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Il Presidente presenta l’argomento di questa conferenza definendolo
interessante, intrigante, polemico per le controversie che ci sono state
in passato. Si tratta " L’USO DELLA TERAPIA ESTROPROGESTINICA NELLA
DONNA". Essendo presenti il cardiologo, l’ortopedico, l’endocrinologo
(peccato sia assente il flebologo) la serata si prospetta assai
interessante. Il Presidente, dopo averci invitato a partecipare alla
cena del Premio Galilei, cede la parola all’amico prof. Paolo Romeo.
1- Trattamento estro-progestinico della menopausa
E'
forse l 'argomento di medicina più studiato ma anche controverso degli
ultimi 40 anni .
Per comprendere la logica di una terapia ormonale sostitutiva mi
sembra opportuno ,almeno per sommi capi, illustrare caratteristiche,
natura e funzioni dell'ormone o degli ormoni che si desidera sostituire.
Gli estro geni ed il progesterone sono prodotti dalle ovaie ed il loro
principale target è il processo riproduttivo: la donna, che fin
dalla nascita possiede nelle proprie ovaie milioni di follicoli in stato
di quiescenza funzionale, arrivata alla pubertà ,presenta un certo
numero di follicoli che ciclicamente vanno incontro a maturazione fino a
giungere gradualmente all' ovulazione . Questa fase di crescita del
follicolo fa registrare un progressivo aumento degli estrogeni (
estradiolo ) che tra i vari compiti ,insieme al progesterone , ha quello
di far crescere nell'utero la mucosa ( endometrio) , preparando la
cavità uterina all' arrivo dell'ovocita che se viene fecondato inizia la
gravidanza, altrimenti si disperde all'interno delle vie genitali con la
regressione : in tali condizioni l' attività ormonale si arresta con
conseguente degenerazione della mucosa uterina che viene espulsa con
perdita di sangue (mestruazione ). Gli Estrogeni agiscono non soltanto
sull' apparato riproduttivo, ma anche su molti altri organi ed apparati
:
Sistema nervoso centrale ,attraverso l' azione sui
neurotrasmettitori ;
Tessuto osseo ,equilibrando l'attività degli osteoblasti
/osteoclasti , consentendo crescita e mantenimento della massa
ossea;
Apparato cardiovascolare ??
Apparato genito-urinario mantenimento del trofismo della vagina,
vulva, vescica ,uretra , ecc
Trofismo della cute, degli annessi cutanei e dei connettivi
Giunta la corrispondenza della menopausa ,con la cessazione della
funzionalità ovarica , si verifica un sostanziale calo degli ormoni
estro geni e del progesterone ed una significativa riduzione del
testosterone ,anch' esso di origine ovarica . La cessazione della
produzione degli ormoni, venendo meno il vantaggio biologico naturale di
protezione, inizia la comparsa di disturbi soggettivi, vampate,
sudorazione, disturbi del sonno , mutamenti del carattere, ecc (presenti
ne175% ): nello stesso momento può iniziare anche quel processo
silenzioso di decalcificazione delle ossa ( osteoporosi) che in età più
avanzata può condurre a gravi fratture.( colonna vertebrale, collo
femorale ) Nell'arco di tempo di un secolo, la vita media femminile si è
allungata in maniera significativa ed oggi la donna trascorre un terzo
della sua vita dopo la menopausa: lo studio di questo fenomeno, i
riflessi sociologici e medici della carenza ormonale, per un periodo di
tempo così particolarmente lungo sono acquisizioni recenti . L' avere
constatato che il lungo tempo di privazione estrogenica aveva delle
conseguenze sulle ossa ,sul sistema cardiovascolare , e sul sistema
nervoso (basti pensare alle speranze per la soluzione del problema dell'
Altzaimer) e che i sintomi menopausali sono sensibili alla sostituzione
ormonale ,ha reso popolare dagli anni '60 la terapia ormonale
sostitutiva o HRT (hormone replacement therapy): è ovvio che dalla
nascita di questo concetto terapeutico ad oggi vi sia stata una continua
ricerca di nuovi prodotti, di nuove vie di somministrazione per
migliorare la compliance. Si calcola che negli anni '90 negli USA i140%
della popolazione femminile in menopausa faceva uso del trattamento
sostitutivo: certamente questa larga diffusione della HRT era dovuta
anche al fatto che nel vissuto femminile questa rappresentava la
possibilità di prolungare la giovinezza del corpo femminile, opponendosi
al processo di invecchiamento che si ritiene iniziare con la menopausa.
