ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto del 9 Gennaio 08   Conviviale del 16 Gennaio 08     Caminetto del 23 Gennaio 08    Conviviale del 30 Gennaio 08
 
CAMINETTO DEL 2 GENNAIO 2008
 
Caminetto del 2 Gennaio 08

Questo caminetto, dopo le feste Natalizie e dell’ultimo dell’anno, è stato dedicato al brindisi ben augurale per l’anno 2008 e a vari colloqui sia su argomenti rotariani che di altro tenore, sempre in chiave confidenziale. Arrivederci al caminetto del 9 Gennaio con l’amico Arrigo Rispoli ( RC Fiesole) che ci intratterrà sull’argomento "La Convention di Los Angeles".

 
CAMINETTO DEL 9 GENNAIO 2008
 
Proiezione dei vari momenti del programma Convention 2008 Il tavolo della Presidenza Soci intenti ad un interessato ascolto
 
Relazione Rispoli

 

Il caminetto si è svolto con la visita e relazione di Arrigo Rispoli, Presidente della commissione distrettuale sul convegno internazionale.
Quest'anno il convegno si svolgerà a Los Angeles dal 15 al 18 Giugno. Rispoli ha illustrato il programma di viaggio e pernottamento, che inizierà con partenza da Roma. Il pacchetto completo include anche visite a Niagara e Las Vegas. Durante la trasferta negli USA sono previste conviviali con i Club Rotary locali. Sono rimasti pochissimi posti disponibili, quindi chi fosse interessato è pregato di contattarlo quanto prima.
Rispoli ha elogiato anche i ragazzi del Rotaract che parteciperanno con 10 elementi.

Sarà Los Angeles quest'anno ad ospitare la Convention internazionale del Rotary e sarà Arrigo Rispoli, presidente della Commissione Congresso Internazionale, ad organizzare - come bene ha fatto per gli altri congressi, nelle precedenti annate - il viaggio dei rotariani del nostro Distretto che vorranno essere a Los Angeles. Le tappe del viaggio saranno partenza dall'Italia il 10 giugno e rientro il 21 giugno, con visite a New York (3 giorni), alle Cascate del Niagara, a Los Angeles e infine a Las Vegas. Partecipare a una Convention Internazionale è un'esperienza unica, e speriamo che anche quest'anno il gruppo del 2070 sia numeroso. Ma anche vivere un viaggio in località piene di fascino come New York, Los Angeles e Las Vegas, facendo sosta a quel trionffo della natura che sono le Cascate del Niagara, è un'emozione unica.
Per il programma dettagliato, l'invito del Presidente R.I. e notizie utili vai a "eventi internazionali"(clicca qui)

