ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto 8 Febbraio 06   Conviviale del 15 Febbraio 06    Caminetto del 22 Febbraio 06       25 Febbraio 06 visita alla fondazione Cerratelli
 
CONVIVIALE 1 FEBBRAIO 2006
 
Panoramica generale del tavolo della presidenza
Alcuni tavoli degli ospiti
 

Mercoledì 1 Febbraio 2006 Conviviale

Dopo la cena, il relatore Dott. Stefano Bottai invitato a parlare sul "Il progetto del porto di Marina"esordisce col riconoscere la possibilità che il progetto non si realizzi e quindi si addentra nel problema dell’argomento: l’idea del porto a Marina di Pisa risale addirittura al 1957 ed è sempre stato avversato da vari enti pubblici e privati. In questa nuova fase come inizio c’è stato il recupero, almeno in parte, dell’operazione Cosmopolitan di Tirrenia, che si è svolta anche questa con notevoli difficoltà. E’ stato possibile realizzarla con l’accodo tra imprenditori locali e la FIAT la quale nel momento di crisi 2002 2003 ha tagliato i rami secchi e la Borello SpA (società immobiliare della Fiat) ha ceduto il 50% del complesso con la possibilità di rilevare il restante. L’occasione è venuta nel 2005 quando causa difficoltà (vedi caso Coppola) l’IFI ha ceduto il restante 50 % ed oggi la Società è totalmente in mano agli azionisti dell’Area Pisana.
L’oratore passa al progetto vero e proprio che è un oneroso impegno preso con l’amministrazione e i cittadini. Per differenziarlo dai precedenti progetti è stato dato l’incarico agli architetti Isola e Gabetti di Torino e alla società Capolei di Roma, ma non sono stati dimenticati anche consulenti locali. E’ stata richiesta l’opera dello studio prof. Noli di Roma specialista in opere marittime idrologiche. Fu interpellato anche l’architetto Piano che dovette rinunciare per ragioni di tempo (questo per dimostrare l’intenzione di fare un progetto importante). Quindi l’attuale è un progetto innovativo e come tale criticabile: si svolge su 210 mila metri quadri in pieno accordo col piano regolatore comunale e con la gestione del Parco San Rossore, Migliarino Massaciuccoli. Per andare nel concreto oggi la copertura è di 380 mila metri cubi mentre il progetto ricopre 150 mila metri cubi, il 50% dell’attuale. Il progetto consiste in un porticciolo per 500 barche e nei 150 mila metri cubi, sorgeranno strutture commerciali, alberghiere direzionali ecc. Questo progetto rispetta tutti i vincoli dell’amministrazione comunale e del parco: ad esempio il mantenimento di alcuni edifici storici e cioè 1° la casa Ceccherini (la prima casa di Marina di Pisa fatta dal Ceccherini quando cedette alla casa Savoia i diritti sulla tenuta): 2° Villa Roncoli e 3° la ex Dogana, edificio fatiscente ed in rovina in cui sono iniziati lavori di restauro dato che sarà la cabina di regia del Progetto e dove si potrà prendere visione dei plastici ed altro che interessi il progetto stesso. Inoltre il Mantenimento di Via Maiorca e di Via Della Foce che sono la memoria storica di Marina di Pisa. Va sottolineato che questo progetto riesce ad integrarsi con la realtà dell’abitato attuale che risulta essere formato da strutture sparse e contornate da spazi verdi e dobbiamo dare merito ai progettisti che sono riusciti a mantenere questa caratteristica. Altra proprietà di questo progetto è il fatto di avere creato un raccordo ideale ed ambientale tra l’abitato del paese ed il Parco di San Rossore. Il dott. Bottai non si stanca di ricordarci che la planimetria che ci viene mostrata deve essere presa solo come un’idea di quello che sarà il progetto definitivo. E’ interessante osservare l’asse viario: via Maiorca sarà riservata solo al traffico pedonale, (le macchine verranno deviate su una viabilità usufruendo del vecchio percorso della tranvia) e si ricollega a via Tabulari e da qui al villaggio FIAT. In questo ridimensionamento viario verranno interessate altre vie su cui dirottare il traffico in modo da rendere la zona del porto libera da automezzi, quindi vivibile e piacevole. Questa zona, a parte le macchine, sarà aperta a tutti i cittadini per godere degli ampi spazi di verde previsti: sarà di libero accesso anche la zona del porto. Per quanto riguarda il problema del parcheggio macchine, quelli pubblici saranno situati lungo la viabilità esterna, mentre quelli privati (proprietari delle case) verranno costruiti garage sotto i fabbricati. Lo stesso dicasi per le macchine dei proprietari delle barche che verranno ospitate in parcheggi previsti sotto le dighe esterne. A proposito di dighe, queste vanno consolidate e rialzate di circa 1,5 metri adottando il classico sistema dei massi come si usa a Marina di Pisa, e sopra vi sarà un camminamento fino ed oltre i retoni che permetterà ai cittadini di godere del magnifico spettacolo delle alpi Apuane e della Macchia di S. Rossore. Quindi via Maiorca resta una via pedonale interrotta da due canali attraversabili con ponti di legno; per quanto riguarda le abitazioni esistenti il piano terra verrà adibito ad attività commerciali come in parte lo è tuttora. In definitiva avremo un camminamento pedonale che va, tramite i ponti, fino all’obelisco.
Adesso si affronta il problema albergo: considerando che può avere un’altezza fino a tre piani sopra il livello strada, su consiglio anche della sovrintendenza delle belle arti si è pensato di ripristinare la struttura dell’ex Fortino (a suo tempo demolito per costruire i capannoni dello stabilimento) progettandola come albergo, non troppo grande con parcheggi sotterranei in modo da ripristinare l’antica caratteristica della ex dogana. Per quanto riguarda il porto vero e proprio vi sono delle problematiche sulle viabilità idriche cui si discute e discuteremo con i cittadini e le amministrazioni pubbliche. Una cosa è certa, e questo va chiarito: il progetto rispetta tutte le regole dovute, anche se, sempre nel rispetto delle stesse regole, possono esservi delle modifiche. Fino ad ora le varie amministrazioni pubbliche, comunali, provinciali, regionali, dell’ente Parco, si sono espresse con giudizi favorevoli purché si apportassero piccole modifiche che sono state recepite e realizzate. Quindi c’è la previsione che entro febbraio la regione dia il via definitivo. Ultimo atto è la valutazione dell’impatto ambientale che deve essere data dall’Ente Parco: questa valutazione però riguarda solo la parte progettuale del porto. Sono stati fatti studi accurati da noti esperti dell’ambiente a livello nazionale, il piano è frutto di uno studio serio su basi scientifiche, molto ponderato e nel rispetto delle regole e sarebbe auspicabile che anche la commissione giudicatrice valutasse con i soliti principi di serietà scientificità obiettività e non su pregiudizi di natura partitica.

