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Caminetto del 14 Maggio 08
Conviviale del 21 Maggio 08
Visita a La Spezia del 24 Maggio
2008
Conviviale del 28 Maggio 08 |
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CONVIVIALE DEL 7 MAGGIO 1008 |
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Il tavolo della presidenza con il Col. Luchini ed il Ten. Col. Amadio |
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Una parte dei tavoli dei soci. L'amico De Felice Carmine che presenta il
Col. Luchini |
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Il Presidente Anselmi e l'oratore Luchini che ringrazia. Il momento
dello scambio degli omaggi tra il Presidente e l?oratore. |
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Conviviale del 7 Maggio 2008
Il Presidente saluta gli ospiti, l’oratore Col.
Lupini, il ten. Col, Amadio, il prof Micheletti e Signora, il prof
Zocchi. Ci ricorda che buona parte della rappresentatività
all’estero
dell’Italia è legata alla partecipazione delle nostre forze armate in
missioni di pace. Queste missioni hanno un carattere umanitario che
tende a rivalutare quello che si può definire il capitale umano. Da
l’incarico all’amico De Felice, in passato comandante della scuola
paracadutisti Folgore, di fare gli onori di casa all’oratore. De Felice
lo presenta come il comandante della scuola militare dicendo che lo
conosce fin dal ’70 quando arrivò alla brigata paracadutisti. Per
sottolineare il valore dell’oratore fa un rapido excursus delle missioni
che ha fatto con i suoi paracadutisti, dal Libano, all’Iraq, in Bosnia,
nel Kosovo, la missione "Anica Babilonia" del 2004 – 2006 ecc. Il suo
curriculum è lunghissimo ma vanno sottolineate non le numerose presenze
in missioni, ma il modo con cui le ha condotte, da vero militare con
l’umanità di un uomo: il tutto fatto con volontà ed entusiasmo. E’ un
figlio d’arte, figlio di un eroe della seconda guerra mondiale.
Ringrazia il Col. Lupini di avere accettato l’invito, e gli cede la
parola.
Questi si dichiara contento del posto che occupa,
delle persone che lo circondano, della cittadinanza che lo ha ben
accolto con stima. Parlerà delle missioni e delle attività sportive dei
suoi paracadutisti: confessa che a volte, in queste, si presentano
difficoltà notevoli ma con un pò di ottimismo si possono superare
ostacoli operativi. Essendo a capo di un corpo speciale, molte volte
deve partire con i suoi uomini in missione per primo. Quando partono
hanno un bagaglio informativo dato dai rapporti e dalle cronache, ma, a
volte, quando si trovano sul posto si accorgono che la realtà è a volte
completamente diversa. Prima dell’esposizione ci fa vedere la foto del
centro sportivo militare e promette di farci toccare con mano le
attrezzature sia militari che sportive. Entra nel vivo delle "Missioni
all’estero": le domande più frequenti che la gente si pone sono
PERCHE’: COME : DOVE: CHI: COSA.
PERCHE’
è necessaria la missione? in ultima analisi solo per la sete di
potere: in una nazione vi sono diversi gruppi che si contendono il
potere per cui scatenano una guerra non condivisa dalla popolazione che
in realtà convive pacificamente nei vari gruppi etnici. Quindi solo
guerra di potere mascherate da fittizi problemi politici, religiosi,
etnici. Viene fatta una esagerata pressione da parte degli organi di
informazione e dalle organizzazioni umanitarie che spingono la comunità
internazionale a promuovere operazioni militari per concorrere a
ristabilire condizioni di pace e di rispetto dei diritti umani. In
alcuni casi si verifica il timore che regimi regionali possano essere
ritenuti pericolosi e destabilizzanti; per questo, in alcune nazioni che
si sentono minacciate, si innescano dei processi di autodifesa avviando
delle operazioni preventive (eventualmente sensibilizzando vari
organismi internazionali) da cui nascono operazioni militari che posso
essere sostenute o meno dalle organizzazioni internazionali. Per questo
le nazioni che partecipano devono rendere conto all’opinione pubblica e
vi sono stati che partecipano solo su richiesta dall’ONU. COME
sono queste missioni, come si classificano, come si preparano, come
si conducono? Per quanto riguarda la classificazione la missione può
essere fatta con reparti militari, ma importante è la partecipazione
degli osservatori dell’ONU che la devono giudicare e giustificare. Si
hanno varie sorprese, come la scoperta che nella fossa comune di
Serajevo, che fece scattare l’intervento militare, c’erano gente morta
di morte naturale e post mortem colpiti con un colpo alla nuca per
simulare un’esecuzione (da rilevare che nella fossa comune non vi erano
bossoli) oppure la bomba nel mercato che risultò essere fatta esplodere
dai musulmani stessi contro i loro concittadini. In queste missioni
giocano un ruolo importante anche gli esperti per consulenze militari e
civili. Queste missioni possono essere organizzate dall’ONU, dalla NATO,
dalla UE, oppure per accordi multinazionali.
DOVE? Si distinguono in missioni con
reparti: in Iraq Nato training mission (NMT) del 2004 e tuttora in
corso – Ciad/RCA (European union force) – Operazione Nicole del 2007
ancora in corso – Missione KFOR Kosovo fin dal 1999 tuttora in corso –
Missione ISAF in Afghainistan dal 2003 in corso – Missione EUFOR ALTHEA
in Bosnia Erzegovina dal 2006 in corso – Missione UNIFIL "Leonter" in
Libano dal 2006 in corso.
Poi vi sono le missioni di osservazione :
UNMOGIP in India e Pakistan dal 1949 in corso – UNTSO in Siria, Israele,
Libano, Egitto dal 1958 in corso – MINURSO Sahara occidentale dal 1991
in corso – UNMIK in Kosovo dal 1999 in corso – UNMEE in Etiopia e
Eritrea dal 2000 tuttora in corso – OSCEKVM in Kosovo dal 1998 in corso
– EUMM Ex Jugoslavia dal 1991 in corso – JMM/LMC nel Sudan dal 2002 in
corso – UNOWA in Senegal dal 2004 in corso.
CHI deve fare la missione? Il contingente
militare per avere un buon esito deve avere una adeguata preparazione
che consiste nell’acquisizione di informazioni le più varie del teatro
dove andrà ad agire. Su questa base bisogna decidere cosa fare, quindi
va fatta un’analisi del compito imposto, quali mosse fare e dalla somma
di queste cose fare la scelta degli assetti da tenere. Noi latini siamo
alquanto più prudenti di altre nazioni (specie anglosassoni) e prima di
muoverci facciamo una analisi delle informazioni acquisite, studiamo
tempi e modi per attuare la missione, approntiamo i mezzi ed i materiali
necessari per il compito assegnsto e di conseguenza ne deriva la
necessità di un addestramento adeguato. Questo deve essere specifico: lo
studio degli usi e costumi per evitare problemi di comprensione con la
popolazione, lo studio di misure di prevenzione sanitaria per i militari
e anche per i civili, lo studio di tutto ciò che può essere rischioso
nell’ambiente in cui si opera. Il necessario addestramento militare può
variare da un mese a sei mesi (i paracadutisti, sempre addestrati al
massimo, nelle urgenze sono stati pronti anche in quindici giorni).