 
2008: una Convention tra le stelle
È iniziato il conto alla rovescia per l'appuntamento con una Convention che si annuncia particolarmente spettacolare.
Los Angeles rappresenta il palcoscenico ideale per il congresso annuale del Rotary International.
Proprio come la famiglia del Rotary, questa metropoli abitata da 3,8 milioni di persone è un agglomerato etnico e cosmopolita. Seconda tra le città americane per estensione, è un centro vibrante e in continua attività, famoso non solo per l'industria cinematografica ma anche per pittoreschi sobborghi affacciati sull'oceano, le spiagge e i villaggi turistici.
Il mondo conosce Los Angeles attraverso le fastose immagini hollywoodiane, con le luci al neon dei suoi teatri e locali notturni, la cerimonia degli Oscar, le stelle con i nomi dei divi incastonate sui marciapiedi. Ma la "città degli angeli" non è solo cinema, palme e sole. È anche un importante centro commerciale e culturale, noto per le arti, la cucina, la moda e il turismo e sede di rinomati istituti scientifici e di ricerca.
Fra le città affacciate sul Pacifico, Los Angeles conta una delle popolazioni più diversificate etnicamente, senza una maggioranza specifica ma con comunità provenienti da oltre 140 Paesi e che parlano 86 lingue. Durante il vostro soggiorno sarete accolti dal clima di tipo mediterraneo e dalla calorosa ospitalità dei numerosi Rotariani che vi abitano: oltre 8.600 Soci, appartenenti al 182 Club presenti in un raggio di 70 km dal centro città, Il congresso stesso è organizzato dai 375 Club, con oltre 18.000 Rotariani, compresi nei sette Distretti della California e del Nevada.
Per i nuovi congressisti la International Fellowship of Rotarian Convention Goers organizzerà due sessioni di orientamento per i partecipanti alloro primo congresso rotariano. Entrambe le sessioni si terranno il14 giugno al Los Angeles Convention Center.
Al momento dell'iscrizione, specificate se questo è il vostro primo congresso internazionale. In tal caso, sebbene la disponibilità sia limitata, cercheremo di mettervi in contatto per e mail con Rotariani dei Distretti ospiti ai quali potrete richiedere informazioni su Los Angeles e sul congresso in generale.
Perchè partecipare?
La partecipazione al Congresso rotariano permette di verificare di persona l'impatto del Rotary nel mondo e di rafforzare l'impegno nei confronti del servire. E constatando come il Rotary sia condivisione, i vostri ospiti potranno scegliere di diventare Rotariani. Altri buoni motivi per venire a Los Angeles ne12008:
. Progetti di servizio - Una visita agli stand vi consentirà di esaminare l'operato dei Club e dei Distretti e di trovare partner per progetti o scambi internazionali
. Fondazione Rotary - L'iniziativa PolioPlus e gli altri programmi delle Fondazione, volti a promuovere la missione di pace del Rotary tramite l'azione umanitaria, saranno presentati in dettaglio durante le sessioni plenarie e i seminari informativi.
. Formazione dei futuri dirigenti dei Club Conoscere di persona i Soci e i dirigenti Rotariani del Distretto è il primo passo per allargare i propri orizzonti e partecipare più attivamente alle vita distrettuale.
. Amministrazione del Club - Il seminario dedicato ai presidenti entranti e il pranzo che segue saranno occasioni di incontro e di scambio di idee con i colleghi.
. Per chi viaggia con la famiglia - Con tutto quello che c'è da fare a Los Angeles e in California, prima o dopo il congresso sarà possibile organizzare una vacanza memorabile per tutta la famiglia.

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CONVIVIALE DEL 16 GENNAIO 2008
 
Per rendere più familiare la riunione, i soci si sono riuniti davanti al tavolo della Presidenza
Una panoramica dei soci che ascoltano la relazione dell'amico Ardito
 

Conviviale del 16 Gennaio 08

 

E’ da rimarcare la situazione meteorologica della serata: tempo veramente brutto, una serata burrascosa con pioggia a dirotto.

Dopo la cena l’amico Ardito ci ha intrattenuto sull’esperienza personale di Governatore. Ha evidenziato due cose salienti che meritano di essere rimarcate e sottolineate per far comprendere l’esperienza che acquisisce un rotariano durante l’espletamento della carica di Governatore.

Primo, gli ha consentito di conoscere molte persone, sia in ambito distrettuale, sia interdistrettuale.

Inoltre, durante questa esperienza, partecipando alla Convention di Los Angeles, ha potuto constatare una dimensione molto diversa e più ampia del Rotary di quanto siamo abituati in sede locale.

Questa è la sintesi di ciò che ha detto, dato che è stato efficientissimo nel sintetizzare al meglio la sua relazione.

 

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CAMINETTO DEL 23 GENNAIO 2008
 
Il tavolo della Presidenza durante il Caminetto del 23 Gennaio 08
 
Questo caminetto è stato dedicato alla commemorazione del compianto amico Ettore Barale. Al socio Sergio Bartorelli, che più di tutti ha avuto contatti a livello umano e professionale quando era amministratore della Clinica San Rossore, è stato affidato il compito di ricordare la figura di Ettore Barale. Ecco quanto ha detto:


Cari amici,

ETTORE BARALE era nato a Pisa il 14 Settembre 1950, il 4 Aprile si laurea in Medicina e Chirurgia con il massimo dei voti e dal novembre dello stesso anno diviene assistente presso la Clinica otetrica Ginecologica dell’Universita’ di Pisa. Nel 1978 si reca in qualita’ di ricercatore a Edimburgo dove ha il compito di organizzare il centro di Diagnosi prenatale e dicografia.

Dal 1979 e’ responsabile del centro di diagnosi prenatale e ecografia della clinica ostetrica di Pisa.

