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Relazione convivale del 8 aprile 09
Il Presidente presenta i relatori: architetti
Gabriele Berti, dirigente ufficio urbanistica del comune di Pisa e
Gioietta Mancioppi, libero professionista, sul tema "sviluppo del
litorale pisano: porto turistico e strutture alberghiere".
Inizia Berti col tema "porto turistico e ricettività"
successivamente sarà la volta di Gioietta Mancioppi che affronterà il
tema "Marina di Pisa e Clambrone".
Il comune di Pisa ha usufruito del vecchio piano regolatore, tranne
varie varianti, del 1965 fino al 2001. Logicamente è stata rallentata
l’attività edile con ritardo dello sviluppo della città dal punto di
vista edilizio ed economico. Finalmente oggi il comune di Pisa si e’
dotato di:
1° un piano strutturale che interessa le macrodestinazioni (1998)
2° un regolamento urbanistico destinato alle piccole attività
urbanistiche che vanno dalle piccole costruzioni fino alle
ristrutturazioni (2001)
Tali piani disciplinano circa un quarto del territorio comunale mentre
gli altri tre quarti sono compresi nel Parco Regionale di Migliarino, S.
Rossore, Massaciuccoli e disciplinati dal piano territoriale (1989) e
dai piani di gestione del parco (1995 - 2002). Per quanto riguarda
Marina di Pisa per poter fare il porto è indispensabile il recupero
dell’area Motofides. Ci ricorda un libro di Sergio Piccioli scritto nel
1999 "quel porto fantasma". "Trentasei anni di progetti mai realizzati
hanno negato il porto turistico a Marina di Pisa che ancora lo aspetta".
I trentasei anni di allora sono oggi quarantaquattro. Finalmente siamo
arrivati al dunque. E’ utile ricordare alcune date importanti:
2000 comune e parco stabiliscono di preparare una scheda urbanistica
unica, con identici parametri e criteri
2001 viene approvato il regolamento urbanistico del comune di Pisa, che
contiene la scheda concordata
2002 viene approvato il secondo piano di gestione delle tenute di
Tombolo e Coltano, che comprende la previsione del porto e degli
insediamenti a terra. In conseguenza di ciò il procedimento di
valutazione e approvazione del progetto si è sviluppato attraverso tre
percorsi principali:
1° verifica della compatibilità e congruenza con gli strumenti
urbanistici del comune, della provincia, della Regione ma essenzialmente
quelli del Parco
2° approvazione del piano di recupero dell’area
3° approvazione del progetto ai fini del rilascio della concessione
demaniale.
In parallelo si svolgevano:
A) valutazione di impatto ambientale
B) valutazione di incidenza perchè trattasi di una zona di interesse
europeo detta "selva pisana" che comprende S. Rossore e Tombolo
C) approvazione del progetto di bonifica dell’area industriale perchè
era previsto un inquinamento del terreno della zona industriale
(fortunatamente è
risultato solo un inquinamento dovuto ad idrocarburi
per fuoriuscita di materiali da cisterne interrate).
Sono stati tempi abbastanza lunghi ma brevi se si considerano tempi
intercorsi per altri progetti, infatti:
•la richiesta di concessione demaniale, corredata dal progetto
preliminare del porto, e’ presentata nell’aprile 2003; il progetto è
approvato a settembre del 2007. Attualmente si può vedere il cantiere
della nuova strada che dal porto va al viale a mare bypassando la
vecchia v. Maiorca. Questa permette di unire le zone di via Maiorca e i
cantieri del porto permettendo il transito sicuro di automezzi tra
queste due zone. La viabilità suddetta e deve essere completata entro
Giugno.
Passiamo al Progetto preliminare Planovolumetrico esemplificativo
preliminare del 2004: vedi foto
si vede che è prevista un’imboccatura nell porto dal fiume Arno.