Analizzate e fatte tutte queste cosi il contingente parte per la propria
missione.
COME si deve stabilire una condotta
operativa?: Una difficoltà la troviamo nel trasferimento di autorità
al momento del cambio del contingente, stabilire accordi con i
comandanti, e di conseguenza un certo sbandamento che invoglia il nemico
a fare attentati (di norma questi avvengono in tali frangenti). Altro
momento importante sono i contatti con i comandi, gli enti, le autorità
locali: per ottenere questo accorrono dei mesi di preparazione data la
diversità di impostazione mentale, delle diverse abitudini, la
difficoltà dei rapporti e tutto questo deve essere fatto tramite
interpreti della lingua locale col rischio che, nonostante le
precauzioni, i traduttori non siano fedeli. E’ indispensabile
comportarsi sempre con gentilezza e condiscendenza, quindi un
apprezzamento della situazione che sia in certi limiti by-partisan.
Altra cosa importante è "l’Attività Informativa" per capire cosa pensa
la popolazione; a seconda di quanto e cosa dicono i capi spirituali, gli
italiani possono essere applauditi o presi a sassate. Con tutte queste
informazioni si può intraprendere una adeguata attività operativa ma
perchè questa funzioni occorre una cooperazione fra le autorità civili e
quelle militari. Altro problema è l’autosostentamento e la protezione: i
militari hanno bisogno di materiali alimentari e logistici, quindi
devono attivarsi per organizzare residenze e depositi per l’arrivo di
derrate alimentari e materiali vari.
Oberati da tutti questi problemi non si deve
dimenticare che si tratta di una missione per ridare la vita e la
libertà all’uomo, e i nostri contingenti riescono bene a farlo bene.
Allora esaminiamo che cosa ci distingue dagli altri, specie gli
anglosassoni, nelle nostre missioni all’estero. I nostri soldati, con la
preparazione avuta non trovano difficoltà con la popolazione ed hanno
rispetto per gli usi e costumi locali; da questo ne deriva il rispetto
reciproco, considerazione da parte della popolazione perchè non abbiamo
raccontato
balle, ma quel poco (le nostre missioni sono le più povere per mezzi)
che abbiamo promesso lo abbiamo mantenuto e da questo ne deriva la
fiducia. I nostri si distinguono anche per la capacità di adattamento
nelle varie situazioni logistiche, climatiche ed ambientali per cui
hanno meno stress dalla missione, hanno una forte flessibilità di
comportamento essendo adattabili, quindi anche una maggior prontezza
all’azione. Si distinguono anche per l’equilibrio innato in loro, il
buon senso che li distingue, la loro affidabilità nell’agire e
l’autocontrollo: da tutte queste qualità ne deriva l’approvazione e
l’accettazione dei nostri da parte della maggioranza della popolazione.
A proposito del rispetto degli usi e costumi presenta una coppia
musulmana in costume originale (alla fine si scopre che sono un soldato
ed una soldatessa travestiti) e spiega che in quei posti la donna è
l’unica che lavora e che non conta niente. Bisogna rivolgersi solo a
l’uomo, altrimenti commettiamo una gaffe. Le donne devono preparare il
pranzo, ma sono le ultime a mangiare ciò che resta del banchetto: questa
è l’usanza e va rispettata. Per quanto riguarda le priorità
bisogna onorare il mandato: cioè proteggere la popolazione ed aiutarla
anche a rischi di attentati e nello stesso tempo salvaguardare
l’integrità dei militari. A questo punto termina l’esposizione e
presenta un filmato sull’Afghainistan: si vedono reparti della missione
in movimento ed il Colonnello specifica che tutti i mezzi sono della
IVECO. questi devono essere sempre ben funzionanti viste le estreme
condizioni ambientali e climatiche da affrontare nelle varie missioni
(da –26°C a 54°C all’ombra.). Molto importanti i mezzi del Genio
indispensabili per ripristinare la viabilità, attivare ponti distrutti
ecc. Importanti anche gli artificieri per bonificare il terreno dalle
mine e dai residuati bellici; anche ingegneri
civili
per la ricostruzione o l’edificazione di scuole. Insomma tutto il
substrato che serve per attivare una vita normale e civile. Nelle
missioni vi sono anche medici volontari, ben preparati e selezionati per
assistere sia i militari che i civili: c’è una particolare attenzione
per i bambini che vengono curati sul posto ed i casi più gravi vengono
inviati in Italia al Mayer che li tiene fino a completa guarigione, il
tutto coadiuvato da enti che si interessano di fornire abitazioni per i
genitori. Al seguito delle missioni vi sono anche esperti militari
addetti al riordino delle forze dell’ordine e dell’esercito regolare
delle nazioni in questione.
A questo punto finisce l’interessante conferenza
mostrando un paracadutista in completo assetto di guerra che ci spiega
tutti i componenti dell’equipaggiamento ed una soldatessa, campionessa
di paracadutismo, che ci mostra un paracadute da competizione
spiegandoci le varie manovre in caduta controllata e guidata.
Al termine c’è lo scambio di doni tra il Presidente
ed il Colonnello Lupini. Un lungo applauso corona questa bella serata.
Nelle foto: un paracadutista della
Folgore in assetto di guerra
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La campionessa di paracadutismo in tenuta di lancio |
Il Col. Luchini con i due paracadutisti che si tolgono il costume
originale arabo |
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CAMINETTO DEL 14 MAGGIO 2008 |
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Soci in ascolto |
Il Presidente presenta Cordoni |
Cordoni parla |
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Caminetto del 14 Maggio 2008
Il Presidente ci annuncia le comunicazioni di rito.
1°) Il Club di S. Miniato gi invita per il 22 Maggio
ad una conferenza dove parla Lorenzo Conti, figlio di Sandro Conti per
ricordare le vittime del terrorismo, piaga che si sta riaccendendo, ed
ottenere adesioni per stimolare chi di dovere a non dimenticare le
famiglie che sono state colpite da questi lutti e fare in modo che non
si ripetano. L’adesione è consigliabile sia per il valore storico del
fatto, sia per contattare Club che non gravitano nel nostro contesto.
2°) Il 23 Maggio al Teatro Verdi si svolgerà un
concerto il cui ricavato andrà alla fondazione Ciardelli: questa si
prefigge il compito di creare dei centri di raccolta per offrire una
degna permanenza ai familiari di bambini del medio oriente colpiti dalle
gravi conseguenze della guerra e portati per le adeguate cure alla
struttura pediatrica Mayer di Firenze. Il nostro Club ha prenotato per
trenta posti e l’amico Otello Leggerini si è incaricato di vendere i
biglietti.
3°) Si sta formando la commissione per la votazione
del prossimo Presidente Mondiale 2010 – 2011. Per l’Italia sono in lizza
due nominativi: Carlo Monicelli di Milano e Umberto Lassi di Pisa.
L’assemblea all’unanimità ha optato per il candidato Lassi.
A questo punto passa la parola all’amico Cordoni che
ci parlerà della "Gelotologia: terapia e divertimento" |
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Gelotologia: terapia o divertimento?
Questa relazione ha analizzato la nascita e
l’evolversi della "gelotologia" (dal greco ghelos = riso, logos =
scienza; "scienza della risata"), chiamata anche "terapia del sorriso".
