ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


RIUNIONE APRILE 2010  Programma del Club - Home Page - Sommario - Archivio riunioni
 
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CONVIVIALE DEL 7 APRILE 2010
 
Tavoli dei soci; tavolo della Presidenza e al momento degli inni; il Prof. Manghetti con l'editore del suo libro Felici Fabrizio; Manghetti omaggiato con la medaglia ed il guidoncino
 
Conviviale del 7 Aprile 2010

Il Presidente ringrazia i graditi ospiti sia del Club sia dei soci ed elenca i nomi:
Assistente del Governatore : Natalrigo Guidi
Presidente Rotary Pisa: Taddei e Signora
Presidente Rotary Pisa Galilei: Dringoli e Signora
Presidente Inner Wheel: Signora Gabriella Sardella
Felici Fabrizio: editore del libro di Prof. Manghetti
Massimiliano Controzzi
Borrello + Sig.ra (Controzzi)
Figlia di Ciappi Luca
e l'ospite relatore prof. Gianni Manghetti, presidente della Cassa di Risparmio Volterra di cui traccia un breve curriculum: Vive a Roma dove fa il pendolare per raggiungere il posto di lavoro a Volterra, quale presidente della banca Cassa Risparmio Volterra. Ha controllato anche le Assicurazioni con soddisfazione dato che le giornate gli trascorrevano più veloci dei treni ad Alta Velocità. Ha insegnato a studenti Universitari e di ragioneria, parlando di banche ed economia aziendale. Ha sempre scritto molto, ma ora esce con un suo primo libro sull'umanità delle persone incontrate per caso. Si sente un vero pendolare con la speranza di portare con i propri limiti anche le proprie speranze e soprattutto di avere trasmesso agli altri quell'umanità che a lui le vite pendolari hanno regalato in abbondanza.

 

Relazione Dott. Gianni Manghetti

Il libro racconta l'umanità delle persone incontrate per caso non on the road, bensì in treno. Nei lunghi periodi trascorsi in treno quale pendolare assieme ad altri come lui ha recepito le storie di una umanità variegata, a volte gioiosa a volte triste e oberata da preoccupazioni o disgrazie.