A seguito di un intervento di Bartorelli l’oratore specifica che l’ingresso del porto è tuttora in discussione, ma che bisogna tenere presenta la immodificabilità del profilo costiero, quindi l’ingresso al porto deve rispettare alcune norme dato che la diga foranea potrebbe portare ad erosioni o depositi non accettabili sulla costa. Per quando riguarda il costo dell’operazione, su richiesta di Bernardini, dice che sarà di 100 milioni di euro escluso quello per la bonifica del terreno su cui sorgeva la fabbrica. Un ringraziamento all’oratore per la chiara ed esaustiva esposizione di un progetto che sta a cuore a tutti i cittadini di Pisa.

 

CAMINETTO 8 FEBBRAIO 2006
 

Mercoledì 8 Febbraio 2006 Caminetto

Il Presidente comunica una visita all’Accademia Navale di Livorno per il 1 Aprile. Necessita la lista dei partecipanti e dato che i posti sono 40, la precedenza è per i soci: se avanzeranno posti possono partecipare le consorti. Fra le caratteristiche della visita è l’esperienza nella sala del simulatore dove si avvertono tutte le sensazioni di una navigazione in mare. La visita inizia alle 10 e termina alle 12.

Comunica inoltre che presso il Segretario è consultabile il programma del mese della FIDAPA.

Inoltre il Segretario su richiesta darà informazioni di un pacchetto di due giorni per i rotariani inviato da un Hotel di Rovereto per una manifestazione artistica su Picasso.

Quindi vengono fatte le congratulazioni al futuro Presidente Francesco Lippi che è stato di recente insignito dell’onorificenza di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica, il quale comunica che c’è stato un cambiamento nel direttivo della sua gestione: era stato nominato Tesoriere l’amico Poli e consigliere il nostro Zanotti; ebbene i ruoli si sono invertiti per esigenze degli interessati stessi.

Per l’interessamento di Antonio Trivella una giovane dottoranda scelta dal nostro Club parteciperà al programma GSE che consiste nello scambio di giovani dal Brasile all’Italia e viceversa.

A questo punto prende la parola l’amico Roberto Pasqui che ci intratterrà sulle sue esperienze professionali.