Nella prima parte si è parlato della genesi e
sviluppo del sorriso nel bambino, comportamento che inizia nelle prime
settimane di vita per poi completarsi con le esperienze interpersonali.
E’ stato poi focalizzato l’aspetto benefico del sorriso sui vari
apparati somatici dell’uomo. Infatti molteplici ricerche effettuate in
noti Istituti Universitari statunitensi sottolineano che "il ridere"
incrementa l’apporto di ossigeno ai polmoni, aumenta la resistenza
cardio-polmonare, rilassa i muscoli, massaggia gli organi interni,
migliora la circolazione sanguigna. E’ stato verificato che la risata
aumenta il livello delle immunoglobulina A nella mucosa respiratoria e
dunque irrobustisce il sistema immunitario e aiuta in maniera
determinante chi soffre di asma e bronchiti. Inoltre alcuni ricercatori
hanno dimostrato l’esistenza di un rapporto diretto tra cali d’umore e
risposte del sistema immunitario: il riso riduce la secrezione di ormoni
da stress, come il cortisolo, stimola la produzione di betaendorfine,
diminuisce il tasso di stress, combatte attivamente la depressione.
Nella parte centrale della relazione è stato trattato
il rapporto tra umorismo e comunicazione e di come "il sorriso" possa
essere suscitato. E’ importante sottolineare come il sorriso sia una
risposta ad un messaggio non semplice da ottenere poiché presuppone da
parte del "comunicatore comico " una tecnica
complessa e molto ben strutturata, definita attraverso 3
categorie di variabili: gli obiettivi, i pregiudizi e i vissuti. Perciò,
per raccontare una barzelletta e per far ridere con probabilità di
successo, occorre che chi la ascolta : 1° non sia in condizione
depressiva (abbia un vissuto disponibile a ridere) ; 2° ritenga che chi
racconta le barzellette non sia uno di quelli che non le sa raccontare (
abbia il pregiudizio che il raccontatore di barzellette sappia
raccontarle ) e 3° abbia voglia di ridere (abbia obiettivi che
comprendono il riso ). Si è poi passati a trattare della vera e propria
"cura del sorriso" codificata con i termini di comicoterapia e
gelotologia. Sono state analizzate le esperienze dei clown-dottori e dei
clown di strada e le relative differenze nell’approccio al problema
salute. Si è parlato delle esperienze di Patch Adams e di Norman Cousin
che sono stati i principali artefici di queste metodiche interventive.
Infine la relazione ha analizzato varie esperienze di comico-terapia in
molteplici nazioni e si è accennato anche all’utilizzo della terapia del
sorriso come intervento di cura in alcuni centri ospedalieri italiani.
In Italia è ancora una metodica terapeutica "giovane", non
sufficientemente strutturata come invece lo è in Francia e negli Stati
Uniti, ma che inizia a far breccia nella medicina convenzionale sotto la
spinta della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia. |
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Questa conferenza è stata veramente interessante e qui
ne ho presentato un riassunto schematico, ma, per chi è interessato, e
lo consiglio a tutti, può visionarla integralmente
cliccando qui |
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CONVIVIALE DEL 21 MAGGIO 2008 |
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L'avvocato Massimo Megli durante la sua esposizione |
La consegna della medaglia del Club |
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Conviviale 21 Maggio 2008 pres. Dopo la cena il Presidente presenta
l’oratore, l’avvocato Massimo Megli rotariano del R.C. Fiesole che ci
parlerà sull’argomento "Il processo penale..............."
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Conviviale 21 Maggio 2008
Il "buon" Luca Anselmi confida soprattutto
che,specialmente dopo la cena,il mio intervento non faccia cadere nel
sonno i convitati;evidentemente memore dei mie racconti "sotto
l’ombrellone" quando (da Tangentopoli ad oggi) apparivo in spiaggia
reduce da interrogatori ,processi e quant’altro ,mi ha attribuito –bontà
sua- una certa effervescenza narrativa.
Non vorrei tradirlo e quindi il mio intervento NON avrà connotazione o
taglio "scientifico" (salvo poi attingere "alla scienza giuridica" per
rispondere alle domande che potrebbero essere poste dagli amici
rotaryani).
I punti che vorrei affrontare sono:
DURATA DEI PROCESSI PENALI ;colpe e responsabilità.
Senza mezzi termini ritengo di individuare (in ciò
confortato da un osservatorio delle Camere Penali che si accingono a
pubblicare uno studio sull’argomento) le principali responsabilità (A)
nel fatto che mediamente negli Uffici giudiziari Non si produce,cioè si
lavora poco ; Cancellieri , Addetti ,Ufficiali Giudiziari, Segretari ,
Pubblici Ministeri (ovviamente non tutti,ma una buona parte) NON
lavorano come dovrebbero (il fatto che altri lavorino di "più" non
pareggia il conto,ma serve ad aumentare i disservizi);(B) una teoria
senza fine di norme a sanzione criminale,in sostanza TROPPI reati che
arrivano all’attenzione del Giudice Penale ingolfandone l’attività e
distogliendolo dalla trattazione di quei fatti "rilevanti" ( e non parlo
di omicidi o rapine) per i quali comunque la Comunità attende risposte;
(C) scarsezza endemica di risorse (è impensabile che processi con 30
imputati e 60 avvocati debbano essere rinviati perché…le copie degli
atti non sono state eseguite per tempo ;cosi come è impensabile che le
Segreterie….non abbiano la carta per le fotocopie ecc.ecc.) ;in compenso
stanno proliferando con grande dispendio di tempi,energie,personale e
costi le attività volte al reperimento delle c.d.( e questo è il secondo
punto)
PROVE TECNICHE O SCIENTIFICHE ;feticci e leggende da
sfatare.
Ovvero :come la scienza può rovinare la mente dell’uomo.
Oramai siamo tutti convinti che la "scienza " possa
tutto (nei processi ove ho difeso primari o chirurghi,la convinzione
delle parti offese è sempre stata quella che "oggi non si muore più,se
si arriva all’ospedale siamo sempre salvi perché la scienza…ha vinto
anche la morte).
Con questa convinzione l’immaginario collettivo –grazie anche ad una
comunicazione mediatica scellerata- ha assegnato ai R.I.S il compito di
" DOVER scoprire SEMPRE e senza margine di errore,cioè SCIENTIFICAMENTE,
il colpevole).
NON è ne potrà essere così.
Le regole di giudizio e di valutazione dell’indizio e della prova
disciplinate dal nostro codice di rito sono state poste per l’appunto in
previsione che il Giudice debba "valutare" e non "certificare" una
prova.
Da Cogne in poi stanno succedendo disastri.
Rapidamente vorrei poi affrontare il tema delle indagini sotto l’aspetto
delle
INTERCETTAZIONI TELEFONICHE
Strumento di indagine che ha sostituito i vecchi e
collaudati metodi cari ai "marescialli da strada" ovvero agli
investigatori "navigati" a tutto dispregio della tutela della
riservatezza e con il seguente effetto: se le intercettazioni danno
esito ,i P.M. costruiscono un processo e forse ottengono qualche
risultato, in caso contrario …non se ne fa di niente e molti rei la
fanno franca.
