ROTARY CLUB PISA-PACINOTTI


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CONVIVIALE DEL 4 MAGGIO 2011
 
     
 

I molti ospiti convenuti per la conviviale del 4 Maggio 11. Il tavolo della presidenza al momento degli onori alla bandiera e la premiazione da parte del Presidente all'oratore Paolo Pezzino.

 
Il Presidente, dopo la conviviale presenta l'ospite che ci intratterrà su di un argomento riguardante il 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Di seguito:

Note biografiche Prof. Pezzino

Il Prof. Paolo Pezzino, illustre storico ed accademico italiano, è titolare della Cattedra di Storia Contemporanea relativo al Corso di laurea in Storia nel corso triennale e del corso di laurea in Storia e Civiltà per la specialistica all’Università di Pisa.

Risulta essere anche socio fondatore della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea (SISSCO), membro del comitato di direzione della rivista "Passato e presente", Editorial advisor della rivista "Modern Italy. Journal of the Association for the Study of Modern Italy, preside il comitato scientifico del Museo Audiovisivo della Resistenza.

E’ stato anche Direttore del Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea della stessa Università di Pisa dall’1.11.2000 al 28.2.2003 e anche Prorettore per i rapporti con il territorio dell’Università di Pisa dal 7.2.2003 al 31.10.2006. Attualmente è Direttore della Scuola di Dottorato in Storia Orientalistica e Storia delle Arti.

E’ autore di numerose pubblicazioni e studi tra i quali vanno ricordati: Il Massacro. Guerra ai civili a Monte Sole; Sant’Anna di Stazzema. Storia di una strage; Anatomia di un massacro. Controversia sopra una strage tedesca; Ma la ragione non dette risposta. Piavola 1944. La strage, la memoria, la comunità.

 
RELAZIONE

L’oratore Paolo Pezzino ci intratterrà sui problemi e le tematiche dell’unità d’Italia. Quali sono e sono stati i motivi che hanno portato all’unità d’Italia? Si possono schematizzare in tre: per un ideale, per convenienza, per costrizione.

Prendiamo in considerazione l’ideale: c’è voglia di una sola patria che sia autonoma ed indipendente. Siamo nell’epoca delle grandi nazioni, Spagna Francia Impero Austro Ungarico, l’America stessa ecc. Questa voglia si può spiegare in vari modi; il desiderio di una sola nazione al posto di vari staterelli satelliti di nazioni estere da cui nasce uno spirito di nazionalismo. Da qui il desiderio della Grandezza di una patria, non solo, ma nasce la voglia di una collaborazione con gli altri popoli. C’è anche il vantaggio di uno stato costituzionale che dia garanzia ai cittadini, che nel mondo abbia una rappresentanza politica. Certo esistono difficoltà e limiti iniziali, ma innestato un tale processo nel futuro darà i suoi frutti, come l’allargamento progressivo del suffragio, l’obbligo scolastico ecc. Quando getti un seme la pianta nasce e cresce nel passar del tempo.

