ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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CONVIVIALE DEL 5 FEBBRAIO 2010  FESTA DEL CARNEVALE
     
Una carrellata di immagini di soci ai tavoli e nella sala in attesa della cena. Il Presidente che saluta gli ospiti e vari momenti dei piacevoli giochi fatti dal Mago Forman, l'animatore della serata, in collaborazione con i partecipanti alla Conviviale.
 
Conviviale del 5 Febbraio 2010 festa di Carnevale

Per permettere la partecipazione dei soci degli altri Club il Presidente ha ritenuto opportuno spostare la Conviviale al Venerdì. Inoltre è stato scelto come ristorante un bellissimo locale, nel pisano, molto ampio con parcheggio capiente e accessibile a tutti: il ristorante "Da Rino". Hanno accettato l’invito i Sig.ri
Taddei e signora
Dringoli e signora
Vigni Luigi e Signora (Fiorella).
Abbiamo iniziato la cena alle ore 20 con aperitivo, a seguire un ricco antipasto toscano, due ottimi primi, dopo di che due secondi gustosi e ben cucinati. Bevande con ottimo vino ed acqua. Prima del dolce la serata è stata allietata da simpaticissimi numeri di cabaret e predistigitazione condotti dal mago FORMAN. E’ stato un susseguirsi di giochi di prestigio e di manipolazioni cui hanno partecipato ben volentieri alcuni soci compresa Paola, la moglie del Presidente. Non solo, ma l’attore si esibito in una serie di piccanti storielle. Mentre si svolgevano queste esibizioni è stato servito un abbondante assortimento di dolci adatti alla festa del carnevale, come torta con i bischeri, chiacchiere, cantuccini ecc accompagnati da un buon passito. Non è certo mancata l’allegria e cordialità caratteristica delle nostre riunioni. Lo dimostra il fatto che senza accorgersene ci siamo ritrovati alla mezzanotte e la gente ha cominciato a sfollare senza dare il tempo al Presidente di fare un piccolo discorso di commiato e di ringraziamento, ma questo piccolo sacrificio è stato ricompensato dai complimenti che i soci hanno fatto al Presidente prima di congedarsi. É stata una bella serata e mi auguro che ve ne siano altre in un prossimo futuro.

 

 
CAMINETTO DEL 10 FEBBRAIO 2010
 
Una veduta dei soci presenti al caminetto del 10 Febbraio 2010
Caminetto del 10 Febbraio 2010

Dopo l’aperitivo si è svolto il caminetto con il Presidente che legge alcune comunicazioni che interessano i membri del Club.

Le comunicazioni del Presidente sono le seguenti:

1)      Lettera del distretto 2070 che sollecita versamento di 100 dollari/socio per il fondo annuale programmi

2)      Per quanto riguarda il GSE: arriveranno a Pisa delle persone da ospitare nel periodo 30 aprile 4 maggio; si richiede se vi sono soci che hanno la possibilità e la disponibilità di ospitarne qualcuno.

3)      Per il progetto Ryla: il Presidente chiede ai presenti se hanno sottomano nominativi di ragazzi/e da segnalare

4)      C’è anche un invito da parte dellOrdine di Malta per un torneo di Burraco per il giorno 28/02/10 a scopo di beneficenza

5)      Programmi gite: il socio Pasqui espone vari programmi fra i quali viene scelta una gita nel Parco del Circeo

6)      Tutti a tifare Inter con il voto contrario di Martorano…….

 

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CONVIVIALE DEL 17 FEBBRAIO 2010
 
 
Dopo la cena il Presidente legge alcune comunicazioni inerenti il Club e di seguito cede la parola alla relatrice Dottssa Sara Orfali che ci intratterrà con un accattivante argomento " IL VISIBILE PARLARE NELL'UNIVERSO DANTESCO" Quando i pittori cominciano ad essere considerati artisti.
Di seguito la completa relazione della stuodisa.
IL "VISIBILE PARLA RE" NELL'UNIVERSO DANTESCO Quando i pittori cominciano a essere considerati artisti

Là sù non eran mossi i piè nostri anco,
quand'io conobbi quella ripa intorno
che dritto di salita aveva manco,
esser di marmo candido e addorno
d'intagli si, che non pur Policleto,
ma la natura li avrebbe scorno.