Nonché il tema della
CUSTODIA CAUTELARE
Ricordando ,anche con divertenti e tragici
aneddoti,(specialmente all’epoca di Tangentopoli,….. anche perché oggi
,salvo 4 albanesi ,o marocchini e qualche rumeno, nelle patrie galere
non entra più quasi nessuno) quanto sia pericoloso e pernicioso
condividere la tesi dei "giustizialisti" amanti del tintinnar delle
manette (salvo poi dimenticarsi di questo loro sadico piacere allorché
siano "toccati" direttamente dai "ferri").
Questa sarebbe l’idea , ma sono anche pronto a rivedere i temi e
raccogliere suggerimenti su argomenti che siano ritenuti di interesse
(mi ricordo che per Rotary Fiesole-quello di mia appartenenza –qualche
tempo fa tenni una "discussione" sulla NUOVA disciplina della legittima
difesa. Il tema fu molto apprezzato,ma dalle indicazioni fornitemi da
Luca Anselmi,mi pareva di capire che si intendesse dare al mio
intervento un taglio meno tecnico e più discorsivo.
Seguono i ringraziamenti e la consegna della medaglia del Club
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VISITA A LA SPEZIA DEL 24 MAGGIO 2008 |
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Vari momenti della Nave Scuola Amerigo Vespucci, alla fonda, con vele
spiegate, a poppa con la scia, i pennoni con i cadetti alle manovre, il
sartiame e la comitiva dei rotariani in attesa dell'imbarco |
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Vari locali della nave con i fastosi arredi |
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Momenti dell'imbarco, la visita ai vari ponti della nave accompagnati
con gli ufficiali, scambio di cortesie tra l'amico Gifford e il
comandante Bonora |
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Visita sulla Amerigo Vespucci del 24 Maggio 2008
La visita ha visto la riunione dei soci partecipanti
all’ingresso della Autostrada a Pisa, alle ore 09:15. Una volta unito il
gruppo e organizzato il "convoglio" di auto – per usare un termine
militare adatto alla giornata – è iniziato il trasferimento verso La
Spezia, destinazione Arsenale della Marina Militare , Molo Varicella
(posto di ormeggio del Vespucci). Ovviamente non abbiamo rinunciato alla
sosta caffè.
Alle 11 circa Il nostro gruppo è stato accolto all’ingresso
dell’Arsenale , Porta Ospedale, dal personale di controllo e dopo un
solo minuto servito alla verifica della consistenza numerica del gruppo,
siamo stati accompagnati (scortati) al posto di ormeggio del Vespucci.
All’ingresso dell’Arsenale ci ha raggiunto l’amico Gherarducci che era
già in zona.
Il personale di bordo ci ha accolto all’accesso del barcarizzo (la scala
di accesso alla unità, lato di dritta) , il Com.te in seconda con
l’Ufficiale di Ispezione ci hanno dato il benvenuto ed accompagnati sul
cassero (sovrastruttura del ponte principale a poppa) per il benvenuto
formale del Comandante.
Qui è intervenuto il Comandante della Unità, Capitano Di Vascello
Maurizio Bonora il quale ci ha fatto gli onori di casa e
successivamente, insieme ad altri Ufficiali e Sott’Ufficiali di bordo ,
ci ha accompagnato nella visita. Nella occasione della presentazione sul
cassero con il Comandante del Vespucci , è stato simpatico il momento in
cui il Comandante ha riconosciuto il socio Gifford , con quale era stato
compagno e collega in Accademia Navale nel periodo 1979-1982.
La visita si è articolata quindi attraversando le tre zone principali
del ponte di coperta ; nell’ordine Cassero, quella più a poppa e zona
storicamente destinata essenzialmente agli ufficiali , la zona di Centro
ed il Castello di prua. In ciascuna di queste zone sono state
innumerevoli le domande dei nostri soci ai vari accompagnatori, domande
seguite sempre da risposte che il solo ascoltarle mi portava a rivedere
attimi della vita –faticosa – di bordo, con un nostalgico richiamo a….
vicende del passato.
La parte più emozionante della visita è stata quella della visita dei
locali storici della nave; in particolare la "Sala Consiglio" e
l’appartamento Ammiraglio (cosiddetto appartamento Reale)…. Qui sembra
veramente di entrare in un racconto di Patrick o’Brian (autore della
famosa collana di romanzi storici di avventure sui mari della Royal Navy
del diciottesimo secolo….), in questo posto si respira la vera la storia
della nave, dove l’odore del legno antico si confonde con i classici
odori di nave vissuta (scarichi di cucine, cordami arrotolati ecc.). Gli
ambienti sono bellissimi e molto accoglienti , anche se altrettanto
austeri.
E’ qui che alla fine di questa interessante, e per me emozionante,
visita abbiamo avuto lo scambio dei doni . Il nostro club ha donato,
come di consueto in questi casi, la medaglia del Club ed il guidoncino;
il comandante Bonora ha ricambiato con il bellissimo crest del Vespucci
e con, sorpresa per tutti noi, anche il gagliardetto del Rotary Club di
Roma Parioli, Club di cui fa parte.
Ci siamo salutati rinviando ad una nuova occasione, magari al ritorno
della nave dalla crociera di istruzione estiva.
Lasciando l’unità navale abbiamo fatto la consueta foto di gruppo
dopodichè , erano le 12 e 30 circa abbiamo lasciato l’Arsenale.
Di seguito allego una scheda più tecnica, descrittiva della unità
navale, tratta dal sito della Marina Militare.
Un elemento di curiosità : nel corridoio "comandante" , corridoio che
porta dal ponte di coperta , zona Centro, alla sala consiglio, sala
storica, sono raccolti appesi alle paratie numerosi documenti storici
della vita del Vespucci, dipinti, crest,ed oggetti importanti della vita
marinara. All’ingresso di questo corridoio sono esposte due bellissime
carte geografiche, riproduzioni fedelissime di carte del territorio
pisano e toscano del XVIII secolo realizzate dal nostro amico e socio
Otello Leggerini e donate al bordo in occasione di una precedente
visita. Possiamo dire con orgoglio che anche un "pezzo" della esperienza
del nostro Rotary viaggia insieme al Vespucci.
Riccardo Gifford |
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STORIA E CARATTERISTICHE DELLA NAVE
SCUOLA AMERIGO VESPUCCI |
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Storia della Nave Scuola Amerigo Vespucci
Breve scheda descrittiva dell’Amerigo Vespucci e della sua storia
(tratta dal sito internet della Marina Militare)
Il nome e la storia
Nella seconda metà degli anni Venti la Marina Militare Italiana
affrontò il problema di rinnovare le Unità destinate all'addestramento
degli Allievi dell'Accademia Navale. Lo Stato Maggiore ritenne che,
nonostante lo sviluppo della nuova flotta fosse orientato verso una
tecnologia sempre più avanzata, il "miglior" impatto con l'ambiente
marino e la sua conoscenza fosse quello che si poteva apprezzare stando
a bordo di una nave a vela, che del mare e del vento subisce
maggiormente i condizionamenti e che degli elementi naturali richiede
quindi la più vasta conoscenza. Del resto, già dal 1893 l'attività in
mare per gli Allievi dell'Accademia Navale veniva effettuata a bordo di
una nave a vela, che portava anch'essa il nome di Amerigo Vespucci, un
ex-incrociatore entrato in servizio nel febbraio del 1885 come Nave di
1ª linea, poi adattato a Nave Scuola.