Consideriamo la convenienza: l’espandersi del mercato che diviene internazionale, la modernità nell’evoluzione vedi strade ferrovie ecc. la fine di una subalternità internazionale. Nonostante questo vi sono anche i lati negativi e deludenti come è stato detto la Deprecatio temporum. Gli intellettuali hanno sempre dato giudizi negativi, ovviamente adattati ai tempi moderni, nei periodi che hanno accompagnato la storia d’Italia. E’ cominciato il giudizio negativo, fin dalla formazione dello stato nazionale, sulle classi politiche che avevano portato all’unificazione. La maggior opposizione l’ha fatta la Chiesa Cattolica sia per motivi etici sia per motivi territoriali. Opposizioni da parte degli intellettuali sulla capacità e l’adeguatezza delle classi politiche liberali rispetto ai destini della nazione, giudizi che si sono riversati di conseguenza sul processo di unificazione. Viene dimostrato che gli intellettuali italiano sono scontenti dell’unità d’Italia perché la trovano di gran lunga inferiore alle attese quindi discretamente disprezzabile. C’è un comune stato d’animo specie contro l’unificazione dell’Italia sottolineando il divario tra le guerre d’indipendenza e l’immagine letteraria sognata retoricamente e con romanticismo quale entità politica. La terza guerra d’indipendenza fu uno shock per la pessima prova che era stata data sui campi di battaglia. Fu detto da Pasquale Villari " v’è nel seno della nazione stessa un nemico più potente dell’Austria ed è la nostra colossale ignoranza, le moltitudini analfabete, i burocrati macchina, i professori ignoranti, i politici bambini, i diplomatici impossibili, i generali incapaci, l’operaio inesperto, l’agricoltore patriarcale e la retorica che ci rode le ossa". Una parte importante su queste critiche le ha il Carducci che con i Giampi Ed Epodi resero difficile un equo giudizio sulla destra. Fu quella incontentabilità irragionevole che porterà al Fascismo. C’era un insieme di umori negativi, non solo nella neonata nazionalità, ma anche in tutto il paese europeo: c’era un divario sconcertante tra ciò che era stato sognato e ciò che si era riuscito di fare " il Risorgimento era compiuto, l’Italia, aveva detto D’Azelio, era fatta, ma a tanti pareva che invano si fosse operato e lottato se quelli che dovevano essere i frutti, se quella piccola Italia, meschina, rissosa,prosaicamente affarista, doveva essere la terza Italia che Mazzini aveva vaticinata, e per cui Garibaldi e i suoi Mille avevano combattuto e molti erano morti." Sorge quel divario tra una concezione Mazziniana del Risorgimento come movimento di popolo e quella Cavouriana della costruzione diplomatica di una unità statale che tenesse conto delle compatibilità internazionali. Questo dualismo non si conclude nel 1860 ma con la elaborazione della Sinistra storica e si accende un lotta politica nei primi anni dell’unità. Da una parte il processo rivoluzionario che causa l’opposizione dei moderati poteva realizzarsi solo con l’iniziativa popolare di una nazione "armata"; dall’atra parte si voleva radicare nel territorio le nuove istituzioni, far accettare il nuovo stato unitario nel contesto internazionale, prendere ad esempio le istituzioni già esistenti nel Piemonte Sabaudo che dovevano essere estese ai vari territori degli ex stati italiani. Comunque prevale il cambio di rotta verso la modernità, non verso il degrado. Dovendo modernizzare nascono per costrizioni tasse, leva militare, obbligo di scuola (limitato) . C’è un processo di nazionalizzazione con risvolti negativi quali nazionalismo, colonialismo, ma anche positivi : gli Italiani cominciano a sentirsi tali.
Un ruolo moto importante per il futuro è la I^ guerra mondiale, da cui nascono lotte politiche, il Fascismo, le leggi razziali, la guerra. Ne consegue lo sbarco in Italia degli alleati, il crollo del fascismo, il collasso istituzionale del paese la sconfitta finale con la perdita di valore di status internazionale. La rottura di una continuità storia, la perdita della monarchia: si è parlato di una morte della patria e di una crisi dell’idea nazionale specie dopo l’8 settembre in cui il paese fu senza guida. Quel senso di patriottismo inculcato dal fascismo va perduto, c’è la delusione totale e la perdita di uno spirito di patria con una divisione netta nel periodo della dominazione tedesca, la linea gotica e la guerra civile che fa fronteggiale fascisti di Salò e gruppi partigiani: soldati che avevano giurato fedeltà al Re e sono da esso abbandonati che nonostante tutto combattono contro i tedeschi in nome dina monarchia che non c’è più. L’8 Settembre mostra una dura realtà: la crisi dello stato e della classe dirigente assuefatta al conformismo e alla deresponsabilizzazione rispetto al carisma del Duce. Furono gli alti comandi e non la defezione dei soldati a causare lo sfascio dell’esercito e da questo per alcuni italiani nasce una riscossa ed un nuovo impegno per la gestione di una "nuova" Italia magari indefinita ma ispirata ad una rivoluzione sociale e democratica rimasta inattuata dal primo risorgimento. Parte della popolazione, ben poca in verità, sentirono questa spinta o andando nelle file della resistenza o con la Repubblica Sociale, ma resta intatta la capacità degli italiani a reagire ai fatti negativi (vedi Caporetto da cui venne la vittoria di Vittorio Veneto) e trasformarli in dati positivi con una rinascita sociale ed economica. Nella sconfitta della guerra non rimane sconfitto solo il fascismo, ma anche la nazione Italia; c’era il pericolo della perdita delle radici storiche, ma fu evitata dalla solidarietà nazionale. Ci furono i partiti da una parte e la Chiesa dall’altra che rappresentano il principale sostegno dell’identità collettiva: si produce un’immediata libertà, ma nel contempo appartenenze opposte e divise. Queste fazioni tendono ad essere universali (la Chiesa lo è per antonomasia) ispirandosi a dottrine internazionali e si contrappongono duramente a livello mondiale. Nel sacrificio dell’unità d’Italia sono spariti gli statarelli che potevano anche essere graditi in quanto pagavano poche tasse (non c’era un piano industriale o economico a cui riferirsi per avere fondi sufficienti), non avevano la leva e tante altre piccole cose, ma regnava l’analfabetismo e la sudditanza delle classi sociali basse dominate da una borghesia economica ed intellettuale. Purtroppo oggi vi sono spinte di secessionismo anacronistiche ed antistoriche. Esiste geograficamente una Padania? No. Cosa sarebbe oggi il Granducato di Toscana senza l’unità d’Italia? Niente. Come sarebbe oggi l’Italia se non si fosse associata alla zona euro considerando i periodi di crisi economiche in atto? Una nullità. Quindi no alle divisioni ma viva l’Italia Unita.

