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Conviviale del 13 Aprile 11
Caminetto del 20 Aprile 11
Conviviale del 27 Aprile 11 |
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CAMINETTO DEL 6 APRILE 2011 |
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Vari momenti del Caminetto |
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Caminetto del 6 Aprile 2011
Il Presidente raccomanda ai soci di essere presenti alla conviviale
del 13 dove parlerà la dott.ssa Valeria Caldelli redattore capo de "La
Nazione".
Di seguito c’è stata una disamina di vari possibili cause che provocano
assenze alle riunioni dei Club. Noi siamo nel ranger della normalità, ma
sarebbe interessante conoscere i motivi del perché i soci non
frequentano. Il presidente invita a riflettere e riferire eventuali
soluzioni ai prossimi caminetti. A questo punto chiude il caminetto al
suono della campana.
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CONVIVIALE DEL 13 APRILE 2011 |
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La solita carrellata di foto dei vari momenti della conviviale del 13
aprile 2011 con la giornalista Valeria Caldelli de "La Nazione" ed il
tavolo della presidenza. |
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Conviviale del 13 aprile 2011
Il Presidente si congratula per il notevole afflusso di soci a questa
conviviale e passa a presentare la relatrice di questa sera, Valeria
Caldelli giornalista responsabile della redazione della "La Nazione" di
Pisa. La relatrice ha all’attivo molti articoli sulla situazione della
città e alcuni libri riguardanti la storia e la situazione della Torre
di Pisa, monumento unico al mondo e ammirato da tantissimi turisti. Cede
la parola alla Caldelli.
Ringrazia
di essere stata invitata e giustifica le assenze del nostro socio
Federico Cortesi, dato che lo trattiene in redazione fino a tardi per la
preparazione della cronaca. Sarà breve, perché spera in domande che
possano innescare una proficua collaborazione dialettica in quanto
possono essere evidenziate cose che per lei sono la normalità mentre per
noi sono cose al di là del normale. Ci parlerà della storia del
giornale, e ci farà assistere ad un video sulla storia e la compilazione
del giornale.
Ci dice che il giornale vanta una longevità superiore di circa due anni,
rispetto all’unità d’Italia. E’ sempre stato all’avanguardia nel
pubblicare le notizie sia nazionali che locali e fanno di tutto per
mantenere questo record. Il 19 Luglio 1859, quando in Toscana si
paventava per l’unità d’Italia con lo spettro del ritorno dei Lorena, in
una notte riuscirono a fare una pagina di giornale col nome "La Nazione"
che è un documento storico. Una copia fotostatica verrà donata a tutti i
soci.
Il giornale si è sforzato e c’è riuscito di mantenere la sua
caratteristica di informazione nazionale, con notizie che ci pervengono
dalle agenzie, allora da corrispondenti sparsi in tutto il paese
collegati per telefono, oggi con internet, ma sempre pronti a dare
notizie, come nel foglio datato 1859. Per quanto riguarda la cronaca
locale agiscono corrispondenti locali. Fu ideata la redazione dove
lavoravano redattori in continuo contatto telefonico con reporter che
dal luogo del fatto relazionavano. Lo scopo era ed è quello di
aggiornare momento per momento tutto ciò che accade nella città. Oggi le
cose cono alquanto cambiate, le notizie arrivano e-mail, le trovi in
internet ecc, manca quello che è il rapporto personale con la gente,
quel momento magico che fa viva la notizia vissuta. Oggi sia in campo
nazionale che locale le notizie arrivano contemporaneamente a tutte le
redazioni, siamo nella globalità, ma il giornale ha bisogno di
differenziarsi . La notizia, come già detto, arriva in via telematica a
tutti, e noi dobbiamo differenziare il nostro lavoro, cioè dobbiamo
saper interpretare la notizia, farla nostra per i nostri lettori.
Dobbiamo cercare di capire cosa c’è sotto la notizia, ma mancando il
rapporto diretto con le persone, col colloquio diretto col pubblico che
testimonia, è possibile incorrere in errori di valutazione e di
interpretazione con discreto del giornale. Ecco ciò che manca alla
relatrice: il rapporto diretto con i lettori e gli attori del fatto, ma
lei cerca di improntare il suo lavoro proprio immedesimandosi nel
lettore e fare il giornale ad oc per il lettore, specie per quanto
riguarda la cronaca locale. Lei il giornalismo lo intende così, ci
invita a farle domande anche cattive in modo da poter sviluppare un
dibattito su quello che deve essere l’operato del giornalista e come
deve essere impostato un giornale per essere goduto dal lettore.