Nel 1925 per iniziativa dell'Ammiraglio Giuseppe Sirianni, Ministro
della Marina, fu decisa la costruzione di due Navi Scuola, affidandone
il progetto al Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, il
quale, nel disegnarne le forme, si ispirò a quelle di un vascello della
fine del Settecento/inizi Ottocento.
La prima delle due Unità, il Cristoforo Colombo, entrò in servizio nel
1928 e fu impiegata come Nave Scuola fino al 1943; dopo la fine della
Seconda Guerra Mondiale fu ceduta all'Unione Sovietica in conto
risarcimento danni di guerra. L'Amerigo Vespucci, invece, fu impostata
il 12 maggio 1930 nel Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia,
fu varata il 22 febbraio 1931 ed entrò in servizio a luglio dello stesso
anno. Il 4 luglio 1931, al comando del Capitano di Vascello Augusto
Radicati di Marmorito, nobile piemontese (che, con il grado di Capitano
di Fregata, era stato l'ultimo Comandante del precedente Amerigo
Vespucci), partì per la sua prima Campagna Addestrativa in Nord Europa.
Il precedente Amerigo Vespucci
Come accennato all'inizio della scheda, l'attuale Amerigo Vespucci ha
avuto un predecessore, anch'esso impiegato come Nave Scuola. Il "primo"
Amerigo Vespucci era un incrociatore a motore e a vela, dalla fisionomia
assai simile a quella dell'attuale Nave, anche se più piccolo. Impostato
il 9 dicembre 1879 nel Regio Arsenale di Venezia, fu varato il 31 luglio
1882; aveva lo scafo in acciaio con un dislocamento di 2700 tonnellate
(a fronte delle 4100 dell'attuale Vespucci) e un apparato motore da 3300
cavalli costruito dalla ditta Ansaldo di Sampierdarena; era dotato di
tre alberi con bompresso, vele quadre e vele di taglio (brigantino a
palo).
Durante la prima parte della sua vita operativa la Nave fu impiegata
spesso all'estero: prima come nave ammiraglia della divisione operante
nel Mar Rosso durante l'occupazione di Massaua (1885), quindi, sempre
come nave ammiraglia di una divisione navale, in missione in America
Meridionale per la tutela dei nostri interessi commerciali (1886-1888).
Tornò successivamente in America Meridionale per attività di presenza
(1889-1891), con a bordo il Duca degli Abruzzi, Luigi di Savoia,
imbarcato con il grado di Guardiamarina.
Dopo il rientro in Italia, nel 1893 l'Amerigo Vespucci fu adattato a
Nave Scuola per gli Allievi della Regia Accademia Navale e in questa
veste effettuò 26 Campagne di Istruzione, spesso attraversando
l'Atlantico, anche durante il periodo invernale. Alla fine del 1927, al
termine di una campagna in Mediterraneo Occidentale al comando del
Capitano di Fregata Augusto Radicati di Marmorito (che sarebbe stato poi
il primo Comandante dell'attuale Amerigo Vespucci), fu posto in disarmo
e destinato a Venezia quale nave asilo per l'educazione degli orfani dei
marinai.
La nave e le sue caratteristiche
L'Amerigo Vespucci, l'unità più anziana in servizio nella Marina
Militare , interamente costruita e allestita presso il Regio Cantiere
Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931;
madrina del varo è stata la signora Elena Cerio. Consegnata alla Regia
Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il
successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo (in
realtà leggermente più piccola), di tre anni più anziana, e costituendo
con essa la "Divisione Navi Scuola" al comando dell'Ammiraglio Cavagnari.
Al rientro dalla prima Campagna di Istruzione, il 15 ottobre 1931
ricevette a Genova la Bandiera di Combattimento, offerta dal locale
Gruppo UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia).
Il motto della Nave è "Non chi comincia ma quel che persevera",
assegnato nel 1978; originariamente il motto era "Per la Patria e per il
Re", già appartenuto al precedente Amerigo Vespucci, sostituito una
prima volta, dopo il secondo conflitto mondiale, con "Saldi nella furia
dei venti e degli eventi", infine con quello attuale.
Dal punto di vista tecnico-costruttivo l'Amerigo Vespucci è una Nave a
Vela con motore; dal punto di vista dell'attrezzatura velica è "armata a
Nave", quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana,
tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a
prora, a tutti gli effetti un quarto albero. L'Unità è inoltre fornita
di vele di taglio: i fiocchi, a prora, fra il bompresso e il trinchetto,
gli stralli, fra trinchetto e maestra e fra maestra e mezzana, e la
randa, dotata di boma e picco, sulla mezzana.
Scafo
Lo scafo è del tipo a tre ponti principali, continui da prora a poppa
(di coperta, di batteria e di corridoio), più vari ponti parziali (copertini);
possiede due sovrastrutture principali, il castello a prora e il cassero
a poppa, che si elevano sul ponte di coperta ma che idealmente ne sono
la continuazione. Il caratteristico colore bianco e nero sottolinea il
richiamo al passato: le fasce bianche in corrispondenza dei ponti di
batteria e corridoio ricordano infatti le due linee di cannoni del
vascello ottocentesco alla cui tipologia il progettista si era ispirato.
A prora della nave si trova la polena, che rappresenta Amerigo Vespucci,
realizzata in bronzo dorato. Caratteristica della nave sono i fregi di
prora e l'arabesco di poppa, in legno ricoperti di foglia d'oro
zecchino.
Il fasciame è composto da lamiere di acciaio di vario spessore (da 12 a
16 mm.), collegate mediante chiodatura alle costole, che costituiscono
assieme alla chiglia e ai bagli l'ossatura della nave. Tale sistema
garantisce la necessaria flessibilità al trave nave; l'impermeabilità
del tutto è assicurata dallo stretto contatto fra metallo e metallo,
fortemente compressi dalla fitta chiodatura, che deve essere quindi
realizzata a regola d'arte.
Tutti gli alberi, compreso il bompresso, sono costituiti da tre tronchi,
di cui i primi due in acciaio (anch'essi realizzati mediante lamiere
chiodate), il terzo, denominato alberetto per gli alberi verticali, asta
di controfiocco per il bompresso, è in legno (douglas). I pennoni
seguono la medesima filosofia costruttiva: i tre inferiori sono in
acciaio, i due superiori in legno. Per quanto attiene la randa, il boma
è in acciaio mentre il picco è in legno.
Molte altre parti della nave sono in legno, diversificato a seconda
delle caratteristiche richieste: teak per il ponte di coperta, la
battagliola e la timoneria, mogano, teak e legno santo per le
attrezzature marinaresche (pazienze, caviglie e bozzelli), frassino per
i carabottini, rovere per gli arredi del Quadrato Ufficiali e per gli
alloggi Ufficiali, mogano e noce per la Sala Consiglio.
La lunghezza della Nave al galleggiamento è di 70 metri, ma tra la poppa
estrema e l'estremità del bompresso si raggiungono i 101 metri. La
larghezza massima dello scafo è di 15,56 metri, che arrivano a 21 metri
considerando l'ingombro delle imbarcazioni, che sporgono dalla murata, e
a 28 metri considerando le estremità del pennone più lungo, il trevo di
maestra. L'immersione massima è pari a 7,30 metri.