Esordisce col dire di essersi laureato in ingegneria Nautica ed avere iniziato un’esperienza lavorativa molto interessante ed istruttiva alla Nuova Pignone a Firenze ed a New York: da qui passa alla SPICA di Livorno, ditta che si interessa di componenti per l’Alfa Romeo. In questo ambiente riesce a portare il numero dei dipendenti da 800 fino a 2000, e viene nominato Direttore Tecnico e del Prodotto. Nonostante sia un ingegnere nautico, da allora si appassiona all’auto e dall’80 lavora nel campo dell’iniezione carburanti: ha uno scopo ben preciso, far progredire le ricerche sull’alimentazione col sistema elettronico e digitale. L’Alfa Romeo, per distinguersi da altre case automobilistiche, ordinò alla SPICA di promuove la ricerca di un proprio iniettore: la cosa riesce talmente bene che la SPICA riesce a fare un contratto per forniture di iniettori elettronici alla stessa Bosch e Siemens, ditte che fin da allora in questo campo erano le uniche a produrne dato che si erano divise il mercato. Successivamente nel momento di crisi degli anni ’80 si parlò di vendere l’Alfa Romeo alla Ford, la quale pretese lo smantellamento della Spica: ma nell’86 la FIAT, che con la Marelli era la concorrente della Bosch, bloccò tutto e acquistò l’Alfa Romeo per cui i dipendenti Spica si ritrovarono di nuovo come dipendenti Alfa. In questo frangente la Simens, visto l’ottimo lavoro fatto sugli iniettori, offrì a 9 ex dipendenti Spica la possibilità di impiantare uno stabilimento a Pisa. Pasqui accettò la sfida ed oggi si trova alla testa di uno stabilimento con 900 operai, leader europeo nel campo degli iniettori, con una produzione di 80.000 pezzi al giorno con il traguardo di superare addirittura la produzione Bosch. Si addentra in particolari del prodotto e chiarisce trattarsi di componenti di alta precisione che devono calibrare la benzina fino al 100° di milligrammo con tempi che si aggirano a frazioni di millisecondo. In seguito, dopo aver impiantato l’azienda a Pisa, è stato incaricato di interessarsi commercialmente del prodotto ed è cominciato il suo pellegrinaggio tra Italia USA e Giappone. Di seguito gli è stato affidato il mercato in campo europeo. Dal ’99 si interessa del reparto innovazione col passaggio da iniettore a benzina ad iniettore del collettore (prima delle valvole) ed all’iniezione diretta nella camera. Chiarisce che sono stati divisi i compiti, dal ’98 a Pisa si pensa agli iniettori, a Parigi invece si provvede alle pompe che lavorano ad una pressione di 150 atmosfere rispetto alle 4 di prima, mentre in Germania si fa ricerca sullo studio degli stati di potenza elettronica: quindi siamo a livelli dell’innovazione più avanzata. Ad oggi sono pronti due tipi di nuovi iniettori: uno che ha per scopo il risparmio di consumi fino al 20% e riduzione dell’emissione di CO2, l’atro che predilige la potenza del motore e questo studio è stato ordinato dalla Porche per macchine estremamente potenti e veloci. Questi iniettori sono già pronti a Pisa mentre a Parigi vi sono tutti i vari tipi di pompe di varia potenza (va sottolineato che valori di pressione di 200 atmosfere per il benzina è molto più impegnativo di un 2000 atmosfere per gasolio dato che questo ha azione lubrificante, mentre la benzina è sgrassante). Ci ricorda che in 30 anni di professione è riuscito ad impiantare uno stabilimento attivo a Pisa ma cosa più importante un attivo centro di ricerche che a differenza delle strutture meccaniche, facilmente spostabili, più difficilmente può essere trasferito, e questo è una garanzia per l’occupazione futura nell’ambito della realtà pisana. A questo punto passa a quello che sta facendo oggi: è impegnato per un supporto strategico ai giovani che si dedicano alla ricerca e gestisce i rapporti con la casa madre per giustificare la spesa di 50 milioni di € presentando i risultati ottenuti con la ricerca stessa. Tiene rapporti con la clientela per saggiare il grado di soddisfazione per i prodotti innovativi presentati e venduti, per cui è un continuo spostarsi tra Pisa e Monaco. In Pisa si occupa dello stabilimento che ha due linee chiare, una per la produzione degli iniettori convenzionali con tutte le beghe sia sindacali che di interfacciarsi con le molte realtà che fanno capo alla Siemens, con problemi amministrativi essendo l’amministratore legale, e di lato la ricerca con prodotti innovativi, campo molto più impegnativo. Nel mirino della Siemens c’è il problema auto medicale e prevalentemente il treno magnetico che permetta velocità di 500 km orari non essendovi attrito con la rotaia. In ultimo fa un’analisi del suo percorso in siemens: 20 anni ha fatto dei passi da gigante pensando alla fabbrica diroccata di un ex colorificio fino alla realtà attuale. Fra un anno andrà in pensione con la speranza di poter portare a termine i due progetti di cui ha parlato.

Da interventi degli ascoltatori emerge il fatto che la ditta Siemens, per decalogo proprio, vuole stretti rapporti col territorio, con lauree, dottorati stage ecc. che oltre ad educare sul campo di battaglia i giovani gli permette di valutarne le capacità e successivamente assumerli per rafforzare lo staff di ricercatori per lo sviluppo dell’azienda.

Segue un caloroso applauso e la premiazione da parte del Presidente col guidoncino del Club ed un libro sulla realtà pisana scritto dallo stesso Presidente Bernardini.