Questo perchè il Parco e il Comune prescrivono la non variazione delle
linee di costa per evitare l’erosione che, come tutti sappiamo, c’è
anche se le cause sono oggetto di disputa. Questa situazione avrebbe
comportato il continuo drenaggio sulla foce causa la "barra di foce" che
si accumula per le mareggiate limitando l’ingresso al porto per circa 50
– 60 gg all’anno. Dopo studi approfonditi è stato fatto un altro
progetto: vedi foto
(Questi progetti sono da apprezzare anche per
come si intersecano bene le tre realtà locali, la cittadina, il Parco,
il Porto. Le necessità del porto sono a portata di mano data la
vicinanza della cittadina)
è previsto un antiporto già sperimentato in altre
realtà italiane, rivolto verso libeccio il cui fondale è di 5 metri per
cui anche le grosse onde non danno noia alla navigazione; l’inagibilità
sarà di circa 25 gg all’anno. Per precauzione è prevista un ingresso
(vedi la freccia) verso il fiume, chiuso da porte Linciane. Qualora la
foce fosse inagibile può essere adoperato per l’ingresso o uscita delle
barche. Il fondale del porto è di circa 3,5 metri, zona verso terra. La
costruzione centrale esagonale è un albergo: è stato necessario fare
questa costruzione per volere della sovrintendenza dato che lì c’era il
"Fortino di Marina di Pisa" abbattuto per la costruzione della Motofides,
e durante gli scavi si troveranno le fondamenta che devono essere
rivalutate per cui si è pensato di costruirvi sopra una albergo.
•il progetto definitivo, presentato nel luglio 2006, e’ stato
approvato nel giugno 2007, dopo la conclusione del procedimento di
valutazione di impatto ambientale.
•nel settembre 2007, infine, e’ stato approvato il progetto delle
opere di bonifica ed e’ stato aperto il relativo cantiere.
Dopo tanti anni finalmente è in fase di attuazione la
realizzazione di un porto turistico alla foce dell’Arno in località
Marina di Pisa. C’è stato l’obbligo di salvare strutture caratteristiche
del territorio come il rifugio antiaereo della ex Motofides ed i retoni
e le bilance, caratteristiche della zona bocca d’Arno.
Per chi ama le precisioni numeriche di seguito vi do i
dati del progetto |
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Superficie area d’intervento
mq 210.536 ( rilevata graficamente)
sul di protocollo d’intesa sul di progetto
residenziale mq 37.000 (massimo) = mq 37.000
commerciale mq 3.500 (minimo) = mq 3.500
servizi e funz. miste mq 7.500 (massimo) > mq 1.662
ricettivo mq 6.000 (minimo) < mq 6.532
artigianale mq 1.000 (minimo) = mq 1.100
totale mq 55.000 > mq 49.794
Su edifici esistenti: villa Romboli, casa Ceccherini e la ex Dogana:
servizi e funz. Mist mq 1.283
totale generale mq 55.000 > mq 51.077
standard urbanistici pubblici di progetto:
residenziale s.u.l. mq 37.000 : 27 = ab 1.370
standard residenziali richiesti (18 mq/ab) di cui
mq 2,5 parch. pubblici e 15,5 verde pubblico (d.i. 1444/68)
parcheggi pubblici ab 1.370 x 2,5 = mq 3.425
Verde pubblico ab 1.370 x 15,5 = mq 21.235 (d.i.