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CAMINETTO DEL 11 MAGGIO 2011
 
Caminetto 11 maggio 11

nel corso dell’ultimo caminetto alla presenza di circa 20 soci, il Presidente ha fornito informazioni dettagliate sul prossimo Congresso Distrettuale che si terrà nelle giornate del 17, 18 e 19 giugno 2011 nella città di Livorno nella splendida cornice dell’Accademia Navale.

Il XXXIX congresso distrettuale si incentrerà sui "Valori del Rotary nella società" e prevede interessantissime relazioni tra le quali, oltre quella del nostro Governatore Vinicio Ferracci, si segnalano gli interventi del Rotary Coordinator Mario Giannola, del PDG –Past RI Director Gian Maria Cardinale e la "lectio magistralis" di Aldo Forbice.

Il Presidente a tal riguardo ha avuto modo di sottolineare che quella in corso nel mese di giugno è la riunione più importante dell’annata rotariana nella quale oltre ad affrontare il tema congressuale si potranno passare in rassegna tutte le attività dell’annata 2010/2011 attraverso la proiezione di appositi videoclips o documenti fotografici.

Il nostro Club sarà presente con il labaro ed il Presidente ha invitato tutti i soci a partecipare a tale rilevantissimo evento.

Pietro Pescatore

 

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CONVIVIALE DEL 18 MAGGIO 2011
 
     
Una carrellata di foto con i soci, il tavolo della presidenza, il Rotariano del Galles e il Generale di Corpo d'Armata Marco Bartolini
Il Presidente presenta un'amico rotariano del Galle, che è stato tesoriere, segretario e sarà presidente del suo Club nella prossima annata. Ha un'agenzia di viaggi, si trovava a Viareggio e saputo che il mercoledì abbiamo la convnviale ha pensato di venire a conoscerci e far conoscere il proprio Club. é accolto da un caldo applauso. Di seguito il Presidente presenta l'ospite Generale di Corpo d'Armata Marco Bartolini
Alcune notizie sul Gen. Corpo d' Armata Marco Bertolini.

Molti di voi si ricorderanno che Il Gen. Marco Bertolini, alcuni anni fa, quando era Comandante della Brigata Paracadutisti "Folgore", fu nostro ospite e ci parlò dell'impegno dell'Esercito Italiano nelle missioni all'estero. Ma per coloro che non ebbero l'opportunità di essere presenti in quella occasione, vi dirò molto brevemente chi è il Gen. Bertolini.

Il Gen. Bertolini, dopo aver frequentato l' Accademia Militare di Modena e la Scuola di Applicazione di Torino, è stato assegnato alla Brigata Paracadutisti "Folgore" dove, dopo aver superato tutti i corsi necessari per conseguire la qualifica di "Incursore", e’ stato destinato al reggimento incursori paracadutisti "Col Moschin". In quel reparto, composto da uomini speciali per caratteristiche psicofisiche e capacità operative, e che, come avrete sentito recentemente anche dalla televisione è l'equivalente del reparto delle forze speciali degli Stati Uniti che ha svolto la nota azione contro Osama, ha svolto tutti i periodi di comando e di attribuzione. Ha inoltre frequentato la Scuola di Guerra e ricoperto importanti incarichi di Stato Maggiore e per ultimo quello di Capo di Stato Maggiore delle Forze Isaf in Afghanistan. Recentemente promosso Generale di Corpo d' Armata, che è il massimo grado raggiungibile nelle Forze Armate Š attualmente il Comandante della Regione Militare della Toscana.

