ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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TANTI AUGURI GABRIELE, E BUON LAVORO!


Il 6 marzo 2007, durante la riunione del Consiglio Provinciale della UILDM, costituitosi nell’assemblea del 25 febbraio, il nostro socio Prof. Gabriele Siciliano è stato eletto all’unanimità presidente della Sezione Provinciale di Pisa della UILDM. Gabriele, militante da venticinque anni nell’Associazione e responsabile della diagnostica nel campo neuro-muscolare, membro della commissione medico scientifica Nazionale della UILDM, ricercatore in vari progetti Telethon e sempre sensibile ai problemi clinici ed umani dei distrofici.


 
CONVIVIALE DEL 7 MARZO 3007
 

Il tavolo della presidenza al centro, a sinistra il Presidente che parla, a destra l'ospite Tavella

La classica carrellata dei tavoli dei soci
 

Il Presidente inizia con l’annunciare che la Principessa Marconi non è disponibile per il 14 p.v. per cui la visita e l’assegnazione del Premio Pacinotti è spostato al 14 Aprile. Annuncia anche l’inizio delle conferenze sulla droga alle Scuole Medie Fucini. E’ stata fatta contemporaneamente a due terze con ragazzi dai 12 ai 13 anni di età che hanno confessato di conoscere i vari tipi di droga; nota positiva alcuni sapevano cos’è il Rotary e ne conoscono le attività. Alcuni hanno voluto parlare a da soli, con l’amico Gesi, senza gli insegnanti, e si sono trattenuti a lungo. Verranno fatti altri incontri, e le scuole hanno sentito la necessità di chiedere aiuto al Club: non hanno mezzi propri per corsi di questo genere, non essendo attività strettamente inerente al programma scolastico, e vorrebbero istituire delle vere e proprie lezioni programmate. A questo punto annuncia che l’amico prof. Siciliano Gabriele è stato eletto Presidente della Sezione UILDM di Pisa: l’annuncio è stato salutato da un caloroso applauso.

Presenta l’oratore il Rag. Carlo Tavella, che ha respirato "polvere d’oro" fin dalla tenera età a Valenza Po. Ha avuto notevoli riconoscimenti come estimatore di gioielli e pietre preziose fino a divenire l’estimatore ufficiale di istituzioni bancarie ed altri enti. Nota a parte, è anche un cultore della culinaria. L’oratore affronterà un tema caro alle signore, "Dalle viscere della terra al cuore delle donne"

Questo è un argomento caro alle donne, ma che interessa finanziariamente anche gli uomini. La terra, gia da quando era un globo incandescente, è una immensa fucina dove si trovano tutti i più svariati elementi chimici e milioni e milioni di anni fa, il carbonio, in determinate condizioni di pressione e calore, si è cristallizzato dando origine ai diamanti. Queste pietre sono venute alla superficie tramite i vulcani con la lava che contiene kimberlite (è in questa materia che si trovano i diamanti) e sono potute affiorare in superficie. Si ricercano questi camini kimberlitici, si recuperano i cristalli in superficie, e dopo si scava per trovare le pietre preziose restate inglobate nel materiale dei camini. Ci si chiede quali siano i paesi più ricchi di queste pietre: sono Russia, Brasile, Angola, Zaire, Botswana, Sud Africa, Australia ed oggi anche la Cina e il Canada. Allora ci presenta una carta del Sud Africa dove è andato a visitare miniere di diamanti ed ha potuto assistere alle varie fasi della lavorazione. Si sofferma a descrivere Johannesburg capitale economica, e Pretoria capitale politica. Ci fa notare che vi sono sparse nel territorio vere e proprie colline di terra gialla, materiale di scarto delle cave che a volte devono essere spostate per poter costruire palazzi; durante il suo viaggio ha visitato raffinerie e ci mostra crogioli di oro fuso e la colata per fare lingotti di oro ad altissima concentrazione di purezza fino al 99,50%, di varie forme. In queste zone vi sono molte miniere di diamanti a cielo aperto, sorte su camini in cui si è scavato alla ricerca dei cristalli e si sonno allargati ed approfonditi fino ad avere queste enormi cave a cielo aperto: a questo punto ci mostra la Buca di Kimberley, oggi chiusa. In questa zona vi è il centro della cernita dei diamanti, ed è in un palazzo con una parete di cristallo, rivolta al nord e vi si lavora per 4 ore al giorno per avere le solite condizioni di luce. Ci mostra anche la produzione settimanale di tutte le miniere del Sud Africa, prodotta da 400.000 operai, 250.000 dei quali sotto terra anche fino a 3000 3500 metri di profondità. (Queste miniere offrono garanzie di sicurezza e si lavora addirittura con l’aria condizionata. Ogni galleria è servita da tre pozzi da cui passano le strutture necessarie, tipo cavi luce, aria condizionata ecc e le arcate di sostegno sono in acciaio). Adesso ci parla della separazione dei diamanti: sfruttando la proprietà che hanno i diamanti, che sono idrorepellenti, adoperano un tappeto ruotante cosparso di grasso, vi viene scaricato il materiale e le pietre preziose vi si attaccano. Nel girare il tappeto, il materiale inerte cade, i diamanti vi restano attaccati: dopo questa fase, facendo scorrere dell’acqua bollente si scioglie il grasso e i diamanti cadono. Questi sono di vari colori, e dopo essere ben puliti mostrano la caratteristica struttura cristallina. La roccia contenente i diamanti può essere trasportata dalle acque dei fiumi e portata al mare, che a sua volta la restituisce alla spiaggia: individuate queste zone si sono create cave come quella di Oranjemund a cielo aperto dove si asportano, con le ruspe, immense quantità di sabbia che viene vagliata e si trovano cristalli di varie dimensioni e forme. Arrivati nel laboratorio questi passano dai vari dipartimenti; quello che si interessa dei materiali di scavo, oppure il dipartimenti di taglio, e quello che si interessa delle inclusioni ecc. Interessante è anche il sistema distributivo: prima andava tutto alla CSO che pensava a distribuire alle diverse compagnie commerciali, oggi tutto confluisce alla DTC e la distribuzione arriva direttamente al gioielliere o al consumatore. Praticamente nella sede centrale si confezionano pacchi contenenti diamanti e vengono consegnati a 150 distributori di fiducia. E’ interessante il problema del taglio, cosa molto difficile ed impegnativa. Viene studiato il cristallo secondo l’asse ottico e si cerca di tagliarlo col metodo del clivaggio, cioè con un colpo secco si rompe il diamante lungo un piano già preventivato. Bisogna essere accorti perchè c’è il rischio di vederlo sbriciolato. Se non si riesce col clivaggio si adoperano dischi di ghisa diamantati ed olio sia per il taglio che per le rifiniture. In questa fase c’è una perdita dei 2/3 del materiale grezzo. I centri di taglio più importanti sono a New York, Anversa, Telaviv, Amsterdam, ma oggi c’è anche la Cina e lavorano bene. Si trovano in commercio diamanti di varie forme, tondi, ovali, a cuore ecc. Adesso passiamo al valore dei diamanti: consideriamo che pochi diamanti arrivano alla superficie dei camini, quindi bisogna andare a trovarli scavando sempre più in profondità e di conseguenza aumenta il costo; questi poi variano per la qualità e la forma. Un diamante di un carato interamente puro IF di colore D (si parte dal D color fino alla Z- e IF come purezza) lo troviamo fra sette milioni di pietre dopo aver scavato 250 tonnellate di materiali inerti. Per maggior completezza consideriamo che vi sono 4 caratteristiche, dette le 4 C: Cut (taglio), chiarezza, colore, carato. Il taglio, ne abbiamo già parlato, ha particolare importanza: è stato eseguito per primo ad Amsterdam e c’è la partecipazione di un italiano, il Peruzzi nel 1700 circa. Colore: varie sfumature, il migliore è il privo di colore (D color e arriva fini alla Z come già detto), poi vi sono i colori naturali che hanno maggior valore degli incolori. Chiarezza: 1° completamente puro, 2° con piccole inclusioni non visibili con la lente, 3° con impurità leggermente più grandi e visibili con la lente, 4° ancora più grandi e 5° quelli impuri. Adesso passiamo al peso: la pietra si pesa in carati (così chiamati dai semi di carruba, che hanno il solito peso del carato e sono costanti) che sono la 20^ parte del grammo. A questo punto ci fa vedere una pietra di 162 carati pura con 274 faccette (una delle 10 pietre più grandi del mondo). Chiarita la classica legge delle 4 C, per la pratica giornaliera bisogna aggiungere la 5^ C, ossia "Consiglio del gioielliere". Voleva farci vedere un filmato sulla produzione di gioielli a Valenza Po ma è dispiaciuto di non poterlo fare dato che il computer si rifiuta di funzionare. Dalla discussione emerge che l’acquisto di un diamante è sempre un buon investimento. Fino ad ora c’è stato una stasi perchè, modificando il sistema di distribuzione è stato necessario svuotare le riserve, ma dal 2001 il valore si sta pian piano rivalutando. Nella piccola caratura c’è stata una rivalutazione del 20%, oltre i 5 carati del 250%. A questo punto termina e viene omaggiato dal nostro Presidente.