Erano gli anni che potremmo definire dell’ottimismo: era
confermata l’efficacia della HRT su classici sintomi menopausali , come
vampate di calore, l'insonnia la secchezza vaginale ,l’aumento di peso,
le alterazioni del tono dell'umore, ecc, ma soprattutto studi iniziati
negli anni '80 (Nurse 's Healty study ) e pubblicati nel
'96 e 97 indicavano che l'utilizzo a lungo termine della HRT era
associato alla prevenzione dell' osteoporosi ,ad un minor rischio di
fratture , ad una riduzione di eventi cardiovascolari,seppure con un
modesto aumento dell'incidenza di trombosi venosa profonda ,di ictus e
di tumore alla mammella. L' opinione della classe medica rimase tuttavia
positiva nei confronti della terapia perchè vennero sollevate delle
serie obiezioni come quella che queste donne erano sane e che
volontariamente cercavano la terapia :erano quindi differenti dalla
popolazione normale. Inoltre 1 'indagine epidemiologica non era di tipo
prospettico e quindi le pazienti non erano randomizzate al trattamento o
al placebo e quindi ì risultati non potevano fornire una buona
testimonianza statistica . Gli anni che definiremo come quelli della
"Critica "iniziano con la pubblicazione conosciuta con la sigla HERS
( Heart and Estrogen/progestin Replacement Study) del 1998 :si .tratta
di una ricerca sugli effetti dell'inizio della terapia con estrogeni +
progestinici in soggetti che avevano avuto una sindrome coronarica acuta
partendo dal presupposto che essendo gli estro geni benefici sul sistema
cardiovascolare ,avrebbero dovuto ridurre le recidive: a parte il fatto
che gli estro geni non fanno guarire le cardiopatie, si trattava di un
numero ridotto di pazienti la cui tipologia era molto diversa da quelle
donne cui è indirizzata la terapia sostitutiva, più anziane e per giunta
malate. I risultati furono negativi ,con aumento dei casi di recidiva
della patologia cardiaca , ma nonostante la scarsa rilevanza clinica .i
commenti scientifici furono molto netti con titoli ad. effetto con forte
risonanza anche sui media .Si sollevò così un clima di scetticismo ,ma
il crollo del mercato ha avuto inizio dopo la pubblicazione dei primi
risultati del WHI ( Women Healty lnitiative WHll) del giugno 2002
( sospeso 3 anni prima per l'eccessivo numero di neoplasia della
mammella) che aveva come obiettivo l'analisi delle patologie
cardiovascolari,di neoplasie (in particolare seno, endometrio e colon)
di fratture e di demenza come effetto di trattamenti a lungo termine. La
fretta di raggiungere rapidamente al numero considerevole di donne ha
portato il reclutamento di una popolazione con caratteristiche spesso
assai diverse da quella della paziente post- menopausale : l' età media
era di 63 anni ,con una percentuale del 20% di donne oltre i 70 anni, in
più una grande parte delle partecipanti presentava patologie croniche
come l' obesità, l'ipertensione, ipercolesterolemia e diabete mellito.
Non vi furono effetti significativi sugli eventi di coronarografia con
hazar ratio di 1,29 per HT e 0,91 per ET. Per quanto riguarda il rischio
per il cancro del seno durante il trattamento con estroprogestinici ci
riferiamo alle pubblicazioni del Lancet 1997 che su ampia statistica
retrospettiva riporta un una incidenza del rischio pari a 1,39 e
parallelamente WHI 1°-2° del 2002-2003-2004 riferiscono rischio globale
= 1,26 (l'uso per 5 anni avrebbe un RR= 2,13 e per 10 anni RR= 4;61 ).
Dello stesso tono RR= 1,30 è per il Milion ìiVoman Study del
2003.Nel 2004 il dibattito però si è
nuovamente acceso per la pubblicazione dei risultati del braccio della
ricerca del WHI in cui le donne avevano ricevuto soltanto
Estrogeni perché isterectomizzate . Con grande sorpresa di tutti il
trattamento con estrogeni soltanto mostravano risultati marcatamente
diversi rispetto alle pazienti che avevano ricevuto anche il
progestinico. Le pazienti più giovani ( 50-59anni) che hanno ricevuto
gli estrogeni per 7 anni hanno avuto una significativa riduzione del 45%
di infarti del miocardio,di morte coronarica ed angina confermata
rispetto alle coetanee che avevano ricevuto il placebo, ed il 23% in
meno per il cancro della mammella. Questo risultato viene confermato nel
2006 dal Nurs 's Healty Study.