1444/68)
non residenziale= commerciale, servizi e funzioni miste s.u.l. mq
6.445
(dalle norme del regolamento urbanistico titolo 1-7-2)
parcheggi pubblici richiesti = 1 mq/1 mq di sup. di vendita
applicando la sup. di vendita pari a 0,70 s.u.l. si ha:
mq 6.445 x 0,70 = mq 4.511,5 x 1 mq @
mq. 4.512
ricettivo (albergo e residence) s.u.l. mq 6.532
Parcheggi pubblici richiesti = 30 mq/100 mq di sup. utile
(dalle norme del regolamento urbanistico titolo 1-7-2)
calcolando la sup. utile pari all’80% della s.u.l. si ha:
mq 6.532 x 0,80 = mq 5.225,6 x 0,3 = mq 1.567,68
@ mq 1.568
Verde pubblico richiesto = mq 15,5/ab (d.i. 1444/68)
poiché gli abitanti si calcolano dividendo la sul per 27 mq si ha:
mq 6.532 : 27 = ab 241,9 x 15,5 mq = mq 3.749,8
@ mq 3.750
artigianale s.u.l. mq 1100
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Parcheggi pubblici richiesti =
5 mq ogni 100 mq di sup. utile
(dalle norme del regolamento urbanistico titolo 1-7-2)
sup. utile 0,7x1.100 = mq 770 x 0,05 = mq 38,5
@ mq 39
inseriti all’interno dell’u.m.i. 10
Edifici esistenti:villa Romboli, casa Ceccherini e la ex Dogana
non residenziale= servizi e funzioni miste s.u.l. mq 1.283
(dalle norme del regolamento urbanistico titolo 1-7-2)
Parcheggi pubblici richiesti = 1 mq/1 mq di sup. di
vendita
applicando la sup. di vendita pari a 0,70 s.u.l. si ha:
mq 1.283 x 0,70 = mq 898,1 x 1 mq = mq.898
Totale standard richiesti
Parcheggi pubblici mq 10.403 + 39 mq = mq 10.442
Verde pubblico mq 21.235 (per il residenziale) +
3.750 (per il ricettivo) = mq 24.985
confronto tra standard di progetto e standard richiesti
Parcheggi pubblici di progetto mq 10.594 così
localizzati:
p 1 mq 770 allo scoperto
p 2 " 1.570 allo scoperto
p 3 " 1.400 allo scoperto
p 4 " 950 allo scoperto
p 5 " 5.480 allo scoperto
p 6 " 385 allo scoperto
totale mq 10.555
mq 39 (all’interno dell’u.m.i. n. 10)
totale mq 10.594 mq
parcheggi pubblici di progetto 10.594 mq > 10.442 mq
richiesti
verde pubblico, percorsi e spazi pedonali (escluse
banchine)
mq 32.373 > mq 24.985 richiesti
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| "La figura del Conte Ugolino, tra
politica e mitologia"
L’oratore
ringrazia di essere stato di nuovo invitato e questa volta ci parlerà
nella veste di insegnate di letteratura italiana negli USA. Dante, il
grande poeta ha molte dimensioni ed interpretazioni a seconda dei luoghi
dove lo si studia; si può parlare anche di un Dante Americano, come lo
apprezzano gli studenti USA.
1°) Qui da noi è
molto conosciuto il Dante politico ma per parlarne con cognizione di
causa bisognerebbe conoscere a fondo la situazione sociopolitica del
medioevo, le divisioni tra Guelfi e Ghibellini, come le città possano
essere divise in due fazioni e divisioni tra le stesse fazioni. Per noi
questo può essere comprensivo, ne siamo gli eredi diretti e se ci
guardiamo attorno vediamo tuttora le famiglie Gualandi, Lanfranchi,
Sismondi ecc.: per gli americani no, difficilmente possono comprenderlo.
2°) Dante è un uomo
profondamente religioso, non un uomo di chiesa però profondamente
credente e avulso da legami con il clero: i Papi che non hanno agito
bene li mette nelle pene che secondo lui meritano. Questo Dante negli
USA funziona, perchè anche loro sono profondamente credenti e legati
alla religione.
3°) Dante può
essere definito "il poeta per i poeti": è un grandissimo lettore dei
classici vedi Virgilio (oltre che sua guida nella Commedia è
l’ispiratore per riferimenti di episodi) e Ovidio.
L’oratore ci dice che tralascerà il Dante della prima raffigurazione
politica, ma ci parlerà del poeta spirituale e del lettore di classici.
Precisa
una questione di metodo nel trattare l’argomento: nel 1946 il Prof.
Pasquali a Firenze crea una sottodisciplina degli studi umanistici che è
lo studio "dell’Arte Allusiva". Quando un poeta nell’opera adopera versi
o parole di altri poeti non si tratta di furto, non ruba, ma adopera
poesia per scrivere altra poesia, ecco perchè si parla di Allusione e
non di furto o plagio. Viene adopera questa tecnica allusiva per
esprimere nella propria poesia la vicinanza intellettuale del poeta di
cui si sente seguace e a cui si ispira. Ebbene Dante fa questo con i
suoi poeti, Virgilio (Eneide), Ovidio (le Metamorfosi), ma anche con la
Bibbia specie il Vangelo. Dante era un laico ma conosceva bene la Bibbia
e la consultava spesso. Nel Canto del Conte Ugolino vi sono episodi non
solo tematici ma anche lessicali che si ispirano alla Bibbia. Le scuole
che applicano l’arte Allusiva in Italia sono poco, tre o quattro di cui
una è a Pisa: il relatore fa parte di questa scuola. Negli USA l’Arte
allusiva è il pane quotidiano.