L'unità è dotata di ben 11 imbarcazioni: due motoscafi, di cui uno
riservato al Comandante, due motobarche, due motolance, quattro
palischermi a vela a e remi, utilizzate per l'addestramento degli
Allievi, e la baleniera, anch'essa a remi e a vela, tradizionalmente
riservata al Comandante. Il dislocamento a pieno carico è pari a 4100
tonnellate.
Apparato motore ed ausiliari
La propulsione è di tipo diesel-elettrico: la nave è dotata di due
motori diesel collegati a due dinamo generatrici di corrente elettrica
che alimentano il motore elettrico di propulsione. I due motori diesel
sono FIAT a 8 cilindri in linea, a iniezione diretta, sovralimentati con
turbosoffiante, che sviluppano una potenza massima totale di 3000
cavalli. Il motore elettrico di propulsione (MEP) è un Marelli a
corrente continua, a doppio indotto, in grado di sviluppare un regime
rotatorio massimo di 150 giri/min., che corrisponde ad una velocità di
circa 12 nodi. L'elica è unica ed ha quattro pale.
L'energia elettrica per il funzionamento degli apparati di bordo è
fornita da 4 diesel alternatori a 8 cilindri Isotta Fraschini/Ansaldo da
500 KVA ciascuno. L'unità è dotata di due argani a prora per la manovra
delle catene delle ancore, di cui uno dotato di campana sul castello,
utilizzabile quindi anche per la manovra di cavi. A centro nave esiste
inoltre un albero di carico azionato da due verricelli elettrici,
utilizzato per la messa a mare ed il recupero delle imbarcazioni
maggiori. A poppa, per la manovra dei cavi e per la messa a mare e il
recupero dei palischermi, vi sono due argani manovrati a mano a mezzo di
apposite aste in legno dette "aspe". Il governo della nave è
possibile da tre stazioni; la prima sul cassero, all'interno della
timoneria, normalmente utilizzata per le andature a vela, con manovra
elettrica (comando idraulico) o a braccia (timone di emergenza a mano),
una seconda in plancia a prora, esclusivamente con manovra elettrica
(comando idraulico), ed infine una terza in locale agghiaccio timone,
con manovra elettrica e comando meccanico.
Alberatura e vele
Gli alberi, precedentemente descritti, sono mantenuti in posizione
grazie a cavi di acciaio (manovre fisse o dormienti) che li sostengono
verso prora (stralli) verso i lati (sartie) e verso poppa (paterazzi).
Sugli stralli sono inferiti inoltre i fiocchi e le vele di strallo.
L'altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il
trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana; il
bompresso sporge per 18 metri.
I tre alberi verticali portano ciascuno cinque pennoni, dal
caratteristico nome, comune anche alla vela relativa: sul trinchetto si
trovano, dal basso, trevo di trinchetto, parrocchetto fisso,
parrocchetto volante, velaccino e controvelaccino; sulla maestra trevo
di maestra, gabbia fissa, gabbia volante, velaccio e controvelaccio;
sulla mezzana trevo di mezzana, contromezzana fissa, contromezzana
volante, belvedere e controbelvedere. Il trevo di mezzana è normalmente
tenuto sguarnito dalla vela (che toglierebbe il vento al trevo di
maestra) e prende quindi il nome di "verga secca". In ciascun albero i
due pennoni inferiori sono fissi (possono solo ruotare sul piano
orizzontale), mentre i tre superiori possono scorrere sull'albero e
vengono alzati al momento di spiegare le vele.
Per quanto attiene le vele di taglio, l'armamento prevede cinque vele a
prora (augelletto, controfiocco, fiocco, gran fiocco e trinchettina),
quattro vele di strallo (di gabbia, di velaccio, di mezzana, di
belvedere) e la randa. A questo "set" di vele, sempre "pronto all'uso"
possono essere aggiunti, se del caso, gli scopamare, due vele quadre
inferite ai lati del trevo di trinchetto, utilizzando idonee prolunghe
del pennone. Con la Nave completamente invelata si possono raggiungere
velocità ragguardevoli, almeno in relazione al peso della stessa: il
"record" è di 14,6 nodi.
La superficie velica totale (24 vele) è pari a circa 2635 metri quadri.
Le vele sono di tela olona (tessuto di canapa) di spessore compreso tra
i 2 e i 4 millimetri e sono realizzate unendo mediante cucitura più
strisce (ferzi).
La manovra delle vele si attua per mezzo di cavi (manovre correnti o
volanti) di diverso diametro, per un totale di circa 20.000 metri.
Anch'essi hanno nomi caratteristici, quali drizze (per alzare i pennoni
mobili e le vele di taglio), bracci (per orientare i pennoni), scotte e
mure (per fissare gli angoli bassi delle vele quadre, rispettivamente
sottovento e sopravvento), imbrogli (per raccogliere le vele sui
pennoni), ecc.. Le manovre correnti sono per la maggior parte in manilla
(fibra vegetale); fanno eccezione le scotte dei trevi, che per sostenere
l'elevato sforzo sono realizzate in nylon. Oltre a ciò
l'attrezzatura velica comprende circa 400 bozzelli in legno e 120 in
ferro.
Equipaggio
Vero "motore" dell'Amerigo Vespucci è il suo equipaggio, composto da 278
membri, di cui 16 Ufficiali, 72 Sottufficiali e 190 Sottocapi e Comuni,
suddiviso nei Servizi Operazioni, Marinaresco, Dettaglio, Armi, Genio
Navale/Elettrico, Amministrativo/Logistico e Sanitario. Durante la
Campagna di Istruzione l'equipaggio viene a tutti gli effetti integrato
dagli Allievi e dal personale di supporto dell'Accademia Navale,
raggiungendo quindi circa 480 unità.
Ogni Servizio ha il suo compito peculiare a bordo: il Servizio
Operazioni si occupa della navigazione, utilizzando la strumentazione di
cui la nave è fornita (radar, ecoscandaglio, GPS), della meteorologia e
delle telecomunicazioni; il Servizio Marinaresco è preposto all'impiego
delle vele, alla gestione delle imbarcazioni e all'esecuzione delle
manovre di ormeggio e disormeggio; il Servizio Dettaglio comprende il
personale che gestisce le mense di bordo; il Servizio Armi ha in
consegna le armi portatili e provvede all'addestramento dell'equipaggio
al loro impiego; il Servizio Genio Navale/Elettrico assicura la
conduzione dell'apparato motore e degli apparati ausiliari, la
produzione di energia elettrica ed il mantenimento dell'integrità dello
scafo; il Servizio Amministrativo/Logistico si occupa della
acquisizione, contabilizzazione e distribuzione dei materiali, della
stesura degli atti amministrativi e della gestione delle cucine; il
Servizio Sanitario, infine, si occupa delle attività di prevenzione e
cura del personale.
Vale la pena sottolineare che la messa in vela completa dell'unità,
agendo contemporaneamente sui tre alberi ("posto di manovra generale
alla vela"), è possibile solo con gli Allievi imbarcati, che
tradizionalmente vengono destinati sulla maestra e sulla mezzana, mentre
il personale del Servizio Marinaresco, i nocchieri, si occupa del
trinchetto oltre che del coordinamento e controllo delle attività sugli
altri due alberi. In assenza degli Allievi, la manovra è assolvibile
impiegando tutto il personale nocchiere sugli alberi ("a riva") e
destinando alle manovre dei cavi il personale degli altri Servizi libero
da altre incombenze.