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CONVIVIALE DEL 15 FEBBRAIO 2006
 
Panoramica del tavolo della Presidenza con l'oratore
Un momento della premiazione De Santi col Presidente De Santi mostra la medaglia del Club
 

Prima della Conviviale il Presidente annuncia che il Rotaract ha organizzato un torneo di Burraco e, per chi vuol partecipare, il programma è visibile presso il Segretario. Inoltre desidera sapere, tramite il Segretario od il Prefetto, il numero delle persone che parteciperanno alla visita guidata alla Fondazione Cerratelli di S. Giuliano Terme: ricorda che la manifestazione è stata organizzata per le signore, ma possono partecipare anche gli uomini e volendo anche gli amici.

Al termine della cena presenta l’ospite Prof. Pier Marco De Santi, titolare della cattedra sulla storia del cinema, la prima istituita in Italia,e curatore della raccolta di ben duecento film (compreso gli spezzoni del film Luce e Settimana Incom che in passato sono stati presentati ad un nostro caminetto), da conservare in un museo a Pisa. De Santi ci parlerà sul tema "Cenni sulla storia della Pisorno e illustrazione del progetto per la realizzazione di un museo del cinema pisano a Tirrenia".

L’oratore tiene a precisare che ciò che lo unisce al Presidente e a tutti i rotariani del Pacinotti, è l’amore per il nostro passato di pisani: sottolinea che oltre ad essere docente della cattedra di storia del cinema è docente della prima cattedra in assoluto in Italia di "Musicologia del cinema e dello spettacolo". Lo scopo di questo insegnamento è la memoria, cioè catalogare, valorizzare, diffondere e salvaguardare la conoscenza per il teatro, cinema ecc. Ha accettato con entusiasmo questo incarico perchè si è accorto che gli italiani, specie i giovani, sono molto indietro rispetto all’Europa per quanto riguarda la memoria del nostro cinema e spettacolo in genere. Ha notato la tendenza a perdere la conoscenza e il gusto del recente passato del 900, dimenticandosi del cinema, della musica, del teatro di quel periodo. Infatti, girando nelle varie nazioni del mondo per conferenze, parlando della Pisorno si sente fare domande specifiche su determinati film o attori che vi hanno lavorato, mentre da noi non ci si ricorda più che a Tirrenia c’è stata la prima città del cinema in Italia, prima di Cinecittà: è stato per questa primogenitura che è stata istituita la prima cattedra della storia e critica del cinema a Pisa ed è stato possibile per la volontà del grande docente di storia dell’arte medioevale e moderna prof. Carlo Ludovico Raglianti che è stato anche il primo docente di storia del cinema e del teatro. Qui a Pisa c’è una forte tradizione di studi sul cinema e sul teatro e per questo è stato istituito un corso di laurea proprio su "cinema teatro e musica" seguito da circa 1200 studenti per lo più stranieri che sono interessati al nostro cinema, specie quello toscano ed in particolar modo quello uscito della Pisorno. Purtroppo noi non possiamo fare altro che presentare le macerie di questo complesso, frutto dell’abbandono totale. Consideriamo che la Pisorno nasce nel ’34 con l’architetto Valente, il solito che nel ’37 costruirà Cinecittà: ebbene ciò che resta oggi della palazzina Valente è uno sterpaio o un serpaio, come dice l’oratore: inoltre del primo teatro di posa in Italia con la struttura girevole per le riprese, restano solo i muri, è crollato anche il tetto. Non ci si ricorda neppure che in queste strutture hanno lavorato moltissime famiglie di pisani e livornesi, nè che da qui sono venuti i grandi costumisti come Danilo Donati e Pietro Tosi, Oscar per i costumi del film Casanova di Fellini e costumisti dei film di Visconti, il Bolognini, e la Possenti Gabriella attualmente la più grande costumista del cinema e accaparrata dagli americani. Per sottolineare la perdita di memoria che abbiamo, basta pensare a Martin Scorsese che dall’America, con soldi americani, ha realizzato un DVD dal titolo "Storia del cinema Italiano", presentato anche al Presidente della Repubblica: se da noi pensassimo lontanamente di chiedere contributi per realizzare un’opera sul cinema italiano ci sentiremmo rispondere :- ma a chi interessa?:- e questo in contrasto con un palese interessamento internazionale. Per ovviare a questa perdita di patrimonio locale il De Santi ha pensato ad un progetto ambizioso intitolato: "Immagini, Memoria e Cultura". Si tratta di recuperare il più possibile di quanto è stato girato in Toscana e successivamente curarne la conservazione. Alla Pisorno ed altrove sono stati girati circa 200 film di cui sembrava fossero sparite le tracce dato che provenivano da un ventennio fascista e quindi sottoposte ad epurazione o ad asportazione da parte degli alleati. Ebbene con la pazienza ed il tempo un gruppo di giovani pisani sotto la sua giuda sono riusciti a recuperare quasi tutto il materiale in questione. Ora si tratta di raccoglierlo, catalogarlo e preservarlo istituendo il primo "Museo del Cinema Italiano": quale posto migliore per costruirlo se non in uno spazio occupato dalla Pisorno di Tirrenia? Come materiale museale vi sono circa 60000 locandine di spettacoli, numerosissime foto di scene, brochure, libretti di teatro ecc una collezione privata forse la più importante d’Europa: in quanto al posto dove fare il museo c’è l’accordo con le Istituzioni Locali di scorporare dal piano di lottizzazione della Pisorno le due strutture fatiscenti sopradette, la palazzina Valente ed il teatro di posa, con l’impegno che attorno non vi vengano costruite boutique. Queste le promesse, ma per maggior sicurezza il De Santi ha provveduto a far vincolare quello spazio dal Ministero. Attualmente la sua equipe sta lavorando per la catalogazione e la digitalizzazione del materiale in modo che tutti quanti ne possano usufruire e non come accade oggi nei quattro centri nazionali (la Cineteca Nazionale del cinema sperimentale, il museo del cinema di Torino, la Cineteca di Bologna e la cineteca Italiana) che sono chiuse ai cittadini, in quanto il materiale a volte non si può vedere e mai toccare, fotocopiare, se non addirittura secretato perchè studiato da un docente universitario. Logicamente questo stato di cose si riflette sulla spesa che deve sostenere lo studente per una tesi di laurea visto che deve andare a Roma 3 – 4 volte senza poter ottenere il materiale necessario. Il museo che ha in mente l’oratore è per tutti e questo impegno è supportato dal patrocinio del Presidente della Repubblica e dall’Università. E’ stato chiesto un aiuto economico alla fondazione della Cassa di risparmio di Pisa ed il comitato scientifico l’ha rifiutato col dire che non rientra negli interessi della CdRP, nonostante sia lampante l’importanza e l’interesse per la città di Pisa. Termina leggendo dei trafiletti di articoli apparsi sulla stampa a firma del Presidente della Repubblica, dove afferma l’importanza del cinema per la nostra storia e che ama il cinema anche perchè ha vissuto la Pisorno e le opere che da li sono uscite facendo conoscere al mondo l’operosità e l’ingegno degli italiani e, perchè no, anche quelli che erano i loro difetti.