Nel 1983 esegue per primo al mondo un intervento su un feto di 24 settimane. Nel 1989 riceve d Prof. Fioretti l’incarico di organizzare il Centro per la Riproduzione assistita presso la clinica ostetrica di Pisa.. Per questo motivo dal 93 Aal 95 lavora in qualità di ricercatore presso l’Università di California a Irvine-Los Angeles. Successivamente e’ responsabile del Centro di riproduzione assistita dell’Università di Pisa e da 1999 è presidente della Chianciano salute SpA Centro di chirurgia ambulatoriale e di diagnosi prenatale a Cianciano Terme.

Ho conosciuto Ettore Barale con il quale ho avuto un rapporto di lavoro e di amicizia quando ero amministratore delegato della casa di cura San Rossore, Egli aveva nella stessa casa di cura uno studio dove svolgeva una intensa attività professionale. Di lui avevo apprezzato il carattere risevato, serio e il profondo senso critico, tali qualità hanno contribuito a instaurare ottimi rapporti sia con i colleghi che con i pazienti. Ettore, uomo profondamente cattolico, era sposato con due figli. Per le sue qualità,quando fondammo il nostro club, De Felice ed io lo ritenemmo meritevole di essere inserito tra i soci fondatori.

Dopo laureato si iscrive al corso di specializzazione di Ostetricia e Ginecologia di cui nel corpo docente faceva parte anche un nostro socio.

Terminato il corso di specializzazione con il titolo di medico interno prima e di ricercatore poi era entrato a far parte dell’equipe della clinica ostetrica perfezionandosi soprattutto nella diagnostica ad immagini (Ecotomografia)e in un breve periodo si era affermato come uno dei migliori consulenti nell’ambito della diagnostica prenatale e ginecologica.

Posso dirvi che per diversi anni, per la sua elevata professionalità clinico-chirurgica ha prestato la sua opera presso l’Ospedale militare americano al Calabrone e dopo che questo è stato smantellato ha continuato ad avere incarichi dalle autorità del Campo Derby per continuare ad assistere il le pazienti (mogli dei militari americani) presso la Clinica San Rossore.

Gli interessi professionali del Dott. Barale però non erano limitati soltanto alla diagnostica strumentale, ma abbracciavano altri importanti settori di tutta la disciplina ostretico-ginecologica e questo la testimonia la produzione scientifica di numerose pubblicazioni ad elevato contenuto di originalità nel campo professionale.

Il settore al quale negli ultimi anni della sua breve vita ha rivolto gran parte delle sue energie e dal quale ha ottenuto le affermazioni più importanti è stato quello delle tecniche per la procreazione assistita .

Infatti dopo aver frequentato per un anno l’importante scuola di Edimburgo e successivamente aver mantenuto contatti tecnico-professionali con gli scienziati scozzesi è stato inviato dal Dipartimento della procreazione assistita e dell’età evolutiva della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa ad installare ex-novo ed assumere la direzione di una unità operativa presso la USL Versilia di Viareggio.

Sono da attribuire all’elevata professionalità e alla profonda sensibilità i risultati certamente uguali se non superiori a quelli dei centri ben più importanti ottenuti in questo campo come è opinione sia degli addetti ai lavori che degli assistiti.

Aveva inoltre esteso la sua attività professionale anche presso una clinica di Fiuggi costituendo una società per lo svolgimento dell’attività di procreazione assistita. Questo evidenzia anche le sue caratteristiche manageriali. Malauguratamente la malattia che lo ha colpito è stata fatale altrimenti, probabilmente, avremmo sicuramente sentito parlare di lui.

 

C’è stato un unanime caloroso e sentito applauso alla memoria del caro scomparso, e ci siamo alzati per un minuto di raccoglimento in sua memoria. Sono intervenuti molti soci che lo hanno conosciuto ed hanno avuto rapporti umani e di lavoro con lui, vedi Diara all’Unico del Versilia, Pallini, che lo volle con la collaborazione di Bizzarri al nuovo ospedale della Versilia, o il Neri che ha ribadito la fiducia dell’Ateneo pisano permettendogli la professione, sempre come universitario, in un ospedale al di fuori delle cliniche universitarie, e rinnovandolo anno dopo anno. E’ stato ricordato da Gazzini il Barale giovane boy scout, ma più toccante è stata la testimonianza di Poli che lo ha seguito negli ultimi periodi della malattia, che ha affrontato con coraggio e serenità.

