ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto del 10 ottobre 07      Conviviale del 17 Ottobre 07    Caminetto del 24 Ottobre 07    Caminetto del 31 Ottobre 07
 
CONVIVIALE DEL 3 OTTOBRE 2007
 
Tavolo della Presidenza Continuo del tavolo della Presidenza Il Presidente con il Dott. Marco Ferrante
Una serie di tavoli con i soci del Club che ascolteranno l'oratore nell'intervento sul libro Famiglia Agnelli
Altro tavolo di soci il presidente omaggia Ferrante dopo la conferenza Il cordiale saluto del presidente e dell'oratore
 

Conviviale del 3 Ottobre 2007

Inizia il Presidente con le comunicazioni di rito. Riguardo al Premio Galilei ricorda che Sabato mattina c’è la premiazione in Sapienza ed il pomeriggio alle 19,30, agli Arsenali Medicei, inizia l’aperitivo cui segue la cena. Per chi vuol partecipare è bene prenotarsi dal Segretario. Presenta l’oratore di questa sera: Dott Marco Ferrante, giornalista fin dalla giovane etaà, si è fatto le ossa con molti giornali, partendo dal poco noto "Opinione" fino ad essere oggi caporedattore economico del "Il Foglio", e collaboratore di Matrix di Canale 5. Ha sempre seguito la linea di lavorare nel campo delle "Idee". Ha scritto e pubblicato un libro "Casa Agnelli" che non è la vita dell’Avvocato, ne della FIAT, ma parla della, o meglio, delle "famiglie" di casa Agnelli. Il Presidente ricorda che è figlio di un rotariano, Dott. Glauco Ferrante fondatore fin dal 1977 del Club di Martina Franca. L’oratore presenterà la sua opera ed in seguito verranno le domande.

Chiarisce subito che non è un simpatizzante di casa Agnelli, ma si interessa di loro dal 2005 quando la FIAT, dopo il caso General Motor, è minacciata dalle banche che cercano di entrare nella società: è allora che subentra il manager Merchionne portando l’azienda e la famiglia alla situazione di oggi. Chiarisce che non è sanata, ma in via di risanamento. In quel tempo si stava interessando delle famiglie note in Italia e scrive un grosso articolo sul "Il Foglio", piacque a Ferrara e lo stimolò a scrivere il libro in oggetto. Gli Agnelli sono l’unica famiglia che è riuscita a mantenere il proprio prestigio anche economico di allora, al contrario di molte famiglie che da ricche si sono ritrovate a navigare nella media borghesia. Fa un elenco di queste famiglie scomparse dal modo dell’industria italiana, con una dovizia di particolari, come i Lancia, i Florio, i Feltrinelli che da un impero si ritrovano solo una casa editrice, i Perrone dell’Ansaldo, i Pirelli che tramite Tronchetti Provera va verso la telefonia mobile, ecc. Le uniche due famiglie restate agli antichi livelli sono gli Agnelli e i Marzotto. La famiglia FIAT nel ’60 ricopriva il 10% del PIL e sicuramente non poteva scomparire. Gianni Agnelli, figura controversa, è sempre riuscito a tenere unita la famiglia col capestro della Società in forma accomandita. Infatti chi cercava di uscire dalla società avrebbe perduto una notevole fetta del loro capitale. Gianni controlla il doppio, cioè il 30%, della accomandita ma con questo sistema tiene uniti gli 11 rami della famiglia.. Morto Gianni era opinione che la famiglia si sarebbe disgregata, invece si è unita maggiormente e questo per un innato spirito animalesco del denaro (vedi il caso Margherita). La famiglia è unita anche per altri motivi come il "dover essere": l’apparenza è determinante, vedi il caso Lapo (forse il meglio od il meno peggio della famiglia), per occupare una determinata posizione sociale. Spiega perchè è giusto interessarsi di questa famiglia: 1° attraverso di loro abbiamo vissuto il capitalismo italiano, 2° loro ci hanno insegnato l’aspetto del capitalismo. Merchionne riesce a rovesciare il tavolo nel senso che dimostra essere il capitalismo un fatto privato, familiare (porta ad esempio la privatizzazione Telecom) e lo dimostra il fatto che nel mondo intero il 45% delle imprese sono a carattere familiare. La famiglia Agnelli è sfilacciata, vi sono 11 rami sparsi in tutto il mondo, addirittura i cugini non si conoscano tra di loro, però riescono a restare sempre uniti. Una dimostrazione pratica, nel 2006 muore Gianni Agnelli, la mattina dopo, l’erede Umberto riunisce la accomandita e decide un aumento di capitale. Da rimarcare che non essendovi più niente da vendere, per l’80% il capitale viene versato in contanti dai conti personali dei singoli familiari. Per chiarire maggiormente lo spirito controverso della famiglia sembra che qualcuno abbia detto che se fosse stato vivo Gianni non avrebbe messo le mani in tasca. Le banche avevano prestato alla Fiat, tre anni prima nel momento di crisi, 3 milioni di €; a questo punto il pacchetto azionario della famiglia è del 20% e un gruppo di banche guidate dal capo della S. Paolo, Enrico Salsa, vogliono entrare nella Fiat in forza del credito così avrebbero avuto un predominio nel consiglio d’amministrazione con 30% delle quote azionarie. Ma la famiglia resta unita e, con Merchionne, dà incarico ad una banca inglese di comperare il più possibile azioni della Fiat che sono al minimo storico, per poi venderle ad una società collegata alla Fiat e in seguito cedute alla famiglia. Operazione al limite della legalità, la famiglia unita accetta, paga la multa ma il predominio della Fiat è ancora alla famiglia avendo raggiunto di nuovo il 30% delle azioni.

Altro argomento che lo ha spinto a scrivere il libro è la faccenda Margherita.

