOVEMBRE 2005

SOCI

PAOLETTI
BARTORELLI
ANSELMI
Ci ha onorato della sua presenza il rotariano

Partecipanti del rotary volterra
Ospiti del club


 

 

OSPITI

PAOLA E RICCARDI RISALITI
RICCARDO GIFFORD E CRISTINA PAMPANA
PIETRO PESCATORE E SIGNORA
ALDO CASALI E SIGNORA del Rotary Club Roma Sud-ovest
iacopo inghirani
giovanni viviani
gino biagini e figlia : dir. banca d’italia- pisa dott. roberto palmieri : pres. crv sPa PROF. GIOVANNI MANGHETTI : DIR. CRV SPA RAG. PEPI ROBERTO : PRES. COLL. SIND. REV. CRV SPA RAG DEL CHIOCCA GIOVANNI

 

Il presidente saluta gli ospiti presenti e ringrazia per la numerosa affluenza. Al tavolo della presidenza presenta l’oratore prof. Giovanni Manghetti, Presidente della Cassa di Risparmio di Volterra (docente universitario di tecnica bancaria, fa parte di numerosi consigli d’amministrazione e di revisori dei conti, vanta molte pubblicazioni, ed è attivo nel volontariato cattolico). Sono ospiti del Club il Direttore della Banca d’Italia di Pisa dott. Palmieri e Signora, il direttore della Cassa di Risparmio di Volterra e Signora, il Presidente del Collegio Sindacale della Cassa di Risparmio di Volterra. Bernardini spende delle parole d’elogio sull’organizzazione e l’efficienza di questa banca che, con le sue 60 filiali, si può definire di dimensione medio-bassa. Quindi dà la parola al dott. Manghetti.

