ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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Caminetto del 14 Maggio 08       Conviviale del 21 Maggio 08     Visita a La Spezia del 24 Maggio 2008    Conviviale del 28 Maggio 08
 
CONVIVIALE DEL 7 MAGGIO 1008
     
Il tavolo della presidenza con il Col. Luchini ed il Ten. Col. Amadio
Una parte dei tavoli dei soci. L'amico De Felice Carmine che presenta il Col. Luchini
Il Presidente Anselmi e l'oratore Luchini che ringrazia. Il momento dello scambio degli omaggi tra il Presidente e l?oratore.
     

Conviviale del 7 Maggio 2008

Il Presidente saluta gli ospiti, l’oratore Col. Lupini, il ten. Col, Amadio, il prof Micheletti e Signora, il prof Zocchi. Ci ricorda che buona parte della rappresentatività all’estero dell’Italia è legata alla partecipazione delle nostre forze armate in missioni di pace. Queste missioni hanno un carattere umanitario che tende a rivalutare quello che si può definire il capitale umano. Da l’incarico all’amico De Felice, in passato comandante della scuola paracadutisti Folgore, di fare gli onori di casa all’oratore. De Felice lo presenta come il comandante della scuola militare dicendo che lo conosce fin dal ’70 quando arrivò alla brigata paracadutisti. Per sottolineare il valore dell’oratore fa un rapido excursus delle missioni che ha fatto con i suoi paracadutisti, dal Libano, all’Iraq, in Bosnia, nel Kosovo, la missione "Anica Babilonia" del 2004 – 2006 ecc. Il suo curriculum è lunghissimo ma vanno sottolineate non le numerose presenze in missioni, ma il modo con cui le ha condotte, da vero militare con l’umanità di un uomo: il tutto fatto con volontà ed entusiasmo. E’ un figlio d’arte, figlio di un eroe della seconda guerra mondiale. Ringrazia il Col. Lupini di avere accettato l’invito, e gli cede la parola.

Questi si dichiara contento del posto che occupa, delle persone che lo circondano, della cittadinanza che lo ha ben accolto con stima. Parlerà delle missioni e delle attività sportive dei suoi paracadutisti: confessa che a volte, in queste, si presentano difficoltà notevoli ma con un pò di ottimismo si possono superare ostacoli operativi. Essendo a capo di un corpo speciale, molte volte deve partire con i suoi uomini in missione per primo. Quando partono hanno un bagaglio informativo dato dai rapporti e dalle cronache, ma, a volte, quando si trovano sul posto si accorgono che la realtà è a volte completamente diversa. Prima dell’esposizione ci fa vedere la foto del centro sportivo militare e promette di farci toccare con mano le attrezzature sia militari che sportive. Entra nel vivo delle "Missioni all’estero": le domande più frequenti che la gente si pone sono PERCHE’: COME : DOVE: CHI: COSA.

PERCHE’ è necessaria la missione? in ultima analisi solo per la sete di potere: in una nazione vi sono diversi gruppi che si contendono il potere per cui scatenano una guerra non condivisa dalla popolazione che in realtà convive pacificamente nei vari gruppi etnici. Quindi solo guerra di potere mascherate da fittizi problemi politici, religiosi, etnici. Viene fatta una esagerata pressione da parte degli organi di informazione e dalle organizzazioni umanitarie che spingono la comunità internazionale a promuovere operazioni militari per concorrere a ristabilire condizioni di pace e di rispetto dei diritti umani. In alcuni casi si verifica il timore che regimi regionali possano essere ritenuti pericolosi e destabilizzanti; per questo, in alcune nazioni che si sentono minacciate, si innescano dei processi di autodifesa avviando delle operazioni preventive (eventualmente sensibilizzando vari organismi internazionali) da cui nascono operazioni militari che posso essere sostenute o meno dalle organizzazioni internazionali. Per questo le nazioni che partecipano devono rendere conto all’opinione pubblica e vi sono stati che partecipano solo su richiesta dall’ONU. COME sono queste missioni, come si classificano, come si preparano, come si conducono? Per quanto riguarda la classificazione la missione può essere fatta con reparti militari, ma importante è la partecipazione degli osservatori dell’ONU che la devono giudicare e giustificare. Si hanno varie sorprese, come la scoperta che nella fossa comune di Serajevo, che fece scattare l’intervento militare, c’erano gente morta di morte naturale e post mortem colpiti con un colpo alla nuca per simulare un’esecuzione (da rilevare che nella fossa comune non vi erano bossoli) oppure la bomba nel mercato che risultò essere fatta esplodere dai musulmani stessi contro i loro concittadini. In queste missioni giocano un ruolo importante anche gli esperti per consulenze militari e civili. Queste missioni possono essere organizzate dall’ONU, dalla NATO, dalla UE, oppure per accordi multinazionali.

DOVE? Si distinguono in missioni con reparti: in Iraq Nato training mission (NMT) del 2004 e tuttora in corso – Ciad/RCA (European union force) – Operazione Nicole del 2007 ancora in corso – Missione KFOR Kosovo fin dal 1999 tuttora in corso – Missione ISAF in Afghainistan dal 2003 in corso – Missione EUFOR ALTHEA in Bosnia Erzegovina dal 2006 in corso – Missione UNIFIL "Leonter" in Libano dal 2006 in corso.

Poi vi sono le missioni di osservazione : UNMOGIP in India e Pakistan dal 1949 in corso – UNTSO in Siria, Israele, Libano, Egitto dal 1958 in corso – MINURSO Sahara occidentale dal 1991 in corso – UNMIK in Kosovo dal 1999 in corso – UNMEE in Etiopia e Eritrea dal 2000 tuttora in corso – OSCEKVM in Kosovo dal 1998 in corso – EUMM Ex Jugoslavia dal 1991 in corso – JMM/LMC nel Sudan dal 2002 in corso – UNOWA in Senegal dal 2004 in corso.

CHI deve fare la missione? Il contingente militare per avere un buon esito deve avere una adeguata preparazione che consiste nell’acquisizione di informazioni le più varie del teatro dove andrà ad agire. Su questa base bisogna decidere cosa fare, quindi va fatta un’analisi del compito imposto, quali mosse fare e dalla somma di queste cose fare la scelta degli assetti da tenere. Noi latini siamo alquanto più prudenti di altre nazioni (specie anglosassoni) e prima di muoverci facciamo una analisi delle informazioni acquisite, studiamo tempi e modi per attuare la missione, approntiamo i mezzi ed i materiali necessari per il compito assegnsto e di conseguenza ne deriva la necessità di un addestramento adeguato. Questo deve essere specifico: lo studio degli usi e costumi per evitare problemi di comprensione con la popolazione, lo studio di misure di prevenzione sanitaria per i militari e anche per i civili, lo studio di tutto ciò che può essere rischioso nell’ambiente in cui si opera. Il necessario addestramento militare può variare da un mese a sei mesi (i paracadutisti, sempre addestrati al massimo, nelle urgenze sono stati pronti anche in quindici giorni). Analizzate e fatte tutte queste cosi il contingente parte per la propria missione.