Fa un’altra precisazione: l’importanza del segno, del simbolo. Nella
cultura medioevale si dà molta importanza ai segni, vedi le insegne
militari, il modo di vestirsi, i comportamenti, i riti liturgici che
fanno da collante con la gente ecc. ma gli stessi segni non hanno
importanza se non si interpretano. Nel Medio Evo si seguiva la teoria di
S. Paolo che affermava: i segni si leggono o nella lettera o nello
spirito: questo accade anche per Dante.
[Fa un inciso : negli USA si preferisce fare lezioni e leggere i versi
in italiano causa l’impatto fonico. Vi sono 15 traduzioni della Commedia
in inglese che non sono valide. Gli americani preferiscono studiare
l’italiano per leggere Dante, Macchiavelli per chi studia politica,
Ariosto e per ascoltare e leggere Mozart "la Fonte". Per Dante era
importante il "mosaico armonico", infatti quando leggeva i versi di
Sartorio tradotti in latino diceva che era prosa e non poesia.]
Tornando all’argomento tutti conosciamo il canto del Conte Ugolino.
Questi si trova tra i traditori della patria nell’Antenora, il 9°
cerchio, bloccato nel ghiaccio sopra un’altra persona come "l’un capo
all’altro era cappello": Ugolino che rode il cranio all’arcivescovo
Ruggeri. Scena violenta descritta dal poeta politico, ma subito subentra
il poeta dei poeti, il letterato facendo il paragone "Tideo si rose le
tempie a Menalippo per isdegno" rifacendosi alla storia di due avversari
politici di Tebe con le sue guerre intestine. Legge la realtà attuale
con la letteratura. Rivolgendosi a Ugolino si trova il "bestial segno",
segno che deve essere spiegato come abbiamo detto sopra. "Come pane per
fame si manduca" è l’espressione che adopera Dante per descrivere
Ugolino che rode il cranio al Ruggeri. Nel contesto del canto vi sono
tre temi, la Fame, il Segno, il Pane. Nel canto il Conte Ugolino non ha
bisogno di presentarsi, è abbastanza conosciuto, era un politico che
aveva lasciato un’impronta nel suo tempo a prescindere che Dante lo
ritenga un traditore e lo metta all’inferno, però sente la necessità di
raccontare, non il suo tradimento, ma la sua morte per infamare il
Ruggeri: vuol apparire un vinto innocente tradito da un traditore.
Questa è l’unica volta in cui Ugolino può dire la sua verità. Dante
allude a particolari momenti culturali: I° elemento allusivo sono le
parole iniziali "Tu vò che rinnovelli ........... parlar e lacrimar
vedrai insieme" che sono le parole che Enea volge a Didone nell’Eneide
(Regina tu mi chiedi di rievocare il dolore ecc. piangerò a raccontarti
la distruzione di Troia). Enea era un innocente sconfitto ingiustamente
per le beghe degli Dei. Ugolino, con questo verso, vuol presentarsi come
un innocente tradito da un traditore. Come leggiamo questo segno: gli
studiosi americani hanno notato che anche Francesca nel V° canto dice le
stesse cose "come colui che piange e dice", anche lei si sente innocente
perchè è tradita dall’Amore cui non si può resistere. In questo caso
Dante piange con lei, e sviene, ma dopo aver traversato l’inferno non
casca più nei tranelli di coloro che vogliono apparire innocenti perchè
traditi.
Ugolino inizia il racconto della morte cui sono condannati nella torre
della Muda, poi detta della Fame. Racconta il sogno che ha avuto prima
della condanna a morte: il lupo e i lupicini (lui, i figli e i nipoti)
inseguiti da cagne che sono i Gualandi, i Sigismondi, i Lanfranchi.
Questo sogno è fatto contemporaneamente da lui dai figli e nipoti. Nel
medioevo il sogno era ritenuto un segno molto importante e veniva
interpretato tramite l’opera "commento al sogno di Scipione" di Macrobio.