Sul treno oltre che dialogare ti permette di pensare, meditare, scrivere e quant'altro (vedi il CD di canzoni che ha pubblicato ispirato alle stragi del sabato sera). Nei treni super veloci non c'è il tempo a differenza dei IC. Nei super veloci trovi tipi stereotipati uno simile all'altro che non rappresentano l'umanità come nei IC, vedi muratori di Treviglio, camionisti del sud, le nonne baby sitter, (sicuramente una voce essenziale del PIL nazionale), malati che migrano al nord per trovare una medicina valida, giovani per realizzare cose e ideali irraggiungibili. Il treno IC offre la possibilità di vedere i cambiamenti dell'Italia che corre, lavora, pensa. Anche i politici fanno i pendolari sul IC ma in prima classe e sanno solo aprire bocca con quelle poche frasi preconfezionate piene di nulla per far credere che loro sono la voce della verità; ma non si mescolano alla vera umanità che è peculiare nella seconda classe. Nel suo pendolarismo conosce e studia il carattere e i problemi delle donne pendolari:un'educatrice in un carcere e la direttrice di una carcere maschile con i problemi sociali annessi e connessi, una ragazza madre che suda una settimana per poter riabbracciare la figlioletta il sabato e la domenica; una ballerina del Bagaglino e sua madre con i problemi legati alle peripezie dei provini per arrivare all'assunzione nello spettacolo; una donna cui è stato assassinato un figlio giovane per la colpa di avere chiesto il saldo del dovuto per la vendita della macchina usata, e qui è il caso di considerare i problemi della giustizia italiana. Prosegue con i giovani pendolari per passione sia contro la volontà della famiglia sia aiutati dalla famiglia stessa, pur di cambiare il loro stato affrontando notevoli sacrifici a differenza dei così detti bamboccioni: vedi una ragazza che rompe con la madre pur di seguire un corso come modista; un'altra aiutata dai genitori si vuol dedicare al canto e segue corsi di musica; un ragazzo laureato in economia che va in Brasile con un'associazione umanitaria; una ragazza che pur di avere un posto fisso "punta" l'orologio sulle 5,30 per non perdere il treno; una giovane madre che fa la pendolare per la musica come fa il pendolare anche il marito pure lui musicista e si trovano una volta alla settimana. Continua con la lunga serie dei pendolari inframezzato da commenti socioeconomici molto toccanti e di attualità. Parla di pendolari dal sud: di oggi, di ieri, di domani. E' la volta di una ricercatrice costretta a fare la pendolare perché trasferita dalla Ericson se non voleva essere licenziata. Il suo commento: I miei figli fin da piccoli mi hanno conosciuta nelle vesti di ricercatrice, non di casalinga. O i due camionisti di Reggio Calabria a fare il pendolarismo fino a Livorno, da qui prendere la bisarca e consegnare le macchine Fiat in tutta Europa per uno stipendio di 1200 € netti ed avere un solo giorno da dedicare alla famiglia. O chi aveva un'attività commerciale alle falde dell'Etna e per non cedere alla mafia ha preferito fare il pendolarismo verso un carcere dove fa la guardia. Oppure come la ragazza che fugge dalla Sicilia per realizzare il sogno di una professione a livello dirigenziale ed ora fa la pendolare col suo ragazzo in attesa di una sistemazione per sposarsi e farsi una famiglia. Non dimentica gli immigrati, eterni pendolari della sopravvivenza, che vengono processati per direttissima per reati irrisori mentre restano impuniti evasori o imbroglioni di alto bordo: è questo lo sfogo di un cancelliere di tribunale del Nord. Dietro le confidenze di questi suoi simili fa uno spaccato spassionato di quella che è la vita degli immigrati che a parte i lati negativi della microcriminalità danno un notevole beneficio facendo lavori pesanti rifiutati dai nostri e mal pagati, o l'opera delle badanti che con i loro contributi INPS permettono alle casse pensioni di pagare le mensilità. Queste badanti, madri di famiglia con prole nella loro patria, non si lamentano per la paga o per i contributi, ma sottolineano la mancanza di tatto e la non capacità di dire GRAZIE per il lavoro pesante e stressante che fanno, ma vengono comandate come fossero dei robot. Ricorda anche un immigrato che ha ottenuto la cittadinanza italiana e si sente italiano a tutti gli effetti, dallo stipendio, alla famiglia, alle speranze e ringrazia la gente che lo ha aiutato. Passa al pendolarismo con il treno regionale: problemi di ritardi cronici che variano dal nord al sud, vagoni affollati e gente stipata come le sardine, condizionatori o riscaldamento che non funzionano, biglietterie affollare e macchinette inceppate, porte bloccate, non parliamo dell'igiene e della pulizia; ed ora la cosa forse più grave di tutte, la mancanza di informazione. Giustamente i pendolari si organizzano e protestano; colpa del governo, anzi la colpa è della regione: diciamo che è aperta la gara di chi è la maggior colpa. Ma i pendolari, quando protestano possono sentirsi coll'animo tranquillo quando hanno intasato i water con pannolini ed altre schifezze, o quando hanno appiccicato la gomma masticata sul sedile, o quando, trasformati un ultras hanno sfasciato le carrozze e zozzato l'interno? Meditate gente, meditate! Passa quindi ai pendolari dell'alta velocità AV. Pezzi grossi importanti pieni di sé tutti gessati e con il pc portatile sottobraccio. La loro vita d'ufficio inizia al momento che siedono in treno, aprono il pc e lavorano. Non senti voci umane, non c'è la vita di tutti i giorni che scorre rumorosa col dolore e a volte con la gioia, senti un solo rumore, anzi vari rumori le varie e più bizzarre sonerie dei telefonini. Questi signori dovrebbero essere quelli che agiscono in favore della gente: ma come fanno se la gente non la conoscono? Vadano a fare i pendolari sui regionali. Nonostante tutto sul AV ha incontrato una fotografa che gira il mondo e parla sempre in inglese elencando le sue qualità e dei suoi parenti con "end also"....pittore, violinista, scrittore ecc. O una ricercatrice fuggita par mancanza di lavoro in America dove hanno riconosciuto il suo valore ed oggi è tra le migliori scienziate americane chiamata direttamente da Obama. In questo momento era pendolare perché tornava a trovare i genitori e si trovava col compagno pittore in cerca di nuovi colori nella terra di Siena. (l'autore colpito da questo fatto ha scritto al Presidente della Repubblica Napolitano ed il risultato è stato che ha insignito dell'onorificenza di Cavaliere della Repubblica la Dottoressa). Un pericolo costante nel pendolarismo è l'imprevista fermata del treno magari in galleria dieci minuti prima della fermata. Quanto durerà? Dipende dalla frequenza con cui distribuiscono le boccette d'acqua. Il metodo migliore per passare il tempo è giocare, ma come? Domandare cosa funziona il Italia. La prima risposta a cui nessuno ebbe il coraggio di smentire fu: l'AVIS. Il donare il sangue è un alto atto di umanità. Poi fu il funzionamento della polizia stradale: anche questo accettato ma con l'aggiunta dei Pompieri e della Protezione Civile; viene chiesto anche come funziona l'organizzazione delle vacanze. Su queste risposte si intrecciano gli svariati commenti socio politico economico sul funzionamento delle cose i Italia. Una suorina chiese se anche loro erano un'attività che funzionava: certamente negli ospedali e nelle case di riposo, però non va dimenticato il valore morale delle loro preghiere e del rispetto del silenzio. Nella categoria dei pendolari bisogna includerci anche i ferrovieri stessi. Il macchinista che è il primo a salire e l'ultimo a scendere, il capotreno con tutte le beghe che incontra e in genere tutto il personale viaggiante. A questo punto analizza i vari problemi tecnologici ed invita i dirigenti Trenitalia uomini e donne a viaggiare sull'intercity per conoscere l'umanità che lo frequenta e cercare di capire le loro esigenze. Riassumendo il libro racconta l'umanità delle persone incontrate per caso in treno. Il treno come incontro-racconto della vita dei pendolari dove gli uomini parlano di loro stessi, raccontano le loro storie,svelano le loro passioni. L'Italia che cambia li spinge verso lontane mete, li separa sempre più dalle famiglie e li fa vivere costantemente nei treni intercity in quelli ad Alta Velocità o nei semplici regionali. Il libro parla di quest'Italia nuova, raccontata attraverso l'umanità della gente. Sono storie di speranza narrate all'autore pendolare assieme a loro, e perciò anche lui attore, non già semplice ascoltatore, delle loro vicende. Un libro sulle speranze condivise degli uomini e della nostra Italia.