Di seguito fa vedere un filmato dove scorrono momenti storici dell’unità
d’Itala, dei vari momenti della vita del giornale, il vari direttori
generali, le varie vicende storiche fino ad oggi. Inoltre fa vedere il
progresso tecnologico della tecnica, dai primi caratteri in piombo
rimovibili alle linotype, alle macchine per stampare le pagine col
colore, il metodo delle varie lastre da mettere su di un rullo per poter
stampare centinaia di migliaia di copie di giornali e in ultimo
l’impacchettamento dei tabloid e il carco su furgoni o per la diffusione
su scala nazionale. Tutto questo dal pomeriggio alla mattina presto
prima dell’alba.
Sono state fatte domande sia sul tema del giornale sia sul futuro
prevedibile per la situazione locale a cui ha risposto esaurientemente
con la soddisfazione degli interroganti e l’approvazione dei soci
presenti che hanno dimostrato gradimento e gratitudine con un lungo
applauso. A questo punto il Presidente ha omaggiato la Caldelli con la
medaglia del Club e la Signora ha distribuito a tutti la pagina
facsimile del primo giornale "La Nazione" Giornale politico giornaliero-
datato Firenze 19 luglio 1859.
Al suono della campana si conclude la conviviale del 13 aprile 2011.
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CAMINETTO DEL 20 APRILE 2011 |
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Caminetto del 20 aprile 11 Il Presidente
apre la riunione col ricordare la conviviale del 27 dove verrà
presentato il libro del socio Luppichini Sergio. Inoltre comunica
l’acquisto con i Club dell’area pisana di un defibrillatore per sala
operatoria. Di seguito cede la parola all’amico Trivella che ci parla
della riunione sull’acqua avuta ad Assisi. E' stata stilata la "CARTA
ROTARIANA DELL'ACQUA" che riporto di seguito. C'è stata una forte
partecipazione, circa 1000 partecipanti. Erano presenti il Presidente
R.I. mondiale, il Presidente del R. F. e tutti i governatori d'Italia.
E' stata una discussione appassionata e costruttiva nello spirito
rotariano.
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CARTA ROTARIANA DELL’ACQUA
L’acqua è un bene prezioso, indispensabile per
la vita umana. Chiediamo che l’acqua sia un patrimonio comune il cui
valore deve essere riconosciuto da tutti.
Siamo consapevoli che le risorse d’acqua dolce
sono esauribili. E’ quindi necessario salvaguardarle, monitorarle e,
se possibile, aumentarne la disponibilità.
La salvaguardia dell’ambiente è un obiettivo
prioritario di ogni rotariano. Riteniamo, in particolare, che la
conservazione di un manto vegetale forestale sia indispensabile per
salvaguardare le risorse d’acqua.
Obiettivo prioritario del R.I. è la
salvaguardia della salute pubblica. A questo scopo, ci impegniamo
nella società, affinché i parametri della qualità dell’acqua
rispettino le esigenze degli utilizzatori cui è destinata e, in
primo luogo, garantiscano la salute di tutti gli esseri umani.
Ci impegniamo, nel privato e nell’esercizio
delle professioni, a restituire all’ambiente naturale l’acqua
utilizzata, in condizioni tali da non comprometterne gli usi
successivi per i quali sarà destinata, siano essi pubblici o
privati.
Riteniamo utile che le risorse d’acqua siano
inventariate, per questo ci impegniamo a sollecitare le autorità
competenti sul territorio ad adottare piani di utilizzo delle acque
al fine di assicurarne una corretta gestione.
Chiediamo che la gestione delle risorse
d’acqua sia economicamente sostenibile ma ispirata a uno spirito di
solidarietà universale.
Ci impegniamo a sostenere la ricerca
scientifica, la formazione degli operatori e la diffusione della
cultura dell’uso razionale dell’acqua fra i cittadini, per
assicurarne la sua disponibilità e qualità nel tempo.
Il Rotary International non conosce frontiere.
L’acqua è un bene comune che non deve conoscere frontiere. L’azione
dei rotariani è ispirata alla cooperazione internazionale, così da
rendere l’acqua disponibile a tutti gli esseri umani
indipendentemente dalla loro razza, età, sesso, classe, reddito,
nazionalità e religione.
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CONVIVIALE DEL 27 APRILE 2011 |
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Soci presenti alla conviviale |
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Presentazione ed investitura del nuovo socio
Roberto Galli. Tavolo della giuria con il relatore della serata Sergio
Luppichini |
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Conviviale del 27 aprile 11
Il Presidente presenta il nuovo socio Roberto Galli, presentato dal
socio Sergio Bartorelli : già rotariano del Pisa Galilei poi
trasferitosi da Pisa. Ha militato nel Tirreno fino al ’71 poi anche per
Repubblica: ha passato 20 anni a seguire le missioni mulitari in tutto
il mondo, finchè è stato direttore a Pavia dove è andato in pensione. E’
stato accolto da un sentito applauso, e il Presidente gli augura un
futuro rotariano nel nostro Club trovandovi amici e stimoli per operare
con sentimento rotariano. Gli appunta il distintivo del Club,
l’attestato di iscrizione e l’annuario 2010 – 2011 del Distretto 2070.