Ci troviamo in Purgatorio. nella cornice dei superbi. dove le anime espiano il loro peccato portando un masso sopra la schiena che li costringe a stare chinati e guardare dei bassorilievi incisi sul pavimento che raffigurano alcuni esempi di superbia punita.
Prima di incontrare le anime superbe, però, Dante nota che lo zoccolo che corre tutt'intorno alla montagna in realtà è di marmo bianco candido e che sopra di esso sono incisi tre esempi di umiltà premiata. Su di essi si sofferma lui e ci soffermiamo anche noi.
La prima cosa interessante da notare è che il nome di un'artista (Policleto) è menzionato all'interno di un' opera letteraria come la Commedia; è strano ma non poi cosi tanto perche essendo uno scultore greco classico la regola non scritta, che impediva a pittori e scultori di essere considerati artisti alla pari dei letterati, non si applicava agli artisti antichi.
Alcuni commentatori della Commedia, specialmente quelli più contemporanei al sommo poeta, notarono questo fatto e lo descrissero nelle loro chiose.
L 'anonimo commentatore delle Chiose Vernon affermava:
Policleto fu uno dei più sommi intagliatori del mondo e per tanto scrivevano di lui i poeti[. .. r
e va avanti citando una bellissima Venere scolpita da Policleto che si diceva inducesse in tentazione ogni uomo.
Quindi, in questo caso, Policleto è il prototipo dell'ottimo scultore che pur essendo in grado dì creare opere d'arte stupende non può competere con questi bassorilievi (il cui autore ancora non è menzionato) che sopravanzano in bellezza persino le opere della Natura.
L'altro punto di interesse in queste due terzine è la puntualizzazione del materiale (con connotazione coloristica persino) su cui sono colpiti i bassorilievi. In un'opera letteraria normalmente l'autore non si ferma a descrivere il materiale usato a meno che non sia dì particolare interesse simbolico per il suo discorso. In questo caso. il sommo poeta vuole concentrare l' attenzione sul materiale perche, per dirla con le parole del Landino ( chiosatore dantesco del 1500):
"pone el marmo candido a dinotare, che tale umiltà deve essere pura et netta et non maculata con alchuna fictione et simulatione"
Sempre Cristoforo Landino nota che Dante ha sottolineato con il sostantivo "intagli" il fatto che questi bassorilievi siano scolpiti perchè:
Et nota che questi exempli soni intagliati e non dipinti. Perchè la pictura facilmente si rimuove e non l’intaglio; et sono intagliati non in materia tenera ma dura. Il che admonisce che se vogliamo al tutto scacciar da noi la superbia, è necessario che habbiamo l’humiltà scolpita e del tutto infixa nella mente nostra"
Dopo questa introduzione alla cornice dei superbi, Dante comincia a guardare meglio i bassorilievi e scopre che formano un trittico di storie che hanno come tema l’umiltà premiata.

La prima storia è la più importanta:
Giurato si saria ch'el dicesse 'Ave!';
perché iv'era imaginata quella
ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave
'Ecce ancilla Dei', propriamente
come figura in cera si suggella
La seconda storia è tratta dal Vecchio Testamento parla dell’entrata dell’arca Santa in Gerusalemme che, per glorificare Dio, balla davanti all’Arca con la tunica alzata
  Era intagliato lì nel marmo stesso
lo carro e ' buoi, traendo l'arca santa,
per che si teme officio non commesso
  Dinanzi parea gente; e tutta quanta,
partita in sette cori, a' due mie' sensi
faceva dir l'un «No», l'altro «Sì, canta».
Similemente al fummo de li 'ncensi
e al sì e al no discordi fensi.
trescando alzato, l'umile salmista,
e più e men che re era in quel caso.
Di contra, effigïata ad una vista
d'un gran palazzo, Micòl ammirava
sì come donna dispettosa e trista
I' mossi i piè del loco dov'io stava,
per avvisar da presso un'altra istoria,
che di dietro a Micòl mi biancheggiava.

Il terzo episodio invece è tratto dalla storia pagana, anche se riveduta e corretta da San Gregorio Magno, che tramanda un Traiano imperatore particolarmente minifico e pronto ad aiutare i suoi sudditi in difficoltà.

Quiv'era storïata l'alta gloria
del roman principato, il cui valore
mosse Gregorio a la sua gran vittoria;
i' dico di Traiano imperadore;
e una vedovella li era al freno,
di lagrime atteggiata e di dolore.
Intorno a lui parea calcato e pieno
di cavalieri, e l'aguglie ne l'oro
sovr'essi in vista al vento si movieno.
La miserella intra tutti costoro
pareva dir: «Segnor, fammi vendetta
di mio figliuol ch'è morto, ond'io m'accoro»;
ed elli a lei rispondere: «Or aspetta
tanto ch'i' torni»; e quella: «Segnor mio»,
come persona in cui dolor s'affretta,
«se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov'io,
la ti farà»; ed ella: «L'altrui bene
a te che fia, se 'l tuo metti in oblio?»;
ond'elli: «Or ti conforta; ch'ei convene
ch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova:
giustizia vuole e pietà mi ritene».