Salutato da un lungo applauso, l'oratore viene omaggiato con la medaglia del Club e il guidoncino.

 

 
CAMINETTO DEL 14 APRILE 2010
 

Soci presenti al caminetto del 14 Aprile 10, Nannipieri che parla, Nannipieri omaggiato dal Presidente

Comunicazione Presidente:
ricevuta lettera  dal Governatore con la quale si comunica ufficialmente che il governatore eletto per l’annata 2012-2013 è Franco Angotti di Firenze Sud
il 21 maggio ci sarà una manifestazione con la partecipazione di un famoso pianista, al Teatro Verdi, organizzata dal Rotary Pisa ed il cui ricavato andrà a favore della Polio Plus.
A questo punto il Presidente cede la parola all'amico Nannipieri che ci parlerà su problemi connessi alla propria professione.
 
La Venereologia del Tombolo : epidemia Pisana del dopoguerra

Il dermatologo oggi ha una grossa responsabilità legata al fatto di aggiungere le nuove acquisizioni che vengono dal mondo dell’estetica e della dermatologia del benessere a quella che è la dermatologia classica.
Tale finalità è sempre stata una nostra peculiarità, non a caso nella parete interna della nostra clinica è presente un affresco del 1936 con la dicitura "intuus ut in cute ,intuus et in cute" il che indica che da sempre la pelle non deve essere considerata un semplice involucro ma un organo da conoscere e studiare in quanto ci può dare informazioni su problematiche degli organi interni; in più la pelle è, come diceva il prof.Comel "la facciata monumentale del corpo umano".
Nell’ambito delle nostre competenze dobbiamo occuparci anche del settore delle malattie veneree, cioè della patologia infettiva contratta attraverso rapporti sessuali, patologia che assume caratteristiche diverse a seconda dei costumi sessuali caratteristici del tempo.
A riguardo di ciò dobbiamo ricordare una grande epidemia di malattie sessualmente trasmesse che interessò il territorio Pisano nel periodo della fine e dopo la fine della 2°guerra mondiale, epidemia che ebbe eco nazionale per la gravità e la rapida diffusione conosciuta come "epidemia del Tombolo".
Le malattie sessualmente trasmesse e in particolare la sifilide hanno sempre avuto un rapporto con grandi spostamenti di truppe o guerre; la sifilide fu importata in Europa dall‘America attraverso C. Colombo e fu responsabile di una grossa epidemia a Napoli nella fine de ‘400 attraverso l’arrivo delle truppe spagnole (mal Spagnolo) e poi dall’arrivo delle truppe francesi (mal francese).
Nella zona di Pisa ci fu una grossa epidemia legata all’arrivo delle truppe Americane.
Tremenda era la situazione a Pisa dal 1943 al1944: dopo il settembre Pisa fu terreno di scontro tra l’esercito tedesco in ritirata e i bombardamenti continui americani, gran parte della popolazione borghese e benestante era sfollata nei territori vicini e quelli rimasti non avevano gas, luce ed acqua , la miseria era infinita e quel poco che era rimasto nei negozi era disponibile solo dopo lunghe file d’attesa. In questo contesto arrivano gli americani i quali portano viveri alla popolazione e sono accompagnati dalle cosiddette "signorine" prostitute venute da tutta Europa e dal meridione d’Italia
Le quali cercano asilo a Pisa con i soldati. La popolazione locale stremata da stenti e fame trova una piccola forma di sostentamento nell’affittare una camera a queste nuove coppie che quindi si sistemano a Pisa.
Dopo la fine della guerra si organizzano nel territorio che va da Tombolo a Migliarino fino a Viareggio, i campi delle truppe alleate, Marina di Pisa quasi viene fatta sgomberare per alloggiare gli americani, Livorno diventa il porto dove arrivano tutte le merci per le truppe, in questo modo tutti i territori intorno diventano posti di mercato nero, vengono occupati da disertori, fuggitivi, delinquenti locali e di importazione i quali iniziano un commercio continuo, eseguono violenze carnali etc.
Inoltre sorgono alla periferia dei campi le cosiddette "pearl of the forest"cioè locali danzanti improvvisati e allora si organizzano dalle piazze pisane e dei paesi vicini delle camionate di ragazze e di magnacci che vanno in questi locali alla sera per tornare alla mattina.
All’inizio del 1946 il territorio Pisano è diventato una grande "maison": soldati americani che vivono in centro con le rispettive donne, andirivieni di ragazze e prostitute dal centro e da tutti i paesi vicini verso la pineta.
In questa situazione presto arrivano problemi legati ad una epidemia di sifilide e altre malattie sessualmente trasmesse, l’epidemia è talmente grave da richiamare l’attenzione del comando alleato e dell’amministrazione centrale della salute a Roma (l’attuale ministero della sanità) per cui viene indirizzata la Clinica Dermatologica come la struttura adibita alla risoluzione del problema.
La quantità dei malati è impressionante, dalle riviste scientifiche dell’epoca risulta che dal 1945 al 1949 arrivavano circa 400 pazienti al giorno infettati da 12 ai 75 anni per cui furono aperti due padiglioni di 30 e 50 letti per la cura di tali malati. Si pensò ad aprire un nuovo ospedale a San Rossore e a porta a Lucca ma la mancanza di fondi lo rese impossibile, per cui molti pazienti furono trasferiti negli ospedali vicini, oppure rimanevano in carcere e i clinici dermatologi del tempo si recavano in carcere per le visite. I registri del tempo portano dei dati incredibili: nel periodo 1946-1949 circa 18000-22000 casi di malattie sessualmente trasmesse ogni anno; solo l’arrivo della penicillina e la partenza delle truppe portò un ritorno alla normalità nel 1951. Rimane quindi una grande testimonianza di estrema professionalità dei nostri colleghi del tempo e la necessità di mantenere sempre una competenza clinica nel monitorare tale patologie che cambiano con gli eventi e le abitudini della popolazione.