-- Critiche agli studi HERES, WHI .Milion Woman Study .
l° Essere utenti di estro-progestinici, unico criterio per il
reclutamento
2° Sono tutti studi di prevenzione secondaria
3° Età delle donne media 63 anni ,con 20% oltre i 70
4° Inadeguata valutazione dei fattori di rischio
Spunti di interesse che si possono rilevare da questi studi sono :
WHI Nurs's Study hanno messo in evidenza il ruolo fondamentale
dell'età di inizio della HRT per quanto riguarda il bilancio tra
effetti positivi e negativi della terapia: importante per l' impatto per
la terapia cardiovascolare, può essere esteso anche alle altre patologie
come quella del Sistema nervoso. Iniziare il trattamento nella
transizione menopausale (definita 'finestra delle opportunità ")
significa dare continuità alla attività ormonale mantenendo quindi
quell' azione di protezione esercitata fino allora dagli ormoni sessuali
naturali: in questa maniera si realizzi quella azione di. protezione o
di rallentamento dei fenomeni degenerativi , perchè una volta instaurati
risentono in maniera negativa l'azione ormonale. Un secondo punto è
quello relativo al ruolo dei progestinici utilizzati durante le
terapie ormonali combinate. Infatti mentre non esistono differenze
significative per le patologie come fratture ossee o trombosi profonde
tra le donne trattate con estrogeni +progestinici e quelle trattate con
soli estrogeni quest'ultime hanno avuto una incidenza minore di
patologia coronarica e di carcinoma invasivo della mammella. Il problema
non è ancora bene conosciuto : si da importanza all' azione residua
androgenica dei progestinici di sintesi, oppure a complesse azione di
interferenza recettoriale tra estrogeni e progestinici. Studi clinici
utilizzano il progesterone naturale.
Alcuni studi dimostrano l' esistenza di risposte individuali alla
somministrazione di HR T in relazione al background genetico:
queste caratteristiche modificano in maniera rilevante l'incidenza di
patologia cardiovascolare durante la somministrazione di HTR .in
postmenopausa. La ricerca in questo campo, forse, ci permetterà di
selezionare o escludere una paziente dal trattamento .
--Gli sconvolgimenti di questi ultimi 10 anni ha portato un certo
sconcerto nell' ambiente medico, ma contemporaneamente ha sollecitato il
dibattito scientifico con l' intento di conciliare le apparenti
discrepanze tra i vari studi, specie quelli di più recente datazione.
Non è frequente in medicina trovarsi di fronte ad una situazione dove un
trattamento terapeutico, come quello estroprogestinico, che per una
quarantina di anni di " onorato servizio " ha dimostrato una effettiva
efficacia per milioni e milioni di persone risolvendo la maggior parte
dei problemi della menopausa, siano essi di natura
neurovegetativa,atrofica,metabolica, di punto in bianco venga
abbandonato sulla base di risultati di trial statistici,certamente da
prendere in considerazione, ma anche criticabili dal punto metodologico.--
Pur volendo rispettare la autenticità dei risultati, troviamo difficoltà
ad individuare i motivi di comparazione tra la tipologia di paziente
arruolata in quegli Studi e quella che si presenta ai nostri ambulatori
o in quelli del Centri della Menopausa alle quali viene personalizzata
la terapia in ragione delle caratteristiche specifiche .--Questo è il
momento di attendere altri contributi scientifici (alcuni non si sono
fatti attendere) per ottenere quelle risposte a tutti i temi di
discussione proposti dalla letteratura
anglosassone
Ma nel frattempo le donne continuano ad andare i menopausa! ed
alcune di loro hanno i relativi disturbi .-- Il pressing mediatico di
questi ultimi anni che ha creato timori nelle donne, :in parte per
informazione diretta ed in parte per " sentito dire ", hanno disertato
le Farmacie ( negli USA il mercato degli estroprogestinici si è ridotto
ad un terzo) ,ma altrettanto ha messo in difficoltà la posizione del
Medico: non basta più spiegare alla paziente che l'assunzione della
pillola o 1 'uso del cerotto fanno bene alle ossa o al cuore, più spesso
oggi è necessario spiegare che cosa indicano gli studi scientifici per
quella fascia di età, per quel determinato peso per quello stato di
salute o patologia familiare per arrivare a formulare il dosaggio ed il
tipo di formulazione necessaria e giustificata.--Alla domanda se il
trattamento estroprogestinico dei disturbi della menopausa è ancora
consigliabile come prima, la risposta sostanzialmente è positiva ed in
attesa di ulteriori contributi conoscitivi, bisogna mantenere quelle
misure prudenziali che del resto sono sempre state praticate .