Le immagini dall'alto: camini kimberlitici, miniera a cielo aperto, diamanti di vari colori, colline di sabbia, miniera sulla spiaggia, il palazzo di vetro rivolto a nord, uno dei dieci diamanti più grossi del mondo, la cartina del Sun Africa
 
Varie forme di diamante: tondo, ovale, a goccia, a cuore, a losanga.
 
ED ORA PER LA FELICITA' DELLE SIGNORE UNA CARRELLATA DI GIOIELLI CHE PENSO FACCIA PIACERE A TUTTE
 
 
E VOI MARITI, CHE COSA ASPETTATE AD ACQUISTARE SIMILI OGGETTI ? OLTRE A FARE LA FELICITA' DELLE SIGNORE FARETE UN BUON INVESTIMENTO!!!
 
Tanti auguri a Luppichini e buon lavoro
Sabato 10 Marzo 2007 presso l’Hotel Gran Duca di San Giuliano Terme si è svolta l’assemblea del Comitato Regionale Toscano UILDM ed in quella sede è stato eletto per la quarta volta consecutiva, per il triennio 2007 – 2008 – 2009, il nostro socio dott. Sergio Luppichini. Complimenti e un augurio di buon lavoro da parte dei soci del Rotary Club Pisa Pacinotti.
 
CAMINETTO DEL 14 MARZO 2007
 

Caminetto 14 marzo 2007

Il Presidente legge alcuni inviti: a Genova nel palazzo Ducale dal 3 / 2 /07 al 8 / 7 07 mostra del pittore del 500 Luca Gambaccio; per 17 / 3 / 07 il Sindaco Fontanelli ci invita alla sala delle Baleari per il premio "Donne per la solidarietà" in memoria alle tre donne decedute nella sciagura aerea nell’Iraq; quindi una manifestazione organizzata dalla Società aeroportuale toscana con la fondazione del Pucciniano di Torre del Lago col tema "scolpire l’opera 2007: La Fanciulla dell’West e La Rondine" con la regia di Bartalini; in ultimo l’invito per la visita della Galleria Foto Alinari alle Leopoldine di Firenze in esclusiva, ma c’è confusione sulle cifre per la partecipazione. A questo punto fa riferimento a quanto accaduto ad Imperia: la Guardia di Finanza nell’ottica del Grande Fratello Fiscale ha fatto accertamenti presso il Club Rotary ed in materia di controlli IRPEF ha preteso 5 informazioni. 1° Copia dello Statuto, 2° elenco e generalità degli iscritti, 3° condizioni necessarie per l’ammissione, 4° decorrenza dei vari rapporti, 5° quota di iscrizione. Ne è scaturita una lunga discussione ed è stato deciso di far intervenire il Governatore assieme agli altri Governatori d’Italia (dieci in tutto) per accertare la fattibilità e legalità di un simile comportamento. Altro argomento il Premio Pacinotti che è definitivamente, almeno si spera, fissato per il Venerdì 13 Aprile 2007 alle ore 11 circa presso la Facoltà di Ingegneria, e la sera ci ritroviamo alle 20 per l’aperitivo e alle 20,30 la Conviviale presso la nostra sede. A questo punto cede la parola all’amico Alberto Diara.