ATTIVITÀ DELLA NAVE
Dalla sua entrata in servizio la Nave ha svolto ogni anno attività
addestrativa (ad eccezione del 1940, a causa degli eventi bellici, e
degli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori),. Le Campagne di Istruzione,
svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di tre mesi e toccano
per lo più porti esteri; durante tali Campagne, quindi, l'attività della
Nave, eminentemente formativa-addestrativa, si arricchisce dell'aspetto
di presenza e rappresentanza, contribuendo ad affermare l'immagine
nazionale e della Marina Militare all'estero.
Per quanto attiene l'aspetto formativo-addestrativo, agli Allievi
imbarcati, chiunque siano, vengono impartite le norme basilari del
vivere per mare, come pure le competenze più specifiche nei vari
settori: marinaresco, condotta dell'Unità (compreso l'utilizzo del
sestante per effettuare il punto nave), condotta dell'apparato motore ed
ausiliari, gestione delle problematiche di tipo logistico,
amministrativo e sanitario. A tale scopo, oltre all'attività pratica,
vengono organizzate conferenze e lezioni tenute dai membri
dell'equipaggio più esperti; il livello di apprendimento viene poi
accertato alla fine della Campagna a mezzo di verifiche scritte e orali. |
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CONVIVIALE DEL 28 MAGGIO 2008 |
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Il tavolo della presidenza ed i vari momenti della consegna dei nostri
simboli |
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Presentazione
Causa
assenza del Presidente Anselmi Luca, impegnato a Roma per una riunione
urgente, presiede l’amico Diara Alberto.
Presenta il programma del mese di Giugno
(clicca qui per vederlo)
sottolineando in particolar modo il fatto che il mercoledì 4 la
conviviale è sospesa (si riunisce solo il direttivo) mentre alle 20 c’è
lo spettacolo al Verdi per beneficenza; altra notizia, che il 18 giugno
la conviviale del passaggio dei poteri, avverrà nella nostra sede
dell’Hotel dei Cavalieri anziché in Fossabanda come in passato
annunciato. Passa a presentare gli ospiti: il dott. Giovanni Vittadini,
assistente dell’oratore dott. Aldo Casali. Alcune notizie sull’oratore:
Aldo Casali lucchese, imprenditore, si occupa di consulenze per banche
ed imprese. La sua famiglia gestisce a Lucca, un gruppo di scuole
paritarie che si chiama ESEDRA. E’ rotariano de Club Roma Sud-Ovest, fa
parte del consiglio nazionale dei Formatori Bancari e recentemente ha
assunto la presidenza del Teatro del Giglio di Lucca. Ci parlerà stasera
sulla "educazione, formazione, impresa".
Nella foto: Il relatore dott. Aldo Casali
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L’istruzione e la formazione come
motore dell’economia
Riflessioni dall’officina
Dott. Aldo Casali -
Presidente di "Istituto Studi Bancari"
L’oratore inizia con una celebra frase: "I miei problemi sono
iniziati con la prima educazione. Andavo in una scuola per insegnanti
disagiati." Woody Allen
Quindi affronta il problema:
1. il livello di istruzione in un confronto europeo
2. la spesa pubblica destinata all’istruzione
3. gli insegnanti
4. l’istruzione come leva sociale ed economica
5. istruzione e formazione
6. riflessioni conclusive
Un grosso problema è un basso livello
di istruzione:
L’Italia registra una
performance meno soddisfacente rispetto a quella dei paesi avanzati e
anche di molti paesi emergenti, in termini di:
Quantità di istruzione
Estensione dell’alfabetizzazione
Partecipazione all’istruzione secondaria
e l’Italia mostra ancora criticità e ritardi che assumono al Sud
carattere di emergenza nazionale.
Vediamo in termini quantitativi : permangono ancora differenze e
soprattutto elementi di disallineamento rispetto agli obiettivi che la
UE si è data per il 2010 con la ‘strategia di Lisbona’.
La percentuale della popolazione dai 25 ai 64 anni con almeno una
licenza secondaria superiore (2004) in Italia è del 48% contro il 67%
dell’area dei paesi industrializzati. Pesa ancora il ritardo con cui
hanno avuto luogo importanti riforme dell’obbligo scolastico, tra cui:
l’introduzione della scuola media unica obbligatoria (1962)
L’introduzione della scuola materna statale (1968)
Ed ora valutiamo in termini quantitativi : vi sono giovani
che lasciano prematuramente gli studi con una percentuale della
popolazione in età di 18-24 anni con al più un titolo di istruzione
secondaria inferiore e che non partecipa a ulteriore istruzione o
formazione (UE il 15 %, Italia 20% di cui 19% al nord e il 25% a sud).
Le motivazioni dell’abbandono prematuro sono:
mancati ingressi ed evasione dall’obbligo
abbandoni
proscioglimento dell’obbligo senza acquisizione del titolo
ripetenze e ritardi rispetto all’età
frequenze irregolariin termini quantitativi si possono catalogare:
Competenze chiave
percentuale di studenti quindicenni con al più il primo livello di
competenza in lettura
(riduzione del 20% rispetto ai valori del 2000: Obiettivo al 2010 –
Strategia di Lisbona).
Tasso di scolarizzazione superiore: percentuale della popolazione in età
20-24 anni che ha conseguito
almeno il diploma di scuola secondaria superiore
UE 75% It. 72% (C.N. 78% Sud 65%) Obiettivo al 2010 – Strategia di
Lisbona min 85 %
Laureati in matematica, scienze e tecnologie
numero di laureati in queste materie per mille abitanti in età 20-29
anni aumento del 15% rispetto ai valori del 2000 e riduzione disparità
di genere (Obiettivo al 2010 – Strategia di Lisbona)
Life-long learning
percentuale degli adulti in età 25-64 anni che partecipano
all'apprendimento permanente min 12.5% (Obiettivo al 2010 – Strategia di
Lisbona) UE 10% It. 7% CN 6,5% Sud 6%
Siamo ancora lontani da una pratica per cui i cittadini fruiscono di
occasioni di apprendimento lungo l’arco della vita, in tutte le età e in
numerosi contesti, non solo nella scuola o nel lavoro (life-long
learning)
Vediamo soprattutto i fattori qualitativi:
In termini qualitativi l’istruzione nel nostro Paese si presenta
sensibilmente indietro, con un’elevata eterogeneità a livello di
macroaree.
C’è un’alta % di studenti che non possiedono neppure le capacità di
svolgere i compiti più elementari per vivere nella società.
Consideriamo l’analfabetismo come fattore di contrasto: l’incidenza
della analfabetismo nella popolazione italiana (nel 2001 pari all’1,5%)
può costituire un fattore di contrasto all’evoluzione del grado di
istruzione degli italiani. Il fenomeno dell’analfabetismo si ripercuote
indirettamente anche sulla quantità e qualità dell’istruzione dei figli,
che risente fortemente delle caratteristiche anche culturali della
famiglia di appartenenza. Il miglioramento dei livelli di conoscenza
degli adulti potrebbe quindi avere ritorni economici e sociali assai
elevati. Ed ora analizziamo:
L’istruzione ha una spesa rilevante per
l’Italia …
L’impegno finanziario per
l’istruzione dell’Italia, se misurato in maniera appropriata, appare
molto significativo in un’ottica di confronto internazionale. Circa il
3,5% con bassa quota del privato. Il calcolo va fatto soprattutto per
studente e per ore di lezione Analizziamo il problema:
In Italia si ha un elevato numero di insegnanti.