 
Conviviale del 18 maggio 11

Inizierà con delle riflessioni sul 150° anniversario dell’unità d’Italia, poi passerà a missioni all’estero cui ha partecipato. Esercito e Patria, due cose inscindibili: al momento che nasce la Patria, nasce l’Esercito perché una Patria senza Esercito non può esistere, questo è una realtà legittimata con giuramento di difendere la patria. Il 4 Maggio di 150 anni fa l’esercito di Sardegna veniva Esercito Italiano, inglobava l’esercito in toto del Gran Ducato di Toscana, unica realtà efficiente, e alcuni reparti degli altri statarelli. La storia e l’evoluzione purtroppo è fatta dalle guerre. La I^ guerra mondiale è stata sicuramente l’ultima guerra d’indipendenza per Trento e Trieste, ma l’esercito ha fatto guerre in Africa per le colonie, ha partecipato a guerre nel mondo il tutto fatto da poveri soldati di estrazione contadina o da famiglie borghesi ecc. L’esercito ha insegnato loro a parlare la solita lingua, ubbidire ai superiori collaborare tra loro nonostante la diversa estrazione sociale e difendersi l’uno con l’altro, si sentivano uguali anche perché li univano la solita divisa che dovevano portare sempre e li facevano sentire uguali. Oggi è cambiato tutto, è cambiata la necessità di avere un esercito formato da semplici cittadini con ferma annuale dato che durante la cortina di ferro la patria aveva bisogno di essere difesa sui confini slavi, allora si combatteva par la patria. Caduto il muro di Berlino sparisce il pericolo della Slovenia, c’è la NATO e non occorre più essere pronti a difendersi, ma l’esercito va a combattere lontano per far conoscere la Patria. Vi sono molti soldati all’estero e pochi lo sanno, mentre conoscono quelli che sono impiegati, con disdoro dell’esercito, per la "monnezza" di Napoli. Oggi siamo nella NATO, non si difende la patria, ma l’alleanza; le forze sono unite e c’è la collaborazione, l’esercito oggi non è più fatto da coscritti ma da volontari professionisti con specializzazioni. Non c’è più il dovere ma l’opportunità che deve essere uguale per tutti, alti, bassi uomini donne. Oggi non esiste più il soldato ma il professionista. Non c’è più l’interesse di difendere il territorio, ma la sicurezza della NATO, e questo si fa eliminando il pericolo nel mondo di sconvolgimenti sociali e militari. Quindi le Forse Armate sono anche uno strumento per una politica estera, per fa vedere la credibilità dell’Italia.

