ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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CAMINETTO DEL 13 GENNAIO 2010
 
Caminetto del 13 Gennaio 2010

Rientrati tutti dal periodo delle feste natalizie, c’è un sincero scambio di impressioni sulle giornate trascorse. Il clima è disteso e risente ancora delle festività. A questo punto inizia il Caminetto con il Presidente che ha fatto alcune comunicazioni di cui le principali riguardano:

1)      Resoconto della serata degli Auguri: è andato tutto bene, i soci sono molto soddisfatti e vengono fatti i complimenti al Prefetto Siciliano per la sua efficienza e buon gusto nella preparazione del menu.

2)      Si svolgerà il Rotary day a Pisa per il giorno 23 febbraio, come attrattiva avremo un dirigibile con il simbolo del Club e verrà istaurato uno stand informativo (in Piazza Manin???)

3)      Da ricordare il Forum della pace a Reggio Emilia per il giorno 30/01/2010
Questi argomenti sono ampiamente trattati nella lettera n° 7 di Gennaio del Governatore (clicca qui)

4)      Su richiesta di molti soci si da mandato al socio Pasqui di organizzare una gita nel mese di maggio di uno/due giorni. Da stabilire la località ed il programma.

A questo punto tutti a casa a vedere la partita Juve contro Napoli per la Coppa Italia……

 

 

CONVIVIALE DEL 20 GENNAIO 2010
 
Immagini di alcuni momenti della Conviviale
 
Conviviale del 20 gennaio 2010

Il Presidente legge la lettera del Governatore che accompagna il CD del filmato su "Le donne di Fellini". Le scene sono opera del gruppo "A Marcord" ed il filmato è stato fatto per sensibilizzare i soci alla raccolta di fondi per la Polio Plus. Il Governatore raccomanda la proiezione nei singoli Club e meglio ancora in Interclub. Dalla riunione con rappresentante del Governatore è emersa la necessità di mandare attrezzature necessarie per i medici che operano nella zona terremotata di Haiti con un costo di € 600,00 per Club. Parla inoltre del programma del prossimo mese: va avanti il progetto di una cena per le feste di Carnevale, in un giorno diverso dal mercoledì per permettere la presenza degli altri Club, e lo faremo il venerdì 5 febbraio presso un ristorante pisano e conosciuto che abbia l’accesso per tutti e un parcheggio per le macchine. Il Ristorante è "Da Rino" Aurelia Nord ed in questa occasione faremo la lotteria che non abbiamo fatto alla festa degli auguri. In una conviviale parteciperà una professoressa che ci parlerà dell’Inferno e del Purgatorio di Dante Alighieri. Durante un caminetto un socio parlerà delle proprie esperienze professionali. Annuncia anche che  si è soprasseduto alla partecipazione del "Rotary Dey" del 23 febbraio con gazebo e striscioni per far conoscere il nostro Club. Per ultimo ricorda di suggerire un programma per la gita da fare il 20 di Aprile. A questo punto comincia la cena.

Finita la cena viene proiettato un filmato dove attori della compagnia "A marcord" mimano una sequenza di scene ispirate al film NINE e dell’omonimo musical dove sono evidenziate le donne che hanno fattom parte della carriera di Fellini. Per giustificare la proiezione mi permetto di dare alcune indicazioni sull’argomento.

 
Le donne di Fellini

L'immaginario di Fellini, lo so non finisce qui, ma in fin dei conti queste riassumono alla perfezione tutto il suo mondo femminile cinematografico.
Giulietta Masina Impossibile sottrarre a Fellini la Masina, come a lei Fellini.Il regista ha visto realmente le possibilità di questa grande interprete e maschera, che forse lei da sola non riusciva a valutare.
Anita Ekberg Icona di Fellini e di un periodo d'oro del nostro cinema.Fellini volente o no se la è portata dietro nel suo immaginario.
Anouk Aimée Forse è l'unica attrice che ha avuto la possibilità di recitare in due parti che non hanno niente in comune:La Dolce vita e 8 e mezzo
Yvonne Fourneaux La fidanzata di Marcello in la La dolce vita, la parte era della Lollo e senz'altro ne veniva fuori un'altra cosa, qui è un po' falsata e troppo marcata, una bellezza che centra poco con la parte in sé stessa, comunque bellissima e peccato per il suo fut
Sandra Milo Il lavoro dell'attrice non centra per niente, è solo l'immagine che è perfetta, da lei non si poteva e non si voleva pretendere altro.
Caterina Boratto Un immagine che è venuta da lontano (cinema anni30/40), ma che rimarrà sempre nella nostra mente in questi due film: Otto mezzo e Giulietta degli spiriti.
Magali Noël In La dolce vita era l'entreneuse piena di umanità che ci fa commuovere, in Amarcord è la Gradisca, una non contraddice l'altra, peccato che il cinema francese l'abbia cosi' trascurata

Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 Roma, 31 ottobre 1993) stato un celebre regista e sceneggiatore italiano.
Considerato universalmente come uno dei maggiori protagonisti della storia del cinema mondiale. La sua attivit di cineasta, spesso intensamente autobiografica, fu premiata nel 1993 - pochi mesi prima della morte - con un Oscar alla carriera.
Nell'arco di quasi quarant'anni - da Lo sceicco bianco del 1952 a
La voce della luna del 1990 - Fellini ha "ritratto" in decine di lungometraggi una piccola folla di personaggi memorabili. Definiva se stesso "un artigiano che non ha niente da dire, ma sa come dirlo". Ha lasciato opere indimenticabili, graffianti, ricche di satira ma anche velate di una sottile malinconia. I titoli di due dei suoi pi celebri film - La dolce vita e Amarcord - sono diventati dei topoi citati, in lingua originale, in tutto il mondo.

 

Un commento sul film NINE prodotto da Marshall sulle donne di Fellini

Hanno preso tutto molto sul serio, come sono abituate a fare le stelle del cinema americano. Penélope Cruz prima di rifare il personaggio che fu della Milo è andata addirittura a studiarsi le vecchie interviste in cui Sandrocchia raccontava il suo rapporto con Fellini.
Marion Cotillard invece, per interpretare la moglie al posto di Anouk Aimée, riferisce di essersi letta «tutto quello che la Masina diceva di Fellini e tutto quello che Fellini diceva della Masina». L’intero film Nine è un grande atto di reverenza che Hollywood tributa all’Italia, al suo cinema e al suo autore più grande.
Il regista Rob Marshall (quello di Chicago) lo dice espressamente: «Noi ci sentiamo umili di fronte a tanta grandezza». Marshall considera Fellini «il maestro di tutti i maestri». E confessa: «Mentre giravo a Roma, a Piazza del Popolo, in un set che ricreava l’atmosfera del 1964, con Sophia Loren, con Daniel Day-Lewis a bordo di una Alfa Romeo e tutti gli attori vestiti in stile Dolce Vita, ho pensato: sono in Paradiso».
Liberamente ispirato al capolavoro felliniano 8 e 1/2 e al musical Nine che ne fu tratto nel 1982, il film è già uscito nelle sale americane e inglesi (con risultati in verità piuttosto deludenti al botteghino). Da noi arriverà sugli schermi a partire da venerdì 22 gennaio. Marshall ieri lo ha presentato insieme con le tre attrici europee del cast. La Cruz, la Cotillard, la Loren: in totale fanno quattro Oscar in tre.
Sophia, per evidenti ragioni, con il cinema italiano ha tutt’altra confidenza. «Di Federico ho molti ricordi, però lontani nel tempo. L’ultimo risale a quando gli consegnai l’Oscar alla carriera, insieme a Marcello Mastroianni. Fu la sua ultima apparizione negli Stati Uniti, ogni volta che rivedo quelle immagini mi commuovo». E quando le viene chiesto perché, secondo lei, in Italia Fellini è stato dimenticato, quasi si risente: «Ma no, chi l’ha detto? Abbiamo fatto questo bel film dedicato a lui, vedrete che avrà successo. E poi allora si potrebbe dire che sono stati dimenticati pure De Sica, Rossellini. Da che dipende? Io questo non lo so, non è una cosa che dipende da me».
La Loren non ha mai recitato per Fellini. «Io purtroppo non sono mai appartenuta al suo cinema. Abbiamo avuto due o tre approcci per fare un film, con mio marito Carlo Ponti come produttore, ma purtroppo nel cinema a volte succede che progetti bellissimi non vadano in porto per questioni commerciali. Nine è stato un po’ l’occasione per avvicinarmi al mondo di Federico, attraverso una produzione americana».
C’è un’altra cosa che Sophia non aveva fatto quasi mai nella sua carriera: cantare. Qui invece c’è una canzone scritta appositamente per lei, che non esisteva nel Nine di Broadway: «Fare un musical era sempre stato un mio sogno, sin da quando ero una bambina di dodici anni e vedevo i film di Betty Grable, di Carmen Miranda. Quando mi ha chiamato Rob Marshall ho subito accettato senza sapere quello che mi aspettava. Mi sono buttata. Un’attrice che non è una cantante né una ballerina deve fare uno sforzo in più per essere all’altezza dei musical