Questi non può parlare delle esperienze professionali dato che è in pensione da due anni, ma può parlare su alcuni aspetti della vita personale specie dell’appartenenza al Rotary. Entra a farne parte nel 1990 nel Rotary Galilei sotto la presidenza del Triglia. In quella serata viene ammesso anche l’amico De Felice allora colonnello comandante la scuola di paracadutismo. Fin dal momento dell’ammissione si è chiesto quale era o doveva essere il suo ruolo nel Club, per cui chiese copia dello Statuto ed i documenti sulla vita del Club. Studiando e frequentando capì l’importanza delle norme che hanno carattere internazionale, e si rese conto che queste norme vanno seguite per vivere bene l’appartenenza al Club. Passa attraverso vari ruoli, da consigliere a vicepresidente, presidente di commissione ecc. Rileva che essere nel direttivo fa capire quale sia la vera organizzazione del Club e ribadisce il concetto che il Presidente, dal momento in cui è stato eletto dalla maggioranza, ha i pieni poteri e i collaboratori devono aiutarlo nella realizzazione dei suoi propositi anche se possono non mancare discussioni su delucidazioni e chiarimenti. Da questo se ne deduce che il Presidente deve avere autorevolezza se vuole che il direttivo funzioni. Resta nel Galilei fino al 2001 quando con un gruppo di amici, per motivi vari e dopo contrasti notevoli con i due Club cittadini, danno vita al nostro Club. A questo punto elenca quali sono le cose utili per un buon rotariano: essenzialmente la frequenza alle Assemblee e ai Congressi, non tanto per quanto viene detto, ma per le persone che si conoscono e per le amicizie che si creano. Nascono rapporti di simpatia e di affari, e non c’è da meravigliarsene dato che il fondatore Paul Harris iniziò il Rotary per crearsi amici e fare affari. Che si potessero combinare affari nel Club lo dimostra la sentenza dell’alta corte americana che dette la possibilità di ammettere le donne nel Rotary poiché, dato che vi si concludevano affari non si potevano escludere le donne da questa possibilità. Quindi amicizia ed affari, sempre alla luce del sole, e non deve meravigliare se fra soci vi sia un reciproco aiuto. Parla dei Congressi dove, anche se noiosi, vengono trattati temi di altissimo livello. Ma importanti sono le Assemblee perchè sono tematiche: ognuno di noi ha un compito e assistere alle conferenze sul tema che ci riguarda è fonte di nuove acquisizioni ed esperienze. In queste occasioni, specie se fuori nazione, è importante creare amicizie che possono essere utili al momento del bisogno. Sottolinea che è utile rivolgersi sempre al Club locale per avere aiuto, e che risolverà la situazione in breve tempo (come accadde ad un rotariano che nel Madagascar fu derubato di tutto). Essere rotariani significa avere solidarietà in tutto il mondo e raccomanda di partecipare ai Club locali quando siamo fuori Pisa: specialmente fuori d’Italia perchè oltre a creare nuove amicizie, vedi e conosci un mondo nuovo con usi e costumi diversi. Ci assicura che saremmo accolti bene e, escluso l’America ed il Giappone dove si paga prima, difficilmente riesci a pagare per la conviviale. E’ bene chiedere il guidoncino ricordo, in modo da poter fare una collezione nella sede del nostro Club. A questo punto ci dice che, nella vita del rotariano, è importante partecipare ai progetti e portarli a termine. Secondo lui per fare un progetto bisogna conoscere la materia ed è inutile cambiare continuamente tipo di commissione: i progetti dovrebbero farli chi conosce la materia perchè li fa meglio e più volentieri. Alberto ha sempre preferito l’internazionale e ci ricorda alcuni progetti come quello del Paraguai.
Era nel 1994/5 e assieme a tutti i primari ortopedici della Toscana raccolse, aiutato anche dalle ditte del settore, un grande quantitativo di materiale. Nonostante le difficoltà per la spedizione, causa gli elenchi dettagliati da presentare alla Finanza, alla fine si mandò il materiale col sistema detto "A la Mission" per non far pagare dogana al destinatario. Il tutto fu inviato ad un volontario ortopedico che operava il loco. Questi, per far comprendere quale era la situazione sanitaria locale, raccontò come fu risolto il problema di un manicomio che doveva essere chiuso. Misero tutti i matti su di un camion e partirono; ogni paese che incontravano ne scaricavano due fino ad esaurimento: questi paesi, nonostante le difficoltà economiche, li accettarono e si fecero carico del mantenimento di questi derelitti. Racconta anche come un pastore Andino che si procura una frattura non può ricoverarsi causa il costo dell’ospedale (solo l’Europa ha l’assistenza totale gratuita) allora deve vendere le pecore, raccogliere il necessario e dopo due o tre settimane, ricoverarsi: se fosse una frattura esposta sarebbe già morto. Altro caso: un giovane con un ulcera gastrica sanguinante va all’ospedale dell’Assuntion dell’università Cattolica, non lo ricoverano ma gli danno della ranitidina: per il proseguimento della terapia si riunisce il consiglio di amministrazione e decidono che non possono dargli il farmaco gratis altrimenti lo debbono concedere a tutti con il risultato che e il ragazzo muore. Queste sono le cose che accadono nel mondo. Il progetto andò a buon fine anche per l’aiuto dato da Bartorelli, esperto delle pratiche burocratiche da svolgere per la spedizione del materiale, riuscì a farlo partire in tempo utile: andarono sul posto lo riceverlo e lo consegnarono a chi di dovere (senza avvalersi dell’aiuto del Rotary locale, grave errore).
Parla di un’altro progetto con l’India, ma stavolta, già esperti, riuscirono ad avere il rimborso del 50% delle spese dalla Fondation. Si trattò di attrezzare un laboratorio della rieducazione della voce per sordomuti e fu fatto nello stato del Koala nella periferia di Kocin, la capitale. Per inciso ha saputo dal Cecchi, l’urologo di Pescia che abbiamo avuto ospite, che non lo hanno accettato in quello stato, di ispirazione comunista, perchè accusano la chiesa Cattolica di prestare aiuti per fare proselitismo, cosa non ben vista dalle religioni non cattoliche specie il buddismo.
Altro progetto quello fatto col nostro Club: Bartorelli inviò in Africa un ecografo e lui, quando ci fu il trasferimento dell’ospedale da Viareggio a Lido di Camaiore, raccolse il materiale obsoleto e tramite l’organizzazione dell’allora Progetto Brams lo spedì dove ce n’era bisogno. Puntualizza che quando uno del Club sposa un progetto è giusto e doveroso che i colleghi, per le conoscenze che hanno, lo aiutino per portarlo a termine.
Ricorda a questo proposito il progetto fatto con Tolosa per far trascorrere un periodo di tempo a bambini sordomuti, e lui che era a Pescia si prodigò di portarli al parco di Pinocchio ed alla Villa. Quindi ognuno deve collaborare per quanto può alla realizzazione del progetto.
Altra cosa molto importante sono gli scambi rotariani per i figli. Questi vengono fatti di norma per un mese nei periodi delle ferie estive e fa riferimento alle esperienze avute coi suoi figli. La figlia è stata un mese in un posto della California New Caifa, dove ha conosciuto una comunità che gli ha fatto fare un salto di qualità nel parlare la lingua inglese. Il figlio è andato in America quando era al quarto anno di Liceo, in america ha conseguito l’equivalente della loro maturità, ha assimilato bene la lingua ed imparato a vedere le cose da un’ottica diversa rendendosi conto come possono cambiare i punti di vista di un problema da una nazione all’altra. Ad esempio ha studiato in America la storia dell’ultima guerra dal punto di vista dei vincitori, che è molto diversa da come la vediamo noi quali perdenti. Oltre ad avere imparato bene la lingua ha ottenuto la tessera sanitaria, che ha conservato, e potrà essergli utili in futuro. Ha acquisito una nuova esperienza di vita e si è creato amicizie che permangono con la compartecipazione dei genitori. Tutto questo può essere fatto a costo zero: il Rotary prende il ragazzo all’aeroporto e te lo riconsegna allo stesso aeroporto al termine della permanenza.