Prima di chiudere il caminetto, il Presidente ha ricordato gli appuntamenti futuri sia della conviviale del 30 Gennaio che i tre caminetti di Febbraio e la conviviale in cui parlerà il Prof. Pierluigi Barrotta, Director Italian Cultural Insitute sul tema "L’Italia vista dalla Gran Bretagna e la Gran Bretagna vista dall’Italia" (vedi programmi. CLICCA QUI). A questo punto suona la campana a chiusura della serata.

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CONVIVIALE DEL 30 GENNAIO 2008
 
Un'ampia carrellata dei tavolo occupati dai soci ed ospiti in attesa della interessantissima disquisizione che farà Bernardini dal titolo ""Pisa dalle origini alla caduta della repubblica".
Il tavolo della Presidenza: il Presidente che fa le comunicazioni del caso e l'amico Bernardini che parla.
 
Dopo la cena, il Presidente ci aggiorna con le comunicazioni: di seguito invita il socio Bernardini a parlarci dell'argomento scelto "Pisa dalle origini alla caduta della repubblica". Cede la parola all'Oratore

Pisa dalle origini alla fine della repubblica.

Per parlare della fondazione di una città bisogna anzitutto tener presente alcune cose. Anzitutto che le città non nascevano, come dicono le leggende e che non si potevano affermare in pochi lustri. La leggenda di Romolo che decide di fondare Roma e prende l’aratro per tracciare il solco del perimetro è un tipico esempio di queste fondazioni leggendarie. In realtà, in un luogo favorevole ai traffici terrestri e marittimo allo sviluppo dell’agricoltura e della pastorizia o in buona posizione strategica, nasce per prima un piccolo nucleo abitativo che attraverso i secoli diventerà una città più o meno importante, secondo il destino che i suoi abitanti sapranno realizzare per la stessa. Nel caso di Pisa bisogna anche tener conto della morfologia del terreno esistente 10 / 12 secoli aC.quando si ritiene che possa essersi formato il primo nucleo abitativo, il piccolo villaggio che ha dato origine a Pisa. Immaginate di essere in un punto dei monti pisani dal quale sia possibile vedere quello che oggi è chiamato il verde piano di Pisa. Vedreste un vasto golfo delimitato dai monti pisani a nord, e le colline livornesi a sud, golfo semichiuso a sud-ovest dai poggi di Coltano e Castagnolo, e a nord-ovest dai tomboli della sterpaia. Infatti il fiume Arno, che aveva come affluente anche il fiume Serchio, si gettava in mare con delta molto ampio che si apriva in diversi rami per cui la pianura era costituita da un insieme di profonde lagune inframmezzata da isolotti. L’Arno nel suo percorso verso il mare era delimitato da due spalloni e alcuni millenni prima dell’era volgare sui bassi fondali della riva destra del braccio principale dell’Arno si formò una barena di sabbia e ciottoli, impastata d’argilla, alta sei sette metri rispetto al pelo del mare, dovuta alle azioni combinate delle torbide dell’Arno e delle mareggiate provocate dal libeccio. Questa barena aveva una forma grossomodo trapezoidale delimitata dal fiume a sud, dell’attuale via Maffi a nord, dai Borghi e da via Carducci ad est e dall’attuale via S. Maria a ovest. La barena per le torbide del fiume finì per saldarsi agli spalloni della riva destra del fiume e sulla stessa, 10 / 12 secoli prima di Cristo, si ritiene sia nato il primo piccolissimo nucleo abitativo che ha dato origine a Pisa. La domanda è : chi furono coloro che dettero vita a questi piccolo insediamento? Quasi sicuramente dei marinai. Infatti il luogo dove sorse il primo nucleo abitativo di Pisa era difficilmente raggiungibile dalla terraferma, essendo in più punti gli spalloni del fiume tagliati dalle piene e inoltre non c’era terra da coltivare, né spazio per la pastorizia. Quindi tutto lascia ritenere che i primi uomini che si stabilirono su questa barena fossero dei marinai che vi crearono un rifugio, un ricovero, uno scalo per gli approvvigionamenti e quanto altro serva alle navi ed ai naviganti. Per i naviganti dell’epoca il vero porto – rifugio era la bocca di un fiume e per coloro che percorrevano le rotte provenzali ed iberiche del Mar Tirreno al Rodano, di fiumi idonei a riparare le navi dalla furia del mare, a tirare gli scafi sulla spiaggia con i mezzi allora a disposizione, a consentire il rifornimento d’acqua e di viveri per l’equipaggio ne esistevano tre: il Tevere, l’Arno e il Rodano e poiché queste rotte erano percorse prevalentemente da greci è molto probabile che questi marinai che si stabilirono sulla barena 10 / 12 secoli prima di Cristo, fossero greci. Questo non vuol dire che Pisa sia stata fondata dai greci perchè certamente subì quasi subito una forte influenza etrusca che aveva nella vicina Volterra una potente lucomonia a cui faceva comodo, vista