PRECAUZIONI NECESSARIE
. Indicazione assoluta ( osteoporosi, disturbi soggettivi
,ecc)
. Inizio del trattamento nella " transizione menopausale "
. Trattamento che non deve superare i 5 anni
. Scegliere lo schema di somministrazione più congeniale
. Ridurre il dosaggio al più basso possibile
. Esclusione di soggetti con fattori di rischio
(obesità,diabete,storie familiari,alcolismo,fumo)
Paolo termina in attesa di domande.
Il presidente interviene come endocrinologo e dopo avere criticato il
sistema americano per il modo come sono state condotte le
sperimentazioni, caldeggia l’uso degli estrogeni nella donna nella fase
premenopausa per ovviare a quelle che sono le problematiche fisiche e
psichiche della donna, naturalmente dopo avere attentamente valutato i
possibili rischi e facendola monitorare dagli specialisti interessati
quali cardiologo, flebologo, ortopedico, endocrinologo ecc.
L’amico Diara interviene ed afferma che la terapia va fatta
naturalmente nel momento adatto dato che i vantaggi sono superiori agli
svantaggi. Per quanto riguarda il suo campo specifico, l’osteoporosi,
analizza quelle che sono le donne candidate a questa malattia, quel 25%
di cui abbiamo parlato prima: donne magre, graciline, che non escono di
casa, che non fanno movimento, che sono moderate in tutto. Non saranno
facilmente sottoposte alla malattia quelle che fanno sport dato che la
massa muscolare ipertrofica favorisce l’accrescimento delle ossa; anche
quelle donne abbastanza adipose non avranno osteoporosi dato che il
grasso forma estrogeni quindi fanno una prevenzione fisiologica e non
farmacologia. Esorta le donne ad uscire, passeggiare, stare al sole
perché ad una certa età più che di osteoporosi si parlerà di
osteomalacia ed il sole facendo produrre vitamina D all’organismo, cura
la malattia. Termina con le sue caratteristiche battute: la donna che
invecchia accusa mille malanni, ma non muore mai. Inoltre la donna fa di
tutto con terapie farmacologiche ed estetiche per apparire giovani,
l’uomo non lo farà mai, non adopererà creme e quanto altro né prenderà
la pillola azzurra per sembrare più giovane.
Interviene Gherardo Gherarducci che come cardiologo conferma non
esservi farmaci che facciano regredire l’arteriosclerosi, quindi la
terapia preventiva va fatta prima che questa si presenti e non dopo. Va
sfatata la credenza che la donna, favorita in età fertile perché
protetta dagli ormoni, nella menopausa sia più sottoposta degli uomini
agli infarti, anche se ha praticato per cinque anni terapia preventiva.
Il rischio diviene uguale per ambedue i sessi e debbono comportarsi di
conseguenza, movimento, evitare alcool e fumo, stare attenti alla dieta.
Per quanto riguarda la maggior incidenza di fatti vascolari è utile che
la donna in menopausa controlli spesso la coagulabilità del sangue.
L’amico Gesi sottolinea che le statine sono farmaci importanti e in
associazione con calcioantagonisti (farmaco ipotensivo) sembra abbiano
un’azione favorevole alla prevenzione arterisclerotica.
Si sottolinea che indipendentemente dalla dieta, la donna in
menopausa può avere un aumento del colesterolo che facilita le placche
ateromatose e l’uso delle statine, che distruggono il colesterolo, può
essere determinante alla prevenzione.
A questo punto il Presidente suona la campana e la riunione si
scioglie tra svariati commenti.