L’oratore ringrazia e promette brevità e chiarezza: nel suo intervento parlerà del tema "grandi banche, versus, piccole banche" e non avrà riguardi nei confronti degli istituti bancari, non risparmiando di puntualizzare i problemi più diffusi, enunciando tuttavia anche i pregi del sistema. Inizia con una semplice riflessione: oggi chi non può lamentarsi delle banche e magari anche delle assicurazioni?. Anche se al grande pubblico può sembrare strano, assistiamo ad una crisi generalizzata delle grandi banche. Tutti conoscono gli scandali che hanno colpito grosse aziende come Cirio, Parmalat ecc. anche se in questo caso le imputazioni sono morali oltre che tecnico-gestionali. E’ vero allora che, nonostante la globalizzazione,i grossi istituti soffrono? e se vero perché? Ciò che possiamo vedere è che gli istituti di credito si sono posti due obiettivi principali: la crescita dimensionale (in Italia infatti non esistevano grosse banche che potessero reggere il confronto con quelle straniere) e l’efficienza di bilancio, intendendo con questo la riduzione dei costi e l’aumento dei ricavi. Nel primo caso è stata privilegiata una politica della fusione tra istituti e di acquisizioni di banche a carattere locale. Questo ha portato ad una crescita dimensionale creando in molti casi difficoltà e contraddizioni poiché si andavano a soppiantare, spesso in maniera radicale, realtà ben collocate ed inserite nel territorio. La fusione e l’efficienza hanno provocato inoltre la politica dei "grossi tagli" con spostamento del potere decisionale verso il vertice del nuovo istituto. Per le piccole e medie imprese ciò ha significato la perdita del rapporto diretto di fiducia e conoscenza con l’istituto, rapporto diretto che, nella necessità contingente, riusciva a fornire l’impressione di avere sempre il supporto necessario. L’equivalente per le famiglie è stata un non rendersi conto da parte dell’istituto delle esigenze finanziare, scaricando spesso su queste i rischi accumulati, magari confidando in una minore esperienza finanziaria. La riflessione che ci viene spontanea è quindi chi sta dentro e dietro le banche.? Sicuramente uomini che hanno anteposto il profitto alla filosofia del loro lavoro, dimenticando il senso vero della loro attività.
Le piccole banche, sostituite ed accorpate,sono sempre state radicate nel territorio e col loro venir meno si è indebolito il sistema bancario locale, il territorio stesso si è impoverito e disorientato. Infatti, nelle nostre realtà, le piccole e medie imprese hanno sempre avuto un unico interlocutore, una sola banca che diventava la banca di famiglia e dell’impresa stessa. Questo tipo di rapporto era ancora più importante con le famiglie dove il "direttore" (magari un semplice funzionario) consigliava e dava fiducia alla nucleo familiare. Ricordiamoci infatti che l’affluenza di capitali nel dopo-guerra, capitali spesso fino allora nascosti in casa, è stata dovuta proprio alla capacità del direttore di convincere la famiglia a depositare il denaro in banca. Solo le grandi imprese avevano ed hanno rapporti con più banche, spesso di dimensione maggiore, privilegiando i minori costi alla personalizzazione del rapporto, giacché la tipologia di lavoro non necessitava di una figura come quella del "direttore", che spesso modulava e differenziava la sua opera nei confronti delle varie imprese.
La figura del "direttore" è quindi un capitale umano che non va dimenticato ma, anzi rafforzato in quanto il risultato in termini di budget e di diffusione sul territorio di un’impresa, bancaria o industriale che sia, è dovuta non solo all’entità dell’investimento programmato ed attuato ma anche agli uomini che la compongono e che, agendo con la testa, col cuore, con la passione e la razionalità fanno squadra e crescono dentro ed insieme al territorio stesso. Ed è merito dell’azienda rendersi conto di queste potenzialità e favorirle. Un esempio può essere la reazione del sindacato al regalo di Natale fatto ai dipendenti della Volterra due anni fa: una piccola sveglia cui si reagì con un "ci penseremo noi a darvi la sveglia". L’anno successivo l’azienda imparò e decise di non fare regali ma di mandare il pacco natalizio ai bambini dell’Uganda: soddisfazione generale ed i sindacati che hanno plaudito la decisione. Non ci si meravigli quindi se un insieme così unito e coinvolto di dipendenti riesce a fare squadra, magari anche nel difendere l’autonomia della Cassa di Risparmio di Volterra. Anche le piccole banche hanno però dei difetti, per primo la tendenza ad accentrare il potere nelle mani di una sola persona, la tendenza al decisionismo e quindi ad evitare quelle noiose e continue riunioni, che però con la discussione coinvolgono tutti i gradi della dirigenza formando nello stesso tempo il personale stesso. Altro difetto spesso riscontrabile è la presunzione di poter gestire autonomamente tutto il capitale in ogni sua forma. Spesso occorrerebbe avere l’umiltà di riconoscere che esistono organismi trasversali specialistici, sicuramente più esperti nel muoversi sul mercato (un esempio sono i gestori di Fondi Comuni di Investimento), e demandare, magari unendosi ad altri piccoli istituti: il ricavo netto sarà sicuramente inferiore ma il trend generale, comprensivo della soddisfazione del cliente, porterà sicuramente ad una crescita a medio-breve termine. Altri errori purtroppo comuni sono stati causati da una non corretta valutazione del rischio di credito, con esposizioni anche forti in territori non coperti da filiali e quindi con scarsa conoscenza del territorio, che hanno spesso portato a carenze di fondi e quindi all’impossibilità di attuare strategie sul territorio in accordo alle realtà locali. Sinergie queste che hanno sempre riscontrato poco successo nelle politiche di pianificazione.
Purtroppo questi errori hanno fatto sì che le Casse Risparmio e le Banche Popolari siano state territorio di conquista da parte delle grandi banche e che molte casse locali siano divenute satelliti di banche più grandi (Volterra è restata una delle poche rimaste grazie al senso storico d’indipendenza della città).
Qual è allora il futuro delle piccole banche? Solo quello di essere comprate dai grandi istituti? Non necessariamente se si mantiene la realtà ed il target dell’impresa medio-piccola. Ad esempio fornendo prodotti a costo competitivo ed investendo in uomini motivati che possano dare un servizio migliore e personalizzato, inserito nella realtà locale, magari investendo direttamente nell’impresa da sostenere oppure utilizzando nuove forme di credito e di finanziamento. Non possiamo, ad esempio, pensare che una piccola banca possa fare da partner alla quotazione in borsa di un’azienda, ma può entrare a far parte o costituire un mini cartello di banche della stessa dimensione come, ad esempio, il passato "medio credito regionale" nato per finanziare la piccola e media industria ed ottenuto con l’unione delle piccole banche. Oggi si parla molto di creare una "banca del Sud": viene da chiedersi se è veramente necessario giacché le banche del Nord già oggi investono nel sud più di quanto prelevino. Forse sarebbe più opportuno pensare ad una Banca di Credito specifica per le medie e piccole industrie, nata dalla volontà di piccole banche locali che si consociano, non perdendo però l’immagine che gli è propria e soprattutto mantenendo il contatto col territorio. E’ vero che il paese ha bisogno di grandi banche nel contesto mondiale, ma in quello locale c’è bisogno di piccole banche efficienti.
In ultima analisi bisogna però riconoscere che la crisi che si riscontra è figlia delle carenze di motivazioni e di competenza negli uomini: il paese ha bisogno di banchieri veri, dirigenti che lavorino con spirito di servizio guardando anche a chi sta attorno a loro e non solo a se stessi . E’ difficile poter parlare liberamente di questo problema, e per questo l’oratore ringrazia il nostro Club che gli permette di farlo. Che gli permette di affermare che stipendi di milioni di euro dati ad uomini che dovrebbero lavorare non per il proprio interesse ma per l’interesse del paese e delle realtà locali, provocano speculazioni sbagliate sulle spalle dei poveri risparmiatori (vedi l’esempio della Popolare di Lodi, con gli stipendi da nababbi ed i 30€ carpiti a tutti gli ignari correntisti).