Secondo l’autore questa è una cosa notevole, infatti una mossa del genere rischia di rompere l’equilibrio e l’unione della famiglia, compito devoluto dal fu Gianni a Merchionne. E’ chiaro che in tutte le migliori famiglie tipo Benetton o Marzotto vi sono litigi, ma preferiscono lavare i loro panni sporchi in famiglia ed in sordina. Invece Margherita apertamente si ribella e reclama i suo. Sia ben chiaro che il patrimonio in questione è quello personale di Gianni, la parte dell’accomandita valutata 300 milioni di € l’ha ceduta al figlio Lapo e a lei è stata liquidata una somma di 1,1/2 miliardi di €. Però sembra da indiscrezioni che il patrimonio personale di Gianni, accumulato per diversi motivi, sia di 5 miliardi di €. Margherita a questo punto chiede il resoconto alla luce del sole. Perchè questo? Nel 2004 la parte della accomandita valeva 300 milioni di € mentre oggi è valutata 1 miliardi di €, e si sente defraudata; inoltre Margherita abita a Ginevra e quando esce si sente apostrofare su vicende della Fiat e lei è costretta a dichiarare che non c’entra per niente. Ecco perchè questa vicenda è interessante, un membro della famiglia, al contrario di tutte le altre famiglie, chiede apertamente la verità sui conti e pretende ciò che gli spetta.

Tutto sommato è una famiglia scombinata dove sono solo tre coloro che hanno un lavoro in proprio e non sono legati al carro Fiat: Lapo Rattazzi che si è affermato con gli aerei, Leonello Fanini editore in Francia, Sebastiano Funstemberg che ha una piccola banca che sconta fatture e cambiali.

A questo punto fa un lungo elenco di nomi delle famiglie Agnelli. Io ne citerò solo alcuni. Clara Agnelli che sposa l’aristocratico Fustemberg; questo matrimonio fa uscire la famiglia Agnelli dall’anonimato sociale e la fa entrare nella aristocrazia iniziando il riscatto della famiglia. Fa un elenco di figli, ma l’unico che si salva è il già citato Sebastiano.

Edoardo Agnelli, soggetto debole anche per l’educazione ricevuta da un padre con mentalità ottocentesca.

Margherita Agnelli con i suoi 8 figli che non riesce a controllare.

Susanna Agnelli, impegnata a Roma con la resistenza antifascista, che sposa Lupo Rattazzi, idealista della patria e comandante della X^ MAS. Ha diversi figli, ma l’unico degno di essere rammentato è Cristiano Rattazzi per il motivo di avere portato nella famiglia l’amico Luca di Montezemolo che entrerà nelle simpatie di Gianni e lo farà diventare quello che è oggi, mentre Cristiano, che doveva essere l’erede è ai margini delle attività familiari.

Cristina Rattazzi, intelligente e brava scrittrice, ma anche essa ai margini. Prosegue con gli altri figli di cui vi risparmio i particolari.

Per sottolineare il carattere di Gianni parla di uno dei nipoti, Lionello Brandolini editore in Francia: Gianni si è sempre rifiutato di fare da testimone alle nozze dei nipoti, fa eccezione per lui in quanto sposa la nipote di Juscar D’Estain; in quel momento Gianni cerca di entrare nella sfera del capitalismo francese ed essere imparentato con un così importante uomo politico può facilitargli il compito (in seguito però Pampidou boccia l’operazione ideata da Gianni). Quindi tutto quello che fa è dettato dall’interesse personale e dalla sua voglia di emergere. L’oratore continua a parlare dei rampolli Brandolini, Giorgina che ha scritto un libro "Feste leggendarie dal 1922 al 1975" ma non fa altro; uno che si interessa di vini, un altro sposatosi con una vietnamita fuoriuscita vive in USA ecc. Tutto quanto continua a dimostrare come la famiglia sia sfilacciata, disunita al punto che non si conoscono fra loro ma nonostante tutto restano sempre uniti: è la Fiat il collante per la famiglia Agnelli. Sono tutti consapevoli che esistono solo in funzione di questa, se sparisce la Fiat anche loro sono destinati a sparire dal modo dell’aristocrazia industriale.

Termina salutato da un lungo applauso. Il Presidente apre la fila delle domande.

L’oratore risponde.

1°) Il mistero del fratello scomparso: Giorgio è il sesto di sette figli e alla fine degli anni ’40 va negli USA dove viene a contatto con gli allucinogeni e provato dalla mescarina rientra i Italia, ma ha un comportamento anomalo per cui viene ricoverato in una clinica svizzera e nel ’65 muore forse suicida.

2°) Per quanto riguarda il ruolo delle donne bisognerebbe conoscere la biografia di Virginia moglie di Edoardo che istaura il matriarcato nella famiglia Agnelli, seguita in seguito dalla figlia.

3°) Ad un’altra domanda dice che la Fiat è importante nell’economia italiana ed anche quando c’era il dominio dei sindacati e di Gheddaffi negli anni di crisi del ’70 continuava ad assumere 10.000 operai all’anno.

4°) Per quanto riguarda il futuro Fiat ci dice che è irripetibile: Merchionne ha venduto le partecipazioni di Medio Banca e si è lasciato solo le RCS che ha estrema importanza per la comunicazione. Merchionne sarebbe per una espansione esterna più che un’egemonia interna.

5°) Contrasto Romiti Merchionne: quest’ultimo, con una formazione anglosassone ha portato una nota di modernità nel capitalismo familiare, introducendo la meritocrazia. Romiti, che non ha mai sopportato Merchionne, dice che la sua Fiat era migliore di quella attuale. Gianni portò Romiti per rimediare ai guai, ma il vero merito del salvataggio della Fiat è stato Umberto, che mentre la ditta perdeva, riusciva a compensare con i guadagni delle operazioni della sua Finanziaria IFI.

6°) Il futuro del capitalismo familiare: bisogna tenere unita la famiglia e saper scegliere manager validi. La famiglia è importante e se guardiamo le potenze economiche mondiali vediamo che il 45% è in mano alle famiglie, mentre per l’industria automobilistica si arriva alla quasi totalità e qui fa un lungo elenco di marche. L’importante è che sappiano scegliere bene i manager se vogliono mantenere il potere.

A questo punto chiude la conferenza e viene omaggiato dal Presidente.

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CAMINETTO DEL 10 OTTOBRE 2007
 
Questo caminetto è stato dedicato interamente alla relazione del Segretario Antonio Trivella che ha fatto un aggiornamento sui provvedimenti adottatidall'ultimo consiglio di legislazione. Di seguito riporto integralmente la relazione. Mi scuso per la cattiva risoluzione, ma con pò di pazienza potete leggere quanto relazionato.
 