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CAMINETTO DEL 27 GENNAIO 2010
 
Caminetto del 27 gennaio 2010

Il Presidente apre il caminetto leggendo e commentando il bilancio del primo semestre sull’attività della attuale gestione 2009 – 2010. Non vi sono obiezioni da parte dei presenti e prosegue col ricordare l’iniziativa dei Gruppi Di Scambio di Studi. Sono sei giovani studenti o laureati esteri che non abbiano niente a che fare con il Rotary, che verranno ospitati dai tre Club Pisani per conoscere le realtà della città di Pisa. Questi giovani vengono ospitati da famiglie rotariane e accompagnati a conoscere usi e costumi della nostra zona. Noi dovremmo ospitarne due ed il Presidente invita qualche rotariano ad ospitare questi giovani.

In accordo col rappresentante del Governatore i tre Rotary cittadini hanno deciso di evolvere € 600,00 per aiuti al Haiti (materiale da fornire ai medici in prima linea in quelle zone) e la cifra di € 500,00 al Comune di Vecchiano per contribuire alla ristrutturazione di una scuola causa lo straripamento del Serchio che ha provocato danni inestimabili alle strutture, alla campagna, all’economia, all’industria ecc.

Per ultimo invita a prenotarsi per la cena di carnevale di Venerdì 5 Febbraio presso il ristorante da RINO dove verranno serviti l’aperitivo, l’antipasto, due primi, due secondi, dolce e bevande. In questa occasione verrà fatta una lotteria per assegnare premi donati dai singoli soci. Il ricavato servirà a finanziare opere di beneficenza. A questo punto cede la parola all’amico Carmine De Felice che continuerà la sua opera di erudizione sulla vita e storia del Rotary.
Sergio Luppichini

 
IL ROTARY ED IL FASCISMO

Come ho già accennato in precedenti riunioni, il 19 giugno 1923 un piccolo gruppo di uomini, italiani e stranieri, del mondo dell'imprenditoria, della cultura e della nobiltà, si riunisce all'Hotel Cova di Milano, a due passi dalla Scala, e fonda in Italia il primo Club Rotary . Inizia pertanto qui la storia della nostra associazione nel nostro paese che come ho già detto diverse volte abbraccia due periodi ben distinti.

Il primo periodo va dalla fondazione all'autoscioglimento avvenuto nel 1938 ed il secondo va dall'immediato dopoguerra ai giorni nostri.

Il primo periodo è contraddistinto dalle molte difficoltà dovute:

- alla diffidenza di molti nei confronti delle novità;

- ad un difficile rapporto con la Santa Sede;

- alla necessità di dover vivere in un regime come quello fascista fondato su principi completamente diversi se non opposti a quelli Rotaryani, infatti:

- il Rotary era ed è per sua natura un organizzazione internazionale, il fascismo invece aveva ereditato dal dannunzianesimo e dal nazionalismo l' esaltazione degli ideali nazionali e perseguiva mete imperialistiche;

- il Rotary si proponeva l' amicizia tra i popoli e la reciproca comprensione mentre il fascismo dichiarava: "Molti nemici molto onore";

- nell ' ordinamento del Rotary le scelte provenivano dal basso con scrupoloso rispetto delle minoranze mentre nel fascismo tutto proveniva dall'alto.