COME si deve stabilire una condotta operativa?: Una difficoltà la troviamo nel trasferimento di autorità al momento del cambio del contingente, stabilire accordi con i comandanti, e di conseguenza un certo sbandamento che invoglia il nemico a fare attentati (di norma questi avvengono in tali frangenti). Altro momento importante sono i contatti con i comandi, gli enti, le autorità locali: per ottenere questo accorrono dei mesi di preparazione data la diversità di impostazione mentale, delle diverse abitudini, la difficoltà dei rapporti e tutto questo deve essere fatto tramite interpreti della lingua locale col rischio che, nonostante le precauzioni, i traduttori non siano fedeli. E’ indispensabile comportarsi sempre con gentilezza e condiscendenza, quindi un apprezzamento della situazione che sia in certi limiti by-partisan. Altra cosa importante è "l’Attività Informativa" per capire cosa pensa la popolazione; a seconda di quanto e cosa dicono i capi spirituali, gli italiani possono essere applauditi o presi a sassate. Con tutte queste informazioni si può intraprendere una adeguata attività operativa ma perchè questa funzioni occorre una cooperazione fra le autorità civili e quelle militari. Altro problema è l’autosostentamento e la protezione: i militari hanno bisogno di materiali alimentari e logistici, quindi devono attivarsi per organizzare residenze e depositi per l’arrivo di derrate alimentari e materiali vari.

Oberati da tutti questi problemi non si deve dimenticare che si tratta di una missione per ridare la vita e la libertà all’uomo, e i nostri contingenti riescono bene a farlo bene. Allora esaminiamo che cosa ci distingue dagli altri, specie gli anglosassoni, nelle nostre missioni all’estero. I nostri soldati, con la preparazione avuta non trovano difficoltà con la popolazione ed hanno rispetto per gli usi e costumi locali; da questo ne deriva il rispetto reciproco, considerazione da parte della popolazione perchè non abbiamo raccontato balle, ma quel poco (le nostre missioni sono le più povere per mezzi) che abbiamo promesso lo abbiamo mantenuto e da questo ne deriva la fiducia. I nostri si distinguono anche per la capacità di adattamento nelle varie situazioni logistiche, climatiche ed ambientali per cui hanno meno stress dalla missione, hanno una forte flessibilità di comportamento essendo adattabili, quindi anche una maggior prontezza all’azione. Si distinguono anche per l’equilibrio innato in loro, il buon senso che li distingue, la loro affidabilità nell’agire e l’autocontrollo: da tutte queste qualità ne deriva l’approvazione e l’accettazione dei nostri da parte della maggioranza della popolazione. A proposito del rispetto degli usi e costumi presenta una coppia musulmana in costume originale (alla fine si scopre che sono un soldato ed una soldatessa travestiti) e spiega che in quei posti la donna è l’unica che lavora e che non conta niente. Bisogna rivolgersi solo a l’uomo, altrimenti commettiamo una gaffe. Le donne devono preparare il pranzo, ma sono le ultime a mangiare ciò che resta del banchetto: questa è l’usanza e va rispettata. Per quanto riguarda le priorità bisogna onorare il mandato: cioè proteggere la popolazione ed aiutarla anche a rischi di attentati e nello stesso tempo salvaguardare l’integrità dei militari. A questo punto termina l’esposizione e presenta un filmato sull’Afghainistan: si vedono reparti della missione in movimento ed il Colonnello specifica che tutti i mezzi sono della IVECO. questi devono essere sempre ben funzionanti viste le estreme condizioni ambientali e climatiche da affrontare nelle varie missioni (da –26°C a 54°C all’ombra.). Molto importanti i mezzi del Genio indispensabili per ripristinare la viabilità, attivare ponti distrutti ecc. Importanti anche gli artificieri per bonificare il terreno dalle mine e dai residuati bellici; anche ingegneri civili per la ricostruzione o l’edificazione di scuole. Insomma tutto il substrato che serve per attivare una vita normale e civile. Nelle missioni vi sono anche medici volontari, ben preparati e selezionati per assistere sia i militari che i civili: c’è una particolare attenzione per i bambini che vengono curati sul posto ed i casi più gravi vengono inviati in Italia al Mayer che li tiene fino a completa guarigione, il tutto coadiuvato da enti che si interessano di fornire abitazioni per i genitori. Al seguito delle missioni vi sono anche esperti militari addetti al riordino delle forze dell’ordine e dell’esercito regolare delle nazioni in questione.

A questo punto finisce l’interessante conferenza mostrando un paracadutista in completo assetto di guerra che ci spiega tutti i componenti dell’equipaggiamento ed una soldatessa, campionessa di paracadutismo, che ci mostra un paracadute da competizione spiegandoci le varie manovre in caduta controllata e guidata.

Al termine c’è lo scambio di doni tra il Presidente ed il Colonnello Lupini. Un lungo applauso corona questa bella serata.

Nelle foto: un paracadutista della Folgore in assetto di guerra

 

La campionessa di paracadutismo in tenuta di lancio Il Col. Luchini con i due paracadutisti che si tolgono il costume originale arabo
 
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CAMINETTO DEL 14 MAGGIO 2008
 
Soci in ascolto Il Presidente presenta Cordoni Cordoni parla
 

Caminetto del 14 Maggio 2008

Il Presidente ci annuncia le comunicazioni di rito.

1°) Il Club di S. Miniato gi invita per il 22 Maggio ad una conferenza dove parla Lorenzo Conti, figlio di Sandro Conti per ricordare le vittime del terrorismo, piaga che si sta riaccendendo, ed ottenere adesioni per stimolare chi di dovere a non dimenticare le famiglie che sono state colpite da questi lutti e fare in modo che non si ripetano. L’adesione è consigliabile sia per il valore storico del fatto, sia per contattare Club che non gravitano nel nostro contesto.

2°) Il 23 Maggio al Teatro Verdi si svolgerà un concerto il cui ricavato andrà alla fondazione Ciardelli: questa si prefigge il compito di creare dei centri di raccolta per offrire una degna permanenza ai familiari di bambini del medio oriente colpiti dalle gravi conseguenze della guerra e portati per le adeguate cure alla struttura pediatrica Mayer di Firenze. Il nostro Club ha prenotato per trenta posti e l’amico Otello Leggerini si è incaricato di vendere i biglietti.

3°) Si sta formando la commissione per la votazione del prossimo Presidente Mondiale 2010 – 2011. Per l’Italia sono in lizza due nominativi: Carlo Monicelli di Milano e Umberto Lassi di Pisa. L’assemblea all’unanimità ha optato per il candidato Lassi.

A questo punto passa la parola all’amico Cordoni che ci parlerà della "Gelotologia: terapia e divertimento"

 

Gelotologia: terapia o divertimento?

Questa relazione ha analizzato la nascita e l’evolversi della "gelotologia" (dal greco ghelos = riso, logos = scienza; "scienza della risata"), chiamata anche "terapia del sorriso".