 

Di seguito il presidente ha invitato i soci a partecipare alla manifestazione sotto evidenziata. Il consiglio ha deciso di dare la propria sponsorizzazione all'iniziativa. Siete pregati di informare anche le vostre consorti oltre che a partecipare. Le signore ne sono già al corrente, ma è bene stimolarle ulteriormente ed eventualmente accompagnarle. La manifestazione è organizzata dal nostro Club assieme alla Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana e all’Istituto Toscano Tumori. Per cortesia, partecipate numerosi.

 

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CONVIVIALE DEL 17 OTTOBRE 2007
 
Il tavolo della presidenza e alcuni tavoli dei soci durante la cena
 La relatrice Rita Charbonnier, col Presidente e mentre parla
Il rientro nel nostro Club di Mauro Pallini, già socio fondatore, dopo la permanenza per ragioni di lavoro nel Club Viareggio Versilia. Legge la dichiarazione di appartenenza al Club, come voluto dal nuovo statuto
Il momento della premiazione alla Signora Rita Charbonnier dopo la sua presentazione del libro "La Sorella di Mozart"
     

Conviviale del 17 Ottobre 2007

Dopo la cena il Presidente passa alle comunicazioni:

1°) Un saluto sincero (sottolineato da un caloroso applauso da parte dei presenti) "all’amico risanato" Francesco Lippi, accompagnato dalla consorte Antonella, assente da lungo tempo causa noiosa malattia. Sottolinea che è sempre pronta la sedia che gli spetta al tavolo della presidenza.

2°) Il nostro Club si rafforza col ritorno del socio fondatore Mauro Pallini. Emigrato al Club Viareggio Versilia per motivi di lavoro, al momento che tali motivi sono terminati, Mauro desidera tornare tra noi. E’ presente con la Signora Carla. Il Presidente giustamente evita la presentazione del curriculum dato che tale formalità è stata fatta nel passato, (io per ricordare il suo operato, specie per i soci ammessi dopo la nascita del Club, mi permetto di riportarne il curriculum già presentato in passato). La cerimonia acquista un sapore particolare in quanto, nonostante sia un vecchio rotariano, ricevendo la nuova investitura leggerà l’impegno del neo rotariano per l’operosità e la lealtà verso il Club, come vuole il nuovo statuto.

MAURO PALLINI è nato a Campiglia Marittima il 18 febbraio 1943 e risiede a Querceta, Comune di Seravezza (LU).

Si è laureato presso l'Università degli Studi di Pisa in Scienze politiche, indirizzo giuridico - amministrativo.
Dopo esperienze lavorative in aziende industriali, assicurative e commerciali ha iniziato la propria attività professionale negli enti ospedalieri e nel 1978, presso gli Spedali Riuniti di Pistoia, ha vinto il concorso pubblico per dirigente.
Da quel momento ha sviluppato la carriera all'interno del S.S.N. prima in qualità di dirigente, successivamente come coordinatore amministrativo (Mugello e Vai di Nievole), Direttore Amministrativo (A.S.L. Pistoia) ed infine Direttore Generale (A.S.L. 12 Versilia). Contemporaneamente ha ottenuto l'iscrizione in qualità di Revisore ufficiale dei conti presso il Ministero del Tesoro.
Dall'anno 1995 è giudice Tributario presso la Commissione Provinciale di Lucca.
Ininterrottamente dall' anno accademico 1991-1992 ha mantenuto, e mantiene tuttora, un rapporto di insegnamento presso la Università degli Studi di Firenze, Facoltà di medicina e chirurgia, in qualità di professore a contratto per le materie di Diritto sanitario ed Economia sanitaria.
Ha pubblicato articoli su riviste, nazionali e regionali, circa argomenti afferenti all' organizzazione sanitaria.
Ha conseguito un Master internazionale in organizzazione sanitaria con stages all'estero.
Ha partecipato, in qualità di docente, a numerosi corsi di aggiornamento e masters per dirigenti sanitari.


3°) Sponsorizzazione in favore della lega contro i tumori per il concerto pianistico della Sig.ra Eloisa Romeo (clicca qui) che si svolgerà nella chiesa di Santa Caterina il 26 Ottobre 2007. Questi è stato fortemente voluto dalle Consorti. Seguirà un’adeguata diffusione di notizie per invogliare i soci a partecipare.

A questo punto presenta la Relatrice di questa sera Rita Charbonier accompagnata dal fratello Ing. Presciuttini che ci presenterà il suo libro "La Sorella di Mozart". Questo avviene per la prima volta a Pisa, e siamo orgogliosi che avvenga nella nostra sede. É un romanzo dove si intrecciano magistralmente vicende storiche con un intreccio romanzesco.

Riassunto della presentazione del libro "La Sorella di Mozart" della Sig.ra Rita Charbonnier
 