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CONVIVIALE DEL 21 APRILE 2010
Carrellata di soci ai tavoli, il tavolo della Presidenza, vari momenti della consegna della borsa di studio alla dott.ssa Alessia Bartalucci, Gesi che presenta la Premiata, il Presidente che ringrazia Otello Leggerini per l'offerta della cifra data come borsa di studio.
 
Conviviale del 21 Aprile 2010

Prima della cena il Presidente fa alcune comunicazioni: il 24 c.m. A Bologna si svolge l'assemblea Distrettuale cui parteciperanno il Presidente ed il futuro Presidente Pietro Pescatore. La partecipazione è libera e chi vuol partecipare basta che invii la scheda di partecipazione che si trova presso il Segretario Arturo Nebbiai. Il 26 c.m. Al Centro Maccarone assieme ai Club di Cascina, Pontedera, Volterra si terrà una riunione nell'ambito del Progetto Giovani Acqua ed Energia che vedrà il suo completamento il 12 Maggio presso il My Hotel: vista la previsione di numerosi partecipanti è gradita la prenotazione. Il Club Rotay Pisa ha organizzato una serata musicale al Verdi con un noto pianista: questo in favore del Progetto Polio Plus. L'avvenimento è fissato per il 25 Maggio e si può prenotare fino al 28 Aprile. Il Rotaract ha iniziato un progetto di raccolta computer da dare a giovani che non hanno mezzi per comperarlo. Chi possedesse macchine da regalare si faccia avanti. Questa sera per ricordare la memoria del compianto socio Rodolfo Bernardini che ha ricoperto numerose cariche nel club ed è stato Presidente, viene assegnata buna borsa di studio ad una ricercatrice, la dott.ssa Alessia Bartalucci biologa, presentata dal socio Prof. Gesi, e gentilmente offerta dall'amico Leggerini Otello. E' presente al tavolo della Presidenza la Sig,ra Bernardini che ha accettato il nostro invito a partecipare. Per illustrare la memoria di Rodolfo Bernardini ci parlerà Cesare Rossi delle qualità e dell'opera fatta dal compianto socio. Parla Cesare Rossi:

Sono stato invitato a parlare di Rodolfo Bernardini, vista la grande amicizia fraterna cui mi legava e la lunga militanza a livello direttivo nell'accademia dei Cavalieri di Santo Stefano di cui è stato presidenre fino alla morte. E' difficile trovare le parole adatte, per questo permettetemi di riportare fedelmente le parole del Prof. Danilo Barsanti.
Il 24 agosto 2008, dopo lunga malattia combattuta con tenacia e vissuta con fede cristiana, è morto Rodolfo Bernardini, presidente emerito dell 'Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano. Era nato il 21 luglio 1930 a Pisa, dove aveva studiato, si era laureato tre volte (in Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche) ed aveva svolto la sua carriera professionale come dirigente nel settore del credito. Dotato di ampi interessi, Bernardini ha dedicato gran parte della sua vita e delle sue energie all'attività pubblica, come uomo politico, amministratore, giornalista pubblicista, storico, protagonista del volontariato, cultore delle tradizioni popolari ed intelligente organizzatore culturale.
Rodolfo Bernardini ha scritto, a cominciare dal secondo dopoguerra e fino al momento della sua scomparsa, circa 500 fra articoli di giornale (che spaziano dai resoconti di cronaca nera ai commenti sulle scelte politiche ed economiche dei governi nazionali e delle amministrazioni locali, dalle mostre dei fumetti alla filatelia, dal gioco del ponte alle regate delle repubbliche marinare) e veri e propri studi scientifici (fra cui Pisa marinara, L'Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano, Un pisano racconta, ecc.).
La sua molteplice attività e la sua costante passione civile gli hanno procurato numerosi riconoscimenti (medaglia di prima classe di benemerito della cultura, cavalierato di gran croce al merito della repubblica italiana, medaglia d'argento della regione toscana, premio cultura della presidenza del consiglio dei ministri, ecc.). Ma quello che vogliamo ricordare di lui sono l'apertura mentale e il rispetto delle opinioni altrui, che hanno sempre consentito la sua collaborazione piena e leale con amministratori di opposta parte politica e con studiosi di diversa formazione culturale.