Ma nonostante queste differenze di natura ideologica che ne ostacolarono non poco la nascita, il Rotary fu inizialmente tollerato per poi essere accettato dal regime per diversi motivi. Il primo e forse il più importante, fu l'atteggiamento del mondo imprenditoriale e culturale statunitense e quindi anche dei vertici del Rotary International che non solo accettò, ma mostrò simpatia per il regime e per la sua politica estera di grande prestigio e per quella interna rivolta alla crescita del1'economia favorendo l'imprenditoria, l'agricoltura ed il commercio. Addirittura il mondo imprenditoriale americano riteneva che il regime italiano volesse applicare le dottrine economiche del "taylorismo" e del "fordismo" e cioè la razionalità tecnologica, la ricerca della più alta produttività e lo sviluppo economico. In effetti il fascismo fu molto attento a queste problematiche perchè favorivano la fine di vecchie tensioni e la lotta di classe e favorivano l'affermazione dello stato autoritario. Inoltre gli americani consideravano il regime un sicuro baluardo contro l'estremismo e quindi meritevole di ogni appoggio ed arrivarono persino a fare dei confronti tra Mussolini ed il presidente Roosvelt.

Mussolini fu molto attento a non sottovalutare questi apprezzamenti ed addirittura li sfruttò con grande abilità e fu anche aiutato da alcuni eventi che determinarono l’affermazione della sua politica. Uno di questi fu determinato dal fatto che anche in Italia il pensiero rotariano fu affiancato al nuovo movimento di razionalizzazione delle attività produttive e di progresso economico internazionale. In alcuni Clubs si discusse a fondo di "taylorismo", di "fordismo" e di nuove frontiere ed una delle maggiori personalità rotariane, Alberto Pirelli, allora presidente della Camera di Commercio Internazionale, affermava la necessità di una politica di solidarietà internazionale volta a permettere a tutti i paesi il raggiungimento dei massimi rendimenti, nel rispetto degli interessi particolari di ciascuno. Destò infine molto interesse in quel periodo un articolo di Filippo Tajani, apparso sul Corriere della Sera, che poneva in parallelo il Rotary e le nuove teorie economiche affermando che fra le istituzioni internazionali che tendono alla soluzione dei problemi economici ed industriali andava inserito anche il Rotary attecchito in Italia con successo.

Questa situazione di consenso da parte del regime era dovuta anche ad altri motivi molto meno importanti, ma che contribuirono comunque a mantenere un clima di distensione. Questi erano dovuti al fatto che il Re ed i componenti di casa Savoia ed Aosta avevano accettato la tessera onoraria del Rotary e che partecipavano a molte manifestazioni rotariane. Ma sopratutto valse molto a mantenere un rapporto di accettazione il prestigio, la buona volontà, lo spirito di sacrificio, la dedizione al lavoro, l'impegno al progresso economico e civile del Paese e tutte le altre doti degli industriali, agricoltori, commercianti e professionisti.

Questa situazione comunque fu mantenuta finche gli americani non accettarono più le scelte di Mussolini rivolte ad una politica espansionistica ed ad alleanze non condivise. Cominciò pertanto un'attività del regime rivolta a limitarne il campo di azione del Rotary nonostante l'impegno di molti illustri rotariani fra cui va sicuramente ricordato Guido Carlo Visconti di Modrone rappresentante della Firenze e della Milano "bene" e favorevolmente accolto a casa reale che nel 1935 organizzò a Venezia, con il consenso del Duce che nella richiesta di autorizzazione scrisse "nulla-osta M.", la terza Conferenza del Rotary con la partecipazione dei delegati dell'Europa, dell’Asia Minore e del Nord Africa. Visconti fece in modo che i delegati fossero ricevuti a Pazzo Venezia da Mussolini che riservò loro i massimi onori. Ma da li in poi nonostante le buone qualità rotariane, le opere di bene e di pace realizzate, l' attenzione a non urtare la suscettibilità de Duce, non furono sufficienti a far desistere il fascismo dall'imporre al Rotary limitazioni ed ostacoli continui fino a determinare una limitazione drastica delle attività e nel 1938 l' auto scioglimento
Carmine De Felice

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