Dopo un pausa interlocutoria, l’oratore chiarisce che durante una lezione ha chiesto se conoscevano il nome di De Sica: tutti hanno alzato la mano, ma gli Italiani hanno detto Cristian, mentre gli stranieri Vittorio: questo la dice lunga sull’informazione dei giovani di oggi. Non conoscono Visconti nè gli attori del novecento del calibro di Ruggero Ruggeri ed Emma Grammatica. Passando alla colonna sonora, di cui ha un coso universitario, riferisce che nessuno conosce Nino Rota il musicista dei Film di Fellini, autore di 200 colonne sonore che è conosciutissimo a New York ed in Europa mentre è ignorato in Italia nonostante abbia avuto il premio Oscar per la musica del Padrino. Ricorda di avere organizzato al Bolscioi di Mosca un concerto di musiche di Nino Rota trasmesso in Mondovisione: l’unica nazione che non ha partecipato è l’Italia giustificandosi col dire :- a chi vuoi che interessi?:- . Emblematico il caso del Cicognini autore di magnifiche colonne sonore che disgustato gettò nel Tevere tutte le sue opere dicendo che quelle cose ormai non interessavano più. E’ per impedire l’imbarbarimento degli italiani che sono necessarie opere come quelle che sta facendo. Salutato da un caloroso applauso termina la sua conferenza.

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CAMINETTO DEL 22 FEBBRAIO 2006
 

Il Presidente annuncia che è stato proposto come Governatore pel l’annata 2008 – 2009 il Prof. Pietro Terrosi Bagnoli del R.C. di Siena: abbiamo 15 giorni di tempo per fare delle osservazioni. Inoltre il Sindaco e il Presidente della Provincia di Pisa ci invitano alla commemorazione di Danilo Dolci per il 25 Febbraio alle 10 con una antologia teatrale ed alle 11con la cerimonia commemorativa. Inoltre il Presidente invita i soci ad avvertire le consorti della visita alla fondazione Cerretani di S. Giuliano, manifestazione organizzata su richiesta delle signore. Dopo inizia la visione di filmati salvati dalle varie epurazioni.