Vi erano 5 tipi di sogno, i primi due non contano dato che sono sogni
che vengono dal corpo (sognare di mangiare se si ha fame ecc) gli altri
tre sono Oracolo, Visione, Sogno vero e proprio, e sono una profezia,
mascherata da sogno, un segno che predice il futuro. I cinque condannati
hanno il solito sogno e leggono il presagio della morte che sta per
arrivare. Ecco le realtà: il padre sa che è stata sbarrata la porta, i
figli fanno una domanda, ma lui non risponde. Un lettore attento del
Medioevo capirebbe che c’è un paragone con la parabola del vangelo di
Luca (subito dopo il pater nostro): la parabola dell’amico importuno. Un
amico che chiede in prestito tre pani perchè ha ospiti, ma si trovano
vari pretesti per non darli. Allora Gesù si chiede quale sia quel padre
che da una pietra al figlio che chiede il pane. Siamo nella solita
situazione: ai figli che chiedono pane dà se stesso muto come una
pietra; al contrario dei figli che senza nessuna richiesta offrono al
padre se stessi come cibo, come pane. Per noi cattolici c’è
l’Eucaristia, simbolo molto discusso nel 1260 prima che Dante scrivesse
la Commedia (aveva otto anni): la chiesa istituisce la festività del
Corpus Domini con il mistero della transustanziazione .Nell’Eucaristia
c’è il corpo ed il pane (l’ostia), Gesù dice "prendetene tutti e
mangiatene, questo è il mio corpo": se letto con le parole giustamente
gli avversari del cristianesimo accusarono i cristiani di cannibalismo,
se letto spiritualmente le cose cambiano. Ugolino agisce letteralmente,
non risponde perchè non può dare il pane, i figli spiritualmente gli
offrono il proprio corpo. Il lettore letterale può non afferrare la vera
essenza del pensiero. Preparati dal pane, dalla carne, dal potenziale
cannibalismo leggiamo l’ultimo verso "poscia, più che il dolor, potè il
digiuno": questo verso ha fatto discutere e litigare per molti anni.
Come può essere interpretato?: 1°) avrei preferito morire di dolore,
purtroppo sono morto di fame. 2°) Il dolore è stato inferiore alla fame
ed ho mangiato i cadaveri. Dante, colpito dalle vicende di Ugolino,
inveisce contro Pisa e chiede un’alluvione, un diluvio che colpisca sì
Pisa, ma anche tutte le città attraversate dall’Arno fino alla stessa
Firenze. Nei primi episodi delle Metamorfosi di Ovidio, si parla di un
diluvio universale causato da un atto di cannibalismo avvenuto in una
città del medio oriente chiamata Pisa: negli ultimi versi si dice "la
maggior parte degli uomini sono uccisi dalle onde, quelli che restano li
uccide il digiuno", stessa parola con cui chiude la difesa di Ugolino
come a chiedere un diluvio universale. Questa allusione a Ovidio ci fa
capire che la vera interpretazione da dare all’episodio è la prima:
avrebbe preferito morire tra le onde (il dolore) piuttosto che morire di
fame. Abbiamo detto che questi versi hanno portato dissidio nei
commentatori e lettori, ebbene questa è una trappola interpretativa tesa
da Dante perchè voleva se ne discutesse per abituarci a non esser solo
lettori letterari ma anche lettori spirituali. Da buoni cristiani e
lettori della Bibbia, dei classici dobbiamo essere addestrati a leggere
in chiave spirituale.
In seguito alle domande ci spiega che Dante è un creatore di miti,
tratta volentieri, con ampia dovizia di parole, fatti di cui è
sconosciuto l’epilogo. La morte di Ugolino è un mistero, la morte di
Ulisse è un mistero e su questi casi dà interpretazioni polivalenti che
possono far discutere i posteri. Se si tratta di un personaggio arcinoto
come Cesare lo ignora quasi, lo rammenta una volta nell’Inferno, una nel
Purgatorio ed una nel Paradiso e molto rapidamente. Per quanto riguarda
Pisa, la tratta come novella Tebe, e non si limita a far morire
determinate persone a lui particolarmente invise come farebbe lo
scrittore politico, ma dice "annieghi in te ogni persona": desidera un
diluvio universale, come nel mito dell’antica Pisa, come poeta
spirituale che vuol punire l’atto inumano. |