Il Presidente ringrazia per la esauriente relazione dove l’amico Diara ha chiarito quale deve essere lo spirito della collaborazione rotariana, e dell’aver sottolineato l’essenza della grande famiglia rotariana senza dubbio un rotariano avrà aiuto incondizionato dai colleghi rotariani nel momento del bisogno. A questo punto chiude il Caminetto.

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CONVIVIALE DEL 21 MARZO 2007
 
     
     
Alcuni momenti della conviviale: in alto il tavolo della presidenza e l'oratore ing. Papale col Presidente prof. Lippi
 

CONVIVIALE DEL 21 MARZO 2007

Il Presidente inizia con gli auguri alla figlia del socio Gherardo Gherarducci per la laurea in medicina e Chirurgia conseguita in questi giorni. Ricorda ancora la data del 13 Aprile per l’appuntamento alla Facoltà di Ingegneria alle ore 10’30 per la consegna del Premio Pacinotti alla Principessa Marconi che avverrà nell’aula della facoltà: avvisa che chi vorrà può partecipare al pranzo presso la nostra sede. Fa un rapido elogio all’opera di Guglielmo Marconi che con la sua invenzione ha permesso il rapido progresso nell’ambito delle comunicazioni. Passa agli ospiti del tavolo della presidenza: Ing. Renato Papale e Signora Giovanna, Gherardo Gherarducci e signora Amalia, Federico Cortesi e la signora Simonetta. Annuncia che sono stati posti tre dei quattro cartelli del nostro Club: 1 a Porta Fiorentina, 2 sull’Aurelia prima dell’incrocio con la via delle Cascine 3 venendo da San Giuliano prima della Concessionaria Honda, resta da collocare il quarto prima del My Hotel sulla via che viene da Livorno. Questo per aumentare la visibilità del nostro Club. Per quanto riguarda i cartelli all’aeroporto, sono cumulativi, per o tre Rotary Pisani esposti in ordine di data di nascita, ("Pisa; Galilei; Pacinotti") finanziati dai tre Club, sono in avanzata fase di realizzazione e posa in atto, previo permesso del Governatore. Passa alla presentazione dell’oratore RENATO PAPALE e legge il suo CURRICULUM VITAE

DATI PERSONALI
Nato a Napoli il 1954
Residente a Pisa, Sposato con un figlio, studente liceale
ISTRUZIONE
Laureato in Ingegneria Elettronica, indirizzo Telecomunicazioni e Specializzazione in Ingegneria Biomedica. Ex-Allievo della Scuola Sant'Anna di Pisa
LAVORO
In ENEL dal 1981, settore Energie Rinnovabili, si è occupato di Strumentazione, Controllo e Automazione; principalmente in Geotermia, a Larderello e Pisa; attualmente dirige un Team di progettazione. Tra gli altri incarichi, è stato Project Manager del Marchio "100%energiaverde"
ASSOCIAZIONI
co-fondatore e Presidente dell'Associazione "i Ghibellini" membro del Consiglio Direttivo della "Stazione Leopolda" di Pisa socio dell'Associazione "ex Allievi Scuola Sant'Anna" membro della "Società Storica Pisana" .
PUBBLICAZIONI
Tralasciando quelle di argomento scientifico, per le EDIZIONI ETS PISA ha pubblicato:
Morte accidentale di un Logotheta, 1999 e curato i volumi della collana
waib, Quaderni di cultura ghibellina in Italia, 2000-2002

Quindi cede la parola all’oratore

Questi ci rivela che la relazione è frutto di un lavoro fatto per e con l’associazione Ghibellina per recuperare le poche tracce medioevali che restano, anche a causa dei bombardamenti dell’ultima guerra, e che dimostrano la vocazione marinaresca di Pisa. Vi hanno collaborato altre associazioni compreso la circoscrizione 4 in un contesto denominato "La Leopolda" L’illustrazione iniziale è un disegno di Maria Coviello che ha fatto per un libro della storia di Pisa per bambini. In questa si riconosce l’arrivo di Corradino di Svevia attraverso la Porta del Ponte, mentre Federico Barbarossa arrivò a Pisa dalla Porta del Leone, la porta centrale che porta direttamente alla piazza del Duomo. Prima di proiettare una lunga serie di diapositive veramente interessanti, confessa che non essendo un esperto di storia dell’arte e di altre discipline simili, affronterà l’argomento anche con l’immaginazione e la fantasia. A questo punto ci fa vedere i quattro percorsi ideali: 1° Mura di Chinzica 2° Navicelli 3° Sostegno 4° Terzana. Presenterà dettagliatamente i primi due, mentre gli altri possono essere argomento di una conferenza successiva. Il tema che tratterà l'ha intitolato" il mare non bagna Pisa: le tracce di un'antica vocazione marinara nell'area di Porta a Mare".