Mozart aveva una sorella maggiore di 5 anni ed era anche lei un piccolo genio musicale: perchè nessuno la ricorda come insigne musicista, ma solo come la sorella maggiore di Amedeo Mozart? In famiglia era chiamata NANNERL, ed ha accompagnato il fratello nelle sue esibizioni davanti ad un pubblico nobile finché è stata utile a far risaltare il suo genio. Solo per questo il padre l’ha presentata al pubblico, ma quando il giovane Mozart ha potuto fare da solo il padre ha completamente dimenticato quella figlia che aveva pure lei il grande dono della musica. Questi, che viene decritto come un despota autoritario, nella sua funzione di impresario sacrifica tutto par la carriera del piccolo genio: accompagna Amedeo e la piccola Nannerl nel Gran Tour per tutta l’Europa. Tutto viene fatto per il figlio maschio. Considerando i tempi è naturale il comportamento del padre che preferisce il maschio; le femmine non erano considerate, crescevano nell’ignoranza più assoluta e solo raramente potevano emergere dalla mediocrità personaggi di nobile e facoltosa famiglia. Alla fine del Tour tornano a Salisburgo ma subito dopo il padre lo accompagna in Italia per migliorarne la conoscenza della musica. Va solo Amedeo, Nannerl resta a casa a dare lezioni di piano ed il guadagno serve per mantenere il fratello ed il padre nel loro viaggio. Si dice che Nannerl sia restata senza dote, perchè tutto il suo valore era stato impegnato per la carriera del fratello. La relatrice si chiede perchè un genio come Nannerl sia stato dimenticato: fa ricerche ma non vi sono documentazioni conosciute sulla sua figura, per questo decide di andare a Salisburgo. Anche qui non vi sono documentazioni e ricorre allo studio dei documenti autobiografici conservati nella casa di Mozart. Può ricavare notizie solo dagli scambi epistolari, anche il diario di Nannerl è molto sintetico e non vi sono annotate sensazioni ed impressioni personali. L’autrice è restata colpita da una stanza della casa dove, in inglese, uno striscione riporta questa frase "Nannerl abbandonerà la propria carriera artistica a vantaggio del fratello". La misura è colma e la relatrice si ribella all’idea che le donne non potessero avere l’intelligenza, come affermavano insigni scienziati, per creare capolavori come quelli di Shakespeare o di altri geni sia della letteratura che della musica. Sicuramente la sorella di Mozart va contro questa teoria e l’autrice col suo romanzo cerca di rivalutarne la figura, la tipologia, le ragioni per cui si comporta così anche se nel diario non vi sono pensieri spirituali e sentimenti particolari. Cerca di analizzare la sofferenza, che definisce drammatica, di questa donna che si sacrifica per il fratello sia per volontà del padre che sua. Nella vita di Nannerl c’è una relazione sentimentale con un militare ma che non va a buon fine, del dopo si conosce ben poco ma dove non esiste documentazione certa si supplisce con la fantasia. A questo punto l’autrice non può andare oltre per non togliere il piacere al lettore di conoscere la trama leggendo il libro. Torniamo a Mozart che si trasferisce a Vienna dove litiga con l’Arcivescovo, suo datore di lavoro, tratta male tutto e tutti finché viene cacciato a "calci nel sedere" da un nobile amico dell’Arcivescovo. Naturalmente questa cosa scatena l’ira del padre, e da allora i rapporti col figlio Amedeo sono gravemente incrinati. A questo punto la relazione si integra con le domande del pubblico.

Vengono chiesti chiarimenti sulla documentazione e del perchè le donne erano trattate così:
è certo che nello scrivere un romanzo si può perdere il senso della storia e si va verso il romanzo di fantasia. Nel libro il padre è sicuramente l’antagonista, antipatico, dispotico, prepotente. L’opera Il Don Giovanni di Mozart è una confessione dei rapporti col padre, che erano peggiorati durante il terzo viaggio di Amedeo, assieme alla madre, a Parigi. Questo risulterà un disastro, muore la madre e il padre lo incolpa di non averla curata, inoltre incontra una famiglia che lo aiuterà a presentare i sui spettacoli: s’innamora della figlia minore, ma dopo sposerà la maggiore. Quando scrive al padre che partirà con questa famiglia per l’Italia dove presenterà la sua opera, il padre si scaglia contro di lui rinfacciandogli quanto ha fatto per questo figlio ingrato. Tale stato di cose si riflette anche verso la sorella a cui era molto unito: infatti, dopo la morte della madre (credeva alla colpevolezza del fratello?), e il viaggio in Italia, dalle lettere si evince che c’è un forte risentimento. Questo fa peggiorare i rapporti con il padre, dato che la sorella era il collante tra di loro A seguito di questi episodi si crea un raffreddamento nei rapporti con la sorella, e dopo la morte del padre causa litigi per l’eredità (in definitiva Nannerl prende gli oggetti di maggior valore e pretende anche le partiture che forse riteneva un pò anche sue) c’è una frattura totale.

Ad un’altra domanda, si presuppone che il conflitto con il padre sia rafforzato dallo strappo con la sorella;
 infatti si è creta un’alleanza padre - figlia contro Mozart. Nannerl si trova ad essere la capofamiglia, e si sposa in età avanzata, secondo gli schemi di allora, a 33 – 34 anni con un signore di cui si conoscono poche cose. E’ importante analizzare questa storia: all’inizio due bambini coalizzati contro il padre, dopo Amedeo vuol fare da solo e abbandona la sorella, quindi la morte della madre di cui incolpano Mozart e la sorella che si allea col padre contro il fratello. Certo anche Amedeo ha le sue colpe. A differenza di quanto si crede, non era povero, anzi faceva una vita splendida, da Rock star, lo dimostra la meraviglia del padre quando va a visitare il figlio nella casa Mozart numero due.

Domanda se è morto di causa naturale o avvelenato.
Un medico si è preso la briga di percorrete la vita del musicista passo per passo tipo cartella clinica giornaliera e fa l’ipotesi che sia morto di nefrite, contratta in tempi giovanili, e riacutizzatasi in maniera violenta fino a procurargli la morte. Altri affermano che sia morto per anemia causa gli abbondanti salassi, prassi comune a quei tempi, cui era sottoposto. Per quanto riguarda il veleno, ne fa accenno la moglie che ha enfatizzato la morte del maestro, appellandosi alle parole che questi che avrebbe detto "mi hanno dato l’acqua tofana e mi hanno avvelenato". (L’acqua tofana era il farmaco ritenuto utile alla guarigione della sifilide). Ciò sarebbe dovuto al difficile rapporto con Salieri, ma resta difficile ipotizzare che un anziano signore ben educato, molto religioso abbia voluto avvelenare un ragazzino anche se volgare e sboccato ma che ha scritto una musica divina.

Cosa fa la sorella:
dopo sposata si trasferisce in un paesino vicino a Salisburgo, ma vi rientra dopo la morte del marito. Per la morte di Amedeo, Nannerl ebbe un grosso colpo, nonostante tutto quello che c’era stato con lui. Ha attivamente collaborato a mantenere alta la memoria del fratello e si è prestata per la autenticazione delle sue opere. Ha dato lezioni di pianoforte fino a che ha potuto: è morta a 78 anni nonostante le molte malattie sofferte.

Alla domanda se la sorella ha scritto opere per il fratello:
 alcuni accenni epistolari fanno pensare che in parte sia vero, ma questo libro, "La sorella di Mozart", sia ben chiaro fin da subito, non vuol essere un tentativo di diminuire il grande valore del musicista Mozart, ma solo per valorizzare la sorella ingiustamente dimenticata. Si dichiara orgogliosa che questo libro abbia fatto avvicinare dei giovani alla musica classica.

Dopo gli applausi sentiti dei soci, viene omaggiata dal Presidente.