Nella prima parte si è parlato della genesi e sviluppo del sorriso nel bambino, comportamento che inizia nelle prime settimane di vita per poi completarsi con le esperienze interpersonali. E’ stato poi focalizzato l’aspetto benefico del sorriso sui vari apparati somatici dell’uomo. Infatti molteplici ricerche effettuate in noti Istituti Universitari statunitensi sottolineano che "il ridere" incrementa l’apporto di ossigeno ai polmoni, aumenta la resistenza cardio-polmonare, rilassa i muscoli, massaggia gli organi interni, migliora la circolazione sanguigna. E’ stato verificato che la risata aumenta il livello delle immunoglobulina A nella mucosa respiratoria e dunque irrobustisce il sistema immunitario e aiuta in maniera determinante chi soffre di asma e bronchiti. Inoltre alcuni ricercatori hanno dimostrato l’esistenza di un rapporto diretto tra cali d’umore e risposte del sistema immunitario: il riso riduce la secrezione di ormoni da stress, come il cortisolo, stimola la produzione di betaendorfine, diminuisce il tasso di stress, combatte attivamente la depressione.

Nella parte centrale della relazione è stato trattato il rapporto tra umorismo e comunicazione e di come "il sorriso" possa essere suscitato. E’ importante sottolineare come il sorriso sia una risposta ad un messaggio non semplice da ottenere poiché presuppone da parte del "comunicatore comico " una tecnica complessa e molto ben strutturata, definita attraverso 3 categorie di variabili: gli obiettivi, i pregiudizi e i vissuti. Perciò, per raccontare una barzelletta e per far ridere con probabilità di successo, occorre che chi la ascolta : 1° non sia in condizione depressiva (abbia un vissuto disponibile a ridere) ; 2° ritenga che chi racconta le barzellette non sia uno di quelli che non le sa raccontare ( abbia il pregiudizio che il raccontatore di barzellette sappia raccontarle ) e 3° abbia voglia di ridere (abbia obiettivi che comprendono il riso ). Si è poi passati a trattare della vera e propria "cura del sorriso" codificata con i termini di comicoterapia e gelotologia. Sono state analizzate le esperienze dei clown-dottori e dei clown di strada e le relative differenze nell’approccio al problema salute. Si è parlato delle esperienze di Patch Adams e di Norman Cousin che sono stati i principali artefici di queste metodiche interventive. Infine la relazione ha analizzato varie esperienze di comico-terapia in molteplici nazioni e si è accennato anche all’utilizzo della terapia del sorriso come intervento di cura in alcuni centri ospedalieri italiani. In Italia è ancora una metodica terapeutica "giovane", non sufficientemente strutturata come invece lo è in Francia e negli Stati Uniti, ma che inizia a far breccia nella medicina convenzionale sotto la spinta della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.

 
Questa conferenza è stata veramente interessante e qui ne ho presentato un riassunto schematico, ma, per chi è interessato, e lo consiglio a tutti, può visionarla integralmente cliccando qui

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CONVIVIALE DEL 21 MAGGIO 2008
 
L'avvocato Massimo Megli durante la sua esposizione La consegna della medaglia del Club
Conviviale 21 Maggio 2008 pres.

Dopo la cena il Presidente presenta l’oratore, l’avvocato Massimo Megli rotariano del R.C. Fiesole che ci parlerà sull’argomento "Il processo penale..............."

 

Conviviale 21 Maggio 2008

Il "buon" Luca Anselmi confida soprattutto che,specialmente dopo la cena,il mio intervento non faccia cadere nel sonno i convitati;evidentemente memore dei mie racconti "sotto l’ombrellone" quando (da Tangentopoli ad oggi) apparivo in spiaggia reduce da interrogatori ,processi e quant’altro ,mi ha attribuito –bontà sua- una certa effervescenza narrativa.
Non vorrei tradirlo e quindi il mio intervento NON avrà connotazione o taglio "scientifico" (salvo poi attingere "alla scienza giuridica" per rispondere alle domande che potrebbero essere poste dagli amici rotaryani).
I punti che vorrei affrontare sono:

DURATA DEI PROCESSI PENALI ;colpe e responsabilità.

Senza mezzi termini ritengo di individuare (in ciò confortato da un osservatorio delle Camere Penali che si accingono a pubblicare uno studio sull’argomento) le principali responsabilità (A) nel fatto che mediamente negli Uffici giudiziari Non si produce,cioè si lavora poco ; Cancellieri , Addetti ,Ufficiali Giudiziari, Segretari , Pubblici Ministeri (ovviamente non tutti,ma una buona parte) NON lavorano come dovrebbero (il fatto che altri lavorino di "più" non pareggia il conto,ma serve ad aumentare i disservizi);(B) una teoria senza fine di norme a sanzione criminale,in sostanza TROPPI reati che arrivano all’attenzione del Giudice Penale ingolfandone l’attività e distogliendolo dalla trattazione di quei fatti "rilevanti" ( e non parlo di omicidi o rapine) per i quali comunque la Comunità attende risposte; (C) scarsezza endemica di risorse (è impensabile che processi con 30 imputati e 60 avvocati debbano essere rinviati perché…le copie degli atti non sono state eseguite per tempo ;cosi come è impensabile che le Segreterie….non abbiano la carta per le fotocopie ecc.ecc.) ;in compenso stanno proliferando con grande dispendio di tempi,energie,personale e costi le attività volte al reperimento delle c.d.( e questo è il secondo punto)

PROVE TECNICHE O SCIENTIFICHE ;feticci e leggende da sfatare.
Ovvero :come la scienza può rovinare la mente dell’uomo.

Oramai siamo tutti convinti che la "scienza " possa tutto (nei processi ove ho difeso primari o chirurghi,la convinzione delle parti offese è sempre stata quella che "oggi non si muore più,se si arriva all’ospedale siamo sempre salvi perché la scienza…ha vinto anche la morte).
Con questa convinzione l’immaginario collettivo –grazie anche ad una comunicazione mediatica scellerata- ha assegnato ai R.I.S il compito di " DOVER scoprire SEMPRE e senza margine di errore,cioè SCIENTIFICAMENTE, il colpevole).
NON è ne potrà essere così.
Le regole di giudizio e di valutazione dell’indizio e della prova disciplinate dal nostro codice di rito sono state poste per l’appunto in previsione che il Giudice debba "valutare" e non "certificare" una prova.
Da Cogne in poi stanno succedendo disastri.
Rapidamente vorrei poi affrontare il tema delle indagini sotto l’aspetto delle

INTERCETTAZIONI TELEFONICHE

Strumento di indagine che ha sostituito i vecchi e collaudati metodi cari ai "marescialli da strada" ovvero agli investigatori "navigati" a tutto dispregio della tutela della riservatezza e con il seguente effetto: se le intercettazioni danno esito ,i P.M. costruiscono un processo e forse ottengono qualche risultato, in caso contrario …non se ne fa di niente e molti rei la fanno franca.
Nonché il tema della