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Il Presidente apre il Caminetto ricordando che il 21 Ottobre ci sarà l’IDIR
(Riunione Distrettuale) a Lucca, dove dovrebbero partecipare tutti
rotariani, e prega di prenotare presso il Segretario.
C’è un invito dal Rotary Club di Mosca per partecipare ad una serata di
gala.
Ci ricorda anche del contributo di 100$ che ci verranno addebitati per
il RF: tale provvedimento fu approvato nell’assemblea del 12 Luglio 06.
Il Governatore si raccomanda che i mesi di Ottobre, Novembre, Dicembre
siano dedicati all’insegnamento sul Rotary Fondation: noi abbiamo
programmato il caminetto di questa sera, un secondo caminetto il prima
possibile e la Conviviale del 15 Novembre assieme al Galilei, dove
parlerà la Dott,ssa Comes sul RF.
Avvisa anche che per quanto riguarda l’iniziativa per la prevenzione
sulla droga, è stata espletata la parte burocratica presso il Distretto.
Cede la Parola a Carmine De FeliceLA
FONDAZIONE ROTARY
Come voi ben sapete il Rotary
nacque nel febbraio del 1905 negli Stati Uniti per volontà dell'
avvocato Paul Harris che propose a tre imprenditori suoi amici il
proprio progetto basato sull'amicizia, intesa in senso globale, ed il
reciproco aiuto. Di li a poco l'idea prese piede e dilagò tanto che in
una decina di anni nacquero club in tutto il mondo. Iniziarono a
svilupparsi progetti di grande entità ed ad affluire risorse non solo
dalle contribuzioni volontarie dei rotariani, ma anche da enti e singole
persone che niente avevano a che fare con il Rotary ma che ritennero il
Rotary un'associazione di grande affidabilità. Di conseguenza era
necessario creare una organizzazione per la gestione di queste risorse
in modo che potessero essere impiegate nella conduzione e realizzazione
dei progetti con razionalità e senza dispersioni. Nacque cosi nel 1917
un organismo come fondo di dotazione e solo nel congresso internazionale
del 1928 ricevette la denominazione "Fondazione Rotary". Dopo alcune
sostanziali trasformazioni solo nel 1983 la RF ha assunto la
configurazione attuale costituendosi in "società senza fini di lucro",
si comporta pertanto come una qualsiasi società con l' obbligo dell'
osservanza di tutte le disposizioni di legge comprese quelle tributarie
previste dai codici degli Stati Uniti.
La funzione, ma direi meglio, la missione della Fondazione Rotary è
quella di sostenere l'impegno del Rotary International nell'attuazione
del proprio scopo cioè nel perseguimento della pace e della comprensione
mondiale attraverso programmi locali, nazionali ed internazionali a fini
umanitari, educativi e culturali. In particolare, nell'atto costitutivo,
è previsto:
che la Fondazione conservi, investa, gestisca ed amministri tutti i
fondi e le proprietà;
che nessuna parte del patrimonio e dei guadagni potrà andare a profitto
dei dirigenti, degli amministratori e dei funzionari ad eccezione dei
rimborsi di spese sostenuti per servizi svolti a favore della
Fondazione.
La struttura della Fondazione Rotary comprende:
un Consiglio di Amministrazione a livello Centrale composto da 13
amministratori nominati dal Presidente del Rotary International di cui
sei devono essere ex Presidenti del RI;
a livello periferico una commissione per ogni distretto e club con un
numero di sottocommissioni pari alle attività ed i progetti previsti.
Il Consiglio di amministrazione, cosi come prevede il
Regolamento della Fondazione, anch'esso approvato sempre nel congresso
internazionale de11983, ha tra i suoi compiti quello di:
conservare, investire, gestire ed amministrare tutti i beni della
fondazione compresi quelli di vendere, affittare, scambiare tali beni
investire in titoli sia obbligazionari che azionari; amministrare e
tenere sotto controllo tutti i programmi della fondazione;
promuovere l'immagine della fondazione;
assumersi le responsabilità per l' avvio di nuovi programmi della
fondazione.
Vediamo allora come si finanzia la Fondazione Rotary .
Il finanziamento avviene solo attraverso contribuzioni libere e
volontarie pertanto tutti possono contribuire anche i non rotariani ed
gli enti che niente hanno a che vedere con il Rotary . La Fondazione
contraccambia i donatori con gesti simbolici come il conferimento del
titolo di "PH". Le donazioni più cospicue arrivano proprio dai non soci
che, come ho già detto, ritengono la Fondazione Rotary molto affidabile.