Il mare non bagna PISA

le tracce di un'antica vocazione marinara nell'area di Porta a Mare

Tra il 2002 ed il 2003 l’associazione "i Ghibellini" ha condotto, con la collaborazione di altre associazioni culturali aderenti alla "Casa della Città Leopolda", una ricerca sull’area di Porta a Mare e sulla storia del quartiere. Sulla base di queste ricerche è stata preparata una serie di cartelli per conto della Circoscrizione 4 e con il patrocinio della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa; questi sono stati impiegati occasionalmente come supporto informativo per visite guidate e restano presso la Circoscrizione, come proposta per una segnaletica turistica permanente. L’itinerario proposto si snoda lungo le antiche Mura Urbane di Chinzica, ovvero lungo il percorso privilegiato di ingresso alla Città di Pisa dalla via di terra (stazione ferroviaria, aeroporto, SGC FiPiLi) verso la Piazza del Duomo, attraverso l’area monumentale degli antichi Arsenali destinata ad accogliere il futuro Museo della Navigazione (o delle Navi Antiche) di Pisa e quindi oggetto di qualificazione turistica. La ricerca condotta ha messo in evidenza le emergenze lungo questo percorso, non tutte oggi pienamente valorizzate, che testimoniano della storia pisana. In particolare le tracce della resistenza opposta dalla seconda Repubblica Pisana all’assedio fiorentino del 1499; un episodio bellico di cui resta documentazione pittorica in Palazzo Vecchio a Firenze, nell’affresco del Vasari; ma di cui ogni (pur evidente) segno sulle Mura Urbane è ben celata all’interno del parcheggio autobus della CPT su via Battisti. Il percorso conoscitivo sull’area di Porta a Mare, raccontato nella segnaletica per immagini fotografiche e ricostruzioni grafiche, fa memoria anche dell’importante via d’acqua dei Navicelli e delle opere idrauliche relative, come il Sostegno, oggetto di recente restauro. E riporta informazione sui mestieri legati alla carpenteria navale in legno, che lungo il canale si svolgevano fino agli anni ’50 del secolo scorso. Il tragitto prosegue poi idealmente (sulla sponda settentrionale d’Arno) verso l’Arsenale Medioevale, che è oggetto di analogo lavoro di segnaletica, a suo tempo collocata dentro la Torre Guelfa col patrocinio del Comune di Pisa; e rimanda alla importante collezione di attrezzi dei Maestri d’Ascia, proveniente dalla famiglia Fontani, che è raccolta in una mostra permanente presso il Centro Socio-Culturale della Circoscrizione 2. Le associazioni che a vario titolo hanno collaborato alle ricerche ed alle iniziative attuate sono (oltre a "i Ghibellini", già citati): l’Accademia dei Disuniti, la Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, il Gruppo Archeologico Pisano, il PhotoClub5, la Società Storica Pisana. La presentazione di Renato Papale per il Rotary Antonio Pacinotti si è incentrata sulla illustrazione della segnaletica a suo tempo realizzata, per poi offrire alcune personali riflessioni e "suggestioni" sulla forma della città, anche grazie alle elaborazioni grafiche dell’illustratrice Maria Coviello.

 

 Penso che la miglior soluzione per comprendere a fondo l’argomento sia leggere le didascalie della presentazione delle magnifiche diapositive.

 