A questo punto permettetemi alcune riflessioni. Se Rodolfo Bernardini ci ascolta e ci vede resterà sicuramente soddisfatto pensando ai contributi offerti in omaggio alla sua straordinaria personalità da parte di coloro che lo hanno conosciuto ed hanno condiviso i soliti interessi culturali e di ricercatore storiografico specie della Pisa medioevale. Non possiamo dimenticare le opere da lui scritte sulla storia dei cavalieri di S. Stefano che fatalmente si intrecciano alla storia marinaresca delle repubbliche marinare ed in particolare dell'apporto della marineria della Pisa medioevale. Infatti era un cultore della storia medievale ed in particolare delle vicende della Pisa marinara: non dimentichiamo le varie conferenze che ha fatto nel nostro Club. In particolare si è interessato della storia della marina mediterranea a partire dal XIV° al XVIII° secolo, periodo che va dalla nascita dei Cavalieri di S. Stefano allo loro ristrutturazione. In merito a questi interessi ed alla divulgazione storiografica di quel periodo gli sono state riconosciute molte onorificenze italiane (Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana, medaglia d'argento al merito della Marina, medaglia d'oro al merito della cultura ecc.) e molte onorificenze straniere, vedi la nomina a professor visitante in storia marittima dell'università moderna di Lisbona, fatto membro della "Real Academia do Mar" ecc. Sono numerose le altre onorificenze che non ho volutamente rammentare per non annoiare. Mi fa obbligo di parlare del Rodolfo rotariano. Socio Fondatore del Rotary Club Pisa Pacinotti è stato presidente del Club e durante il suo mandato si è distinto per la sua capacità di mediatore e di organizzatore portando a termine ambiziosi progetti tesi ad alleviare le sofferenze delle popolazioni del terzo mondo. Parlare di tutti i pregi di Rodolfo Bernardini porterebbe via delle ore, ma dato che tutti lo avete conosciuto mi limito a quanto ho detto aggiungendo solo un desiderio: non dimentichiamo questo uomo che tanto ha dato alla famiglia, alle istituzioni, al volontariato e a tutti gli amici chi lo hanno conosciuto.

A questo punto inizia la cena.

Al termine il socio Marco Gesi presenta la Dottoressa Alessia Bartalucci

Il Pro Marco Gesi presenta la dott.ssa Alessia Bartalucci che fa parte di un gruppo di ricercatori che per primo al mondo hanno visto l'azione del litio sulle malattie neurovegetative tipo SLA, Alzhaimer, Parkinson ecc. Il Litio era lì a portata di mano, già adoperato dagli psichiatri per le malattie psichiche, ma bisognava avere l'intuizione di provarlo sulle malattie neurovegetative.

curriculum vitae Alessia Bartalucci

Informazioni personali

Nome Alessia Bartalucci E-mail alessia.bartalucci@gmail.com Nazionalità Italiana Data di nascita 06/11/1978 Istruzione e formazione  Dal 1992 al 1997  Liceo Classico "Carducci-Ricasoli" di Grosseto Qualifica conseguita Diploma di Maturità Classica  52/60 5 Ottobre 2005 – Conseguimento della Laurea in Scienze Biologiche (indirizzo fisio-patologico). Università di Pisa  Dottore Magistrale in Scienze Biologiche  110/110 e lode Da 01/01/2006 al 31/12/2008 Università di Pisa  Dottorato di ricerca in "Morfologia e Funzione Normale e Patologica di Cellule e Tessuti"
Area di interesse scientifico L’attività di ricerca svolta nel corso del Dottorato si è concentrata sullo studio delle malattie neurodegenerative, quali la malattia di Parkinson e la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) e sui possibili meccanismi molecolari che ne sono alla base, mediante l’utilizzo di adeguati modelli animali.
In particolare ho approfondito, dal punto di vista morfologico, i meccanismi di morte cellulare coinvolti nella SLA; a tale scopo, ho condotto una dettagliata analisi delle caratteristiche della malattia sia a livello del midollo spinale che nel tronco dell’encefalo, pubblicando su riviste scientifiche internazionali con elevato impact factor.
Ha molte pubblicazioni ed articoli internazionaliPubblicazioni

 