Nell'interno della fondazione vi sono diversi fondi a cui poter
contribuire, i principali sono:
il fondo annuale programmi;
il fondo permanente;
il fondo polio plus.
Il fondo annuale programmi, accantona le donazioni per tre
anni, adoperando la rendita per le spese di gestione della fondazione
quindi trascorsi i tre anni impiega tutte le somme ricevute per
finanziare i programmi selezionati dalla fondazione.
Il fondo permanente accumula tutte le somme ricevute e non
le spende mai . Spende però annualmente la rendita di questo capitale
trattenendo una piccola quota pari all'inflazione assicurando in tal
modo per gli anni a venire un supporto finanziario alle attività della
fondazione. Il fondo polio plus invece adopera subito tutte le somme
ricevute per le spese del progetto che ha l' obbiettivo di eradicare la
poliomielite dalla faccia della terra.
In ogni distretto, cosi come ho gia detto, è presente una commissione
con tante sottocommissioni pari alle attività ed i progetti che si
intende portare avanti.
Nell'annata 2006-2007 la commissione per la RF è presieduta dal P.P.
Adriano Maestri del RC di Ravenna ed è a disposizione dei Club del
distretto per fornire informazioni e sostegno affinché si rafforzi:
la partecipazione ai Programmi annuali della Fondazione;
il sostegno finanziario.
Le sottocommissioni, a cui è affidato il compito
operativo sono:
Sottocommissione per il fondo programmi annuali.
Sottocommissione per il fondo permanente.
Sottocommissione per la polio plus.
Sottocommissione sovvenzioni dalla RF .
Sottocommissione borse di studio.
Sottocommissione scambi dei gruppi di studio.
Sottocommissione ex borsisti del distretto.
Solo alcune parole su due sottocommissioni che per quanto riguarda i
Club sono di particolare interesse:
sottocommissione sovvenzioni dalla RF
I Club ed i Distretti possono preparare dei progetti e sottoporli
alla RF per chiedere una sua partecipazione al finanziamento. Questi
finanziamenti variano dal tipo di progetto e dal luogo in cui viene
realizzato. Il tipo più comune di questo tipo di finanziamento è la
"sovvenzione paritaria" (Matching Grants) ed è relativo a progetti da
realizzare nel terzo mondo per migliorare le condizioni di vita. L
'intervento deve essere di tipo umanitario, educativo o sanitario. Altro
tipo di intervento sono le "Sovvenzioni Distrettuali Semplici" sono
pressoché identici come procedura rispetto alle sovvenzioni paritarie,
ma hanno la caratteristica di poter essere impiegate in progetti che
riguardano il territorio del distretto.
sotto commissione borse di studio.
Una delle principali attività della RF è la concessione di borse di
studio che consistono nella possibilità, per giovani laureati o studenti
con credenziali di altissimo valore, di trascorrere un periodo di tempo
in un paese a loro scelta per specializzarsi o per conseguire ulteriori
conoscenze professionali.
La seconda parte della conferenza ad un prossimo caminetto
Carmine De Felice
Prima di lasciarci il Presidente ci ricorda che abbiamo optato, per
quanto riguarda la polioplus (visto che tale malattia è quasi scomparsa)
di impiegare i fondi da noi raccolti per il progetto della
potabilizzazione dell’acqua, seguendo le concessioni che il Governatore
stesso ha illustrato.
Di seguito il Presidente fa consegnare le schede da votare per
l’elezione del Presidente 2007 – 2008: chi vuole può presentare le
schede votate subito oppure consegnarle alla prossima conviviale.
Ringrazia ed omaggia De Felice per la chiara esposizione annunciando una
prossima riunione per completare l’esposizione sulla Rotary Fondation.
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 Il
presidente ricorda ai presenti l’IDIR del 21 Ottobre a Lucca ed invita
tutti a partecipare. Presenta il curriculum dell’oratore Giuseppe
Barsotti: viene da famiglia di imprenditori, il nonno creò una società
di produzione agro – alimentare per attività di catering che è tuttora
operante, il padre creò una catena di supermercati in Toscana, la SMEC
successivamente ceduta. Attualmente, dopo la scomparsa del padre
gestisce sempre la società agro alimentare a San Prospero di Pisa, nel
’79 ha fondato una impresa edile, specializzata nell’edilizia privata.