MURA DI PORTA A MARE ITINERARIO N° 1

1. La via del mare:

il quartiere di Porta a Mare e la sua storia
Nell’estate del 1943, il quartiere di Porta a Mare fu colpito duramente da bombardamenti che ne alterarono profondamente il volto e la vocazione. Alle emergenze storiche e storico-artistiche che il quartiere comunque conserva si aggiunge, ad aumentarne l’interesse, la collocazione privilegiata nel percorso tra stazione ferroviaria ed aeroporto da un lato e, dall’altro, l’area oggetto di qualificazione turistica nel settore nord-occidentale della città. Da questa ricchezza di prospettive deriva, con l’intenzione di restituire alla coscienza dei cittadini realtà spesso poco note, l’ambizione di contribuire a sollecitare la riqualificazione dello storico quartiere. Il percorso di riscoperta del quartiere di Porta a Mare, con la sua storia e le sue testimonianze monumentali, è stato realizzato dalle associazioni Photoclub5 e i Ghibellini, con il patrocinio della Circoscrizione n. 4.
2. Le mura di Pisa
La cinta muraria che per larghi tratti cinge tuttora il centro storico di Pisa fu innalzata a partire dal 1154 (e non dal 1155 come si è a lungo creduto), console Cocco Griffi, a rimpiazzo della più ristretta cerchia delle mura precomunali, scomparsa. La nuova cerchia ebbe una straordinaria importanza, non solo dal punto di vista militare, ma anche da quello urbanistico, dato che fissò definitivamente l’ambito della Pisa comunale, inglobando, oltre alla ‘civitas’ altomedievale, interamente collocata sulla riva nord dell’Arno, nuovi importanti insediamenti, tra i quali l’abitato di Chinzica nell’Oltrarno. Il perimetro murario venne così a delineare la forma urbana di un quadrilatero diviso dall’Arno in due parti disuguali, simili entrambe a trapezi con la base maggiore sul fiume. Pisa avrebbe sostanzialmente conservato questo assetto fino all’espansione del XX secolo.
4. Le Mura di Chinzica: morfologia
Lungo il loro lato meridionale le mura di Chinzica si snodavano con un andamento pressoché rettilineo fino all’area dove successivamente sorse il Bastione di Stampace; su questo tratto si aprivano la ‘Porta di Sant’Antonio’ e la ‘Porta di Sant’Egidio’. Dall’angolo sud-ovest, volgendo verso nord, la cinta muraria giungeva alla riva dell’Arno dove si apriva la ‘Porta a Ripa d’Arno’ o ‘Porta Degazia’ oggi detta ‘Porta a Mare’. Durante la fase costruttiva compresa tra il 1161 e il 1261, come anche durante la fase di rialzamento risalente al 1346, caratterizzata da una tecnica assai più scadente, nelle mura venne utilizzata la breccia sedimentaria grigio-rosata di Asciano. La lavorazione diretta in cava di questa pietra consentiva una diminuzione dei tempi di produzione. La tecnica costruttiva si caratterizza per la realizzazione di fondamenta a gradini e per la muratura detta "a sacco", costituita da due cortine parallele con intercapedine riempita di materiale più frammentario e meno elaborato.
5. Il Bastione di Stampace
Ubicato all’angolo sud-ovest delle mura medievali di Chinzica, il Bastione, fatto edificare nel 1557 da Cosimo I de’ Medici nell’ambito di un generale ammodernamento del sistema difensivo della città, rafforzò una torre preesistente, risalente al XIV secolo e chiamata ‘Istà in pace’ (da cui il moderno nome di Stampace). Nel Quattrocento la torre era stata inglobata in una più ampia opera difensiva, la Fortezza Stampace, munita di mura di cinta e fossati, realizzata in occasione della prima dominazione fiorentina. Di questa torre oggi non rimangono tracce, all’infuori del basamento inglobato entro il terrapieno cinquecentesco che, con la sua scarpa, emerge ancora all’angolo sud-ovest delle mura medievali.
6. L’assedio fiorentino del 1494-1509 e la resistenza pisana
La prima dominazione fiorentina su Pisa durò dal 1406 al 1494, anno in cui la città si trovò ad essere libera per effetto del passaggio del re francese Carlo VIII. Nei quindici anni che seguirono la liberazione i fiorentini sottoposero Pisa ad una durissima guerra d’assedio, durante la quale l’abitato urbano fu direttamente investito dalle operazioni militari. Momento cruciale di questa fase, segnato da una grande vittoria dei difensori, fu l’attacco portato nell’agosto 1499 alla Fortezza di Stampace dai fiorentini, che tentarono di tagliare e di abbattere circa cento braccia di mura. Della breccia praticata in questa occasione, poi tamponata, sono ancora visibili i segni lungo il tratto meridionale delle mura. Dopo giorni di durissimi combattimenti gli assedianti riuscirono a conquistare la rocca, ma trovarono di fronte a loro un’estrema linea di difesa preparata dai pisani, consistente in un grande riparo di terra fra la chiesa di san Paolo a Ripa d’Arno e quella di Sant’Antonio in Spazzavento e furono respinti. La resistenza pisana durò altri dieci anni; la resa che segnò la fine del lungo assedio si ebbe l’8 giugno 1509.
7. L’affresco di Giorgio Vasari nel salone del Cinquecento
L’attacco alla fortezza di Stampace dell’agosto 1499 fu raffigurato da Giorgio Vasari nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, in un affresco realizzato nel 1568 per volere di Cosimo I de’ Medici. Stravolgendo la verità storica, il granduca fece rappresentare questa grave sconfitta come una delle memorabili imprese militari fiorentine, lasciando intendere che in quell’occasione Pisa fosse stata presa con la forza delle armi. L’affresco riporta in primo piano, aldilà dell’imponente dispiegamento delle forze attaccanti, la Fortezza di Stampace con la torre gravemente danneggiata e l’ampia breccia aperta nelle mura adiacenti. Lo stesso Vasari accenna nelle sue Vite al lungo assedio fiorentino; nella Vita di Antonio e Giuliano da Sangallo ricorda la costruzione, tra il 1505 e il 1506, di un ponte di barche lungo l’Arno da parte dei due architetti, al fine di impedire la navigazione e il vettovagliamento degli assediati.

Passo di Vasari:

Giuliano, menando seco Antonio suo fratello, se nandò a Pisa; dove condussero un ponte, che fu cosa molto ingegnosa; perché, oltre che alzandosi e abbassandosi si difendeva dalle piene e stava saldo, essendo bene incatenato, fece di maniera quello che i commissari desideravano, assediando Pisa dalla parte dArno verso la marina, che furono forzati i Pisani, non avendo più rimedio al mal loro, a fare accordo coi Fiorentini, e così si resero.

8. La torre demolita
Nell’affresco vasariano del Salone dei Cinquecento è rappresentata lungo il tratto occidentale delle mura una torre, oggi scomparsa, collocata tra la fortezza di Stampace e la Porta a Mare. L’affresco e il suo disegno preparatorio, oggi conservato al Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma, non sono le sole immagini a testimoniare la presenza di questa struttura. In diverse piante della città di Pisa, redatte tra l’inizio del XVI e la fine del XVII secolo, è visibile una torre merlata, una delle numerose torri (presumibilmente 23) che nel il secolo XIV sorgevano lungo la cerchia muraria cittadina.
9. La Porta a Mare
Aperta nel corso del XIII secolo e chiamata inizialmente ‘Porta di Ripa d’Arno’, nel XIV secolo prese il nome di ‘Porta Degazia’ (vale a dire Dogana), poiché vi transitavano le merci che da Pisa venivano condotte Porto Pisano. Successivamente fu detta ‘Porta Degazia dalla parte di Chinzica o del mare’, per distinguerla da quella omonima situata sulla riva destra dell’Arno. Nel corso del XV secolo la Porta a Mare fu coinvolta nel processo di ristrutturazione delle fortificazioni sud-occidentali promosso dal governo fiorentino. In questa occasione furono rase al suolo le case che si trovavano tra la Porta e la chiesa di San Paolo a Ripa d’Arno, al fine di creare un’ampia zona di terreno sgombro a ridosso delle mura.
10. Il Ponte a Mare
All’altezza della Porta a Mare nel 1320 fu eretto un ponte, a chiusura del perimetro delle mura cittadine e a collegamento delle due rive dell’Arno. Inizialmente costruito in legno e riedificato interamente in pietra a cinque arcate nel 1354, il ponte aveva principalmente funzioni di difesa contro possibili attacchi per via fluviale. Le arcate erano di differente altezza; una di queste consentiva il transito di battelli con bassa alberatura ma non delle navi da guerra. Crollato nel 1869, il ponte si trova raffigurato in molte stampe d’epoca; oggi sopravvivono sulle due sponde le imposte delle arcate e gli edifici fortificati a protezione degli imbocchi.