la scarsa propensione degli etruschi per la navigazione e le cose di mare, di tenere sotto la sua influenza una popolazione dedita invece alla vita di mare. Finita la potenza etrusca arrivò per Pisa la dominazione romana che esaltò la funzione del suo scalo perchè i romani ne fecero il terminale dei loro traffici mercantili nel Tirreno e la base da cui partivano e tornavano le legioni. Dopo la fine della potenza di Roma, Pisa fu invasa dai barbari di varie stirpi e poco conosciamo della funzione del porto pisano in tale periodo. Dopo i Goti nel 569 d.C. arrivarono i Longobardi il cui regno durò circa due secoli fino al 774 d.C. quando arrivarono i nuovo dominatori Franchi che costituirono il Marchesato di Toscana, denominato Tuscia e con loro il porto pisano iniziò gradatamente a riprendere importanza. Le notizie che abbiamo su Pisa fino alla fine del X secolo sono scarse e per lo più dovuto ad analisti di epoche posteriori ma si può affermare che fin dall’inizio del IX secolo solo Pisa , nella Tuscia, era in grado di fornire gli uomini e le navi per allestire una flotta potente. Infatti nei secoli IX e X i pisani a causa del crescere delle scorrerie degli Arabi, si erano organizzati costruendo una " compagnia " che fu il primo nucleo dell’autonomia cittadina nella quale armatori mercanti e nobili si unirono per allestire una flotta capace di condurre un’ampia offensiva contro i pirati arabi, sia sul mare sia nelle loro basi di partenza. Pisa iniziò così uno scontro con la marineria musulmana che si protrarrà per secoli. All’inizio del IX secolo, nell’820 d.C., il Conte Bonifacio governatore della Tuscia e della Corsica, che ha dato il nome allo stretto che separa la Corsica dalla Sardegna, allestì una flotta in larga parte pisana per una ardita spedizione sulle coste dell’Africa Settentrionale per distruggere i pirati Saraceni che infestavano il Tirreno. Lo scontro fu particolarmente significativo nel periodo tra il X e il XII secolo quando Pisa contribuì in maniera determinante all’abbattimento della potenza islamica nel Mediterraneo conducendo nei loro componenti un’ampia offensiva nell’Italia Meridionale, in Sardegna, in Corsica, in Africa e dopo la prima Crociata (1096 – 99) anche in Levante. Pisa tuttavia non fu solo la patria di abili, ma avidi mercanti, o di coraggiosi, ma rozzi, navigatori guerrieri. Fu anche all’avanguardia nel settore della cultura, maestra e patria di uomini che in tutti i campi dell’arte hanno lasciato esempi insuperati. Leonardo Fibonacci aprì all’occidente la scienza dei numeri. Gli architetti Buscheto e Rainaldo (il Duomo), Diotisalvi (il Battistero) Bonanno (il Campanile) e Giovanni di Simome (il Camposanto) furono i geniali artefici della "Piazza dei Miracoli". Scultori come Nicola e Giovanni Pisano hanno reso Pisa, nel mondo, maestri del Gotico Italiano e pittori come Giunta Pisano l’hanno resa famosa per le sue croci. La potente e ricca repubblica pisana, il cui aiuto fu richiesto da papi e imperatori, politicamente fu ghibellina e fedele all'impero al quale legò il suo destino fino all'olocausto. La fedeltà all’impero provocò l'isolamento di Pisa che si trovò a dover affrontare, per mare, la crescente potenza di Genova e, per terra, le coalizioni antipisane delle leghe guelfe guidate da Firenze e Lucca , e quasi sempre quella del papato. Nella seconda metà del duecento le fortune della repubblica pisana cominciarono a declinare anche se continua ad essere una grande potenza come dimostrò il 4/9/1260 alla battaglia di Montaperti, quella che fece l'Arbia colorata di rosso, dove una lega ghibellina guidata dai pisani sconfisse la lega guelfa guidata dai fiorentini. I ghibellini vittoriosi volevano distruggere Firenze ma purtroppo ne furono dissuasi da Farinata degli Uberti, capo dei fuorusciti ghibellini fiorentini,che a Montaperti avevano combattuto nella lega ghibellina. Dopo la sconfitta di Montaperti il pontefice Clemente IV chiamò in Italia Carlo d'Angiò che nel 1266 a Benevento sconfisse e uccise Manfredi figlio naturale dell'imperatore Federico II.. Due anni dopo, nel 1268, il sedicenne Corrado V (Corradino) ultimo discendente della casa Sveva degli Hohenstaufen in quanto figlio di Federico II e di Elisabetta di Baviera, scese in Italia per riconquistare il regno delle due Sicilie. Ancora una volta Pisa fu a fianco degli Svevi e l'esercito imperiale per una ingenuità perse una battaglia che aveva già vinto. La disfatta si trasformò in una rovinosa fuga e Corradino, Federico d'Austria e il settantenne conte pisano Gherardo che comandava le forze pisane dell'esercito imperiale, a causa di un tradimento vennero catturati mentre tentavano di raggiungere la flotta pisana. Due mesi dopo