Questo avvenimento è stato riportato anche sulla stampa locale (CLICCA QUI)

 
Due presentazioni del romanzo "La Sorella di Mozart" fatte dall'autrice Rita Charbonier nel suo blog http//ritacharbonnier.blogspot.com

"La sorella di Mozart"

Una bambina nata in Austria nel 1751 è un genio musicale. Suo padre è un ottimo violinista e compositore, severo, fervente cattolico; sua madre è una donna di casa, ciarliera e vivace, ma sottomessa all’autorità del capofamiglia. Per quella bimba la musica è un fatto naturale, cui si accosta con gioia. Le sue mani corrono sulla tastiera del cembalo a velocità stupefacente; sa trascrivere a memoria tutte le melodie che le fanno ascoltare; traduce in musica qualunque suono e i rumori sgradevoli le fanno venire il mal di pancia. Peccato che sia femmina, pensa suo padre: farle studiare composizione sarebbe uno spreco di tempo e denaro. Ma poi nasce un fratellino: finalmente il maschio! E anche lui, in barba al calcolo delle probabilità, è un enfant prodige. Quei bambini sono Maria Anna Walburga Ignatia (meglio conosciuta come "Nannerl") e Wolfgang Amadeus Mozart. La storia di Nannerl non è mai stata raccontata. Quasi tutti i biografi del genio di cui era l’unica sorella, maggiore di cinque anni, hanno sorvolato sulla sua esistenza; come del resto hanno fatto gli autori di opere di finzione sulla leggenda di Mozart. Quando Nannerl compare, qua e là, è solo per far da contraltare a Wolfgang: lui era un genio, lei una mezza cartuccia. Eppure è provato che anche lei fosse una musicista straordinaria. Negli anni della loro infanzia, i due Mozart si esibivano in coppia, e nelle locandine e negli articoli dell’epoca era il nome di Nannerl ad apparire per primo. E’ altrettanto certo che fosse una compositrice, malgrado nessuna delle sue opere sia stata conservata. Nelle lettere giovanili, Mozart fa chiari riferimenti alle musiche scritte da sua sorella e la esorta a produrne di nuove, perché "la tua musica, in una parola, è bella!" Quand’erano adulti e lui era già piuttosto affermato, le chiedeva regolarmente giudizi sulle proprie opere; e parlava di Nannerl come di "mia sorella, quella che ha il vero talento". La sorella di Mozart è la storia di una vibrante figura femminile del XVIII secolo, eppure così vicina a una donna del nostro tempo. Per tutta la vita, Nannerl lotta per affermare la propria musicalità contro il padre-padrone, spalleggiata da Wolfgang che riconosce in lei la sua stessa potenza d’ingegno. Anche la scoperta dell’amore è intrisa di musica per Nannerl, e i due grandi uomini cui si lega tentano di allontanarla dall’attività concertistica, o al contrario di riportarcela... Il romanzo si muove tra realtà storica e finzione, dramma e umorismo, sensazioni, musica e rumori. E’ il racconto dello sfiorire di un grande talento, che impara dalla vita a trasformare gli eventi e a non dolersi di essere rimasto nell’ombra. E’ il percorso attraverso gli anni di una donna che subisce un mondo che non le appartiene, che arriva fino alla soglia della fama, che ha nell’anima le pulsioni e le inquietudini del genio.

 

La sorella di Mozart è la storia di una vibrante figura femminile del XVIII secolo, eppure così vicina a una donna del nostro tempo. Per tutta la vita, Nannerl lotta per affermare la propria musicalità contro il padre-padrone, spalleggiata da Wolfgang che riconosce in lei la sua stessa potenza d’ingegno. Anche la scoperta dell’amore è intrisa di musica per Nannerl, e i due grandi uomini cui si lega tentano di allontanarla dall’attività concertistica, o al contrario di riportarcela...Una bambina nata in Austria nel 1751 è un genio musicale. Suo padre è un ottimo violinista e compositore, severo, fervente cattolico; sua madre è una donna di casa, ciarliera e vivace, ma sottomessa all’autorità del capofamiglia. Per quella bimba la musica è un fatto naturale, cui si accosta con gioia. Le sue mani corrono sulla tastiera del cembalo a velocità stupefacente; sa trascrivere a memoria tutte le melodie che le fanno ascoltare; traduce in musica qualunque suono e i rumori sgradevoli le fanno venire il mal di pancia. Peccato che sia femmina, pensa suo padre: farle studiare composizione sarebbe uno spreco di tempo e denaro. Ma poi nasce un fratellino: finalmente il maschio! E anche lui, in barba al calcolo delle probabilità, è un enfant prodige.Quei bambini sono Maria Anna Walburga Ignatia (meglio conosciuta come "Nannerl") e Wolfgang Amadeus Mozart. .La storia di Nannerl non è mai stata raccontata. Quasi tutti i biografi del genio di cui era l’unica sorella, maggiore di cinque anni, hanno sorvolato sulla sua esistenza; come del resto hanno fatto gli autori di opere di finzione sulla leggenda di Mozart. Quando Nannerl compare, qua e là, è solo per far da contraltare a Wolfgang: lui era un genio, lei una mezza cartuccia. Eppure è provato che anche lei fosse una musicista straordinaria. Negli anni della loro infanzia, i due Mozart si esibivano in coppia, e nelle locandine e negli articoli dell’epoca era il nome di Nannerl ad apparire per primo. E’ altrettanto certo che fosse una compositrice, malgrado nessuna delle sue opere sia stata conservata. Nelle lettere giovanili, Mozart fa chiari riferimenti alle musiche scritte da sua sorella e la esorta a produrne di nuove, perché "la tua musica, in una parola, è bella!"Quand’erano adulti e lui era già piuttosto affermato, le chiedeva regolarmente giudizi sulle proprie opere; e parlava di Nannerl come di "mia sorella, quella che ha il vero talento".La sorella di Mozart è la storia di una vibrante figura femminile del XVIII secolo, eppure così vicina a una donna del nostro tempo. Per tutta la vita, Nannerl lotta per affermare la propria musicalità contro il padre-padrone, spalleggiata da Wolfgang che riconosce in lei la sua stessa potenza d’ingegno. Anche la scoperta dell’amore è intrisa di musica per Nannerl, e i due grandi uomini cui si lega tentano di allontanarla dall’attività concertistica, o al contrario di riportarcela...Il romanzo si muove tra realtà storica e finzione, dramma e umorismo, sensazioni, musica e rumori. E’ il racconto dello sfiorire di un grande talento, che impara dalla vita a trasformare gli eventi e a non dolersi di essere rimasto nell’ombra. E’ il percorso attraverso gli anni di una donna che subisce un mondo che non le appartiene, che arriva fino alla soglia della fama, che ha nell’anima le pulsioni e le inquietudini del genio.