NAVICELLI E NAVICELLAI ITINERARIO N° 2

1. Le opere idrauliche
Fiumi e canali hanno costituito a lungo importanti vie di comunicazione, più veloci e sicure delle direttrici stradali.
Proprio grazie al suo fitto sistema di corsi d’acqua, in larga parte navigabili, nel medioevo e per tutta l’età moderna la città di Pisa ha rappresentato il tramite tra il mare e l’entroterra toscano. Pisa era infatti dotata di un complesso organismo portuale, comprensivo di approdi marittimi e fluviali tra loro connessi. Questo sistema, perfezionato negli anni di fioritura della città come repubblica marinara, nel XVI secolo fu potenziato dai dominatori fiorentini.
Nelle politiche medicee cinquecentesche di assetto e regolamentazione del traffico nautico si inserisce la realizzazione del canale detto "dei Navicelli" (dal nome delle caratteristiche imbarcazioni fluviali). Il canale, utilizzato per il trasporto di merci e persone, collegava Pisa a Livorno, città raccordate a Firenze attraverso l’Arno.
2. Cronologia
1563-64
: Cosimo I dà inizio alla costruzione del canale.
1574-75: vengono ultimati i lavori.
1595: Francesco I ordina il perfezionamento dell’opera.
1603: Ferdinando I fa costruire, fuori le mura di Porta a Mare, una tettoia di 75 metri (oggi interrata) per la protezione dei navicelli e delle mercanzie.
1612: viene realizzata una seconda tettoia a protezione dell’àrgano che sovrintendeva al meccanismo di chiusa tra il canale e l’Arno.
1788-89: il Granduca Pietro Leopoldo realizza il ‘Sostegno’, una chiusa che permetteva di entrare nel canale anche nel periodo di crescenza e decrescenza del fiume.
Anni ‘40 dell’Ottocento: con la costruzione della ferrovia e quindi di una linea di trasporto alternativa inizia la decadenza del canale.
1905: Il progetto dell’Ing. Annibale Biglieri per la risistemazione del canale, realizzata tra il 1920-38, comprendente la rettifica e l’accorciamento del percorso da 24 a 18 km, l’escavazione dei fondali, l’ampliamento delle vie alzaie, la sostituzione dei ponti fissi (che costringevano a disarmare le imbarcazioni) con ponti mobili.
1945: i bombardamenti bellici distruggono opere vecchie e nuove.
3. Il canale dei navicelli
Il canale dei Navicelli si diramava dall’Arno di fronte all’antico arsenale pisano (Cittadella Vecchia). Dopo aver lambito S. Piero a Grado, il canale superava il padule di Stagno e la macchia di Tombolo, ricevendo le acque di alcuni fossi, fino a sfociare in mare presso la Fortezza di Livorno. Alla realizzazione di questa importante opera idraulica, avviata da Cosimo I dei Medici all’inizio del settimo decennio del Cinquecento, contribuì a distanza di qualche anno il granduca Ferdinando I, che fece costruire una darsena coperta presso l’imbocco del canale. Su uno dei pilastri a sostegno della tettoia fu posta un’iscrizione che recita: "Ferdinandus Magnus Dux Tertius/ Publicae utilitati mercium securitati/ Extruendum muravit/Anno salutis MDCIII" (Ferdinando, terzo granduca, fece costrure per pubblica utilità e sicurezza del commercio nell’anno della redenzione 1603).
4. Il Sostegno
Ulteriori migliorie al sistema idraulico furono apportate dal granduca Pietro Leopoldo di Lorena nella seconda metà del XVIII secolo. Dopo aver fatto ricostruire la darsena coperta (1787), il granduca ordinò la realizzazione del ‘Sostegno’, una conca a gradino a doppia cateratta, progettata dall’ing. Stefano Massai. L’opera regolava il passaggio dei navicelli dall’Arno al canale e viceversa. Nel 1789 Pietro Leopoldo firmò uno speciale regolamento relativo all’apertura delle cateratte della conca, all’entrata ed all’uscita dei navicelli, alla sosta delle imbarcazioni sotto la tettoia, allo scarico ed al carico delle merci, alle operazioni di sostegnatura. Il passaggio dall’Arno al canale poteva effettuarsi in media per 263 giorni all’anno a cateratte aperte e per 80 giorni mediante sostegnatura, restando interrotto per i rimanenti 21 giorni.
5. Le attività economiche
La via d’acqua Livorno-Pisa-Firenze ha rappresentato un nodo fondamentale nell’economia toscana dal XVI al XIX secolo. Dal porto di Livorno, dove giungevano merci provenienti dai mercati d’Oriente e del Nord Europa, veniva trasferito a Pisa lungo il Canale dei Navicelli il grano; depositato nelle Buche del Piaggione presso la Fortezza Nuova, il prezioso cereale era poi trasportato, sempre per via fluviale, a Firenze. Altre merci trasportate da Livorno a Pisa e a Firenze erano i legumi, il pesce, lo zucchero, le spezie, insieme a lane e pelli e al ferro proveniente dalla vicina Isola d’Elba. In senso opposto si trasportavano vettovaglie, legname e materiali da costruzione (pietre, ghiaie e laterizi) per il mantenimento delle opere pubbliche. Bandi dell’epoca imponevano ai navicellai senza carico di ritorno da Firenze di portare pietre, sabbia, ecc. Data l’importanza del Canale, furono emanati numerosi bandi e regolamenti a tutela dell’integrità degli argini e della profondità delle acque. Multe e pene detentive erano comminate a chi recava danno agli argini. I documenti ne registrano con frequenza soprattutto a danno di pastori che violavano il divieto di pascolare gli animali in prossimità del canale.
6. Il navicello
Il navicello era un’imbarcazione fluviale a fondo piatto. Le dimensioni arrivavano a 14 metri di lunghezza e 4 metri di larghezza. Il fondo presentava due curvature, una longitudinale data dalla chiglia e una trasversale; questo perché il navicello tendeva ad incurvarsi nella sezione centrale o maestra, di solito molto ampia perché destinata al carico. L’ossatura era costituita da ordinate e madieri (che partivano dalla chiglia per arrivare al piano del "paiolato" o di carico), a cui era aggiunto il fasciame. Parti caratteristiche erano i dritti di prua e poppa. L’imbarcazione, caratterizzata da due alberi, di Maestro e di Trinchetto, presentava due vele principali; spesso, tuttavia, erano aggiunte in gran numero vele secondarie per bilanciare il carico. La portata variava dalle 30 alle 70 tonnellate.
7. Gli "specialisti del legno"
Molti e variegati mestieri, ormai desueti, ruotavano attorno alla costruzione di un navicello. Tra le maestranze coinvolte nel processo vi erano gli "specialisti del legno", addetti al reperimento ed all’acquisto del legname. Nel ciclo di costruzione di un’imbarcazione la scelta del legno era fondamentale. Particolarmente impegnativo era il reperimento di rami con curvature naturali per la "ruota di prua" (il profilo della prua dalla chiglia fino alla linea di galleggiamento) e i dritti di poppa. Nel cantiere si ricorreva all’accorgimento di immergere il legname in acqua bollente, in modo che il calore facesse perdere rigidità alle fibre del legno e ne consentisse una più facile lavorazione. Generalmente si utilizzava legno di pino, olmo e quercia, essenze frequenti nei boschi di S. Rossore, di Villa Demidoff a Pratolino e delle Cascine di Firenze. Gli "specialisti del legno", tuttavia, dovevano spesso viaggiare per tutta la Toscana e oltre alla ricerca del materiale più adatto. I tronchi abbattuti venivano trasportati con il "Carro Matto", un carro formato da due enormi ruote, di 1.60m di altezza, e da un’asta o timone di più di 3 m, a cui venivano attaccate le coppie di buoi in numero diverso secondo le necessità. Questo tipo di struttura permetteva di porre le piante di grosso fusto sotto l’asse delle ruote del carro.
8. I segantini
I tronchi di legno venivano tagliati in tavoloni da operai specializzati, i segantini; le assi così ottenute erano lasciate a stagionare per un anno circa, a seconda del tipo di legname.
I segantini lavoravano sempre in coppia, uno sopra il tronco sollevato da terra, l’altro sotto. Dopo un anno i tavoloni venivano ulteriormente tagliati in spessori più sottili e nuovamente fatti stagionare. Alcune volte il legname veniva immerso in Arno e trattenuto sott’acqua per mezzo di pesi perché perdesse "l’alburno" (parte esterna del tronco sottobuccia, di colore chiaro, tenera e a rischio di marcescenza) ed il tannino, tipico della quercia e del rovere.
9. I maestri d’ascia e i calafati
La parte vera e propria di costruzione del navicello veniva affidata ai carpentieri, che al gradino più alto di professionalità erano chiamati maestri d’ascia. Gli attrezzi del loro mestiere erano essenzialmente l’ascia (donde il nome che li individua) e la scure. Per i lavori di rifinitura e per le curvature del fasciame veniva usata l’ascia a lungo manico. Tipico del lavoro dei maestri d’ascia era "sentire il ferro": spesso nel tranciare il legno gli operai lavoravano a piedi nudi e l’estremità dell’alluce era il punto a cui arrivare con l’attrezzo per ottenere un risultato perfetto. I calafati erano gli addetti a quello che oggi potremmo chiamare la stagnatura dello scafo. Il comento, lo spazio tra i tavoloni del fasciame, veniva riempito con una corda catramata, il comando, incalzata con una stoppa. Il comando era una specie di guida per inserire la stoppa al centro preciso delle tavole. Una volta introdotta la stoppa, lo scafo veniva ricoperto con mani di pece e catrame. La calafatura vera e propria veniva fatta ogni due-tre anni, ma annualmente doveva essere fatta l’operazione di conciatura, la riparazione delle parti danneggiate. Gli arnesi utilizzati erano principalmente il maglio e la mazzola, martelli di legno, la parella, uno scalpello largo per introdurre la stoppa, ed il canalino, il ferro per pressare la stoppa.
10. Gli alzaioli
Il nome deriva da alzaio, il canapo per il traino del navicello. Quello degli alzaioli era senza dubbio il mestiere più duro.
Gli alzaioli accompagnavano l’imbarcazione in tutto il suo percorso; si occupavano di disincagliare il navicello con pertiche e stanghe lungo la discesa dell’Arno (il compito più agevole) e di passare il Sostegno quando si arrivava all’entrata del Canale dei Navicelli. Il Sostegno presentava una larghezza inferiore rispetto a molti navicelli; gli alzaioli, così, dovevano far inclinare l’imbarcazione su di un lato per permetterne il passaggio. Il lavoro più duro, però, riguardava il viaggio di ritorno, quando per lunghi tratti occorreva trainare il navicello a piedi, contro corrente, percorrendo appositi sentieri chiamati alzaie.