Operazioni all’Estero: 1982 – 1984 nel Libano. Italiani stanziati a Beirut, la coalizione era formata da Francia, Gran Bretagna, USA, Italia, non erano né NATO né ONU ma una coalizione di volontari per portare la pace; infatti avevano il casco ed i mezzi colorati di bianco, segno di pace. Nel Libano vi erano molte fazioni, musulmani, copti, cattolici, israeliani ecc e c’era il rischio di una conflitto etnico. La coalizione era come interposizione, cioè per evitare scontri di guerra civile, e ci siamo riusciti abbastanza bene.
Somalia dieci anni dopo (nel frattempo c’era stato l’Iraq): c’era l’anarchia totale, gli europei scappano e le autorità locali chiedono l’intervento dell’Italia che era stata la dominatrice della colonia. C’è scetticismo nel mondo finché Sofia Loren si fa fotografare con un bambino. La fotografia gira il mondo ed anche gli americani si muovono. E’ l’ONU che organizza l’intervento, noi andiamo con tre reggimenti di paracadutisti. Avevamo un immenso territorio da tenere sotto controllo da Mogadiscio a tutta la strada Imperiale e la costa. La Somalia era divisa in due fazioni ed il nostro compito ero quello di interposizione perché non vi fossero scontri cruenti.
Balcani: la vecchia Jugoslavia è smembrata un molte piccole nazioni, Slovenia, Serbia, Montenero ecc. a religione cattolica, la Bosnia col credo musulmano. C’è una tremenda guerra tra loro, con il rischio di una pulizia etnica. La Serbia si ritiene la nazione dominante in quanto quella che in passato ha impedito l’ingresso ai turchi e cerca di inglobare la Bosnia che è musulmana. Interveniamo anche noi sotto l’egida della NATO con il paradosso che questa volta siamo a difendere i musulmani i buoni, in altre nazioni i cattivi, contro i serbi che sono i cattivi,
Afganistan: confina con l’Iran, paesi del golfo che sono a favore dell’ONU che assieme possono controllare l’Iran. Al confine c’è anche il Pakistan (paese nucleare) e l’india (anche questa con armamenti nucleari) la Cina ed una piccola parte dell’ex URSS. Questo paese è ambito per molte ragioni: le maggiori miniere di ferro e rame sono lì, da l’accesso al mare caldo, come dicevano gli Zar. Noi siamo nella zona Ovest, 800 kmt da Kabul. Vi sono stradette impossibili, sentieri di montagna; la vera strada è cosparsa di mine che ostacolano il transito dei nostri mezzi come avete appreso dagli attentati. Vi sono cinque gruppi etnici, uno tremendamente ostili a noi gli altri sempre meno. Il nostro compito è quello di separare i tremendi dagli altri e questi avvicinarli sempre di più a noi, e per questo occorrono azioni su vari fronti, da quello di guerra a quello diplomatico e quant’altro. Necessita il controllo del territorio dopo averlo bonificato. Per il controllo occorre l’apporto dell’esercito afgano, raggiunto questo si può procedere alla ricostruzione. In ultima analisi noi siamo alleati e di supporto al governo contro le altre fazioni, quindi non interposizione ma azione diretta.

In tutte queste operazioni dell’esercito italiano all’estero come si sono comportati i media: in Libia vi sono cronisti generici che danno risalto a fatti di colore, ai costumi, al modo di vivere dei soldati. Mai hanno chiesto che cosa ne pensassimo noi della situazione.
In Somalia: non sono ancora degli specialisti (c’era stato l’Iraq) e conoscono e vogliono capire il nostro operato e per far questo ci affiancano nelle trasferte, prendono anche le nostre pietrate e i nostri applausi, quindi partecipano attivamente e si accorgono che il soldatino italiano è diventato un soldato come tutti gli altri.
Nei Balcani: è un’operazione NATO e i giornalisti cominciano a vedere una politica militare che è interconnessa con la politica estera della Nato. Cominciano a distinguere meglio di noi le diversità oggettive prendendo contatto con le altre realtà militari della coalizione e fanno un raffronto con i nostri.

A questo punto si sofferma sulla guerra delle parole, si usano termini che non sono nel dna dell’esercito ma che servono a camuffare la realtà per rendere meno cruda la verità verso il lettore.
Attentato: quando viene attaccata una nostra colonna non è un attentato ma un atto di guerra; l’attentato è qualche cosa contro il singolo sia passivo che attivo. Per noi è un attacco: per difenderci non basta aumentare la potenza dell’armamento o dei mezzi, ma occorre un attento addestramento che costa in soldoni sonanti; i militari non producono ma costano. Occorre variare una strategia di fuoco con le varie azioni di fuoco come facevano gli eserciti 90 anni fa.
Insorti: anche in quei posti sono gli oppressi, i buoni che si ribellano ad una situazione che non piace, come nella nostra realtà.
Volontari: anche i nostri militari sono volontari, non c’è differenza da loro ai nostri.
Conflitto a fuoco: per noi è la reazione di un poliziotto al rapinatore che lo insegue e spara, da noi è un combattimento vero e proprio, un’azione di guerra.
Caduti per la pace: I nostri sono militari che fanno il loro dovere come lo fece il soldatino della ritirata della steppa russa e morto per una causa di guerra. Un militare nostro ha lasciato nel testamento alla madre che vuol essere sepolto al suo paese assieme ai caduti della guerra. I caduti sono militari morti nel compiere la loro missione.
Pregiudizio: noi siamo i buoni; forse è vero per quella popolazione cui portiamo acqua medicine vitto ecc. ma vi sono morti e per consolarci diciamo che per loro la vita non conta: non è vero, il dolore di una madre afgana che ha perduto un figlio nella guerra è uguale al dolore della madre di un nostro caduto al fronte. Noi siamo i coraggiosi, loro sono fanatici: siamo onesti ciò che facciamo noi è uguale quello che fanno loro, cambia solo il punto di vista.