Vengono mostrati, tramite riproduzione di una cassetta VHS sul televisore della saletta, degli spezzoni di film girati da Mario Benvenuti, padre del noto regista, allora cineoperatore di attualità e fiduciario del Cine GUF di Pisa. Nella didascalia iniziale si legge che il suddetto Benvenuti il 30 – 9 – ’43 "comunicò all’Intendenza di Finanza di avere messo in salvo la cineteca al completo ed i mezzi tecnici di ripresa della sede del CineGUF danneggiato dai bombardamenti. Il 10 – 4 – ’44 un ufficiale del ricostituito Fascio Repubblicano requisì quel materiale lasciando al Benvenuti solo i rotoli di scarto ritenuti al momento ingombranti e di scarso interesse. Oggi gli stessi scarti sono per noi fonte di interesse storico documentario da non lasciar cadere nell’oblio". Molto interessanti queste riprese: vanno dal lontano ’30 che mostrano la moda ed il modo di vivere dei giovani di allora; alcuni spaccati della realtà pisana con dei navicelli tirati ad arsaio e alcune panoramiche della città di allora comprese alcune riprese degli affreschi del Camposanto, purtroppo oggi o semidistrutti o in pessime condizioni, (ma con la speranza di rivederli nel luogo originale dopo un restauro indaginoso e difficile); fino alle immagini dell’immediato dopoguerra con il carnevale studentesco durante la festa delle matricole ecc. Per quanto riguarda il sottoscritto queste riprese mi hanno particolarmente colpito e commosso dato che in massima parte le ho vissute nella mia infanzia e successivamente all’età di studente liceale. Per alcuni soci sicuramente è stata un’esperienza nuova in quanto hanno potuto vedere costumi e modi di vivere del passato Tali esperienze sono sempre positive ed istruttive per tutti: è per questo che va al nostro Presidente Bernardini il plauso per avere organizzato una simile rappresentazione improntata ai ricordi del passato. La proiezione si è svolta su di un filo conduttore che va dalle attività del GUF con la presentazione delle donne del CineGUF, ad alcune riprese per il film Quinto piano: si vedono alcuni studenti che leggono il vecchio giornale satirico "Il Marc’Aurelio e a seguire una scenetta di un giovane che interpreta la parte di un matto veramente convincente: quindi le attività sportive del GUF nell’allora stadio Littorio, oggi arena Garibaldi. Si passa poi a quello che è stato il fascismo a Pisa: Buffarini nel ’42 e il Ventennale sempre del ’42 con l’inaugurazione di un monumento agli squadristi che parteciparono alla Marcia su Roma; il Campo Allievi Ufficiali del ’43, i Littoriali Femminili del ‘41, le colonie dei bambini che venivano portati a piedi da Porta a Lucca a San Frediano ed in seguito il viaggio col trenino per Marina di Pisa e Tirrenia. Qui mi sono veramente commosso in quanto mi sono rivisto in quegli scompartimenti ed ho riconosciuto i panorami della campagna pisana e della pineta di Marina di Pisa durante il percorso del trammino: era il tragitto che ho fatto moltissime volte accompagnato da mia madre per andare al mare in estate. Tutte queste immagini del passato sono accompagnate da musiche di quei tempi, le vecchie canzoni che ricordo di avere ascoltato alla radio e durante i film, così detti di regime, di allora. A questo punto è cambiata la scena e siamo piombati nel pieno dopoguerra con le macerie ma con la voglia di vivere e di ricominciare da parte dei pisani: vedi le passeggiate sulla passerella, la festa delle matricole con le corse nei sacchi e le sfilate di carri allegorici, il palio dei ciuchi e "dulcis in fundo" una carrellata di ragazze in costume da bagno sul lido di Marina di Pisa. Curioso vedere i costumi di allora e l’impaccio delle ragazze nel mostrarsi seminude davanti alla macchina da presa: mi è piaciuta la riflessione di un nostro socio "certamente quelle ragazze non avrebbero mai pensato che sarebbero state riviste dopo sassant’anni". E’ stata una cosa molto divertente ed istruttiva ed in qualche modo anche emozionante che ha smosso in alcuni di noi nostalgie per la gioventù passata. Grazie Presidente e sei pregato di farci vedere altre cose del genere qualora possa procurartele.

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25 FEBBRAIO 2006
VISITA ALLA MOSTRA FONDAZIONE CERRATELLI DO SAN GIULIANO TERME
 

La facciata della fondazione Cerratelli e una serie di abiti in esposizione. Notare il nostro Presidente accanto al costume di Boris Gudonov. Cristina si diletta tra i costumi del periodo di Luigi XIV con un abito a gonna larga.
Il saluto del Sindaco di San Giuliano Terme Panattoni