Di seguito presenta il socio Sergio Luppichini per la presentazione
del libro "Bè mi’ tempi" – Impressioni e ricordi di un pisano-.
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Curriculum Sergio Luppichini nasce a Pisa nel
1932. Trascorre la sua gioventù a Fornacette. Dopo gli studi liceali si
iscrive alla facoltà di Medicina e Chirurgia e si laurea nel 1959. Si
trasferisce a Vecchiano nel 1960, vi diventa medico condotto e F.F.
Ufficiale Sanitario nel 1967 e lì ha operato come medico di base Fino al
momento della pensione.
Sposato con Marinai Nelly ha una figlia, Elisabetta, laureata in
chimica.
Ha conseguito specializzazioni in Anestesiologia, Odontoiatria e
Pedriatria.
Nel 1969 viene insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica e nel
1988 del titolo di Cavaliere Ufficiale della Repubblica; membro della
legion d'oro, è impegnato da sempre in attività di volontariato quali la
U.I.L.D.M di cui è presidente Regionale e facente parte del comitato
scientifico. Presidente onorario della Filarmonica "Prato Senofonte". Ha
partecipato attivamente alla vita del Gruppo Medici Artisti Pisani
Curzio Massart.
La pittura per lui è un "modo di rilassarsi" segue lo
stile realistico-simbolista. Sergio Luppichini ha partecipato a molte
manifestazioni, raccogliendo sempre successo di critica e di pubblico.
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Relazione
Sarebbe mio compito presentare il libro che ho scritto "Bè
mi’ tempi" impressioni e ricordi di un pisano. Al mio paese, Fornacette
frazione del comune di Calcinaia addirittura lo hanno preso come simbolo
per il 150° anniversario dell’unità d’Italia. Infatti il libro è una
carrellata di ricordi da quando avevo cinque anni fino a 8 – 9 anni,
periodo felice dedito al gioco e all’osservazione di quanto facevano i
grandi. Il tema dell’anniversario è " chi non ha memoria non ha futuro"
ed io ho cercato di ravvivare la memoria del mio paese natio: chi l’ha
letto dice che ci sono riuscito.
Però voi sicuramente volete sapere com’è che ho deciso di scrivere
questo libro di memorie. Non c’era nessuna decisione di scrivere un
libro, anche perché non è nato a questo scopo, ma una annotazione di
quelle che sono state le sensazioni e le scoperte che ho fatto da
adulto. Essenzialmente ho rilevato quanto siano ingannevoli i ricordi di
un adulto se non considera lo stato mentale e fisico di un bambino;
ricordavo le lunghe camminate che facevo per raggiungere un determinato
posto ma quando da adulto ho rifatto quel percorso mi sono accorto che
erano pochi metri. La natura che mi circondava era fatta da vegetazione
più alta di me, mentre vista dall’altezza di un metro e settantacinque
oggi mi sembra piccola. Mi chiamerete sciocco, ma per me è stata una
scoperta a posteriori. Per quanto riguarda le arti ed i mestieri, ho
dovuto appellarmi ai ricordi sulle cose viste da bambino, in quanto oggi
o non esistono più o sono veramente rari. Parlo dei falegnami che da
delle semplici tavole, lavorando a mano con semplici utensili facevano
mobili degni di questo nome; i mastri carrai che dalla materia prima
grezza riuscivano, con l’aiuto dell’ascia o del martello e della foggia,
a costruire ruote di carri o calessini; i fabbri che con martello e
foggia facevano delle vere e proprie opere d’arte in ferro battuto; i
maniscalchi con la loro arte di ferrare i cavalli, motore dei barrocci e
calessini, stampavano ferri da applicare sulle loro unghie, da una
semplice sbarra di ferro. Inoltre il vecchio mestiere delle erbaiole che
andavano nei campi a fare erba e gramigna per i cavalli (la benzina di
allora); le lavandaie nel canale pieno di acqua limpida a lavare i panni
e sciacquare il bucato. Per non parlare dei tipi caratteristici del
paese, persone che hanno segnato un’epoca e tuttora sono nella memoria
dei giovani, fatti raccontati dai nonni: ecco io sono uno dei nonni che
racconta per primo a mio nipote Giovanni e poi a tutti i giovani del
posto perché non dimentichino dato che è la memoria che determina il
futuro. Certo per ravvivare la memoria bisogna ricordare i luoghi
caratteristici del posto, luoghi che per ragioni politiche o altro non