CUSTODIA CAUTELARE

Ricordando ,anche con divertenti e tragici aneddoti,(specialmente all’epoca di Tangentopoli,….. anche perché oggi ,salvo 4 albanesi ,o marocchini e qualche rumeno, nelle patrie galere non entra più quasi nessuno) quanto sia pericoloso e pernicioso condividere la tesi dei "giustizialisti" amanti del tintinnar delle manette (salvo poi dimenticarsi di questo loro sadico piacere allorché siano "toccati" direttamente dai "ferri").
Questa sarebbe l’idea , ma sono anche pronto a rivedere i temi e raccogliere suggerimenti su argomenti che siano ritenuti di interesse (mi ricordo che per Rotary Fiesole-quello di mia appartenenza –qualche tempo fa tenni una "discussione" sulla NUOVA disciplina della legittima difesa. Il tema fu molto apprezzato,ma dalle indicazioni fornitemi da Luca Anselmi,mi pareva di capire che si intendesse dare al mio intervento un taglio meno tecnico e più discorsivo.
Seguono i ringraziamenti e la consegna della medaglia del Club

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VISITA A LA SPEZIA DEL 24 MAGGIO 2008

 
Vari momenti della Nave Scuola Amerigo Vespucci, alla fonda, con vele spiegate, a poppa con la scia, i pennoni con i cadetti alle manovre, il sartiame e la comitiva dei rotariani in attesa dell'imbarco
Vari locali della nave con i fastosi arredi
Momenti dell'imbarco, la visita ai vari ponti della nave accompagnati con gli ufficiali, scambio di cortesie tra l'amico Gifford e il comandante Bonora
     

Visita sulla Amerigo Vespucci del 24 Maggio 2008

La visita ha visto la riunione dei soci partecipanti all’ingresso della Autostrada a Pisa, alle ore 09:15. Una volta unito il gruppo e organizzato il "convoglio" di auto – per usare un termine militare adatto alla giornata – è iniziato il trasferimento verso La Spezia, destinazione Arsenale della Marina Militare , Molo Varicella (posto di ormeggio del Vespucci). Ovviamente non abbiamo rinunciato alla sosta caffè.
Alle 11 circa Il nostro gruppo è stato accolto all’ingresso dell’Arsenale , Porta Ospedale, dal personale di controllo e dopo un solo minuto servito alla verifica della consistenza numerica del gruppo, siamo stati accompagnati (scortati) al posto di ormeggio del Vespucci. All’ingresso dell’Arsenale ci ha raggiunto l’amico Gherarducci che era già in zona.
Il personale di bordo ci ha accolto all’accesso del barcarizzo (la scala di accesso alla unità, lato di dritta) , il Com.te in seconda con l’Ufficiale di Ispezione ci hanno dato il benvenuto ed accompagnati sul cassero (sovrastruttura del ponte principale a poppa) per il benvenuto formale del Comandante.
Qui è intervenuto il Comandante della Unità, Capitano Di Vascello Maurizio Bonora il quale ci ha fatto gli onori di casa e successivamente, insieme ad altri Ufficiali e Sott’Ufficiali di bordo , ci ha accompagnato nella visita. Nella occasione della presentazione sul cassero con il Comandante del Vespucci , è stato simpatico il momento in cui il Comandante ha riconosciuto il socio Gifford , con quale era stato compagno e collega in Accademia Navale nel periodo 1979-1982.
La visita si è articolata quindi attraversando le tre zone principali del ponte di coperta ; nell’ordine Cassero, quella più a poppa e zona storicamente destinata essenzialmente agli ufficiali , la zona di Centro ed il Castello di prua. In ciascuna di queste zone sono state innumerevoli le domande dei nostri soci ai vari accompagnatori, domande seguite sempre da risposte che il solo ascoltarle mi portava a rivedere attimi della vita –faticosa – di bordo, con un nostalgico richiamo a…. vicende del passato.
La parte più emozionante della visita è stata quella della visita dei locali storici della nave; in particolare la "Sala Consiglio" e l’appartamento Ammiraglio (cosiddetto appartamento Reale)…. Qui sembra veramente di entrare in un racconto di Patrick o’Brian (autore della famosa collana di romanzi storici di avventure sui mari della Royal Navy del diciottesimo secolo….), in questo posto si respira la vera la storia della nave, dove l’odore del legno antico si confonde con i classici odori di nave vissuta (scarichi di cucine, cordami arrotolati ecc.). Gli ambienti sono bellissimi e molto accoglienti , anche se altrettanto austeri.
E’ qui che alla fine di questa interessante, e per me emozionante, visita abbiamo avuto lo scambio dei doni . Il nostro club ha donato, come di consueto in questi casi, la medaglia del Club ed il guidoncino; il comandante Bonora ha ricambiato con il bellissimo crest del Vespucci e con, sorpresa per tutti noi, anche il gagliardetto del Rotary Club di Roma Parioli, Club di cui fa parte.
Ci siamo salutati rinviando ad una nuova occasione, magari al ritorno della nave dalla crociera di istruzione estiva.
Lasciando l’unità navale abbiamo fatto la consueta foto di gruppo dopodichè , erano le 12 e 30 circa abbiamo lasciato l’Arsenale.
Di seguito allego una scheda più tecnica, descrittiva della unità navale, tratta dal sito della Marina Militare.
Un elemento di curiosità : nel corridoio "comandante" , corridoio che porta dal ponte di coperta , zona Centro, alla sala consiglio, sala storica, sono raccolti appesi alle paratie numerosi documenti storici della vita del Vespucci, dipinti, crest,ed oggetti importanti della vita marinara. All’ingresso di questo corridoio sono esposte due bellissime carte geografiche, riproduzioni fedelissime di carte del territorio pisano e toscano del XVIII secolo realizzate dal nostro amico e socio Otello Leggerini e donate al bordo in occasione di una precedente visita. Possiamo dire con orgoglio che anche un "pezzo" della esperienza del nostro Rotary viaggia insieme al Vespucci.

Riccardo Gifford

 
STORIA E CARATTERISTICHE DELLA NAVE SCUOLA AMERIGO VESPUCCI

Storia della Nave Scuola Amerigo Vespucci
Breve scheda descrittiva dell’Amerigo Vespucci e della sua storia
(tratta dal sito internet della Marina Militare)