A questo punto termina la conferenza e risponde con dovizia di particolari alle domande se soci presenti.

Il Presidente omaggia il Generale con la medaglia del Club.

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CAMINETTO DEL 25 MAGGIO 2011
 
Caminetto del 25 maggio 11

Vista l’assenza del Presidente Pescatore e del Vicepresidente vicario Carmine De Felice presiede la riunione il vicepresidente Cesare Rossi.
Questi ringrazia i presenti e non per la notevole affluenza durante l’ultima conviviale con il Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini. Inoltre accenna al programma del mese di Giugno. Il 1 Giugno c’è il Caminetto; l’8 Giugno conviviale presso l’Hotel Abitalia con la partecipazione del conferenziere dott. Salvatore Laganà, presidente del tribunale di Pisa; il 15 Caminetto e a seguire consiglio direttivo; il 22 conviviale con la cerimonia del passaggio della Campana (il luogo della conviviale verrà decisi in separata sede).; il 29 Caminetto. A questo punto Cesare suona la campana della chiusura del Caminetto.

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INIZIATIVA "I GIOVANI, L’ACQUA E L’ENERGIA"

 

PREMIAZIONE FINALE

Vittorio Prescimone - R.C. Pisa Galilei

Da sei anni i sei Rotary Club del gruppo Tirreno 2 (Pisa, Pisa Galilei, Pisa Pacinotti, Cascina, Pontedera) con il Patrocinio della Provincia di Pisa e con il supporto dei Comuni di Pisa, Cascina, Pontedera, e con la collaborazione di ENEL Ricerca e Innovazione SpA, ENEL Energia, Acque SpA, Belvedere SpA, Electrawinds Italia, Ecofor Service SpA, promuovono iniziative presso le scuole medie superiori della Provincia aventi come scopo principale l’informazione dei giovani, gli utenti del futuro, circa i temi dell’acqua e dell’energia richiedendo ad essi, dopo visite a realtà significative e lezioni da parte di esperti, di elaborati conclusivi. Complessivamente sono stati coinvolti 12 insegnanti e 246 studenti

Venerdì 29 aprile 2011, in occasione della tavola rotonda "I giovani, l’acqua e l’energia" organizzata presso il Centro polifunzionale "A. Maccarrone" - Via Silvio Pellico n. 6 – Pisa – i giovani studenti dimostravano di aver ben compreso l’importanza e l’attualità dei temi affrontati presentando relazioni e filmati tematici interessanti ed innovativi, svolti da loro sotto la guida e con il supporto degli insegnanti di riferimento Si erano così succeduti a parlare i giovani dell’Istituto d’Istruzione Statale "A. Pesenti" di Cascina; dell’Istituto Tecnico Industriale "G. Marconi", dell’Istituto Magistrale "E. Montale", del Liceo Classico Scientifico "XXV Aprile" di Pontedera; del Liceo artistico "F.Russoli", dell’I.P.S.I.A. "G. Fascetti", dell’I.I.S. "E. Santoni" di Pisa.

Una commissione giudicatrice composta da un rappresentante di ogni Rotary Club e da una esperta designata dalla Provincia ha successivamente assolto al non facile compito di stabilire quali fossero i tre lavori migliori da premiare.

Lunedì 30 maggio 2011, alla presenza del Presidente della Provincia dott. Pieroni, del Vice Sindaco di Pisa ing. Paolo Ghezzi, dell’Assessora provinciale alla Pubblica Istruzione Miram Celoni, dell’Assistente al Governatore Rotary ing. Natalrigo Guidi e dei rappresentanti dei Club Rotary promotori si è svolta la cerimonia di premiazione degli studenti che avevano presentato gli elaborati migliori in base al risultato finale della commissione giudicatrice presso la sala consiliare della Provincia in Pisa piazza Vittorio Emanuele II:

Primi classificati: gli studenti delle classi 1a B, 1a C e 3a C del liceo artistico Russoli: premio di 1.400 all'istituto e di 1.000 alle classi autrici dell'elaborato vincitore;

Secondi classificati: gli studenti della classe 4a E del liceo XXV Aprile di Pontedera, che si aggiudicano 600 euro;

Terzi classificati: gli studenti della classe 4a E dell'istituto Pesenti di Cascina, che si aggiudicano 250 euro.