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CAMINETTO DEL 24 OTTOBRE 2007
 
Dopo le brevi comunicazioni del Presidente, l'amico Giunta Gaetano ci intrattiene su di un argomento di notevole importanza "Nuove frontiere delle telecomunicazioni"
 

Nuove frontiere delle telecomunicazioni

Prof. Gaetano Giunta

Intervento alla riunione del 24 ottobre 2007 del Rotary Pisa - Pacinotti

L’evento fondamentale nella storia delle reti di telecomunicazioni è stato il concetto di internet (1974). Scaturito dalla precedente esperienza Arpanet (1969-1990) che ha connesso tra loro svariati Istituti di ricerca ed Università dapprima americane e poi in tutto il mondo, si è sempre più sviluppata coinvolgendo dapprima gli stati più industrializzati, quindi sempre nuovi stati e popolazioni (boom previsto in Asia per il 2010). Le motivazioni del successo sono state :

Sovvenzioni statali ($ 200 milioni nel periodo ‘86-’95)

Assenza di vincoli architetturali forti: non richiede che tutti i sistemi siano basati sulla stessa architettura protocollare

– interconnessione di reti eterogenee

Modalità di trasferimento nello strato di rete senza connessione

– flessibilità rispetto a tecnologie di (sotto)rete anche molto diverse tra loro

Semplicità dei protocolli (inclusi quelli di gestione e controllo)

Disponibilità immediata e gratuita del software, della documentazione tecnica e degli standards (anche nei primissimi stadi di sviluppo)

Protocolli implementati in software

Protocolli integrati nel sistema operativo UNIX

Vasta disponibilità (spesso gratuita) di applicazioni (modello client/server e peer-to-peer).

Parallelamente, i servizi supportati dalle moderne reti cellulari di telefonia sono caratterizzati dal fatto che la componente vocale è affiancata da flussi di informazioni di tipo video e/o dati e l’accesso ai servizi può essere effettuato tramite terminali differenti e indipendentemente dalla postazione fisica dell’utente finale. Ciò ha portato già con il GSM alla possibilità di personalizzazione del servizio da parte dell’utente finale, in particolare per quanto riguarda gli aspetti di sottoscrizione, configurazione, accesso ai servizi. Il sistema UMTS di terza generazione (3G) è stato concepito, sin dall’inizio, come parte di un sistema di comunicazione globale (IMT 2000) in grado di fornire una copertura a livello mondiale attraverso le due componenti terrestre e satellitare, incorporando i servizi di base forniti dal GSM con la 2a generazione (2G) per mezzo di terminali multimodo e multibanda. Il sistema UMTS fornisce un supporto totale alla mobilità, consentendo la migrazione (con piccole interruzioni nelle comunicazioni) tra reti private sia fisse che radio, e tra pico/micro reti cellulari pubbliche, reti cellulari pubbliche caratterizzate da celle di media/grande estensione e la rete satellitare, consentendo lo sviluppo di un ambiente residente virtuale (virtual home environment - VHE) che consenta all’utente di personalizzare i servizi sottoscritti e le interfacce grafiche utilizzate per accedervi, mantenendo tali personalizzazioni indipendentemente dalla rete d’accesso e dal contesto tecnologico in cui è inserito.

Sebbene l’Internet mobile non costituisca l’unico elemento per il successo potenziale della 3° generazione, la consistenza delle opportunità offerte da tale segmento ha attratto e attrae numerosi attori (media, servizi finanziari, spettacolo, elettronica di consumo, Internet Service Provider,…). Il tasso di crescita degli utenti di Internet superiore a 500.000 persone/giorno, mentre la diffusione della rete telefonica tradizionale (fissa) ha richiesto 130 anni per raggiungere 1 miliardo di abbonati ed il GSM ha impiegato 10 anni per raggiungere la stessa diffusione. La dinamica dei prezzi ha favorito la crescita della rete, grazie alla preferenza dell’utente per tariffe a forfait. Inoltre, le tariffe delle comunicazioni mobili stanno migrando da tariffe basate su bassi canoni e costi unitari elevati a tariffe basate su canoni più elevati e costi unitari bassi (con consistenti volumi di traffico compresi nel canone). Vi è poi un’ampia diffusione di contratti ADSL basati sul solo canone (flat rate).

Nel futuro questo trend verrà ancora di più accentuato da una nuova tecnologia di accesso che sta per essere costruita e lanciata sul mercato: il WiMax. Esso presenta notevoli miglioramenti, rispetto ai sistemi precedenti, in termini di:

Prestazioni superiori ai sistemi 3G

Flessibilità

Architettura basata sul paradigma Internet che include IMS per facilitare lo sviluppo a basso costo di servizi ad alto valore aggiunto

Basso costo delle infrastrutture

Basso costo dei terminali

Facilità di integrazione e sovrapposizione con reti 2G e 3G.

WiMax offre connessione a larga banda e supporta molti scenari applicativi e presenta caratteristiche innovative di:

Completa gestione della mobilità

Meccanismi di riduzione dei consumi energetici per aumentare l’autonomia del terminale

Meccanismi avanzati di gestione della Qualità del Servizio per comunicazioni multimediali in tempo reale

Sicurezza (autenticazione, autorizzazione, contabilizzazione)

Minimizzazione del costo per la fornitura di servizi multimediali mobili

Migliore efficienza nell’uso della risorsa radio

Nuovi servizi a larga banda in tempo reale (con bassa latenza) che impiegano reti interamente basate su Internet

Il problema centrale di un mondo sempre più interconnesso risulta essere legato ad aspetti di sicurezza, riservatezza e proprietà intellettuale. Infatti, la Costituzione degli USA prevede il dovere del Congresso di promuovere il progresso scientifico e delle arti, assicurando agli autori e agli innovatori, per un tempo limitato, il diritto di proprietà esclusivo sui loro scritti e sulle loro scoperte. Il garantire legalmente il diritto esclusivo sulla proprietà intellettuale non determina il pieno potere di controllo sull’informazione prodotta. Tanto è vero che con lo sviluppo della tecnologia digitale e di Internet l’informazione può essere perfettamente copiata e trasmessa in tutto il mondo.