Secondo Marco Collareta., Dante in questa scelta di trittico si comporta:
[. . . ] in modo analogo a quello di tanti autori di programmi iconografici. che adottano il principio della tipologia, tale per cui ogni episodio del Nuovo Testamento può essere messo in relazione con uno del Vecchio Testamento, nonché da episodi tratti dall'antica storia pagana o dal mondo naturale..
L 'unica differenza è che normalmente l'episodio più importante (cioè quello neotestamentario) si trova al centro del trittico mentre qui è in prima posizione.
Un aspetto ricorrente in tutte queste descrizioni di figure scolpite è il fatto che Dante, con vari espedienti, faccia presente ai suoi lettori che sembra che questi bassorilievi abbiano anche il dono della parola da tanto sono belli e che ognuno di essi ..reciti. per così dire. la scena che porta scolpita. Basta guardare il "Giurato si saria dicesse Ave" del primo bassorilievo oppure .'faceva dir l'un no l’altro si canta" della scena dell'Arca Santa, oppure .'la miserella pareva dir'. della terza immagine.
Per Dante queste figure. sono talmente belle che si raccontano da sole. Non solo colpiscono la vista ma la loro bellezza colpisce anche l'udito del mortale visitatore.
Il fatto che il sommo poeta. aggiunga anche la parola a queste immagini ha fatto sì che molti critici interpretassero questa scelta come una netta supremazia della "parola" sull’ "immagine"
Infatti. Francesco Tateo, nelle sue lettere critiche, scrive: .
Il poeta; per quanto nobiliti questa arte facendone segno di interesse divino, per quanto, nel canto seguente, riprenda 1'analogia arte figurativa poesia, mostra una chiara convinzione della superiorità dell'arte della parola sull’arte figurativa. Infatti, per nobilitare questa ultima non riesce a far altro che trasformare in un atto vocale quello che era un atto visivo. [...] Il valore persuasivo, che è nella poetica dantesca il valore espressivo dell'immagine può scaturire da un prodotto quale l'arte scultorea, soltanto se essa supera il mero valore visivo per intravedere il campo di un’altra arte più espressiva più alta, che è quella de1la "parola".

Colui che mai non vide cosa nova
produsse esto visibile parlare,
novello a noi perchè qui non si trova.

L’aggiungere la parola alle immagini viene definito dallo Stesso Dante. 'visibile parlare'; , un ossimoro che è stato variamente definito ma la cui spiegazione migliore è quella che si ricava prendendone un poco da ogni chiosatore che dal 1300 a oggi ne ha tentato un commento: è la parola che diventa immagine e l 'immagine che a sua. volta diventa parola coinvolgendo i due sensi in un tutt'uno che crea completezza.
In questa terzina, oltre al nome dato a questi bassorilievi, Dante ne svela finalmente 1'autore, che altri non poteva essere se non il Creatore in persona. definito con un'acuta perifrasi come Colui che avendo creato il mondo, non vide mai una cosa nuova. Se i primi due endecasillabi di questa terzina sono stati variamente interpretati ma hanno trovato una soluzione pressoché unanime, ciò non è valido per il terzo che oscilla tra una spiegazione ovvia come quella di Francesco da Buti per cui è novello a noi perchè non viviamo nei cieli, a una spiegazione più profonda dell’Anonimo fiorentino; secondo cui il visibile parlare non si trova sulla terra perche siamo troppo superbi.
A questo punto. dopo aver presentato l'artista supremo, cioè Dio stesso, Dante scrive qualcosa che prima di lui nessuno avrebbe mai pensato di scrivere.
All'interno della sua "opera d'arte", infatti, compaiono i nomi di ben quattro uomiini, che consideriamo artisti in quanto erano due miniatori e due pittori. ma che all'epoca erano considerati .'artefici meccanichi", almeno stando alla definizione dell'Ottimo Commento alla Commedia (l'autore è un anonimo trecentesco e l'aggettivo ottimo è Stato aggiunto dalla critica posteriore ) ;
Ma il sommo poeta fa addirittura di più: quando si tratta di presentare il primo dei miniatori. Oderisio da Gubbio. lo definisce onore della sua città e si fa chiamare da lui frate! ,

«Oh!», diss'io lui, «non se' tu Oderisi,
l’onor d ' Agobbio e l' onor di quell ' arte
ch'alluminar chiamata è in Parisi?»
«Frate», diss'elli, «più ridon le carte
che pennelleggia Franco Bolognese;
l'onore è tutto or suo, e mio in parte.[... ]»

È la prima volta che coloro che utilizzano le mani per creare opere d'arte raggiungono un tale onore, ma l'elenco di artisti (da questo momento chiamarli artisti non sembrerà poi tanto fuori luogo) non si conclude qui ma prosegue qualche terzina dopo nell'ormai famoso:

Credette Cimabue ne la pittura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
si che la fama di colui è scura.