Il nostro Presidente ringrazia e ricorda come il nostro sia un club di servizio, che ha come motto "servire al di sopra di ogni interesse personale", motto che andrebbe ricordato a qualche banchiere….

Prende la parola il Presidente della Confindustria locale Barsotti lamentandosi in generale del sistema bancario e di quel Basilea 2 esportato dagli USA applicato ad oggi da 15 grandi banche (da tutti a partire dal 2006 n.d.r.). Barsotti esalta l’utilità delle piccole banche, strumento valido per le piccole imprese poiché gli istituti a carattere locale spesso sono capaci di dare risposte rapide. Nota inoltre come stia emergendo una classe dirigente bancaria giovane, che sembra capire le esigenze dell’industria e che quindi cerca di darle sostegno e fiducia. Le nostre realtà industriali dovrebbero però avere il coraggio di ristrutturazioni globali, dal lavoro alle politiche di lavoro, magari con sinergie interindustriali, con maggiori specializzazioni e con l’innovazione tecnologica, con accordi di sostegno con piccole banche locali, con progetti in collaborazione con le università e con le organizzazioni di categoria.

Parla di seguito il direttore della Banca d’Italia di Pisa dott. Palmieri. Chiarisce che è sbagliato impostare il tema come "grandi banche versus piccole banche" perché le banche non devono essere contrapposte ma collaborare. La riforma bancaria, continua, ha portato indubbiamente ad un rafforzamento delle banche in genere, anche delle piccole che in certi casi si sono rafforzate ed espanse. Il nostro sistema bancario è solido e gli errori che hanno fatto cronaca, oggi sono stati assorbiti con lievi danni. Col vecchio sistema sarebbe stato un disastro.
Prima non esisteva una banca rappresentativa della realtà italiana mentre oggi ve ne sono 4 – 5. Ciò non vieta che possano esistere piccole e medie banche: la loro presenza anzi è utile poiché rende possibile una suddivisione del "lavoro", essendo queste ultime più idonee magari per le microimprese che hanno rapporti di tipo familiare. Inoltre, con l’acquisto di quote da parte di grandi istituti, le piccole banche hanno acquisito la capacità di operare anche a dimensioni più elevate, con operazioni all’estero (extra UE) che diventano accessibili anche al piccolo imprenditore. Una cosa deve essere chiara: le piccole imprese, le microimprese, le imprese familiari possono ingrandirsi ed espandersi fuori d’Italia solo se le piccole banche cui si appoggiano hanno partner importanti nelle operazioni internazionali. I grandi complessi bancari, se non sono capaci di fornire servizi rapidi ed efficaci, perdono facilmente quote di mercato e quindi oggi puntano sempre di più ad una ristrutturazione nel campo dell’efficienza, favorendo la decentrazione del potere decisionale e la personalizzazione del controllo. Effettivamente c’è e c’è stata una razionalizzazione del sistema: vediamo oggi, infatti, banche del nord che impegnano in piccole aziende del sud, cosa impossibile se la valutazione dei progetti finanziari fosse accentrata nelle lontane sedi centrali. Per questo concorda col concetto che sembra sempre di più un controsenso creare una "banca del sud".

Alla fine della serata, il nostro presidente ringrazia e saluta tutti, dopo aver consegnato agli ospiti la medaglia del Club come ricordo della piacevole "chiacchierata".

Torna su

 
CAMINETTO DEL 23 NOVEMBRE 2005
 
L'amico Gabriele Siciliano espone le sue esperienze professionali ed il momento degli omaggi del Presidente
 