Il 25 Febbraio 2006 alle 16,30 ci siamo ritrovati a San Giuliano Terme per una visita alla Fondazione Cerratelli: questa è una realtà molto giovane che vuol essere la memoria dell’opera artigianale del costume del Cerratelli. Questi era un baritono, amico di Puccini e Tittaruffo che nel 1916 per motivi personali decideva di fondare una piccola sartoria per costumi. In poco tempo diviene la migliore e la più richiesta nel mondo dello spettacolo come teatro, cinema, balletto ecc. Siamo stati ricevuti dal sig. Diego Fiorini e dalla Signora Florida Benedettini, direttore della fondazione. Il Sig. Fiorini ci farà da guida e inizia con l’informarci che in questa mostra vi sono circa 25000 costumi: sono esposti i più significativi fra cui molti realizzati per Zeffirelli e adoperati nei film come "Romeo e Giulietta", "Fratello Sole e Sorella Luna", "Maria Stuarda" ecc. Questi costumi avevano costi elevati ma erano molto richiesti vista la meticolosità e l’aderenza alla realtà con cui erano eseguiti: addirittura venivano usurati, come voleva il grande Danilo Donati, con spazzole di ferro o si creavano rammendi per dare l’impressione del vissuto. Molti registi e produttori li ordinavano su presentazione di un modello, e dopo averli adoperati, visto l’elevato costo di capi, li rendevano alla sartoria che poteva riadoperarli affittandoli per altre manifestazioni teatrali. In questa mostra sono esposti bellissimi costumi raccolti in gruppi per fare un percorso storico coerente, mentre il grosso dei prodotti si trova in un affollato guardaroba. Si inizia con i costumi di scena ispirati al ‘300 con il film "Il Cid" interpretato da Sofia Loren e Chales Heston e si può ammirare la cotta indossata dall’attore, che sembra di metallo ma è fatta di spago lavorato a maglia e verniciato per dare le sfumature dell’acciaio. Del solito periodo l’abito indossato dalla madre di Giulietta nel film "Romeo e Giulietta". La guida ci ha fatto notare che gli operatori di questa sartoria erano famosi per la valenza del loro "taglio storico" facendo dei carta modello aderenti ai veri costumi dell’epoca, adoperando tessuti pregiati fatti appositamente a mano da opifici con telai di legno. E' dovuto a questo se il Cerratelli ha lavorato per i più grandi teatri del mondo, e viene portato come esempio una Cavalleria Rusticana presentata alla Scala di Milano dove gli abiti delle donne del coro erano ricamati, dalla vita ai piedi, in oro con un costo di due miliardi di lire di allora. Nell’azienda vi lavoravano più di 60 persone con le varie mansioni, dai tagliatori agli invecchiatori ed i tintori; questo perchè scenografi come Danilo Dolci, nella scelta dei colori, pretendevano tessuti chiari ed in seguito tinteggiati con pigmenti puri scelti da loro. Proseguendo nel percorso storico del costume si ammirano oltre gli abiti delle dame del film Romeo e Giulietta, i magnifici abiti di Santa Chiara del Film Fratello Sole e Sorella Luna: da notare come i drappeggi degli abiti siano ispirati alle figure dell’epoca ritratte dal Pisanello e da Paolo Uccello. Il presentatore si dilunga, in onore alle signore presenti, sulle qualità dei tessuti, dei ricami e sull’unicità dei modelli. Ci rivela anche che il Cerratelli, quando gli chiedevano dei costumi, mostrava solo quanto richiesto specificatamente e non altro: è anche per questo che la mostra acquista importanza dato che qui possono essere ammirati costumi di qualsiasi tipo ed epoca. Quello che stiamo facendo è un interessante viaggio nel tempo dove possiamo vedere come vestivano uomini e donne. Il nostro tragitto approda al ‘400 con i costumi della "Bisbetica Domata" di Zeffirelli, modello indossato da Litz Taylor, e ideato del costumista Danilo Donati. Questo costume è reso liso e rammendato come se fosse veramente vissuto. Non sono dimenticati gli accessori e si ammirano le forme per costruire cappelli, perchè niente era dovuto al caso ma tutto accuratamente studiato e realizzato. Subito dopo siamo colpiti da un costume elaboratissimo e arricchito di pietre preziose: è il costume dello Zar Boris Gudonov. La moda russa ci delude in quanto è statica: dal ‘200 fino al ‘700 si potevano cambiare solo i colori a secondo del desiderio degli Zar, mentre la foggia degli abiti era costante e uguale per tutti, dallo Zar al Clero, dai Nobili ai personaggi eccelsi. Solo dopo il ‘700, causa sussulti politici, si notano cambiamenti. Andando avanti nel tempo si passa ad un costume che furoreggiava nella Firenze rinascimentale, ispirato ad un quadro del Bronzino che raffigura Eleonora da Toledo moglie di Cosimo primo, gran dama che ha dettato legge nella moda di allora. E’ il massimo dello splendore della moda italiana dettata dal rinascimento: dal ‘600 la moda seguita sarà quella inglese, e nel ‘700 quella francese. Da allora la moda non uscirà più dalla Francia come avviene ai tempi nostri; a noi resta solo l’arte dell’artigianato che dobbiamo gelosamente conservare. Le idee saranno francesi ma la manualità e la creazione dei tessuti è e deve restare di pertinenza italiana. Arriviamo così alla moda inglese con i costumi di Maria Stuarda, indossati da Valentina Cortese