tutti e tre vennero decapitati nella piazza del mercato di Napoli con una decisione che fece inorridire il mondo civile. La tragica fine di Corradino ispirò anche Aleardo Aleardi un famoso poeta dell'ottocento. L'uccisione dell'ultimo svevo dette un colpo mortale alla causa Ghibellina e nel 1282 si riacutizzarono gli scontri tra Genova e Pisa per la supremazia marittima nel tirreno e nelle sue isole. Si arrivò così allo scontro decisivo che ebbe luogo il 6 agosto 1284 alla Meloria e nello stesso, come e' noto, Pisa fu sconfitta. Questa sconfitta eliminò Pisa come grande potenza marinara, ma non la fine della sua attività marittima commerciale,nè quella di città con un ruolo da protagonista nella politica italiana. Nel trecento Pisa conseguì ancora importanti successi. Sotto la guida di Uguccione della Faggiola sconfisse Lucca nel 1314 e l'anno dopo, presso Montecatini, una lega Guelfa composta prevalentemente da Firenze e dal regno di Napoli. Nel 1342 conquistò Lucca e tutto il suo territorio che per quasi mezzo secolo passarono sotto il suo dominio (Moneta). Dovette invece lamentare la perdita della Sardegna (1326) dopo una logorante guerra con il regno D’Aragona.. A indebolire la posizione di Pisa contribuirono anche le lotte intestine che nel XIII° secolo coinvolsero le grandi casate dei Visconti e dei Conti della Gherardesca. Per porre fine ai disordini derivanti dalle lotte fra queste due fazioni il popolo nel 1254 (1284) impose un proprio govrno presieduto da una nuova magistratura (il consiglio degli anziani composto da 12 membri di cui 3 eletti per ogni quartiere in cui si divideva Pisa) la quale gradualmente limitò i poteri del Podestà. Nel secolo successivo, a metà del trecenti, si fronteggiarono due fazioni dette dei Raspanti e dei Bergolini. I nobili costituivano il partito dei Raspanti che era così detto perchè per voce pubblica erano accusati di "raspare" dall’erario pubblico. I Bergolini erano il partito del popolo, dei commercianti, degli artigiani ecc, oggi diremmo della classe imprenditrice ed erano così chiamati perchè tra i suoi aderenti c’era la potente corporazione dei "navicellai" le cui imbarcazioni erano chiamate Bergoli". Da un punto di vista politico la divisione era tra coloro che erano favorevoli ad un accordo definitivo con Firenze, e quelli che ritenevano le condizioni di questo accordo una specie di nodo scorsoio destinato, senza ricorrere alle armi, a soffocare lentamente Pisa. Nel 1392 il signore di Pisa Pietro Gambacorta che da decenni conduceva una politica di modus vivendi con Firenze venne tradito e assassinato da Jacopo d'Appiano che prese il potere. sette anni dopo, nel 1399, Gherardo d'Appiano, succeduto a Jacopo, vendette la città a Giangaleazzo Visconti il cui erede;divenuto signore di Pisa nel 1402, la vendette ai fiorentini nel 1405. Il popolo pisano si ribellò a questo tradimento, cacciando dalla città sia i Visconti che i fiorentini i quali reagirono assediandola con un potente esercito. L'ultima disperata,orgogliosa, ma impari lotta di Pisa si protrasse per oltre un anno,dall'agosto del 1405 al 9 ottobre 1406 ma alla fine dovette soccombere a quello che era ormai un inevitabile destino.la dominazione fiorentina fu particolarmente vessatoria costringendo migliaia di pisani ad abbandonare le proprie case e a cercare rifugio in terre straniere (diaspora - alliata). I pavidi dominatori vollero una città semideserta di abitanti, per tenerla meglio e piu' facilmente soggetta. Un contemporaneo ci ha lasciato questa testimonianza: "essi ci tolsero i nostri tesori piu' cari:l'onore delle nostre donne,i codici delle leggi,la sacra cintola del duomo. Essi hanno reso Pisa dalla piu' nobile che era, la piu' misera del mondo: hanno raso al suolo i suoi magnifici palazzi e le sue superbe torri, han distrutto intere contrade con le loro chiese, han trasformato Pisa in una palude e in una spelonca di ladroni. E per timore dei pisani, benché vinti e" spogliati, ci hanno disperso per il mondo come i giudei. Passarono quasi 90 anni e nel 1494 Pisa, approfittando dell’arrivo di Carlo VIII re di Francia con il suo esercito,si ribellò al gioco di Firenze e affrontò per circa 15 anni, dal 1494 al 1509, una impari lotta contro un avversario che disponeva di mezzi e di forze molto superiori. Fu una guerra in cui uomini e donne di tutti i ceti sociali lottarono con grande coraggio e forza d'animo riuscendo a resistere per ben 15 anni ma alla fine nulla potè il valore contro la forza. Se Pisa non riuscì a mantenere la sua indipendenza comunale anche Firenze stava per seguire lo stesso destino. Infatti circa 20 anni dopo nel 1531, anche la repubblica di Firenze fu abbattuta dalle armate imperiali e papali.