MALATTIE NEURODEGENERATIVE E SLA

Introduzione

La Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) è una malattia neurodegenerativa, come la malattia di Parkinson, la malattia di Alzheimer, la Atrofia Muscolare Spinale.
Cosa vuol dire malattia neurodegenerativa? Vuol dire che le cellule nervose, i neuroni, vanno incontro a degenerazione e, una volta persi, non possono essere rimpiazzati; altre cellule, come le cellule epatiche, se colpite da un insulto tossico hanno la capacità di moltiplicarsi e di andare a rimpiazzare quelle che sono state perse. I neuroni invece sono cellule permanenti, non hanno la capacità di dividersi e la loro vita coincide con la vita dell’individuo; un insulto tossico li danneggia quindi in maniera irreversibile.
Sebbene ogni malattia neurodegenerativa possieda delle caratteristiche ben precise, esse sembrano essere accomunate da un deficit nella più importante via di degradazione intracellulare, la via autofagica.
L’autofagia è il principale sistema che la cellula possiede per eliminare le sostanze tossiche e di rifiuto che vengono prodotte fisiologicamente durante la vita cellulare e che, se si accumulano, causano gravi danni alla cellula stessa; tra queste troviamo proteine mutate, dannose per la cellula, ma anche interi organelli, come i mitocondri; questi sono fondamentali in quanto sede del metabolismo ossidativo, cioè della produzione di energia ma, una volta invecchiati e/o alterati, devono essere rimossi.
Questo "materiale di scarto" viene racchiuso all’interno di una struttura circolare, il vacuolo autofagico, che a sua volta si fonde con un altro organello cellulare, il lisosoma, dove il materiale viene degradato ad opera di enzimi in esso contenuti. Quando la via autofagica è bloccata, il materiale da degradare si accumula all’interno della cellula, esercitando un funzione tossica in grado di compromettere seriamente la vitalità cellulare.
Un’alterazione della via autofagica è stata vista in varie malattie neurodegenerative, come la malattia di Parkinson, dove la mutazione di geni (e quindi di proteine) che fanno parte della via autofagica è responsabile di forme genetiche di Parkinson.
Il nostro gruppo di ricerca ha riprodotto un modello di malattia di Parkinson utilizzando la metanfetamina, che riproduce le alterazioni che si osservano in questa malattia: la perdita di dopamina nel corpo striato, la degenerazione delle fibre nervose striatali che liberano dopamina e la presenza di corpi inclusi neuronali, un segno tipico della malattia di Parkinson e che sono il corrispettivo morfologico dei vacuoli autofagici.
Questi corpi inclusi sono stati visualizzati da noi in microscopia elettronica a trasmissione e per la prima volta a scansione e si presentano come strutture multilamellari (con membrane concentriche) nello stadio iniziale della malattia, mentre con il progredire della patologia assumono un aspetto condensato.
Tornando alla SLA, si tratta di una malattia grave, progressiva, descritta per la prima da Charcot nel 1874. Dobbiamo dire che da allora non sono stati fatti grandi passi in avanti, visto che attualmente non esiste una terapia efficace per questa malattia che colpisce i motoneuroni, cellule del sistema nervoso centrale che controllano l’attività dei muscoli periferici.
Questi motoneuroni si trovano in determinate aree dell’encefalo, come la corteccia cerebrale e il tronco dell’encefalo, come in aree inferiori, nel midollo spinale.
In conseguenza della loro perdita, insorgono sintomi come debolezza, atrofia muscolare, fascicolazioni, fino ad arrivare alla paralisi muscolare. Questi pazienti muoiono dopo circa 3-5 anni dal momento della diagnosi.
Un tipo molto grave di SLA, detta SLA bulbare, colpisce i motoneuroni del tronco encefalico; questi motoneuroni con i loro prolungamenti danno origine ai nervi cranici, che si distribuiscono alle strutture del volto e del collo.
Proprio perché degenerano i motoneuroni che controllano l’attività dei muscoli coinvolti nella masticazione, nella deglutizione e i muscoli dell’orofaringe, si hanno difficoltà nell’articolazione della parola, nell’ingestione di cibo e liquidi, difficoltà nel compiere i movimenti masticatori e della respirazione.
Il quadro clinico è così grave che la morte avviene precocemente, dopo circa un anno dalla diagnosi.
Nel nostro studio, ci siamo occupati di capire quale fosse il meccanismo che porta questi motoneuroni a morte e l’autofagia sembra avere un ruolo importante nella degenerazione di queste cellule.
Infatti come per la malattia di Parkinson, anche alcune forme di SLA che si trasmettono dal punto di vista genetico sono determinate dalla mutazione di proteine che intervengono nella via autofagica.
Inoltre, nelle cellule interessate dalla malattia troviamo evidenze che fanno pensare ad un deficit di tale via, come l’accumulo di proteine mutate, che dovrebbero essere eliminate; i vacuoli autofagici che racchiudono al loro interno mitocondri alterati (che normalmente dovrebbero essere rimossi dalla cellula); l’accumulo di proteine che fanno parte della via autofagica, indice che la cellula si sforza di mettere in atto questo meccanismo di "smaltimento" che tuttavia resta bloccato e non riesce a progredire.
Sulla base di queste considerazioni, abbiamo pensato che lo sblocco di tale via potesse avere effetti benefici.
A tale scopo, abbiamo utilizzato una sostanza nota da tempo, il litio, che ha molteplici effetti tra cui quello attivare la via autofagica andando ad agire su determinati enzimi.
Il litio aveva già mostrato un sorprendente effetto protettivo nella SLA, che noi avevamo osservato in uno studio precedente, in cui ci eravamo concentrati sui motoneuroni del midollo spinale, che controllano l’attività dei muscoli degli arti e del tronco.
Abbiamo quindi voluto indagare se lo stesso effetto protettivo si osservava anche per i motoneuroni del tronco dell’encefalo che, nonostante dia origine a forme così severe di SLA, è stato fino a questo momento oggetto di pochi e frammentari studi.