Il nome e la storia

Nella seconda metà degli anni Venti la Marina Militare Italiana affrontò il problema di rinnovare le Unità destinate all'addestramento degli Allievi dell'Accademia Navale. Lo Stato Maggiore ritenne che, nonostante lo sviluppo della nuova flotta fosse orientato verso una tecnologia sempre più avanzata, il "miglior" impatto con l'ambiente marino e la sua conoscenza fosse quello che si poteva apprezzare stando a bordo di una nave a vela, che del mare e del vento subisce maggiormente i condizionamenti e che degli elementi naturali richiede quindi la più vasta conoscenza. Del resto, già dal 1893 l'attività in mare per gli Allievi dell'Accademia Navale veniva effettuata a bordo di una nave a vela, che portava anch'essa il nome di Amerigo Vespucci, un ex-incrociatore entrato in servizio nel febbraio del 1885 come Nave di 1ª linea, poi adattato a Nave Scuola.
Nel 1925 per iniziativa dell'Ammiraglio Giuseppe Sirianni, Ministro della Marina, fu decisa la costruzione di due Navi Scuola, affidandone il progetto al Tenente Colonnello del Genio Navale Francesco Rotundi, il quale, nel disegnarne le forme, si ispirò a quelle di un vascello della fine del Settecento/inizi Ottocento.
La prima delle due Unità, il Cristoforo Colombo, entrò in servizio nel 1928 e fu impiegata come Nave Scuola fino al 1943; dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fu ceduta all'Unione Sovietica in conto risarcimento danni di guerra. L'Amerigo Vespucci, invece, fu impostata il 12 maggio 1930 nel Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, fu varata il 22 febbraio 1931 ed entrò in servizio a luglio dello stesso anno. Il 4 luglio 1931, al comando del Capitano di Vascello Augusto Radicati di Marmorito, nobile piemontese (che, con il grado di Capitano di Fregata, era stato l'ultimo Comandante del precedente Amerigo Vespucci), partì per la sua prima Campagna Addestrativa in Nord Europa.
Il precedente Amerigo Vespucci
Come accennato all'inizio della scheda, l'attuale Amerigo Vespucci ha avuto un predecessore, anch'esso impiegato come Nave Scuola. Il "primo" Amerigo Vespucci era un incrociatore a motore e a vela, dalla fisionomia assai simile a quella dell'attuale Nave, anche se più piccolo. Impostato il 9 dicembre 1879 nel Regio Arsenale di Venezia, fu varato il 31 luglio 1882; aveva lo scafo in acciaio con un dislocamento di 2700 tonnellate (a fronte delle 4100 dell'attuale Vespucci) e un apparato motore da 3300 cavalli costruito dalla ditta Ansaldo di Sampierdarena; era dotato di tre alberi con bompresso, vele quadre e vele di taglio (brigantino a palo).
Durante la prima parte della sua vita operativa la Nave fu impiegata spesso all'estero: prima come nave ammiraglia della divisione operante nel Mar Rosso durante l'occupazione di Massaua (1885), quindi, sempre come nave ammiraglia di una divisione navale, in missione in America Meridionale per la tutela dei nostri interessi commerciali (1886-1888). Tornò successivamente in America Meridionale per attività di presenza (1889-1891), con a bordo il Duca degli Abruzzi, Luigi di Savoia, imbarcato con il grado di Guardiamarina.
Dopo il rientro in Italia, nel 1893 l'Amerigo Vespucci fu adattato a Nave Scuola per gli Allievi della Regia Accademia Navale e in questa veste effettuò 26 Campagne di Istruzione, spesso attraversando l'Atlantico, anche durante il periodo invernale. Alla fine del 1927, al termine di una campagna in Mediterraneo Occidentale al comando del Capitano di Fregata Augusto Radicati di Marmorito (che sarebbe stato poi il primo Comandante dell'attuale Amerigo Vespucci), fu posto in disarmo e destinato a Venezia quale nave asilo per l'educazione degli orfani dei marinai.
La nave e le sue caratteristiche
L'Amerigo Vespucci, l'unità più anziana in servizio nella Marina Militare , interamente costruita e allestita presso il Regio Cantiere Navale di Castellamare di Stabia, è stata varata il 22 febbraio 1931; madrina del varo è stata la signora Elena Cerio. Consegnata alla Regia Marina il 26 maggio 1931, entrò in servizio come Nave Scuola il successivo 6 giugno, aggiungendosi alla gemella Cristoforo Colombo (in realtà leggermente più piccola), di tre anni più anziana, e costituendo con essa la "Divisione Navi Scuola" al comando dell'Ammiraglio Cavagnari. Al rientro dalla prima Campagna di Istruzione, il 15 ottobre 1931 ricevette a Genova la Bandiera di Combattimento, offerta dal locale Gruppo UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia).
Il motto della Nave è "Non chi comincia ma quel che persevera", assegnato nel 1978; originariamente il motto era "Per la Patria e per il Re", già appartenuto al precedente Amerigo Vespucci, sostituito una prima volta, dopo il secondo conflitto mondiale, con "Saldi nella furia dei venti e degli eventi", infine con quello attuale.
Dal punto di vista tecnico-costruttivo l'Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell'attrezzatura velica è "armata a Nave", quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, a tutti gli effetti un quarto albero. L'Unità è inoltre fornita di vele di taglio: i fiocchi, a prora, fra il bompresso e il trinchetto, gli stralli, fra trinchetto e maestra e fra maestra e mezzana, e la randa, dotata di boma e picco, sulla mezzana.
Scafo
Lo scafo è del tipo a tre ponti principali, continui da prora a poppa (di coperta, di batteria e di corridoio), più vari ponti parziali (copertini); possiede due sovrastrutture principali, il castello a prora e il cassero a poppa, che si elevano sul ponte di coperta ma che idealmente ne sono la continuazione. Il caratteristico colore bianco e nero sottolinea il richiamo al passato: le fasce bianche in corrispondenza dei ponti di batteria e corridoio ricordano infatti le due linee di cannoni del vascello ottocentesco alla cui tipologia il progettista si era ispirato.
A prora della nave si trova la polena, che rappresenta Amerigo Vespucci, realizzata in bronzo dorato. Caratteristica della nave sono i fregi di prora e l'arabesco di poppa, in legno ricoperti di foglia d'oro zecchino.
Il fasciame è composto da lamiere di acciaio di vario spessore (da 12 a 16 mm.), collegate mediante chiodatura alle costole, che costituiscono assieme alla chiglia e ai bagli l'ossatura della nave. Tale sistema garantisce la necessaria flessibilità al trave nave; l'impermeabilità del tutto è assicurata dallo stretto contatto fra metallo e metallo, fortemente compressi dalla fitta chiodatura, che deve essere quindi realizzata a regola d'arte.
Tutti gli alberi, compreso il bompresso, sono costituiti da tre tronchi, di cui i primi due in acciaio (anch'essi realizzati mediante lamiere chiodate), il terzo, denominato alberetto per gli alberi verticali, asta di controfiocco per il bompresso, è in legno (douglas). I pennoni seguono la medesima filosofia costruttiva: i tre inferiori sono in acciaio, i due superiori in legno. Per quanto attiene la randa, il boma è in acciaio mentre il picco è in legno.
Molte altre parti della nave sono in legno, diversificato a seconda delle caratteristiche richieste: teak per il ponte di coperta, la battagliola e la timoneria, mogano, teak e legno santo per le attrezzature marinaresche (pazienze, caviglie e bozzelli), frassino per i carabottini, rovere per gli arredi del Quadrato Ufficiali e per gli alloggi Ufficiali, mogano e noce per la Sala Consiglio.
La lunghezza della Nave al galleggiamento è di 70 metri, ma tra la poppa estrema e l'estremità del bompresso si raggiungono i 101 metri. La larghezza massima dello scafo è di 15,56 metri, che arrivano a 21 metri considerando l'ingombro delle imbarcazioni, che sporgono dalla murata, e a 28 metri considerando le estremità del pennone più lungo, il trevo di maestra. L'immersione massima è pari a 7,30 metri.
L'unità è dotata di ben 11 imbarcazioni: due motoscafi, di cui uno riservato al Comandante, due motobarche, due motolance, quattro palischermi a vela a e remi, utilizzate per l'addestramento degli Allievi, e la baleniera, anch'essa a remi e a vela, tradizionalmente riservata al Comandante. Il dislocamento a pieno carico è pari a 4100 tonnellate.