E’ presidente della Confindustria Pisana dal 2002, vicepresidente della
Confindustria toscana, e componente della giunta della Confindustria
nazionale.
(Nelle foto il socio Giuseppe Barsotti ed il presidente Francesco
Lippi)
Beppe Barsotti ci parlerà della situazione
dell’industria pisana e come vive i momenti attuali.
Dopo i ringraziamenti, Beppe evidenzia che Pisa ha la
caratteristica di avere molti comparti industriali, dalla meccanica alla
farmaceutica, alimentare ecc, in tutto 18 a differenza di altre province
che sono limitate, vedi Lucca col cartaceo, Prato col tessile ecc;
quindi, data la molteplicità, la nostra provincia può essere un test a
livello nazionale. Le nostre sono aziende piccole o medie, rispecchia la
esiguità della provincia (250.000 abitanti), le multinazionali
preesistenti sono andate via per la non sicurezza specialmente fiscale,
al contrario delle nostre che sono costrette a restare. I settori più
importanti sono la meccanica con la Piaggio (4.000 dipendenti) con 40 -
50 aziende dell’indotto con un totale di 8.000 dipendenti. Le aziende
esistenti guidate da validi imprenditori, stanno facendo un salto di
qualità aiutate dalla Confindustria pisana che offre loro la
disponibilità di servirsi delle valide competenze reperite nelle varie
università, per una preparazione di internazionalizzazione, avere una
gestione moderna, e competere a livelli internazionali. Altro settore è
la moda, il cuoio e la conceria. Queste ultime, nonostante la crisi
indotta dai bassi costi dei paesi orientali, con la tecnica e la
fantasia i nostri operatori stanno emergendo a livello internazionale.
Le ditte serie preferiscono i nostri prodotti perchè migliori come
qualità e di lunga durata a differenza di quelli dei paesi orientali che
costano meno ma sono di scadente qualità e di breve durata. Vi è un
altro settore importante che riguarda la ricerca; si sono iscritte circa
150 aziende, sia per creare un nuovo prodotto, cercare un mercato ecc,
in breve una ricerca a 360 gradi; sono piccole imprese che aspirano a
diventare medie. Visto l’impegno le nostre imprese vanno incoraggiate a
continuare e non a
delocalizzarle
chiudendo qui e riaprendo in Cina od altre nazioni asiatiche, come
affermano alcuni nostri universitari. Non possiamo essere d’accordo con
questa tesi perchè I° una nazione senza industria implode in meno di un
anno II° perchè solo in Toscana abbiamo 400.000 colletti blu tra i 40 e
60 anni che non possono essere lasciati a se stessi ed è impossibile
trasformarli in tecnici di nuove tecnologie o di bio ingegneria. e
creeremmo dei ghetti di persone che lottano con la fame: inoltre tutti
quanti abbiamo degli obblighi morali e civili cui dobbiamo fare fede.