La prima immagine rappresenta Corradino di Svevia che entra in Pisa dalla porta di Cittadella: la seconda è la porta del Leone da dove entrò Federico Barbarossa quando venne a Pisa

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CAMINETTO DEL 28 MARZO 2007
 

Caminetto del 28 Marzo 2007

Il Presidente comunica che non si svolgerà la relazione del socio Zuccolotto in quanto assente per sopraggiunti impegni di lavoro all'estero. Procede quindi alla lettura di alcune comunicazioni. Da' lettura della lettera mensile n.10 del Governatore, dedicata alla rivista Rotariana. La lettera fa' riferimento alle varie riviste del Rotary che sono reperibili sul sito web del distretto. Fa' riferimento ai bollettini dei club raccomandando il loro costante aggiornamento. Ricorda inoltre i seminari di formazione distrettuali del mese di Aprile e il 35° congresso Distrettuale 26-27 maggio al centro congressi di Montecatini Terme, sul tema "Rotary, persone, idee e strumenti". E' necessario far sapere alla segreteria del Distretto chi partecipa al convegno. Il Governatore ricorda il congresso mondiale Rotary che si svolgerà nel mese di Giugno a Salt Lake City. Lettera del Governatore riguardante la fondazione Rotary. Elenca i Club che hanno versato alla fondazione la quota stabilita.

Altra lettera del Governatore sulla riservatezza dei dati dei soci rotariani che sono accessibili sul sito web del distretto mediante password. Si apre tra i soci una ampia discussione sulla riservatezza dei dati personali e i rischi derivanti dalla loro accessibilita' sul sito web.

Prossimi appuntamenti:

Mercoledi 4 Aprile, conviviale.
Venerdi 13 Aprile pv premio Pacinotti con premiazione di Elettra Marconi.
Sabato 21 Aprile, Rotaract Club Carrara e Cassa, seminario sulla alfabetizzazione.
Mercoledi 9 maggio, serata interClub con Rotary Cascina al MyHotel su "Acqua e Energia" (costo serata, 30 euro a persona).

EmanueleNeri

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