Apparato motore ed ausiliari
La propulsione è di tipo diesel-elettrico: la nave è dotata di due motori diesel collegati a due dinamo generatrici di corrente elettrica che alimentano il motore elettrico di propulsione. I due motori diesel sono FIAT a 8 cilindri in linea, a iniezione diretta, sovralimentati con turbosoffiante, che sviluppano una potenza massima totale di 3000 cavalli. Il motore elettrico di propulsione (MEP) è un Marelli a corrente continua, a doppio indotto, in grado di sviluppare un regime rotatorio massimo di 150 giri/min., che corrisponde ad una velocità di circa 12 nodi. L'elica è unica ed ha quattro pale.
L'energia elettrica per il funzionamento degli apparati di bordo è fornita da 4 diesel alternatori a 8 cilindri Isotta Fraschini/Ansaldo da 500 KVA ciascuno. L'unità è dotata di due argani a prora per la manovra delle catene delle ancore, di cui uno dotato di campana sul castello, utilizzabile quindi anche per la manovra di cavi. A centro nave esiste inoltre un albero di carico azionato da due verricelli elettrici, utilizzato per la messa a mare ed il recupero delle imbarcazioni maggiori. A poppa, per la manovra dei cavi e per la messa a mare e il recupero dei palischermi, vi sono due argani manovrati a mano a mezzo di apposite aste in legno dette "aspe".  Il governo della nave è possibile da tre stazioni; la prima sul cassero, all'interno della timoneria, normalmente utilizzata per le andature a vela, con manovra elettrica (comando idraulico) o a braccia (timone di emergenza a mano), una seconda in plancia a prora, esclusivamente con manovra elettrica (comando idraulico), ed infine una terza in locale agghiaccio timone, con manovra elettrica e comando meccanico.
Alberatura e vele
Gli alberi, precedentemente descritti, sono mantenuti in posizione grazie a cavi di acciaio (manovre fisse o dormienti) che li sostengono verso prora (stralli) verso i lati (sartie) e verso poppa (paterazzi). Sugli stralli sono inferiti inoltre i fiocchi e le vele di strallo. L'altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana; il bompresso sporge per 18 metri.
I tre alberi verticali portano ciascuno cinque pennoni, dal caratteristico nome, comune anche alla vela relativa: sul trinchetto si trovano, dal basso, trevo di trinchetto, parrocchetto fisso, parrocchetto volante, velaccino e controvelaccino; sulla maestra trevo di maestra, gabbia fissa, gabbia volante, velaccio e controvelaccio; sulla mezzana trevo di mezzana, contromezzana fissa, contromezzana volante, belvedere e controbelvedere. Il trevo di mezzana è normalmente tenuto sguarnito dalla vela (che toglierebbe il vento al trevo di maestra) e prende quindi il nome di "verga secca". In ciascun albero i due pennoni inferiori sono fissi (possono solo ruotare sul piano orizzontale), mentre i tre superiori possono scorrere sull'albero e vengono alzati al momento di spiegare le vele.
Per quanto attiene le vele di taglio, l'armamento prevede cinque vele a prora (augelletto, controfiocco, fiocco, gran fiocco e trinchettina), quattro vele di strallo (di gabbia, di velaccio, di mezzana, di belvedere) e la randa. A questo "set" di vele, sempre "pronto all'uso" possono essere aggiunti, se del caso, gli scopamare, due vele quadre inferite ai lati del trevo di trinchetto, utilizzando idonee prolunghe del pennone. Con la Nave completamente invelata si possono raggiungere velocità ragguardevoli, almeno in relazione al peso della stessa: il "record" è di 14,6 nodi.
La superficie velica totale (24 vele) è pari a circa 2635 metri quadri. Le vele sono di tela olona (tessuto di canapa) di spessore compreso tra i 2 e i 4 millimetri e sono realizzate unendo mediante cucitura più strisce (ferzi).
La manovra delle vele si attua per mezzo di cavi (manovre correnti o volanti) di diverso diametro, per un totale di circa 20.000 metri. Anch'essi hanno nomi caratteristici, quali drizze (per alzare i pennoni mobili e le vele di taglio), bracci (per orientare i pennoni), scotte e mure (per fissare gli angoli bassi delle vele quadre, rispettivamente sottovento e sopravvento), imbrogli (per raccogliere le vele sui pennoni), ecc.. Le manovre correnti sono per la maggior parte in manilla (fibra vegetale); fanno eccezione le scotte dei trevi, che per sostenere l'elevato sforzo sono realizzate in nylon.  Oltre a ciò l'attrezzatura velica comprende circa 400 bozzelli in legno e 120 in ferro.
Equipaggio
Vero "motore" dell'Amerigo Vespucci è il suo equipaggio, composto da 278 membri, di cui 16 Ufficiali, 72 Sottufficiali e 190 Sottocapi e Comuni, suddiviso nei Servizi Operazioni, Marinaresco, Dettaglio, Armi, Genio Navale/Elettrico, Amministrativo/Logistico e Sanitario. Durante la Campagna di Istruzione l'equipaggio viene a tutti gli effetti integrato dagli Allievi e dal personale di supporto dell'Accademia Navale, raggiungendo quindi circa 480 unità.
Ogni Servizio ha il suo compito peculiare a bordo: il Servizio Operazioni si occupa della navigazione, utilizzando la strumentazione di cui la nave è fornita (radar, ecoscandaglio, GPS), della meteorologia e delle telecomunicazioni; il Servizio Marinaresco è preposto all'impiego delle vele, alla gestione delle imbarcazioni e all'esecuzione delle manovre di ormeggio e disormeggio; il Servizio Dettaglio comprende il personale che gestisce le mense di bordo; il Servizio Armi ha in consegna le armi portatili e provvede all'addestramento dell'equipaggio al loro impiego; il Servizio Genio Navale/Elettrico assicura la conduzione dell'apparato motore e degli apparati ausiliari, la produzione di energia elettrica ed il mantenimento dell'integrità dello scafo; il Servizio Amministrativo/Logistico si occupa della acquisizione, contabilizzazione e distribuzione dei materiali, della stesura degli atti amministrativi e della gestione delle cucine; il Servizio Sanitario, infine, si occupa delle attività di prevenzione e cura del personale.
Vale la pena sottolineare che la messa in vela completa dell'unità, agendo contemporaneamente sui tre alberi ("posto di manovra generale alla vela"), è possibile solo con gli Allievi imbarcati, che tradizionalmente vengono destinati sulla maestra e sulla mezzana, mentre il personale del Servizio Marinaresco, i nocchieri, si occupa del trinchetto oltre che del coordinamento e controllo delle attività sugli altri due alberi. In assenza degli Allievi, la manovra è assolvibile impiegando tutto il personale nocchiere sugli alberi ("a riva") e destinando alle manovre dei cavi il personale degli altri Servizi libero da altre incombenze.
ATTIVITÀ DELLA NAVE
Dalla sua entrata in servizio la Nave ha svolto ogni anno attività addestrativa (ad eccezione del 1940, a causa degli eventi bellici, e degli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori),. Le Campagne di Istruzione, svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di tre mesi e toccano per lo più porti esteri; durante tali Campagne, quindi, l'attività della Nave, eminentemente formativa-addestrativa, si arricchisce dell'aspetto di presenza e rappresentanza, contribuendo ad affermare l'immagine nazionale e della Marina Militare all'estero.
Per quanto attiene l'aspetto formativo-addestrativo, agli Allievi imbarcati, chiunque siano, vengono impartite le norme basilari del vivere per mare, come pure le competenze più specifiche nei vari settori: marinaresco, condotta dell'Unità (compreso l'utilizzo del sestante per effettuare il punto nave), condotta dell'apparato motore ed ausiliari, gestione delle problematiche di tipo logistico, amministrativo e sanitario. A tale scopo, oltre all'attività pratica, vengono organizzate conferenze e lezioni tenute dai membri dell'equipaggio più esperti; il livello di apprendimento viene poi accertato alla fine della Campagna a mezzo di verifiche scritte e orali.