La sicurezza e riservatezza risulta sempre più critica nelle interazioni con la vita e l’opera di ciascun "utente tecnologico". Le informazioni collezionate dall’ambiente con il quale interagiamo possono essere impiegate per rivelare i nostri dati personali e le nostre abitudini. Infatti, sicurezza e riservatezza delle informazioni sono elementi imprescindibili per l’accettazione di un nuovo ambiente denso di apparati furbi che possono comunicare a nostra insaputa (traditori tecnologici).

I fattori critici che contraddistinguono le nuove tipologie di rete riguarderanno pertanto:

Disponibilità di linguaggi estensibili di carattere generale per la definizione delle regole che governano sicurezza e riservatezza.

Certificazione della sicurezza e della riservatezza da estremo ad estremo, quando sono coinvolti più canali di comunicazione in cascata.

Introduzione di uno strato dedicato alla sicurezza e alla riservatezza.

Disponibilità di metodi robusti per l’autenticazione mutua (da impiegare anche per gli aggiornamenti).

Metodi di registrazione sicura degli utenti.

Alta complessità computazionale dei meccanismi di inserimento di chiavi di sicurezza e riservatezza.

Bassa complessità computazionale dei meccanismi di verifica di sicurezza e riservatezza.

Giunta Gaetano
 

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CAMINETTO DEL 31 OTTOBRE 2007
 

Conviviale del 31 ottobre 2007

Apre il caminetto il Presidente annunciando che, causa lavori di restauro dell’Hotel dei Cavalieri (nostra sede), nel mese di Dicembre dovremo trasferirci all’Hotel San Ranieri, Cisanello, dove ci viene fatto un ottimo trattamento: una saletta per i caminetti, una conviviale nella sala da pranzo con separè dai clienti e per la festa degli auguri un salone nei piani superiori.. Appuntamenti: 5 dicembre conviviale, 12 dicembre caminetto, 19 dicembre festa degli auguri. A questo punto presenta il comandante Massimo Volta che ci parlerà della "Leadership". Affida il compito della presentazione ufficiale all’amico Gifford.
Riccardo conosce il comandante da molti anni , hanno militato assieme in Marina, ed elogia i valori e l’esperienza dell’amico, doti necessarie per emergere nell’ambito navale. Esperto in scienze politiche e navali ci dimostrerà l’affinità che esiste tra l’attività civile e quella militare. Un buon comandante ha necessità di lucidità mentale e rapidità nelle sue decisioni in determinati frangenti. Per questo agli ufficiali di Marina nei primi anni gli vengono dati strumenti per raggiungere questa lucidità mentale. L’argomento di questa sera è il saper divenire una leadership che è una frazione di tutto il pacchetto degli strumenti dati ai futuri comandanti. Cede la parola al Comandante Massimo Volta.

Questi chiarisce che non intende e non può dare soluzioni, ma fare solo delle riflessioni. Ha esperienza di Accademia, di navigazione e di servizio a terra e si è interessato di strategia militare. Si chiede se ciò che ha appreso ed applicato possano avere dei punti in comune col mondo civile. Prima somiglianza sta nel fatto che ad agire sono uomini, macchine (che migliorano l’opera dell’uomo), e conoscenza. La differenza fondamentale sta nel fatto che in campo militare si tratta di guidare degli uomini in un conflitto, dove si tratta di agire contro qualcuno che ha obiettivi diversi dai nostri, e questo in modo cruento, cosa che non succede in situazioni analoghe nel campo civile. Parliamo della Leadership: riveste una grande importanza il mondo della comunicazione che può essere interpersonale, di gruppo, e rivolta alle masse. Altri capisaldi sono: il lavoro di gruppo, la gestione del tempo (anche individuale) e le scelte. E’ utile chiarire alcuni termini: l’autorità che può essere posseduta, acquisita e suscettibile a migliorarsi che chiameremo autorità formale, mentre chiameremo istituzionale quella che è stata assegnata, inoltre una autorità informale o autorevolezza che è un qualche cosa che uno ha dentro, congenita, il carisma (nella teoria del superuomo è stata esageratamente valutata a discapito delle capacità effettive). Da questa autorità deriva la responsabilità, concetto che si applica sia alla autorità formale (verso chi l’ha data) che a quella informale (verso se stesso e Dio). La responsabilità e l’autorità devono andare di pari passo, c’è uno stretto rapporto tra queste due. Per quanto riguarda l’Autorevolezza per aumentarla devo cercare le responsabilità, più sono responsabile più ho autorevolezza (se deleghi in nome di altri perdi autorevolezza dato che l’ordine viene da chi ti ha delegato, se ordini in prima persona questa aumenta). Consideriamo ora il potere: qui c’è un fattore in più rispetto agli altri due, infatti è indispensabile l’assenso dell’altro, cioè a chi comando l’azione. Il potere deve essere visto come processo dinamico in seno al sistema, un qualche cosa che dura nel tempo. Cosa fare per ottenere il potere: applicare la forza d’azione in un certo settore con l’aiuto di tecniche adatte che servono ad aumentare la mia autorità formale. Questa la ottengo solo aumentando le mie responsabilità. Per esercitare il potere occorre la forza, mezzo che serve anche per ottenere il potere. La forza si impone per l’immediatezza l’imprevedibilità: ma al momento che la si adopera, col passare del tempo, diminuisce la sua importanza in quanto si logora e si degrada sempre di più. Ci sono regole per aumentare il potere: è necessario il controllo delle risorse (materie prime, energia ecc), della conoscenza, dell’informazione. Analizziamo come la forza aumenti il potere: colla gestione delle risorse si impone una determinata cosa all’individuo per farlo restare nel gruppo. Con l’informazione si trasmette l’ideale, il motivo del gruppo, cosa questa che rafforza il potere stesso. In definitiva per aumentare il potere serve: Ordinare, Incentivare, Ispirare. Ordinare: per dare un ordine, anche perentorio deve esserci un motivo, una giustificazione. Incentivazione: per ottenere deve esserci una incentivazione. Ispirazione: questa viene per ultimo, come compromesso infatti prima abbiamo un ordine cui segue una incentivazione di seguito si può avere un’ispirazione, un’ideale, ma che è il compromesso e la sommatoria dei tre capisaldi. Questo complesso varia a seconda delle difficoltà del momento. Nell’organizzazione militare vanno bene queste tre forme: l’ordine (c’è la paura della punizione); l’incentivazione (una medaglia al valor militare); l’ispirazione che è un qualche cosa al di la dei due motivi precedenti perchè questi non bastano a decidere un soldato a sacrificare la vita (l’idealismo dell’eroe). Esaminiamo altri aspetti della leadership o meglio dell’arte del comando, perchè il comando è un’arte ispirata dalla creatività individuale. Sono stati studiati gli aspetti storici addirittura dei tempi delle tribù. Cosa aveva un capovillagio per essere un capo e dare comandi? I motivi possibili sono: per tradizione, per carisma, per senso burocratico. Ma il vero capo si distingueva per 1° la Generosità: dava e concedeva 2° ricercava responsabilità assumendosi anche quelle di altri 3° il senso del trascendentale: come capo non doveva sentirsi responsabile per non diminuire le sue capacità. Il Macchiavelli affermava che un vero capo non deve avere onestà purezza scrupoli ecc perchè con queste doti perde la sua freddezza del comando. A questo punto si fa una domanda, il capo deve amare i suoi uomini? In guerra la risposta può essere no, infatti in parte non deve amarli altrimenti quando prende la decisione di sferrare un attacco sapendo di perdere una notevole percentuale di uomini come potrebbe dare questo ordine? Il capo deve essere freddo nelle proprie decisioni altrimenti impazzirebbe: forse a questo punto è utile credere al destino, alla fatalità, al trascendentale, a Dio. In altri casi però deve essere amato ed amare, quindi il capo deve essere un attore che veste svariate maschere al fine di non perdere la fiducia sugli altri, fiducia che gli altri gli hanno dato. La situazione come può essere gestita? Si può rappresentare come una serie di cartelline che si intersecano, o delle sfere che si uniscono perchè esiste una struttura formale , ma anche una struttura informale dove i diversi componenti si intersecano. Vediamo come l’organismo informale può essere rappresentato; c’è 1°) un simbolismo, come le bandiere, 2°) una ritualità, vedi la chiesa nei suoi riti, 3°) la rappresentabilità, vedi l’importanza dell’individuo determinata dalla più o meno vicinanza al capo nelle pubbliche manifestazioni, oppure il posto che si occupa a tavola ecc. In questa struttura il simbolo è molto utile, ma diventa inutile o addirittura dannoso quando perde il suo valore iniziale che ha ispirato gli uomini e da mezzo diventa il fine; inoltre non possiamo dimenticare la visualità, del come si presenta il capo. Questa struttura informale esiste sempre nella varie situazioni reali? La risposta è si e si fa l’esempio del carcere dove, al di là di quella struttura formale statica legale, ne esiste una informale che rispetta le regole illustrate precedentemente, per cui c’è un capo, una leadership che domina su tutti i carcerati.