esistono più, vedi la pista (il Velodromo) che oggi è stata spianata in
attesa dell’ennesimo blocco di costruzioni abitative, o il Fosso che da
piscina a cielo aperto è divenuta una cloaca maleodorante e tossica per
i veleni riversati nella campagna; le strade polverose, dove si poteva
giocare a pallone senza il pericolo di venire investiti da macchine,
perché ne passava una ogni morte di papa; i campo di grano e i filari di
viti da dove rubavamo l’uva preferibilmente il colombano, o i numerosi
frutti che erano la riserva per le merende di noi ragazzi. Oggi queste
cose non ci sono più, è tutto un susseguirsi di case, ville, case
popolari, garage e chi più ne ha più ne metta; manca il terreno dove
nasceva il grano e non si vedono più i bei papaveri occhieggianti tra le
bionde spighe del grano: i giovani di oggi hanno perso uno degli
spettacoli più belli della natura. Ecco, io ho raccontato queste cose,
le tenevo nel cassetto, non mi interessava di farle conoscere, mi
sembrava di conservare una parte di me stesso, finchè un giorno per caso
feci leggere queste cose (corredate da foto di allora) ad un giornalista
della "La Nazione" Giuseppe Peruzzi, il quale bonariamente mi rimproverò
e insistette, forse troppo, perché le facessi conoscere anche ai giovani
di oggi. Allora ne parlai all’amico Otello Leggerini, mandai il
manoscritto ad Isabella, la moglie e collaboratrice, la quale ne fu
entusiasta: con Otello ed il figlio si adoperarono ed ottennero dalla
banca Credito Cooperativo di Fornacette la sponsorizzazione che ne fece
la strenna natalizia per il clienti. Questa è la breve storia ed ora se
volete vi leggerò qualche brano dimostrativo. Altro peccato veniale,
assieme ai ricordi ho messo una raccolta di poesie in vernacolo che
sembra siano piaciute.
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A questo punto legge alcuni brani del libro e altre poesie. Qui ne
riporto due: |
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LA MI’ PISA Vando dìo Pisa, oh un mi sàpre ‘r core!
Corto è a dìllo, ma lungo pè la storia:
Già vand’à Roma ti pascean le peòre
Pis’ era già famosa pè la gloria.
Doppo n’andò male, pè le su borie:
Ma si riprese e comandò su mari.
Oh poi, un t’inciampò ‘ndelle Melorie?
Da vì, Firenze venne a comandare.
Ciavemmo tanta gente eccezionale!
Ci funno ‘r Galilei e ‘r Fibonacci
E ‘r Pacinotti gloria nazionale.
Senza ‘ontà tutti vanti i fegatacci
Che cò targoni e le celate addosso
Mascherati cò òstumi di vè tempi
Son pronti a spintonassi a più non posso
Pè dàtti delle guerre vest’esempi.
Guardati d’attorno, se mi vòi ‘ntende!
La piazza dè Miraòli oh ‘ndù la metti?
Ce l’hanno l’antri ‘n campanile è pende!
L’han tutti ritti e poi di morto stretti.
Arriòrdati le cèe! Ma son pòo bòne?
Son’un giulebbe colla sarvia e l’aglio.
Ma se le vai a comprà sembri ‘n coglione
Perché ti votin tutto ‘r portafoglio.
Son’Europeo: perché, ti sembri strano?
Ma sto vì ‘n Italia, che glè ‘n incanto.
Però sò nato a Pisa e son Pisano:
Scusatemi se dìo, che ME NE VANTO!
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ER NATALE DEL CARRUBIGNIERE Mentr’ero ar Carrefurre in ver di
Pisa
‘Ndiedi a vedè le palle di Natale
Da mett’allarbero della mì Lisa.
In d’una, lustra argento e un pò speciale,
Specchiato ci viddi, bello da vedere,
‘R viso ch’era d’un giovine sordato:
Ar cappello gl’er’un carrubigniere!
Sorrideva tranquillo e riservato.
Er còre m’entrò ‘n gola e sbatacchiava:
Un nodo mi ci prese ar gargherozzo,
La lagrima ‘n dell’occhio m’acceàva!
Per pòo, oh un mi mett’a piange ‘or singhiozzo!?
Pensai à giovani sereni e amorosi
C’andonno a portà pace a chi ‘un ce l’ha:
Tornonno ‘n delle bare, ‘ve òraggiosi,
Mort’ammazzati da chi la guerra fà.
Vien voglia di mandall’a ver paese
L’assassini d’un popolo rapace.
Ma ‘un cià mia òrpa ‘r pover’irachese,
Ma chi ‘mbroglia Dio pè sfà la pace.
Allora l’abbracciai cor nodo ‘n gola.
"Vai a portà d’Italia ‘r nostr’amore
D’aiutà la gente sciagattata e sola.
Proteggila dimorto cor tù ardore.
Vando nasce Gesù pòi stà tranquillo,
‘Un si veste l’abete cor colore.
A riòrdacci vell’eroi cor’un vessillo
Lì ci saran bandiere triòlore".
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