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CONVIVIALE DEL 28 MAGGIO 2008
 
Il tavolo della presidenza ed i vari momenti della consegna dei nostri simboli
Presentazione

Causa assenza del Presidente Anselmi Luca, impegnato a Roma per una riunione urgente, presiede l’amico Diara Alberto.
Presenta il programma del mese di Giugno (clicca qui per vederlo) sottolineando in particolar modo il fatto che il mercoledì 4 la conviviale è sospesa (si riunisce solo il direttivo) mentre alle 20 c’è lo spettacolo al Verdi per beneficenza; altra notizia, che il 18 giugno la conviviale del passaggio dei poteri, avverrà nella nostra sede dell’Hotel dei Cavalieri anziché in Fossabanda come in passato annunciato. Passa a presentare gli ospiti: il dott. Giovanni Vittadini, assistente dell’oratore dott. Aldo Casali. Alcune notizie sull’oratore: Aldo Casali lucchese, imprenditore, si occupa di consulenze per banche ed imprese. La sua famiglia gestisce a Lucca, un gruppo di scuole paritarie che si chiama ESEDRA. E’ rotariano de Club Roma Sud-Ovest, fa parte del consiglio nazionale dei Formatori Bancari e recentemente ha assunto la presidenza del Teatro del Giglio di Lucca. Ci parlerà stasera sulla "educazione, formazione, impresa".
Nella foto: Il relatore dott. Aldo Casali
 

L’istruzione e la formazione come motore dell’economia
Riflessioni
dall’officina Dott. Aldo Casali - Presidente di "Istituto Studi Bancari"