Quindi anziché delocalizzare bisogna rilocalizzare, costruire aziende di
mercati nuovi per mercati nuovi. Porta ad esempio un imprenditore che ha
impiantato uno stabilimento di componenti per motociclette in India dove
esistono moltissime fabbriche di tali veicoli più grandi della Piaggio
con vendite importanti; ha incontrato visto la professionalità e serietà
con la conseguenza che, migliorando la sua azienda in toto, migliora
anche l’azienda locale. Altro esempio è un’impresa che produce le
migliori macchine al mondo per lavorare il legno, specie per le sedie:
in questa fabbrica sono tutti ingegneri, il lavoro manuale è fatto da
robot, e la qualità è eccellente. Quindi anche nelle dimensioni piccole
si può competere giocando sulla qualità, capacità, competenze e
progettualità. Nei servizi che la confindustria offre accenna ad un loro
progetto, cui hanno aderito 30 aziende, per aiutarle ad
internazionalizzarsi mettendo loro a disposizione esperti fiscali
tecnici legali ecc. Certo il salto di qualità possono farlo solo gli
imprenditori che prevedono e non quelli che vedono solo il momento
attuale attaccandosi al dire che hanno sempre fatto quello e, forse per
paura, non vogliono cambiare: questi sono destinati ad una chiusura in
breve tempo. La Confindustria offre altri servizi correnti tipo la
preparazione di buste paga, consulenze fiscali ecc, inoltre mette a
disposizione esperti per monitorare il personale da assumere ad alti
livelli (le piccole imprese non possono avere una struttura così
complessa come le grandi). A questo punto cambia argomento e parla della
finanziaria che è un problema legato strettamente allo sviluppo delle
aziende. Nel Luglio e Agosto 2006 dopo lunghe discussioni fu raggiunto e
firmato un accordo tra Governo e Confindustria dove la parte essenziale
era che il TFR, restava a disposizione del lavoratore e che poteva
investirlo dove voleva, nella ditta o in fondi di risparmio. Dieci
giorni fa il governo ha deciso di passare tutto all’INPS con una doppia
rimessa. Per il dipendente: la ditta dava una rendita del 3,5% contro il
1,5% dell’INPS. Per l’azienda: sia per un conto economico che incide ben
poco, mentre notevole per il conto patrimoniale. Col TFR le ditte si
auto finanziavano, oggi mancando questa liquidità devono ricorrere a
crediti bancari col pagamento di notevoli interessi. Inoltre durante la
propaganda preelettorale fu sbandierato l’abbattimento del cuneo fiscale
di 5 punti che serviva per la competitività. Oggi, come giustamente ha
detto un giornale, "gli industriali sono stati presi per il cuneo",
infatti il cuneo si è ridotto a circa l’1% e dobbiamo arrivare al 2008.
Altro grave problema è la legge delega: problema già discusso anche con
il governo precedente. Con l’attuale sembrava esserci un accordo, invece
Pecorario Scanio ha cancellato la legge delega e tutti gli scarti
primari e secondari sono paragonati a quelli tossici che devono essere
smaltiti in tempo reale con costi proibitivi. Le industrie
farmaceutiche, chimiche e paradossalmente le imprese edili (gli scarti
si pesano a tonnellate) saranno costrette a chiudere o a mettere prezzi
proibitivi. Barsotti si sfoga su quanto detto dagli artigiani tramite un
giornale, che gli industriali sono degli evasori; l’industriale che
fornisce opere compiute a terzi, deve fatturare tutto, mentre sono gli
artigiani ad evadere. Per vedere lo spreco basta analizzare la
finanziaria e si vede che su 700 miliardi per i servizi ben 660 miliardi
servono per le spese correnti quindi resta ben poco per i servizi. Ma le
tasse si pagano per avere questi ipotetici servizi e non per pagare
spese improduttive. Invece queste aumentano: quando furono create le
Regioni fu detto che sarebbero state abolite le Province, invece sono
aumentate e aumentano quindi le spese di gestione. E’ chiaro che
l’industria per progredire ha necessità
della ricerca e dell’università,
ma in questa finanziaria non c’è un euro né per la ricerca né per
l’università, cosa che era già avvenuto nei governi passati. Non si è
pensato a tagli alle spese, ma c’è un aumento di queste che si dice
verrà recuperato con la fiscalità. Fra parentesi accusa anche il governo
precedente che con la maggioranza che possedeva poteva fare una vera
riforma della macchina governativa. Conclude col dire che questa
macchina è vecchia e va cambiata di sana pianta e dobbiamo
vivere con la speranza che in futuro qualcuno ci pensi. Devono cambiare
le regole per poter lavorare e ridurre la spesa corrente che è
esagerata. Fa un’ultima previsione fantasiosa: l’INPS diverrà una grossa
cassa economica ed è diretta da sindacalisti (nel nostro governo fra le
otto massime dirigenze ben sette sono sindacalisti), verranno impegnati
in fondi gestiti dal tesoro che a sua volta è diretto da sindacalisti, e
questi arriveranno al setto piano dirigenziale del palazzo della
confindustria. Con questa catastrofica previsione chiude la conferenza.
Da una discussione emerge che la confindustria non
può sostituirsi al governo e disporre, ma proporre e può solo
contrattare con discussioni fino al raggiungimento di un accordo. Per
quanto riguarda la ricerca viene sottolineato che nonostante sia stato
un piatto di risonanza nella propaganda elettorale, questo governo è
deciso a non fare niente ed è per questo che i migliori cervelli
italiani scappano all’estero dove c’è possibilità di lavorare per la
ricerca.
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