nell’omonimo film di Zeffirelli: costumi severi dove dominava la gorgiera, sia per dimensione sia per ornamenti. Questa dimostrava l’appartenenza ad un certo ceto e dato che Elisabetta I^ imponeva la severità a tutte le dame (solo lei poteva avere abiti sfarzosi), aveva resa libera solo la gorgiera per cui le dame la decoravano in maniera anche esagerata come dimostrato da una di queste, esposta in un museo inglese, ornata da innumerevoli pietre preziose. Gli abiti erano accollatissimi ed il personale segnato da busti di ferro che andavano dal collo fino alla vita con enorme sacrificio da parte delle dame. Alla fine del 600 la moda passa in Francia con il re Luigi XIV che creò delle manifatture per stoffe pregiate, pizzi, ricami, certamente non per cultura ma per arricchirsi ulteriormente. Gli abiti divengono sfarzosi, coloratissimi ed anche gli uomini si vestono con jabeaut enormi, pantaloncini corti, calzamaglia e scarpe con fibbie strane: dalla grandezza e forma di queste se ne deduceva il ceto, come il Clero la Nobiltà la Borghesia. Il Re aveva imposto a chi voleva stare a Corte, di cambiarsi d’abito quattro volte il giorno, ed i cortigiani subivano spese enormi e molti addirittura si ridussero in povertà. Per le signore usavano gonne molto larghe con la vita strettissima: era necessaria la sottogonna, un’intelaiatura che con dei cordoncini poteva essere tirata su in modo da potersi sedersi. Alle signore è fatto notare un particolare ricamo detto Lampasso, dove sul rovescio della stoffa venivano stesi moltissimi fili multicolori e dal diritto venivano fatti affiorare e fermati in modo da formare il disegno del ricamo. Eccoci arrivati a Napoleone ed anche lui vuol dominare la scena della moda con lo stile Impero. Le gonne ampie scompaiono e vengono abiti dritti e tagliati a vita alta. E' mostrato un costume di scena per il personaggio Paolina Bonaparte, abito di linea semplice su cui poteva essere indossato un giubbetto. Dell’epoca si nota un abito per giovinetta, dove la gonna cessava alla caviglia ed è l’unica eccezione dove la donna può mostrare il piede. Interessante un costume bianco dell’età del 1860, voluto dal Ronconi per vestire numerose comparse: queste le collocò in platea al posto del pubblico, erano vestite metà in bianco l’altra metà in nero in modo da riprodurre l'atmosfera del teatro e del pubblico come era al momento della prima dell’opera il "Nabucco", mentre sul palco i personaggi indossavano i classici costumi Assiro Babilonesi. Poi viene, sempre in Francia, la moda del Culisson: un abito con la grande novità di avere diviso la gonna dalla giacca, ma con la scomodità del lungo strascico appoggiato al culisson, una struttura in midollino o ferro appoggiato al fondoschiena, che era pesante e sbilanciava la schiena della signora. Infatti dura poco e subito dopo si vede un costume con le solite caratteristiche ma senza il culisson, conservando però un breve strascico. Dello stesso periodo si ammira una sfiziosa veste da camera voluta da Ottavio Piccolo per una rappresentazione teatrale. Sempre del solito periodo un costume della Rondine di Puccini. Da qui inizia il ‘900 con costumi che arieggiano il 1905 1910 per il film in due puntate della RAI, interpretato dalla Sandrelli, "Lulù": gli abiti sono semplici, ma resta un pò di coda e le maniche a sbuffo. Al centro del salone c’è un enorme tavolo di lavoro con sparsi accessori vari da bottoni, fibbie ecc, cartamodelli e bozzetti, perchè è da questi che si cerca di realizzare "il sogno del costumista" e sono spiegate le varie metodiche d'invecchiamento tinteggiatura e progettazione. Al centro del tavolo fa bella mostra un manichino vestito con un suntuosissimo abito a gonna larga caratteristico del 700 della costumista Nicoletti della scuola napoletana: questo modello è un pò il simbolo ed il logo della fondazione Cerratelli. Poi sono mostrati alcuni costumi originali avuti in donazione, come livree del ‘700, abiti con stemmi cavallereschi, divise da cocchieri ecc. Continuando l’excursus storico si passa agli anni ’20 ’25 con la moda Charleston e viene spiegato ampiamente alle signore la caratteristica delle stoffe e dei ricami, che sono fatti a macchina: le gonne si accorciano fin sotto il ginocchio e le braccia sono nude. Le signore coprivano le spalle con stole di pelliccia, di moda la scimmia, oppure con boa specie di marabù. Per quanto riguarda gli uomini si affaccia e prende piede la moda dello smoking in alternativa al frac, perchè è più comodo e disinvolto. A questo punto termina il lungo percorso storico dei costumi magistralmente e fedelmente eseguiti dalla sartoria Cerratelli.

Come saluto di commiato interviene il Sindaco di San Giuliano Panattoni e presidente della fondazione che ringrazia e brevemente illustra i progetti futuri per uno sviluppo successivo di questa fondazione per valorizzare maggiormente il materiale enorme, ora non visibile per mancanza di spazio, in modo che sia una proprietà culturale del comune e della provincia e un interesse turistico per i futuri visitatori. (clicca qui per tornare alla conviviale del 1 Marzo 06)

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