Da questo momento in poi le menzioni degli artisti all'interno delle opere letterarie saranno sempre di più e il primo a seguire l'esempio del sommo poeta, citandolo anche come ispiratore è Filippo Villani nel su De origine civitatis Florentie et de eiusdem famosis civibus.
All'inizio non tutti accetteranno di inserire all'interno delle loro preziose opere d'arte dei semplici artigiani e quindi, come lo stesso Filippo Villani, nobiliteranno tutta la cornice con l'inserimento di artisti provenienti dal mondo classico come Fidia (pianificatore e costruttore del Partenone) e Zeusi (pittore greco della seconda metà del V secolo a.C.).
Mano a mano che il tempo passa però gli artisti smettono di essere considerati cittadini dì seconda categoria per divenire finalmente uomini illustri delle proprie città.
Questo percorso continua ancora oggi e si è diviso in due strade distinte ma complementari: da una parte la letteratura artistica e quindi l'insieme di biografie sugli artisti (di cui uno dei maggiori esponenti rimane ancora oggi il Vasari), dall'altra la letteratura degli artisti dove i singoli uomini, (per citare un esempio cinquecentesco Leon Battista Alberti) pubblicano trattati di arte.
Quindi non solo Dante è stato il padre della moderna divisione dell'oltretomba nei tre regni, o, più importante, il nonno del moderno italiano, ma nell'opera di Dante si riconosce anche una radice fondamentale di quella letteratura artistica destinata a diventare un vero e proprio genere solo due secoli dopo.

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CAMINETTO DEL 24 FEBBRAIO 2010
 
Caminetto del 24 febbraio 10

Dopo le comunicazioni inerenti notizie che interessano il Club ed i soci, il presidente cede la parola al socio Emanuele Neri che ci parlerà delle sue esperienze di ricercatore ed operatore al Dipartimento Immagini.

Inizia con in profilo professionale che si può riassumere in:

•Specialista in Radiodiagnostica e Scienze delle Immagini

•Membro del Dipartimento di Oncologia, Trapianti e Nuove Tecnologie in Medicina (Ricercatore Confermato)

•Attività Assistenziale (UO Radiodiagnostica Universitaria, Ospedale Cisanello)

•Attività libero professionale (Casa di Cura San Rossore)

Il suo scopo è poter fare diagnosi con metodi non invasivi ma che diano dei risultati il più possibile simili a quelli attuati usualmente evitando sacrifici da parte dei pazienti e anche rischi di danni.

Dal 1996-2010 inizia a lavorare per poter effettuare studi sperimentali sullelaborazione 3D e sulla simulazione con realtà virtuale: questo può essere applicato nel campo della diagnostica del polmone, degli organi cavi, del circolo sanguigno ecc.

Questo lavoro gli procura diverse pubblicazioni fra cui "Image prosessing in radiology" "MR angiography of the body" "Produrre ed elaborare immagini diagnostiche". Oltre a questi studi d’avanguardia ha anche un’attività nella didattica come insegnante di : Radiodiagnostica, Radiobiologia, Registrazione e conservazione delle immagini diagnostiche, Anatomia Radiografica, Produzione e elaborazione delle immagini diagnostiche, Tomografia computerizzata. Non solo ma ha anche un Corso di laurea specialistica in odontoiatria e protesi dentaria, insegna per la Scuola di Specializzazione in Radiodiagnostica. Tiene Corso di laurea per TSRM e

Master sui disturbi della deglutizione, Master di chirurgia durgenza, Master di odontoiatria infantile

Tutto cominciò così nel 1998 – Considerando la noiosità e l’invasività dell’esame con i rischi insiti nell’esame, ha pensato di dedicarsi alla Colonscopia virtuale . Vi sono vari momenti per poterla effettuare come: Preparazione del paziente, Pulizia intestinale, Pneumocolon (insufflazione di aria nel colon per dilatare e ottenere una buona visione) Acquisizione delle immagini con appositi apparecchi, Analisi delle immagini.
Con questo sistema della colonscopia virtuale vi sono dei notevoli vantaggi

Preparazione non catartica (no diarrea), Pressoché nessuna controindicazione, No complicanze, Elevata sensibilità (90%) per polipi, Basse radiazioni.

Vi sono casi in cui la colonscopia virtuale deve essere effettuata come esame di routine: In tutti i casi di intolleranza o controindicazione alla colonscopia tradizionale, quando lesame provoca forte dolore, quando lesame è incompleto, quando il paziente è a rischio di complicanze (anziani, defedati, importante malattia diverticolare, colon tortuoso, Con questo sistema possiamo fare uno Screening in alternativa alla colonscopia tradizionale (dopo i 55 anni in tutti i pazienti) specie nei casi di Familiarità per carcinoma del colonretto.

Termina così questa relazione su metodiche radiodiagnostiche all’avanguardia salutata da sentiti applausi da parte dei soci presenti.