L’oratore inizia con una celebra frase: "I miei problemi sono iniziati con la prima educazione. Andavo in una scuola per insegnanti disagiati." Woody Allen
Quindi affronta il problema:
1. il livello di istruzione in un confronto europeo
2. la spesa pubblica destinata all’istruzione
3. gli insegnanti
4. l’istruzione come leva sociale ed economica
5. istruzione e formazione
6. riflessioni conclusive
Un grosso problema è un basso livello di istruzione:
L’Italia registra una performance meno soddisfacente rispetto a quella dei paesi avanzati e anche di molti paesi emergenti, in termini di:
Quantità di istruzione
Estensione dell’alfabetizzazione
Partecipazione all’istruzione secondaria
e l’Italia mostra ancora criticità e ritardi che assumono al Sud carattere di emergenza nazionale.
Vediamo in termini quantitativi : permangono ancora differenze e soprattutto elementi di disallineamento rispetto agli obiettivi che la UE si è data per il 2010 con la ‘strategia di Lisbona’.
La percentuale della popolazione dai 25 ai 64 anni con almeno una licenza secondaria superiore (2004) in Italia è del 48% contro il 67% dell’area dei paesi industrializzati. Pesa ancora il ritardo con cui hanno avuto luogo importanti riforme dell’obbligo scolastico, tra cui:
l’introduzione della scuola media unica obbligatoria (1962)
L’introduzione della scuola materna statale (1968)
Ed ora valutiamo in termini quantitativi : vi sono giovani che lasciano prematuramente gli studi con una percentuale della popolazione in età di 18-24 anni con al più un titolo di istruzione secondaria inferiore e che non partecipa a ulteriore istruzione o formazione (UE il 15 %, Italia 20% di cui 19% al nord e il 25% a sud).
Le motivazioni dell’abbandono prematuro sono:
mancati ingressi ed evasione dall’obbligo
abbandoni
proscioglimento dell’obbligo senza acquisizione del titolo
ripetenze e ritardi rispetto all’età
frequenze irregolariin termini quantitativi si possono catalogare:
Competenze chiave
percentuale di studenti quindicenni con al più il primo livello di competenza in lettura
(riduzione del 20% rispetto ai valori del 2000: Obiettivo al 2010 – Strategia di Lisbona).
Tasso di scolarizzazione superiore: percentuale della popolazione in età 20-24 anni che ha conseguito
almeno il diploma di scuola secondaria superiore
UE 75% It. 72% (C.N. 78% Sud 65%) Obiettivo al 2010 – Strategia di Lisbona min 85 %
Laureati in matematica, scienze e tecnologie
numero di laureati in queste materie per mille abitanti in età 20-29 anni aumento del 15% rispetto ai valori del 2000 e riduzione disparità di genere (Obiettivo al 2010 – Strategia di Lisbona)
Life-long learning
percentuale degli adulti in età 25-64 anni che partecipano all'apprendimento permanente min 12.5% (Obiettivo al 2010 – Strategia di Lisbona) UE 10% It. 7% CN 6,5% Sud 6%
Siamo ancora lontani da una pratica per cui i cittadini fruiscono di occasioni di apprendimento lungo l’arco della vita, in tutte le età e in numerosi contesti, non solo nella scuola o nel lavoro (life-long learning)
Vediamo soprattutto i fattori qualitativi:
In termini qualitativi l’istruzione nel nostro Paese si presenta sensibilmente indietro, con un’elevata eterogeneità a livello di macroaree.
C’è un’alta % di studenti che non possiedono neppure le capacità di svolgere i compiti più elementari per vivere nella società.
Consideriamo l’analfabetismo come fattore di contrasto: l’incidenza della analfabetismo nella popolazione italiana (nel 2001 pari all’1,5%) può costituire un fattore di contrasto all’evoluzione del grado di istruzione degli italiani. Il fenomeno dell’analfabetismo si ripercuote indirettamente anche sulla quantità e qualità dell’istruzione dei figli, che risente fortemente delle caratteristiche anche culturali della famiglia di appartenenza. Il miglioramento dei livelli di conoscenza degli adulti potrebbe quindi avere ritorni economici e sociali assai elevati. Ed ora analizziamo:
L’istruzione ha una spesa rilevante per l’Italia …
L’impegno finanziario per l’istruzione dell’Italia, se misurato in maniera appropriata, appare molto significativo in un’ottica di confronto internazionale. Circa il 3,5% con bassa quota del privato. Il calcolo va fatto soprattutto per studente e per ore di lezione Analizziamo il problema:
In Italia si ha un elevato numero di insegnanti.
In Italia la maggiore spesa destinata all’istruzione è fortemente influenzata dal rapporto insegnanti/studenti, di gran lunga superiore alla media OCSE per ciascun grado di istruzione, con una maggiore anzianità anagrafica. Infatti in Italia si registra la maggiore anzianità del corpo docenti rispetto agli altri paesi analizzati, con una maggiore rappresentanza femminile e con un impegno in ore ben inferiore alla media. Inoltre la retribuzione oraria è inferiore alla media OCSE così come quella pro-capite. Da tutto questo se ne deduce che la crescita professionale in Italia è più lenta … e meno premiante economicamente.
Esaminiamo la necessità di andare verso un sistema di valutazione.
Quasi tutti i paesi economicamente avanzati dagli anni ottanta si sono dotati di un sistema nazionale di valutazione che è possibile suddividere in tre fasi:
1°) Misurazione dei livelli di apprendimento
2°) Valutazione dell’impatto dell’azione educativa
3°) Utilizzo della valutazione nell’azione educativa
L’Italia in questo è ancora indietro. Solo a partire dagli anni novanta c’è stata una concreta adesione a progetti internazionali, a iniziative locali (specie al Nord) e tentativi a livello nazionale dall’esito sinora assai limitato. La mancanza di un sistema di valutazione nazionale è divenuta ancora più grave con il decentramento realizzato a fine degli anni novanta e il riconoscimento dell’autonomia scolastica. Infatti tale autonomia accresce l’efficacia del sistema educativo solo in presenza di un robusto sistema nazionale di valutazione standardizzata. Prendiamo in esame:
L’istruzione è una leva per l’occupazione (Vanno valutati gli effetti dell’aumento del livello di istruzione per rispondere ai bisogni di – cittadinanza produttività - mobilità sociale) :
La maggiore probabilità di essere occupati per le persone più istruite riflette la più elevata propensione a partecipare al mercato del lavoro e per gli adulti il basso rischio di disoccupazione. Si registra inoltre una elevata correlazione tra istruzione e status occupazionale.
L’istruzione una leva per la crescita economica
Purtroppo lo scarso livello quantitativo e qualitativo dell’istruzione crea necessità di percorsi formativi a carico delle imprese, generando un incremento notevole dei costi. Un innalzamento delle competenze significativo ma plausibile potrebbe originare una crescita della massa salariale compresa tra 20,9 e 29,3 miliardi di euro, pari ad una variazione del Pil compresa tra l’1,7 e il 2,4 %.
Altri problemi da esaminare sono:
istruzione e formazione
La formazione sostituisce in parte l’istruzione
Una carenza qualitativa e quantitativa dell’istruzione è in parte compensata dalla formazione finanziata dal pubblico e/o dal privato. Tuttavia anche la formazione (aziendale e life-long learning) è fortemente influenzata dalle capacità e dalle conoscenze apprese nel percorso di studi. Pertanto una persona istruita è sicuramente più predisposta all’apprendimento continuo e a quello impartito dall’azienda per fini professionali. Il lavoratore ben istruito e ben formato può rappresentare un’opportunità di crescita per la scuola e per il mondo aziendale, costituendo un ponte fra i due settori
Riflessioni conclusive
Al fine di migliorare il livello dell’istruzione italiana si dovrà agire principalmente su due leve:
1°)Ridurre il numero di insegnanti, attuando una programmazione strutturata a livello nazionale e regionale di medio lungo periodo
2°)Inserire un sistema di valutazione efficace ed efficiente. Ciò avrà come effetto un impatto positivo sull’economia di sistema nel nostro Paese:
3°)Maggiore gratificazione professionale ed economica dei docenti
4°)Maggiore partecipazione all’istruzione
5°)Maggiore opportunità di lavoro
6°)Minori costi da parte del sistema produttivo
7°)Ripensamento dei percorsi formativi aziendali e pubblici
 

Dopo la conferenza Diara ribadisce che il problema della scuola, anche causa i mass media, è divenuto grave dato che in Italia siamo ad un livello inferiore alla media europea. Spera che in futuro scendano dal nord Europa, e non salgano dal sud, cervelli che possano in qualche modo risolvere questo problema. Chiede all’oratore cosa farebbe, se potesse, per rimediare alla situazione considerando anche i grossi ostacoli politici ed altro che ne deriverebbero.

Casali risponde che qualsiasi governo, dalla Costituzione ad oggi, si è interessato alla scuola non come un problema, ma come una errata risorsa di voti. C’è sempre stato un veto incrociato nella possibile soluzione, come del resto accade in altri settori: in crisi è la scuola, la sanità, la magistratura. Quindi i principali accusati sono: 1°) la politica. 2°) il sindacato ottuso che non ha saputo gestire ma solo livellare 3°) l’Università che non riesce a creare una scuola per buoni insegnanti.
Dagli interventi dei presenti emerge che: gli studenti stanno troppi anni all’università, è un errore avere fatto le infinite lauree brevi, in svariati settori, in conflitto fra loro e che hanno diviso in due il processo di formazione; i buoni ricercatori in Europa vengono pagati meglio (fuga di cervelli). C’è il grosso problema della responsabilità, è necessario che chi decide sappia e debba assumersi le proprie responsabilità. Altro grave problema la carenza dell’informazione; non tutti i docenti sono all’altezza della situazione e questo perché non esiste da noi una scuola per la formazione. La difficoltà dell’inserimento nel mondo del lavoro è anche dovuta alla mancanza di insegnamento pratico nelle svariate discipline: è utile conoscere la teoria, ma importante anche la pratica. Mancano persone preparate e pronte ad accedere alle attuazioni pratiche, manca la formazione per accedere al mondo imprenditoriale. A questo punto esce una regola aurea: Chi sa fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare decide, chi non sa decidere presiede, chi non sa presiedere rappresenta. Bisogna insegnare a fare, ma per fare occorre avere anche cultura: si danno gli strumenti ma con questi bisogna saper fare. Laureati stranieri in campo scientifico sono più preparati dei nostri quindi più competitivi verso le imprese (la riflessione: perché dopo 5 anni di studi gli italiani non sono al solito livello?). La colpa è che, sia la scuola sia la magistratura, si autocontrollano e giudicano se stessi: bisogna cambiare le regole, occorre una verifica tramite una gerarchia e dei controlli esterni.
Ultima riflessione dell’oratore: le imprese in passato sono state demonizzate, per recuperare occorrono giovani preparati a dare per ricevere. Servirebbero politici giovani e responsabili che possano e sappiano infondere energia alla scuola. L’imprenditore non può formare da solo, ma occorre che l’università faccia la sua parte nell’informazione.

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