 
- IL MONTE CIRCELLO. (Canto di Aleardi Aleardi)
 
Un giovinetto

Pallido, e bello, con la chioma. d' oro,

Con la pupilla del color del mare,

Con un viso gentil da sventurato.

Toccò la sponda dopo il lungo e mesto

Remigar de la fuga. Avea la sveva

Stella d' argento sul cimiero azzurro,

Aveva l' aquila sveva in sul mantello ;

E quantunque affidar non lo dovesse,

Corradino di Svevia era il suo nome.

Il nipote a' superbi imperatori

Perseguito venia limosinando

Una sola di sonno ora quieta.

E qui nel sonno ei fu tradito; e quivi

Per quanto affaticato occhio si posi

Non trova mai da quella notte il sonno.

La più bella città de le marine

Vide fremendo fluttuar un velo

Funereo su la piàzza; e una bipenne

Calar sul ceppo, ove posava un capo

Con la pupilla del color del mare,

 

 

 

Pallido, altero, e con la chioma d’oro.

E vide un guanto trasvolar dal palco

Sulla livida folla; e non fu scorto

Chi 'I raccogliesse. Ma nel dì segnato

Che da le torri sicule tonaro

Come Arcangeli i Vespri, ei fu veduto

Allor quel guanto, quasi mano viva

Ghermil' la fune che sonò l' appello

Dei beffardi Angioini innanzi a Dio.

Come dilegua una cadente stella,

Mutò zona lo svevo astro e disparve.

E gemendo l' avita aquila volse

Per morire al natio Reno le piume ;

Ma sul Reno natio era un castello,

E sul freddo verone era una madre,

Che lagrimava nell' attesa amara :

"Nobile augello che volando vai,

Se vieni da la dolce itala terra,

Dimmi, ài veduto il figlio mio?"

" Lo vidi

Era biondo, era bianco, era beato,

Sotto l' arco d' un tempio era sepolto."..

 

 

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