Per il nostro studio ci siamo di un modello animale che si basa sull’utilizzo di topi transgenici, cioè topi che sono stati manipolati geneticamente e che possiedono nel loro patrimonio genetico il gene responsabile di una della proteine che nella SLA è mutata. Questi topi sono "programmati geneticamente" per sviluppare la malattia, infatti si ammalano intorno al 3-4° mese di vita e la malattia progredisce così in fretta che nel giro di circa 10 giorni arrivano a morte. Questi topi sono detti G93A dal nome della mutazione di questa proteina.
Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare i motoneuroni del tronco dell’encefalo, per indagare il loro coinvolgimento nella SLA e per vedere se il trattamento cronico con sali di litio avesse lo stesso effetto protettivo osservato per i motoneuroni del midollo spinale.
Nel tronco dell’encefalo i motoneuroni si trovano sotto forma di "raggruppamenti", definiti nuclei" motori"; ogni nucleo è costituito da un gruppo di motoneuroni che, con i loro prolungamenti, vanno a formare i nervi cranici.
Ad esempio, il nucleo motore del nervo faciale controlla il movimento dei muscoli mimici; il nucleo ambiguo controlla l’attività di alcuni muscoli dell’orofaringe; il nucleo ipoglosso innerva i muscoli della lingua, il nucleo motore del nervo trigemino innerva i muscoli della lingua.
Procedura sperimentale
Per i nostri esperimenti abbiamo suddiviso i topi in 4 gruppi sperimentali:
topi G93A, quindi topi transgenici, che hanno ricevuto il trattamento con litio;
topi G93A che hanno ricevuto iniezioni di salina, la soluzione in cui viene sciolto il litio;
topi normali (wild-type), sani, che hanno ricevuto lo stesso trattamento di quelli transgenici (litio o salina) e che noi chiamiamo "controlli".
Visto che è possibile sapere con una certa precisione il momento in cui gli animali si ammalano, abbiamo iniziato a somministrare il litio prima dell’insorgenza dei sintomi, utilizzandolo a basse dosi e a giorni alterni, fino a quando gli animali hanno raggiunto lo stato tetraplegico.
A questo punto gli animali sono stati sacrificati e, poiché questo è stato uno studio prettamente è morfologico, sono state eseguite le normali procedure che consentono infine l’osservazione dei campioni al microscopio ottico. Gli encefali, quindi, dopo essere stati prelevati, sono stati inclusi in paraffina e tagliati, in senso antero-posteriore, in sezioni sottili, dove siamo andati a cercare i nuclei motori dei nervi cranici.
Si è trattato di un lavoro lungo, perché siamo andati a cercare tutti i nuclei motori e nessuno, fino a questo momento, aveva preso in esame la totalità di questi nuclei in un unico studio.
Inoltre non è stato facile individuare il livello preciso, all’interno dell’encefalo, in cui fossero presenti questi nuclei, per questo ci siamo aiutati con l’atlante dell’encefalo del topo Paxinos e Franklin, che mostra tutto l’encefalo del topo tagliato in senso antero-posteriore e quindi le strutture presenti ad ogni livello.
Per mettere in evidenza i vari nuclei ci siamo serviti di una colorazione utilizzata di routine in microscopia ottica, il cresyl violetto, che conferisce una colorazione blu ai nuclei delle cellule. Questa colorazione ci è servita, oltre che per identificare la localizzazione dei nuclei, per contare il numero di motoneuroni presenti all’interno di ciascun nucleo motore del tronco dell’encefalo.
Un’altra colorazione, l’ematossilina-eosina, che ci consentito di valutare, a maggiore ingrandimento, la morfologia delle cellule e la presenza di eventuali alterazioni.
Da questo studio è emerso che nei topi G93A trattati con salina, rispetto ai topi di controllo, si ha una significativa perdita neuronale a livello dei nuclei motori del nervo trigemino, faciale, del nucleo ambiguo e del nucleo ipoglosso. Inoltre, i motoneuroni superstiti mostrano nucleo chiaro e contorni poco definiti, oltre a dimensioni maggiori rispetto agli gruppi di trattamento.
In questi stessi animali, il trattamento con litio preserva parzialmente sia il numero che la morfologia dei motoneuroni.
Sorprendentemente, i nuclei oculomotori non sono interessati dalla malattia, proprio come accade nella patologia umana; infatti negli animali G93A questi nuclei mostrano un aspetto assolutamente paragonabile agli animali di controllo e i motoneuroni appaiono normali dal punto di vista morfologico, né si osservano cambiamenti nella popolazione cellulare.
Un discorso a parte merita il nucleo motore dorsale del nervo vago. Anche in questo nucleo il numero di cellule risulta fortemente diminuito negli animali G93A e i neuroni superstiti presentano le alterazioni morfologiche che caratterizzano gli animali G93A; in questo nucleo il litio non ha prodotto effetti protettivi, tuttavia questo dato è interessante, se pensiamo che il nucleo motore dorsale del nervo vago non innerva la muscolatura volontaria del viso e del collo, ma è responsabile dell’innervazione della maggior parte della muscolatura viscerale. Quello che è interessante è che nei pazienti affetti da SLA sono documentate disfunzioni del sistema nervoso autonomo, in particolare un’alterata regolazione delle funzioni cardiovascolare e gastrointestinale. Quindi una lesione di questo nucleo potrebbe spiegare le disfunzioni viscerali che si descrivono in questi pazienti.
Conclusioni
In conclusione, possiamo dire che il topo G93A riproduce, in maniera piuttosto fedele, la patologia umana a livello del tronco dell’encefalo.
La degenerazione coinvolge i nuclei motori dei nervi trigemino, faciale, il nucleo ambiguo e il nucleo ipoglosso e si estende ai motoneuroni del nucleo motore dorsale del nervo vago.
I nuclei oculomotori non sono coinvolti dalla malattia.
In questo modello sperimentale, il trattamento con litio protegge i motoneuroni di tutti i nuclei motori che vanno ad innervare la muscolatura volontaria del volto e del collo, preservando parzialmente il numero di motoneuroni e attenuando le alterazioni nei motoneuroni superstiti.