L’amico Gabriele si dichiara felice di avere l' occasione di illustrare a tutti noi, concisamente e spera senza annoiarci, alcuni dettagli della sua vita professionale.
Si è laureato in Medicina e Chirurgia a Pisa nell'ormai lontano 1980 e quindi specializzato in Neurologia nel 1984, quando il Direttore della Clinica e della Scuola di Specializzazione era il Prof. Alberto Muratorio. E fu appunto alla fine degli anni settanta che decise di spostare il suo interesse dalla cardiologia, area medica in cui discusse a suo tempo la tesi di laurea, alla neurologia.
Questa scelta fu causata da vari motivi, primo perchè fu affascinato dalla neurofisiologia, poi anche per incoraggiamento da parte dei familiari specie la madre. Fu così che nell’80 si rivolse al Prof. Muratorio e fu accettato alla specializzazione di neurofisiologia.
Iniziò occupandosi, con il Prof. Luigi Murri, attuale Direttore della Clinica Neurologica di Pisa, di alterazioni del sogno e del sonno nelle lesioni cerebrali, in particolare sulle lesioni di particolari zone cerebrali. Non esistevano allora le tecnologie di oggi, ma ottennero risultati interessanti. Certo fu un lavoro stressante se si pensa che trattavasi di registrare nelle 24 ore, notte compresa, il tracciato di soggetti di controllo e di soggetti con lesioni e successivamente confrontare i tracciati per evidenziarne le differenze. Il percorso successivo iniziò quasi occasionalmente allorquando, dopo aver terminato il servizio militare, gli fu offerta la possibilità di una borsa di studio sulle distrofie muscolari finanziata dalla sezione Provinciale pisana della UILDM: in quell’occasione conobbe il dott. Luppichini e da allora è nata una reciproca amicizia sincera e di questo ringrazia l’amico Sergio. Si trattava di fare una indagine epidemiologica sulle malattie neurologica che lo portò a girovagare tra le varie realtà della toscana. E’ da allora che si è occupato in maniera particolare delle malattie muscolari e su questo argomento ha discusso la tesi di specializzazione. Il suo successivo percorso lo ha portato a periodi passati al di fuori dell'università di Pisa, in Italia e all'estero; a Padova, a Liverpool Inghilterra, alla Columbia university USA ecc. Dopo ha conseguito due specializzazioni, un dottorato di ricerca e una borsa post-dottorato.
Continuò a studiare le problematiche muscolari, che sono state uno dei suoi attuali settori di ricerca fin dagli anni 80, in particolare la fatica muscolare, cioè quanto può sopportare la fatica un muscolo in attività. Già ai primi del 900 c’era questa necessità di conoscere la resistenza alla fatica muscolare anche in rapporto allo stress psichico come dimostrò il Prof. Aducco prima e dopo una lezione. Questo dimostra come la fatica sia l’espressione di uno stato fisiologico fisico o psicologico ed è interessante studiarne le reazioni per vedere se possono essere patologiche. Contemporaneamente, come succede in Medicina e più in generale nelle scienze, le conoscenze sul DNA e la localizzazione genetica con le nuove tecnologie, andavano avanti. Fu così che, a partire dagli anni '90, iniziò a occuparsi in maniera più approfondita di malattie genetiche come la distrofia muscolare e più in generale di malattie neurodegenerative specie nell’invecchiamento. E’ interessato soprattutto agli aspetti patogenetici, considerando come per molte di queste malattie, Alzhaimer, Parkinson, SLA, (fatti morbosi veramente devastanti), i fattori genetici di suscettibilità, peraltro tuttora ignoti, siano ritenuti importanti. Ribadisce che il suo campo di ricerca, come professore associato col Prof. Murri, è nel campo delle malattie neuromuscolari e questo per l’interesse di patologie che purtroppo hanno prognosi poco felici. Ma non si ferma qui, il suo interesse va anche all’approccio umano col malato e con i familiari che hanno veramente bisogno di comprensione e conforto visto le situazioni spesso devastanti e molte volte a prognosi infausta

Torna su

 
CAMINETTO DEL 30 NOVEMBRE 2005
 
La riunione del caminetto del 30/11/2005 ha riguardato le comunicazioni del Presidente che elenco di seguito:
1) ringraziamento a Savino Sardella per la raccolta dei fondi "torneo di burraco" che ha avuto grande successo (raccolti oltre € 2.000)
2) lettera ricevuta da Inner Whell che ricorda una conferenza per "una nuova Torre e Piazza a Pisa" per il 25/01/06 ore 17:00 presso Sala Baleari
3) impossibile effettuare il restauro di un quadro nella Chiesa dei Cavalieri per problemi collegati alla Soprintendenza; quindi viene meno una attività di progetto dell'annata
4) Governatore invita ad effettuare candidature per nomina 2008/09
5) cena auguri - si sollecitano prenotazioni; nell'occasione saranno ammessi i nuovi soci;
6) il Provveditorato agli studi ha dato l'OK per l'avvio del programma di Gesi nelle scuole "dall'anfetamina all'ecstasy: la tossicità dell'euforia"
7) grande successo dell'attività di scambio giovani (sono venuti in nove a Pisa)

Torna su