A questo punto iniziano le domande e sintetizzando si può affermare che il singolo è creativo, e ci può essere una compenetrazione nel gruppo, ma l’individuo solo senza contrapposizione al gruppo è inutile. Il leader sfrutta il contributo individuale ma nelle regole del gruppo. E’ giusto che sia così, perchè un gruppo troppo compatto non produce, quindi deve esserci la contrapposizione, perchè è tramite la spinta individuale, nel rispetto del gruppo, che avviene la ricerca del miglioramento, fino anche a sovvertirne gli scopi però sempre rispettando le regole del gruppo.

Si è parlato di organizzazione: deve essere compatta, unita, verticalista, oppure anche decentrata? Si fa l’esempio della chiesa. Per poter controllare l’organizzazione mondiale deve essere decentrata, ma necessita la compattezza e questa si ottiene con l’ideologia.. Infatti la chiesa teme soprattutto la rottura ideologica come l’eresia e lo scisma perchè farebbe perdere la solidità strutturale.

Dopo i sentiti applausi il Presidente omaggia l’oratore, con simboli formali (la medaglia del Club), e ringrazia tutti.
       Il presidente consegna la medaglia del Club al comandante Volpe

 

Di seguito un pensiero dell'amico Gifford che ha già inviato via e-mail ai soci

Per Confucio la collana non è composta dalle perle ma dal filo che le tiene insieme, parafrasando questa frase si può sostenere che di una Organizzazione non è composta dalle persone ma dalle relazioni che stabiliscono fra di loro. Le relazioni umane non appartengono solo all'alveo della razionalità e non sono, dunque, formalizzabili per decreto.
Essere leader, in estrema sintesi, non significa possedere particolari competenze tecniche e abilità strumentali non è sufficiente occupare posizioni organizzative ma è necessario sviluppare specifiche capacità relazionali.
In tale contesto Leadership e management non sono sinonimi, anche se spesso vengono usati come tali. Ciò non tanto perché la leadership sia mistica o misteriosa e riservata a pochi eletti per nascita, ma perché si pone obiettivi diversi e, di conseguenza, segue modelli comportamentali e paradigmi mentali differenti. In sostanza, le differenze fra manager e leader sono quelle che intercorrono tra chi subisce il contesto lavorando al suo interno, con i metodi e gli strumenti che gli sono dati (organizzazione), e chi, invece, lo domina, scoprendo, sviluppando e sfruttando nuove opportunità (orientamento).
Il termine per anni ritenuto desueto e retorico sta tornando pesantemente alla ribalta. Si riscopre che il dirigere uomini non equivale a far funzionare macchine ma che serve qualche cosa di più della professionalità specifica. Per governare uomini non serve solo conoscenza ma istinto, colpo d'occhio direbbe Napoleone. Perché non serve dare ordini ma "farsi obbedire".
Se è vero che il compito fondamentale di un leader è di innescare sentimenti positivi nelle persone che gestisce, ecco allora che le doti di conoscenza e consapevolezza di sé, di fiducia, di entusiasmo, di flessibilità e di empatia fanno parte del suo corredo personale. Sappiamo oggi che tali doti derivano dalla nostra intelligenza emotiva, cioè dalla corretta gestione del personale bagaglio di emozioni e sentimenti.
 

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