In Italia la maggiore spesa destinata all’istruzione è fortemente
influenzata dal rapporto insegnanti/studenti, di gran lunga superiore
alla media OCSE per ciascun grado di istruzione, con una maggiore
anzianità anagrafica. Infatti in Italia si registra la maggiore
anzianità del corpo docenti rispetto agli altri paesi analizzati, con
una maggiore rappresentanza femminile e con un impegno in ore ben
inferiore alla media. Inoltre la retribuzione oraria è inferiore alla
media OCSE così come quella pro-capite. Da tutto questo se ne deduce che
la crescita professionale in Italia è più lenta … e meno premiante
economicamente.
Esaminiamo la necessità di andare verso un sistema di valutazione.
Quasi tutti i paesi economicamente avanzati dagli anni ottanta
si sono dotati di un sistema nazionale di valutazione che è possibile
suddividere in tre fasi:
1°) Misurazione dei livelli di apprendimento
2°) Valutazione dell’impatto dell’azione educativa
3°) Utilizzo della valutazione nell’azione educativa
L’Italia in questo è ancora indietro. Solo a partire dagli anni novanta
c’è stata una concreta adesione a progetti internazionali, a iniziative
locali (specie al Nord) e tentativi a livello nazionale dall’esito
sinora assai limitato. La mancanza di un sistema di valutazione
nazionale è divenuta ancora più grave con il decentramento realizzato a
fine degli anni novanta e il riconoscimento dell’autonomia scolastica.
Infatti tale autonomia accresce l’efficacia del sistema educativo solo
in presenza di un robusto sistema nazionale di valutazione
standardizzata. Prendiamo in esame:
L’istruzione è una leva per l’occupazione
(Vanno valutati gli effetti dell’aumento del livello di istruzione per
rispondere ai bisogni di – cittadinanza produttività - mobilità sociale)
:
La maggiore probabilità di essere occupati per le persone più istruite
riflette la più elevata propensione a partecipare al mercato del lavoro
e per gli adulti il basso rischio di disoccupazione. Si registra inoltre
una elevata correlazione tra istruzione e status occupazionale.
L’istruzione una leva per la crescita economica
Purtroppo lo scarso livello quantitativo e qualitativo
dell’istruzione crea necessità di percorsi formativi a carico delle
imprese, generando un incremento notevole dei costi. Un innalzamento
delle competenze significativo ma plausibile potrebbe originare una
crescita della massa salariale compresa tra 20,9 e 29,3 miliardi di
euro, pari ad una variazione del Pil compresa tra l’1,7 e il 2,4 %.
Altri problemi da esaminare sono:
istruzione e formazione
La formazione sostituisce in
parte l’istruzione
Una carenza qualitativa e
quantitativa dell’istruzione è in parte compensata dalla formazione
finanziata dal pubblico e/o dal privato. Tuttavia anche la formazione
(aziendale e life-long learning) è fortemente influenzata dalle capacità
e dalle conoscenze apprese nel percorso di studi. Pertanto una persona
istruita è sicuramente più predisposta all’apprendimento continuo e a
quello impartito dall’azienda per fini professionali. Il lavoratore ben
istruito e ben formato può rappresentare un’opportunità di crescita per
la scuola e per il mondo aziendale, costituendo un ponte fra i due
settori
Riflessioni conclusive
Al fine di migliorare il
livello dell’istruzione italiana si dovrà agire principalmente su due
leve:
1°)Ridurre il numero di insegnanti, attuando una programmazione
strutturata a livello nazionale e regionale di medio lungo periodo
2°)Inserire un sistema di valutazione efficace ed efficiente. Ciò avrà
come effetto un impatto positivo sull’economia di sistema nel nostro
Paese:
3°)Maggiore gratificazione professionale ed economica dei docenti
4°)Maggiore partecipazione all’istruzione
5°)Maggiore opportunità di lavoro
6°)Minori costi da parte del sistema produttivo
7°)Ripensamento dei percorsi formativi aziendali e pubblici
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Dopo la conferenza Diara ribadisce che il
problema della scuola, anche causa i mass media, è divenuto grave dato
che in Italia siamo ad un livello inferiore alla media europea. Spera
che in futuro scendano dal nord Europa, e non salgano dal sud, cervelli
che possano in qualche modo risolvere questo problema. Chiede
all’oratore cosa farebbe, se potesse, per rimediare alla situazione
considerando anche i grossi ostacoli politici ed altro che ne
deriverebbero. Casali risponde che qualsiasi governo, dalla
Costituzione ad oggi, si è interessato alla scuola non come un problema,
ma come una errata risorsa di voti. C’è sempre stato un veto incrociato
nella possibile soluzione, come del resto accade in altri settori: in
crisi è la scuola, la sanità, la magistratura. Quindi i principali
accusati sono: 1°) la politica. 2°) il sindacato ottuso che non ha
saputo gestire ma solo livellare 3°) l’Università che non riesce a
creare una scuola per buoni insegnanti.
Dagli interventi dei presenti emerge che: gli studenti stanno troppi
anni all’università, è un errore avere fatto le infinite lauree brevi,
in svariati settori, in conflitto fra loro e che hanno diviso in due il
processo di formazione; i buoni ricercatori in Europa vengono pagati
meglio (fuga di cervelli). C’è il grosso problema della responsabilità,
è necessario che chi decide sappia e debba assumersi le proprie
responsabilità. Altro grave problema la carenza dell’informazione; non
tutti i docenti sono all’altezza della situazione e questo perché non
esiste da noi una scuola per la formazione. La difficoltà
dell’inserimento nel mondo del lavoro è anche dovuta alla mancanza di
insegnamento pratico nelle svariate discipline: è utile conoscere la
teoria, ma importante anche la pratica. Mancano persone preparate e
pronte ad accedere alle attuazioni pratiche, manca la formazione per
accedere al mondo imprenditoriale. A questo punto esce una regola aurea:
Chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare decide, chi non sa
decidere presiede, chi non sa presiedere rappresenta. Bisogna insegnare
a fare, ma per fare occorre avere anche cultura: si danno gli strumenti
ma con questi bisogna saper fare. Laureati stranieri in campo
scientifico sono più preparati dei nostri quindi più competitivi verso
le imprese (la riflessione: perché dopo 5 anni di studi gli italiani non
sono al solito livello?). La colpa è che, sia la scuola sia la
magistratura, si autocontrollano e giudicano se stessi: bisogna cambiare
le regole, occorre una verifica tramite una gerarchia e dei controlli
esterni.
Ultima riflessione dell’oratore: le imprese in passato sono state
demonizzate, per recuperare occorrono giovani preparati a dare per
ricevere. Servirebbero politici giovani e responsabili che possano e
sappiano infondere energia alla scuola. L’imprenditore non può formare
da solo, ma occorre che l’università faccia la sua parte
nell’informazione.
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