 

Alla fine il Presidente offre alla Bartalucci la somma di 1000 € gentilmente offerta dal socio Otello Leggerini in memoria del compianto amico Rodolfo Bernardini. La signora Anna, vedova dello scomparso, offre un mazzo di fiori alla Dottoressa. A questo punto il Presidente suona la campana per la chiusura della conviviale.
Articolo apparso su "La Nazione del 11 Maggio 2010" Clicca qui
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CAMINETTO DEL 28 APRILE 2010

 
Caminetto del 28 Aprile 2010

Il Presidente ci racconta di avere partecipato, presso l'auditorium Maccaroni della Provincia, alla conferenza "Giovani ed Energia" sponsorizzato ed organizzato sulla spinta del nostro socio Antonio Trivella. E' restato meravigliato dai progetti dei giovani che verranno maggiormente esplicati il 12 Maggio al My Hotel. A questo proposito ribadisce che occorre la prenotazione per la cena. Il congresso inizia alle 18, ma la cena è fissata per le 20. Invito dal R. Pontedera per un interclub il 3 Maggio. Alla fine di Maggio vi sarà il Congresso: è un periodo colmo di impegni per le manifestazioni rotariane. Inoltre da non dimenticare il concerto di musica per pianoforte al Verdi il 12 Maggio e il ricavato andrà interamente alla Polio Plus.
A questo punto cede la parola al futuro Presidente Pietro Pescatore.
Questi spiega che la Rotary Fondation eroga contributi per progetti sia su scala mondiale che su scala locale; il nostro Distretto, il 2070, è stato individuato come distretto pilota per delle modifiche strutturali per l'erogazione di contributi a fonte di idonei progetti. Per ottenere questi occorre:
1° la qualificazione del Club firmando un protocollo d'intesa convalidato del Presidente in atto e il Presidente futuro.
2° la possibilità di ottenere i contributi richiede da parte del futuro presidente l'apertura di un conto corrente bancario diverso da quello del Club per un minimo di 5 anni, su cui devono transitare i contributi stessi, con la facoltà di essere controllati da parte di addetti funzionari della R.F. per evitare che vi siano infrazioni procedutali. I contributi che verranno stanziati si aggirano sui 150.000 $ spalmati su tutti i progetti qualificati dei Club del Distretto. Il contributo si aggira sul 30% del costo effettivo del progetto. Il 3 Maggio è il termine perentorio per la presentazione dei progetti. Il Rotary Pisa e il R. Galilei hanno presentato, chiedendo la collaborazione dei Club dell'Area Pisana, un progetto per la donazione di un gruppo di defibrillazione da sala operatoria, al gruppo ONLUS dei chirurghi d'urgenza di Pisa che sono attivi sia in Italia che all'Estero (vedi ultimamente ad Haiti). Cifra di 15.000 € complessivi cui dovremmo contribuire anche noi come Club dell'area pisana (saremmo in sei Club) per l'annata rotariana 2010- 2011. Pietro Pescatore chiede all'assemblea una linea orientativa su come deve comportarsi, se partecipare o no visto i rapporti a volte burrascosi che ci sono stati con i Club Pisani. Nonostante le molte incongruità volute dalla R.F. il futuro Governatore ha messo una data aut-aut del 3 Maggio per accettare o meno.
Dopo una lunga ed appassionata discussione, con lo scopo di appianare i vecchi rancori con gli altri Club, vista anche l'esiguità della cifra impegnata si invita il Pescatore ad accettare la collaborazione offerta. Nel corso della discussione è emersa la possibilità di riesumare e presentare il vecchio progetto Luppichini – Siciliano sul monitoraggio domiciliare della respirazioni in pazienti affetti ma malattie neuromuscolari, quindi viene deciso di farlo, anzi l'assemblea dichiara che il progetto deve essere realizzato nell'annata 2010 – 2011 anche senza l'aiuto della Rotary Fondation: costo circa 10.000 €.

Concludendo, l'indirizzo dato al futuro Presidente Pietro Pescatore è: collaborazione al progetto Rotary Pisa e Rotary Galilei con gli altri Club dell'area Pisana, presentazione del progetto Luppichini – Siciliano che verrà realizzato anche qualora non venga il contributo della Rotary Fondation. A questo punto il Presidente chiude il caminetto col suono della campana.

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